Sherlock | Recensione 3×02 – The Sign Of Three

Come sempre anche The Sign Of Three è tratto da un racconto del nostro caro Sir Arthur Conan Doyle intitolato The Sign of Four, decisamente più articolato del racconto della settimana scorsa.

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Al centro delle vicende per quest’episodio troviamo il matrimonio tanto atteso da molti tra John e Mary, l’unico apparentemente non entusiasta della cosa è proprio Holmes, che non crede in generale a questi valori, non ama la vita mondana e questo tipo di eventi in generale, ma soprattutto non riesce ad accettare in serenità, per quanto Sherlock possa essere sereno, che il suo migliore amico abbia deciso di andare avanti, dato il tipo di rapporto a dir poco unico che i due hanno costruito negli anni.

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A fare da cornice all’evento dell’anno c’è il caso di turno che sarà rappresentato dall’unione di più sottotrame illustrateci precedentemente nell’episodio e per ovvi motivi è inutile dilungarsi in merito. Sicuramente questa puntata ci regala molte scene da ricordare, a partire dall’incipit in cui Sherlock fa catapultare a casa sua anche la protezione civile tra un po’ perché è in crisi e non sa cosa scrivere nel suo discorso. Indimenticabili sono le espressioni di Holmes quando John gli chiede di essere il suo testimone.

Sherlock che si esibisce col violino al matrimonio in un brano scritto appositamente per l’evento, il suo bacio sulla fronte alla sposa ed il modo in cui si diletta nel ballo mi hanno fatto sciogliere. Vedere poi Holmes e Watson alle prese con l’alcol e tutto quello che ne viene dopo è stato uno spasso, anche se fino ad un certo punto. La parte più divertente credo sia stata quella in cui il duo gioca ad indovina il personaggio, poi proseguendo con la risoluzione del caso nello stesso stato, tutto il teatrino inizia a venire un po’ a noia.

E, ovviamente non possiamo non menzionare anche Mycroft sul tapis roulant, alle prese coi suoi problemi di linea. Belle gambe Mark! 😉

In diversi momenti stavolta abbiamo avuto un inside sull’umanità del personaggio, sia da un punto di vista emotivo che comportamentale. Tra le varie mi hanno colpito le sue “visioni” durante la risoluzione del caso. Sherlock è sempre, o quasi, stato lucidissimo quando si parla di lavoro, i suoi casi ed i suoi misteri avevano la precedenza e raramente si è lasciato influenzare da terzi durante la loro risoluzione, in questo caso invece si lascia quasi guidare dalle persone che immagina. Infatti per un attimo rivede Irene Adler che lo distrae e poco dopo, suo fratello Mycroft che lo riporta al controllo della situazione.

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Poi c’è il suo discorso da testimone, togliendo tutti gli aneddoti e le sue unpopular opinions sul vincolo del matrimonio, Sherlock esprime verbalmente, davanti ad una sala piena di gente, quello che prova per il suo amico, cosa questo significa e ha significato per lui e come gli ha cambiato la vita. Non essendo lui solito a questo genere di cose, è palpabile quanto il gesto sia apprezzato dall’amico, che infatti si commuove, e quanto allo stesso tempo Holmes si senta esposto e sotto i riflettori, ma per una volta il tutto non riguarda le sue abilità ma i suoi sentimenti. Si potrebbe interpretare come una sorta di risposta a quanto John gli confessa nell’episodio precendente, quando lo perdona in metropolitana.

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Ma forse il momento in cui io ho sentito appieno l’umanità ritrovata di Sherlock è uno dei più semplici dell’episodio e risiede in un semplicissimo sguardo, non so voi ma io ci ho visto una sorta di consapevolezza da parte del personaggio, della sua inevitabile solitudine. Nonostante si trovi circondato da persone che conosce e che nonostante tutto sono profondamente legate a lui, e non parlo solo degli sposi, fondamentalmente è solo, come forse è sempre stato, con la differenza che magari, fino a qualche tempo fa se ne sarebbe fregato e avrebbe continuato a risolvere i suoi amati misteri senza battere ciglio. John avrà anche altre persone a cui pensare ed altre priorità, resterà comunque sempre presente per lui e lo affiancherà nella risoluzione dei casi, ma alla fine della giornata i due prenderanno strade diverse, lasciando Holmes nuovamente solo com’era prima. Il tutto a testimoniare che secondo me, non è necessario stravolgere le cose per inserire in modo incisivo, concetti diversi e nuovi all’interno di uno show, la semplicità è la cosa più efficace. Se finora non siamo riusciti a vedere lo Sherlock delle stagioni passate, ne abbiamo avuto però un assaggio a fine episodio, senza l’impiego di congetture o genialità varie, ma semplicemente tramite un gesto: la sua camminata a fine episodio.


Non ho apprezzato invece la notizia della gravidanza di Mary. Tutto troppo frettoloso e buttato lì, in due episodi non siamo riusciti a capire se la donna è un personaggio marginale o di rilievo, non abbiamo avuto il tempo necessario di creare una sorta di legame con lei, oltre ai classici “mi sta sulle palle perché” e “m’ispira simpatia solo a vederla”. Una notizia simile per quanto splendida, non era assolutamente necessaria all’interno di un episodio che già presentava parecchi spunti. Altra nota dolente è questa storia di Molly col doppelganger fesso di Sherlock, non capisco dove vogliano andare a parare in tutta onestà ed ho paura, ma spero che nel prossimo episodio vengano tirati un po’ tutti questi fili.

Siamo ormai a due terzi della stagione ed è abbastanza chiara la strada che il duo Moffat/Gatiss ha deciso di intraprendere per questa stagione: concentrarsi sull’aspetto psicologico dei personaggi e sull’umanità ritrovata di Sherlock. Nulla in contrario a tutto ciò, voglio dire è anche normale che abbiano deciso di intraprendere un percorso di questo tipo ed in quest’episodio, forse perché meno macchiettistico nel complesso del precedente, l’analisi di Sherlock mi è risultata strutturata meglio, più piacevole da seguire. Il problema è che, almeno per questi due episodi, tutto ciò è andato un po’ a discapito delle altre componenti che hanno caratterizzato lo show nelle stagioni passate. Anche in The Sign Of Three la parte crime è trattata in modo frettoloso e poco attento nei dettagli, secondo alcuni potrebbe essere voluto, a rafforzare la storia dell’umanità di Holmes, secondo me, umanità o meno i punti cardine del carattere di una persona restano sempre. Dopo aver visto anche questa puntata ho capito cos’è che mi manca delle vecchie stagioni: la suspance. Il brivido della ricerca che percorreva ogni episodio in questa season 3 è quasi del tutto assente. Sherlock si distingueva dal solito crime anche per la genialità con cui i racconti sposavano la trasposizione moderna anche nella risoluzione sempre brillante dei casi, non l’avrei mai detto ma tutto quell’hype e quella voglia di sapere mi mancano da morire, ecco perché anche quest’episodio, in definitiva non mi ha sbalordito come quelli delle prime due stagioni. In ogni caso siamo agli sgoccioli e se un minimo “conosco” chi ho di fronte, il terzo episodio si chiuderà col botto, lasciandoci ancora una volta a bocca asciutta chissà fin quando. Come sempre v’invito a dirmi la vostra nei commenti e a spolliciare sulla splendida pagina facebook Sherlock (BBC) Italia sempre ricca e super aggiornata. Nell’attesa di godere insieme della 3×03 vi lascio a seguire il trailer della puntata. Enjoy!

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