Sherlock | Recensione 3×03 – His Last Vow

Dire che questa recensione arriva in ritardo è un eufemismo ma… Life happened!
Episodio conclusivo di questa terza stagione, His Last Vow attinge, come già capitato in precedenza, da più di un racconto di Sir Arthur Conan Doyle. Infatti il personaggio cattivo Charles Augustus Magnussen prende spunto da Charles Augustus Milverton dell’omonima avventura, mentre altri spunti provengono da L’Ultimo Saluto.
In questo episodio, rispetto ai precedenti, si risveglia un po’ la vena crime che finora era stata abbastanza desaparecido, seppure il caso fine a sè stesso ha una risoluzione al quanto frettolosa, cosa che però ritroviamo anche nel racconto originale, quindi vi resta fedele.
In soldoni, Sherlock e Watson, dopo un periodo di separazione si ritroveranno ad affrontare un nuovo caso con protagonista Magnussen nei panni di villain viscido e spietato. Durante le indagini però verranno fuori, in modo pericoloso e alquanto spiacevole, altri segreti, più precisamente riguardanti Mary e che porteranno burrasca nel suo matrimonio con John. Ovviamente anche Mycroft sarà in parte coinvolto da questo caso in quanto interessato al benestare di Magnussen per motivi che sfuggono a suo fratello minore.
Tutto questo movimento di tasselli porterà allo scoprire i nervi di un po’ tutti i personaggi principali della serie. Se finora gli episodi si sono concentrati principalmente sull’analisi personale di Sherlock, in questo abbiamo una visione più profonda anche dell’animo di Watson, sin dall’inizio, quando lo vediamo fin troppo preso ad aiutare la sua vicina di casa, solo per risentire quella scarica di adrenalina che gli è mancata ultimamente. Una delle scene secondo me più ricche di carica emotiva è quella che prende vita nell’appartamento di Baker Street, dove Watson, ma anche Sherlock, affrontano Mary e le sue bugie. Il dottore per ovvi motivi è il più segnato dei due, visto che ha sposato e aspetta un figlio da quella donna dal passato oscuro e che gli ha mentito per tutto il tempo, si trova quindi a dover venire faccia a faccia con una domanda che lo perseguita: Perchè gli psicopatici se li becca tutti lui? Un tipo dall’indole pacifica fondamentalmente che vorrebbe vivere come negli spot del Mulino Bianco. Lì a quel punto c’è Sherlock pronto ad aprirgli gli occhi facendogli capire che le persone di cui John si circonda altro non sono che uno specchio dei suoi sentimenti.

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Vedere John parlare in quel modo, essere così amareggiato ed arrabbiato ha fatto male anche me, che guardavo la scena da uno schermo, alle 3 di notte con la paura che gli spoiler potessero uscirmi da sotto il letto in pieno stile uomo nero.
Per quello che riguarda Sherlock, abbiamo potuto toccare con mano quello che in parte c’è nella sua mente, l’abbiamo visto aggirarsi tra corridoi e scale del suo mind palace, alla ricerca di una via d’uscita, che gli viene indicata a turno da alcune delle persone di rilievo della sua vita. Tra le varie cose, torna “Redbeard” nominato già da Mycroft durante una conversazione telefonica col fratello nell’episodio precedente, scopriamo qui che non si tratta di una parola in codice, di qualcuno da inseguire o di qualche strano nuovo piano, Redbeard è semplicemente il cane che aveva Sherlock quando era bambino, e sembra essere l’unico in grado di tranquillizzarlo. Rivedere un personaggio così brillante e risoluto da bambino, così innocente e vederlo anche cresciuto alle prese con il suo compagno di giochi, da una profondità al suo personaggio non indifferente, se consideriamo che Sherlock non si è quasi mai lasciato andare a sentimentalismi reali e fisici. Appare forse per la prima volta un “umano” a tutti gli effetti, alle prese con qualcosa di comune, di ordinario. Quella scena mi ha commosso, mi ha toccato particolarmente, magari anche per via di recenti questioni personali..


Contro ogni previsione, anche per quanto riguarda Mycroft, riusciamo a grattare sotto la superficie e a scoprire che nonostante il suo essere riluttante, anche lui possiede un cuore e dei sentimenti. Per quanto avverso alle riunioni di famiglia, alle effusioni e per quanto sempre un gradino più su degli altri, vuoi per per spirito di autoconservazione, vuoi per genio, Mycroft ama suo fratello minore, lui è il suo tallone d’Achille e da sempre lo considera una sua responsabilità nel bene e nel male. In qualità di fratello maggiore ai suoi occhi Sherlock resta sempre e comunque il bambino spaventato con cui è cresciuto e ha condiviso tanto, più di quello che ci è stato mostrato o raccontanto.

Ho sempre trovato Mycroft un personaggio interessante e che sicuramente mi farebbe piacere conoscere meglio, anche se già in questa stagione abbiamo fatto passi avanti… Prima di proseguire poi, volevo parlare di questo.

A cosa si riferisce Mycroft, a questo punto dell’episodio? Cosa c’è di rilevante che ancora non sappiamo sulla famiglia Holmes? Ma soprattuto lo scopriremo mai?
Arriviamo infine alla parentesi sui villains. Facciamo la conoscenza di Magnussen solo in quest’episodio e ci viene presentato come uno degli uomini più meschini e spietati di Londra, e lo è se si considera la vasta influenza che ha su sala modiale, ma in realtà, alla visione, risulta essere un viscido, un manipolatore affetto da manie di grandezza… Insomma un po’ un fuoco di paglia considerate le alte aspettative create e il fatto che il suo arco narrativo inizia e si conclude in questo terzo episodio. Dopo aver titubato inizialmente sul fatto che il personaggio interpretato perfettamente da Mikkelsen, non fosse abbastanza carismatico per le storie alle quali siamo abituati, ho capito quale fosse il suo VERO ruolo in quest’episodio. La sua introduzione è quasi un espediente, che ci porta a rimpiangere qualche vecchio cattivo che, nonostante tutto, la maggior parte del pubblico ha amato e che torna sugli schermi proprio a fine episodio: Moriarty. Per molti è stato un colpo di scena telefonato, per altri una sorpresa assurda ma, di fatto, molti fan della serie hanno gioito per il ritorno del cattivo interpretato da Andrew Scott. L’abbiamo rivisto all’opera, seppur sottoforma di visione, in un altro momento molto forte dell’episodio, proprio in un tete a tete con Sherlock, mentre quest’ultimo era in bilico tra la vita e la morte. Ed è proprio Jim, nel mind palace di Holmes a funzionare come sua ancora di salvezza e a ricordargli in modo inusuale, quanto lui sia importante per diverse persone che sono entrate nella sua vita.


Con Moriarty nuovamente “alla portata” la palla non è semplice da giocare come potrebbe sembrare. Per quanto strafelice di rivederlo, ho molti dubbi e domande, del tipo ritornerà sul serio? E’ un’ altra trollata supermegagalattica? L’epilogo del suo personaggio alla fine della season 2 è stato qualcosa di sublime, se decidessero riportandolo in vita, in qualche modo di cambiare tutto ciò… Better be great!
Per pensarla in modo alternativo, non so quanti di voi abbiano più o meno confidenza con i racconti di Doyle, ma Moriarty ha un fratello (anche se qualcuno ipotizzava che in realtà fossero la stessa persona) ed uno di questi protegge l’identità dell’altro… Just saying.
In conclusione per me quest’episodio è il migliore di questa terza stagione (nonostante siano comunque presenti tratti da soap opera argentina) che non fa in tempo a risolvere i dilemmi intorno al finale della seconda, e butta altra carne sul fuoco, sempre in qualche modo legata agli avvenimenti di The Reichenbach Fall.
L’episodio riesce, in generale a far felici sia i fan dei racconti di Doyle, mantenendo più o meno salde le redini della storia originale, seppur modificandola (un esempio su tutti è Mary che resta salva, mente nei racconti muore) che quelli della serie, facendo numerosi richiami agli episodi precedenti (redbeard, la questione dell’altezza di Sherlock, Moriarty e così via).
His last vow è, in parte, la promessa fatta da Sherlock di tenere in salvo il suo amico e sotto quell’aspetto vien a tutti gli effetti adempita dal detective a spese di alcuni suoi principi, lasciando che l’errore umano prenda il sopravvento anche su di lui e portandolo ad un gesto non proprio del suo personaggio.
La citazione sul vento dell’est arriva dritta dritta dei racconti di Doyle:
“There’s an east wind coming, Watson.”
“I think not, Holmes. It is very warm.”
Anche a noi quindi non resta che coprirci bene e metterci comodi, nell’attesa che il vento ci porti la quarta stagione (possibilmente senza far passare altri due anni).
Come sempre vi segnalo la splendida pagina Sherlock BBC Italia e ringrazio tutte le splendide persone che la portano avanti con tanta cura e dedizione e che dire, spero di poter tornare presto a commentare con voi questa sempre splendida serie, il prima possibile, nel frattempo vorrei sentire anche la vostra nei commenti.
See you soon 😉

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2 COMMENTS

    • Sai cosa, inizialmente ci ho pensato anche io, ma lì era fuori contesto. Cioè Moriarty ancora non era spuntato fuori, e parlavano del fatto che magari Mycroft stesse cercando di piazzare il suo amore fraterno per salvare il fratello… Sembrava quasi parlasse di un terzo oltre loro due e anche se fosse, in quel contesto sembra alquanto inquietante come affermazione xD

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