Shadowhunters | Recensione 1×03 – Dead Man’s Party

Terzo episodio per “Shadowhunters”, che vede così l’introduzione di nuovi personaggi e nuove situazioni. Nonostante si sia ancora ben lontani dalla perfezione, e quindi da un giudizio positivo in ogni aspetto, “Dead’s Man Party” è stato piuttosto godibile e con delle scelte narrative azzeccate.

Partiamo dicendo che sì, l’ordine degli eventi (festa a casa di Magnus Bane e Hotel Dumort) è invertito, ma prima di condannare questa scelta voglio vedere come prosegue l’evolversi degli accadimenti, dunque se vi sono un motivo e un senso in tutto ciò, al fine di valutare se tale decisione possa essere accettabile.
Niente Luke e niente Valentine in questa puntata, che si è concentrata sulle difficoltà che i ragazzi devono affrontare, ma d’altronde di questi due personaggi uno è più “marginale”, intervenendo apertamente in seguito; l’altro, invece, agisce nell’ombra per rivelarsi solo alla fine, per questo motivo è giusto non vederli sempre. E tuttavia… davvero niente Valentine, questa volta? No, non proprio.

Affrontiamo in partenza il nodo Clary. Recitazione di Katherine MacNamara a parte, credo che il problema principale sia la versione di questa protagonista: va bene che qui Clary ha diciotto anni (come nel film, sebbene in quest’ultimo non venga mai detto apertamente) e quindi è resa un po’ più adulta rispetto al libro, ma per quanto Katherine sia corrispondente alla descrizione generale del personaggio (capelli pel di carota e occhi verdi in particolare) è troppo… come dire… “principessa”. Spero di rendere l’idea. Clary, almeno nella prima parte della storia (diciamo fino a “Città di Vetro”), pur sembrando una bambolina per il suo essere minuta (anche d’altezza) e per i capelli e gli occhi (un abbinamento di colori quasi rinascimentale, potremmo dire) è in sostanza una “nerd” frequentatrice assidua di fumetterie, caratteristica presente anche nel look. Questa Clary sembra in grado di apparire su una copertina anche con la canottierina prestatale da Isabelle.
Katherine è davvero una bella ragazza e, come detto, è generalmente rispondente alla descrizione di Clary, ma renderla un pochino più casual nel look e negli atteggiamenti avrebbe contribuito a migliorare la resa del personaggio, l’avrebbe fatto diventare più simile a quello dei romanzi. La qual cosa è utile anche per la sua evoluzione, proprio perché scoprire di essere una Shadowhunter, e successivamente iniziare ad addestrarsi, rende Clary più donna, più adulta nell’aspetto, nel modo di muoversi, di sentirsi e di apparire.
E per carità, mi va bene che impugni una spada, d’altronde nel romanzo prende uno dei pugnali di Jace e lo lancia in modo quasi perfetto per puro istinto, ma ehi, quel movimento col polso?! Eccessivo. E’ la prima volta che prende in mano una spada angelica, il giochino di polso da combattente esperta è credibile in “Città degli Angeli Caduti”, o al massimo in “Città di Vetro”, ma non a questo punto. So che è un particolare e non voglio… come dire, sconfessare me stessa, visto che sono sempre la prima a dire che, ad esempio, gradazione del colore di occhi e capelli non conta, ma c’è differenza tra i due particolari. Gradazioni diverse del colore di occhi e capelli sono accettabili poiché basta una somiglianza generica al personaggio descritto sulla carta, un gesto come quello del polso della mano con la quale si impugna la spada, per quanto piccolo, contribuisce alla credibilità del personaggio. In questo caso ci troviamo dinanzi a una ragazza che ha scoperto da pochi giorni di discendere da stirpi di guerrieri che sono in parte angeli (Nephilim, per l’appunto), una ragazza non ancora a suo agio in quel mondo, che non sa bene come muoversi in generale (sebbene sia disposta a buttarsi a capofitto nel pericolo) e, come vediamo nell’episodio stesso, non sa come impugnare una spada. Una cosa è prendere un pugnale e lanciarlo, un’altra impugnare una spada e sentirsi a proprio agio con essa. Quel gesto è attinente con questa seconda situazione, e una ragazza che fino a poche ore prima non aveva mai preso in mano una tale arma non può fare una mossa tipica di chi ha familiarità con la lama. E’ una piccola cosa certo, ma ne va della credibilità del personaggio. I tacchi sono accettabili, perché farla barcollare su essi rallenterebbe l’azione e il ritmo della scena, ma la familiarità con la lama angelica dovrebbe proprio essere graduale.
Inoltre, spero che in futuro le interazioni “private” tra Clary e Jace vengano rese meglio, perché quella vista in questo episodio, nel piccolo cimitero, non è proprio ben riuscita sotto il punto di vista della chimica tra i due.
Tuttavia, ci sono dei momenti che fanno pensare alla Clary dei romanzi, come ad esempio tutti gli scontri con Alec e il tentativo di scagliarsi su Raphael.

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Quanto a Jace… come ho detto siamo sulla buona strada, ma c’è bisogno di più mordente, più sarcasmo, nonché di una biblioteca e di un pianoforte (a buon intenditor poche parole).

L’Istituto è ancora cinquanta metri quadrati (e non va bene) e Clary pone la questione che ci poniamo anche noi, ovvero perché tutta quella tecnologia? Un po’ va bene, ma non esageriamo! Almeno non abbiamo visto troppo la massa inutile di gente che gira a fare non è dato sapere cosa. Probabilmente a verificare la connessione internet, visto che per il resto si è rivelata inutile, ma ehi, quantomeno Alec fa notare che a tutta quella gente devono rendere conto! Grazie, Alec. Giovani Lightwood: su di loro si può sempre contare.

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Ok, veniamo ora agli aspetti positivi dell’episodio! E questa settimana sono decisamente più numerosi. Piccolo avviso: non procederò proprio in ordine.

La scena iniziale dei nostri quattro Shadowhunter all’Istituto è ben resa sotto vari aspetti, primo fra tutti le loro interazioni, poiché ognuno di loro è in character. Sì, anche Clary, pronta a buttarsi a capofitto in una situazione potenzialmente letale pur di salvare chi ama, nonché dalla risposta pronta senza esclusione di colpi per nessuno, Alec in particolare. La “rivalità” tra questi due è davvero in linea con la versione originale letteraria.
Inoltre questo momento permette di spiegare una nuova componente della mitologia della storia (il Popolo Fatato) senza lungaggini e in modo esaustivo (ricordiamoci che c’è chi non ha letto i romanzi).
Parliamo un attimo di Isabelle, poiché ho visto molte critiche sulla versione del personaggio già mesi fa, ripetutesi anche in questi giorni. Facciamo un piccolo passo indietro al pilot e chiariamo una cosa: è vero, nel romanzo Izzy ha un abito lungo perché deve coprire i Marchi sino alla caduta in trappola del demone, proprio al fine di farvelo cadere (cosa che non succederebbe se lui vedesse i Marchi e la riconoscesse come Shadowhunter). Personalmente, preferisco l’abito lungo (scelta adottata anche nel film)? Sì. Tuttavia: in primo luogo l’abito è bianco, quindi la scelta del colore del completo che Isabelle indossa nel pilot è corretta; in secondo luogo non è un errore che lei si levi il cappotto, che serve appunto a coprire le rune, nella sala privata del Pandemonium, in quanto quella sala equivale al magazzino del romanzo. Questo è confermato dal fatto che Jace vada a parlare col demone, e soprattutto che quest’ultimo lo riconosca immediatamente come Shadowhunter (ricordiamoci che i Mondani non li vedono, ma demoni, Vampiri, Licantropi, Stregoni e Popolo Fatato sì); quindi a quel punto Isabelle non ha alcun bisogno di coprire le rune sul suo corpo, tanto sanno, ormai, di essere stati riconosciuti.
Ancora più importante: questa versione di Isabelle è in character, sì. Nel film, a parte la scena al Pandemonium e quella con Simon all’Istituto, è stato enfatizzato il lato da dura di Isabelle per motivi legati alle tempistiche e quant’altro, ma Iz non è solo questo. Certo, Izzy è una guerriera ed è forte e temibile, ma c’è molto di più; Isabelle è anche sensuale e disinvolta, e usa eccome la sua bellezza e la seduzione per ottenere ciò che vuole, che sia catturare demoni od ottenere l’esponente di sesso maschile che ha attirato la sua attenzione. Il Pandemonium e Meliorn ne sono una dimostrazione e non qui o nel film, bensì proprio nei romanzi; quindi no, niente di quanto visto finora la sminuisce come personaggio femminile forte e indipendente, perché ciò che stiamo vedendo è uno dei lati di Isabelle ben presente anche nei libri. Inoltre il suo carattere forte, deciso, indipendente e a volte autoritario emerge nelle risposte che ha dato a Simon e che dà ad Alec.

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Passiamo a Hodge. Quel momento con Alec può lasciare un po’ interdetti, ma riflettendoci credo serva a creare ambiguità attorno al personaggio. Noi lettori sappiamo che per quanto voglia bene ai ragazzi, Hodge è a conoscenza di alcune verità sconvolgenti e importantissime, che per ora ha taciuto. E sappiamo, altresì, come agirà nel prossimo futuro, motivo per cui credo proprio che lo scopo sia creare quell’ambiguità che lo contraddistingue.

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Ironico il particolare del nome del locale frequentato dai Vampiri, “HardTail”, si direbbe un riferimento all’accidentale trasformazione di Simon in roditore. Il fatto che Clary sia caduta preda dell’encanto non dovrebbe sconvolgere, in fondo lei non ha certo il controllo della propria natura Nephilim diciamo, anche se tutta quella sua “opera di seduzione”… Non. Da. Clary.
Almeno abbiamo la possibilità di vedere Jace all’opera e, con lui, le famigerate moto tanto amate dai Figli della Notte, alimentate da energia demoniaca (peccato che non ci fosse anche Alec, vedere lui e Jace versare l’Acqua Santa nei serbatoi delle altre e ridersela sotto i baffi sarebbe stato esilarante… ma non è fondamentale per la trama, quindi pazienza).

Le parti migliori sono il cimitero, l’introduzione di Meliorn e tutto ciò che è accaduto al Dumort, con la presentazione di Raphael e Camille.

Certo, il fatto che la ricerca delle armi avvenga in un piccolo cimitero, invece che all’interno della chiesetta, ci impedisce ancora una volta di sentire la bellissima formula che permette agli Shadowhunter di entrare in qualunque luogo di culto per rifornirsi di armi (il “Credo del Martire”: “In nome del Clave, io chiedo di avere accesso a questo luogo sacro. In nome della Battaglia-che-non-ha-mai-fine, io chiedo di poter usare le tue armi. E in nome dell’Angelo Raziel, chiedo la tua benedizione alla mia missione contro le tenebre”), ma un cimitero è pur sempre un luogo sacro e tale scelta permette di trovarci di nuovo dinanzi a un “easter egg”, per così dire. Come avete sentito, la data di morte sulla tomba che custodisce le armi riporta come anno il 1878. Suona qualche campanella? Il 1878 è l’anno in cui si svolge “The Infernal Devices”, trilogia prequel di “The Mortal Instruments” che vede come protagonisti gli antenati di Jace, Alec e Isabelle (e non solo) e che presenta una protagonista che da New York si trasferisce a Londra.
Inoltre in questa scena, così come più tardi al Dumort, emergono e hanno ampio spazio gli attriti che si generano tra Alec e Jace a causa della presenza di Clary. Un particolare da apprezzare poiché non vi è nulla di inventato, trattandosi di una semplice integrazione di quanto è accennato nel romanzo; dunque è come se assistessimo a una sorta di retroscena negatoci, nel libro, dal fatto che il tutto è narrato dal punto di vista di Clary. Questi scontri tra i due delineano meglio sia i loro personaggi che il loro rapporto: il fatto che Jace sia affascinato da Clary perché, pur non avendo ricevuto il loro addestramento, è coraggiosa e pronta a combattere per chi ama e per ciò che è giusto, il suo rivedersi in lei per ciò che è successo quando lui era bambino; e, per Alec, il timore di perdere chi ama, le certezze del suo mondo che vacillano, la paura di veder scoperte, in qualche modo derise e condannate le sue emozioni… nonché il fatto che, in effetti, all’inizio non gli piace nessuno (non gli piaceva nemmeno Jace!). Il dolore sul volto di entrambi poi, testimonia il profondo legame che li unisce.

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Per ora col cimitero mi fermo qui, ma ci ritornerò dopo per la parte migliore.

Passiamo a Meliorn.
E’ davvero una buona scelta narrativa introdurre lui (e non solo lui) ora, poiché in verità da “Città di Cenere”, secondo volume della saga, emerge chiaramente che la sua liason con Isabelle si pone in questo periodo (durante la quale non andavano a cogliere margherite, quindi ciò che avviene tra loro non è niente di non presente nei libri, e peraltro il “duello” tra i due è intrigante e sotto tutto quel fascino seduttivo di Izzy si vede l’acciaio che contraddistingue il suo carattere; a tal proposito, anche la successiva battuta di lei sulla fatica impiegata per interrogarlo è piuttosto ironica e rimanda al fatto che per Isabelle, Meliorn non è mai stato altro che un passatempo).
Bella e adatta l’ambientazione della scena in questa tenda esotica stile “Le Mille e Una Notte” posta a Central Park, che richiama la Corte Seelie (la cui entrata si trova proprio nel suddetto parco) ma ci risparmia alcuni particolari non proprio gradevoli in cui si può incappare in quel luogo.
Un avvertimento per chi non ha letto i romanzi: sappiate che il motto è “odio libero per Meliorn”. Non chiedete perché, fidatevi e basta.

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Il particolare migliore emerso in questa scena è l’introduzione di uno dei due temi politici di “The Mortal Instruments” (forse IL tema, poiché riguarda anche Valentine e avrà importanza sino alla fine), ovvero l’arroganza della società degli Shadowhunter all’interno del Mondo Invisibile; dunque il fatto che, pur essendo totalmente dediti al mandato di protezione degli esseri umani e anche dei Nascosti innocenti, essi si sentano superiori a tutti e trattino i Nascosti (Downworlders) alla stregua di bestie e appestati. Come accennato da Merliorn infatti, uno degli organi del governo del Mondo Invisibile, ovvero degli Shadowhunter, è il Consiglio, che decide della vita e della morte di tutti, Nascosti compresi… i quali, però, nelle loro quattro componenti (Stregoni, Vampiri, Licantropi e Popolo Fatato), non hanno voce in capitolo, non avendo seggi in Consiglio.

Veniamo all’Hotel Dumort.
Posto che Simon è sempre favoloso da vedere e Alberto è davvero calato nella parte, che con la spiegazione successiva che Jace fornisce a Clary è giustificato lo scambio di morsi tra lui e Camille (non sufficiente a renderlo un vampiro, ma è un primo passo nel percorso che porta la strada di Simon a incrociare quella del clan di New York) e che non ho ben capito cosa sarebbe il gesto con cui Camille lo blocca, visto che i Vampiri non sono in grado di usare la magia… parliamo di tutto il resto, davvero riuscito.
Sì, l’Hotel non è fatiscente come nel romanzo, ma il lusso che vediamo è ideato in accordo col personaggio di Camille, che lo ama e se ne è sempre circondata (e ad esempio, ne “Le Cronache di Magnus Bane”, in “La Caduta dell’Hotel Dumort”, vive nel palazzo art déco più bello e lussuoso di tutta New York). Raphael nei romanzi ha l’aspetto di un adolescente, ma per rendere anche questo particolare ci sarebbe bisogno di un interprete molto molto giovane, cosa più unica che rara, e la cosa importante è la fedeltà al personaggio, che da quanto vediamo è di certo mantenuta.
Raphael è il vampiro dei romanzi in tutto: sarcasmo, autocontrollo, e soprattutto lungimiranza. Raphael è il politico tra i Vampiri del clan di New York, quello che pensa sempre a cosa sia opportuno fare e che ha come scopo la coesistenza tra Vampiri e Shadowhunter al fine di assicurare la sopravvivenza del clan. E tutto ciò che abbiamo visto lo ha dimostrato (non è strano nemmeno che sappia chi è Jace, perché sa anche chi sono Alec e Isabelle – “Le Cronache di Magnus Bane”– . Unico neo: il trucco).

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Infatti, chi ha ideato questo piano che rappresenta una violazione degli Accordi? Camille.
A proposito della vampira, nella recensione del pilot avevo affermato che la scelta di questa attrice mi aveva sempre lasciato interdetta per via delle caratteristiche fisiche, per nulla corrispondenti a quelle del personaggio (biondissima, con pelle diafana e occhi chiari)… beh, ecco come hanno risolto: creando una Camille che fisicamente è all’opposto. Avevo detto, altresì, che speravo mi convincessero della scelta e posso dire che potrebbero riuscirci; la preferirei corrispondente a quella descrizione, ma penso di poter soprassedere sulla diversità fisica se la fedeltà al personaggio è mantenuta. Quanto abbiamo visto del suo atteggiamento, infatti, rende anche lei assolutamente in character. A differenza di Raphael, Camille non ha interesse alcuno nell’agire secondo il politically correct, o quantomeno secondo una non belligeranza nei confronti degli Shadowhunter; a lei degli Accordi e dell’Alleanza non interessa niente, anzi. Fosse per lei, gli Shadowhunter dovrebbero morire tutti. Li odia. Noi lettori siamo a conoscenza del fatto che Camille non è estranea a ciò che sta accadendo in città, pertanto questa situazione, per quanto creata e non presente nel romanzo, non solo non è fuori contesto o errata, ma è anche una scelta migliore rispetto all’accidentale trasformazione di Simon in roditore, che lo fa finire per sbaglio al Dumort (una delle uniche due cose in “The Mortal Instruments” che non mi hanno mai convinta… l’altra è spoiler, motivo per cui non la rivelerò). Non è che io detesti gli eventi suddetti, ma preferisco un intrigo politico; inoltre, la trasformazione di Simon funziona sulla carta, sulla quale dà luogo anche a momenti divertenti, ma su uno schermo sarebbe semplicemente ridicola e sminuirebbe il contesto generale. Con questa scelta invece, abbiamo l’introduzione della vampira, che è importante, e una dinamica tra i tre personaggi che li vede tutti in character (pensiamo al contrasto tra l’atteggiamento di Raphael e quello di Camille, allo scambio di battute tra Raphael e Simon, “Honest to God! Oh, God, you guys can’t say God, right?” – “For God’s sake, what are you trying to say?”, che non è solo esilarante, ma anticipa e dà la misura di ciò che dovrebbe essere in futuro). Per quanto concerne lo stato di Simon durante l’incontro privato con Camille, per così dire, a me ha ricordato moltissimo lo stato di obbedienza dei Soggiogati ai Vampiri; certo, quella è una situazione diversa e questa è semplicemente una forma di encanto, ma trovo che in linea generale la richiami e me li ha ricordati (e altro “easter egg”: il Bloody Mary – molto Bloody, credo – rimanda al cocktail che nel romanzo provoca la trasformazione in topo di Simon alla festa di Magnus).
Inoltre l’esclamazione di Camille, “Dannato Magnus Bane!”, non solo introduce lui negli eventi che i ragazzi stanno affrontando (lo introduce per loro, intendo), ma serve anche a collegare lei a Magnus perché… beh, il collegamento c’è eccome.

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Anche i ragazzi sono stati, ancora una volta, fedeli alla versione letteraria, dunque originale. Partiamo con la precisazione che la frase di Alec nel finale dello scorso episodio, “Attento. Potremmo violare gli Accordi”, si riferiva a quel momento in cui Simon era illeso e non era stato portato via e, pertanto, non era un discorso generale; infatti, per quanto sia vero che introdursi nel covo di un clan, senza che questo abbia fatto nulla, per ucciderne i membri sia una violazione degli Accordi, nella puntata i ragazzi non commettono alcun errore, poiché la violazione è stata perpetrata dai Vampiri, in quanto è vietato rapire umani per portarli nei covi e berne il sangue. E’ evidente dunque come il combattimento tra Isabelle e Alec e i Vampiri non sia errato: la loro è una missione di salvataggio. Il Conclave non ne sarebbe felice ma, tenendo conto che reputano i Vampiri degli esseri inferiori, a chi darebbe ragione, alla fine? Ai ragazzi ovviamente, in quanto Shadowhunter.

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E come sempre, i momenti tra Alec e Isabelle (e Jace, quando c’è) sono belli da vedere. Indubbiamente stona la frase in cui Izzy dà ad Alec del represso, cosa che lei non direbbe mai al fratello, ma il resto del loro momento e del discorso di lei è appropriato poiché, da sorella amorevole qual è, Isabelle vuole solo che il fratello si senta libero e felice. Più importante ancora, il tutto serve a delineare la situazione personale di Alec, così come l’introduzione di Camille e Meliorn serve a dare un quadro generale della situazione e a collegare meglio gli eventi in prospettiva futura.

Infine, torniamo al cimitero e a quello che possiamo definire IL momento dell’episodio, Parabatai_Runequantomeno per noi amanti della saga. Il termine è stato pronunciato: parabatai.
Il legame dei parabatai è uno degli aspetti più importanti, complessi e ricchi delle “Shadowhunters Chronicles”, le cui implicazioni possono essere oltremodo commoventi e drammatiche. Come ha detto Jace, si tratta di due guerrieri legati l’uno all’altro (per mezzo di giuramento e apposita runa che viene incisa sulla pelle di ognuno dei due durante una cerimonia), i quali diventano quasi un unico essere, ognuno dei due quasi la metà dell’anima dell’altro. Il legame è molto raro, la stragrande maggioranza degli Shadowhunter non ha un parabatai, ed è totalizzante, in quanto per mezzo di esso ognuno dei due sente le ferite fisiche e dell’anima dell’altro (ma è vietato l’amore romantico tra i due). Ogni Shadowhunter può avere un solo parabatai nel corso di tutta la sua vita (la scelta di costituire il legame e la cerimonia devono avvenire prima del compimento dei diciotto anni) e i due possono essere divisi solo dalla morte, dalla trasformazione dell’altro in Nascosto o da un cambiamento altrettanto radicale di una delle due parti. I Marchi speciali che li uniscono permettono a ognuno dei due di attingere alla forza dell’altro in battaglia e di percepire la forza vitale dell’altro… il che significa che se uno dei due muore, l’altro lo sente anche a grande distanza, avvertendo la forza vitale del proprio parabatai abbandonarlo e sentendolo morire attimo per attimo. Il dolore che si prova quando tale legame si spezza è immenso e può portare alla morte.
Permettetemi di fare l’Hermione della situazione e citare il bellissimo giuramento presente nel Codice degli Shadowhunter che i due novelli parabatai pronunciano durante la cerimonia che li legherà per il resto della loro vita: “Dove andrai tu, andrò anch’io / Dove morirai tu, morirò anch’io, e vi sarò sepolto / L’Angelo faccia a me questo e anche di peggio / Se altra cosa che la morte mi separerà da te”.
Implicazione importante di tale legame è anche quella per cui i Marchi che i due si fanno a vicenda (come gli iratze, le rune di guarigione) sono più potenti di quelli applicati da qualunque altro Shadowhunter; inoltre, ve ne sono alcuni che possono essere usati solo dai parabatai, poiché attingono alla forza raddoppiata dell’altro.
Come vedete è un legame molto complesso e profondo, e Jace ne fornisce una spiegazione breve ma bellissima, del tutto corrispondente a quello che noi lettori ben conosciamo (e che ho brevemente illustrato).

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In generale, un fattore apprezzabile è che stanno dando spazio a tutti i personaggi, in particolare i principali (Alec e Isabelle ne sono un esempio). Nel romanzo non abbiamo un Alec così “loquace” e combattivo, né assistiamo all’evolversi della vita di Isabelle. La mia non è una critica al libro, è una semplice constatazione di fatto: fino ad Alicante non vediamo mai alcun personaggio se questo non è con Clary, proprio perché sino a quel momento i romanzi sono scritti dal suo punto di vista e tale scelta, per definizione, implica dei limiti narrativi. Questa decisione di integrare e mostrare ciò che è tra le righe è apprezzabile e a tal proposito…

Vi lascio con il promo del prossimo episodio, “Raising Hell”, in cui vedremo il ritorno del Sommo Stregone di Brooklyn!

 

Alla prossima!

 

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Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l'ha portata all'amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all'ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l'infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams... sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all'ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

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7 COMMENTS

  1. Mi dispiace essere ripetitiva ma la recitazione di Katherine mi distrae troppo, mi ritrovo a mandare avanti le scene in cui lei fa quei suoi “monologhi” perché la trovo insopportabile. In una scena però mi è piaciuta, quella in cui era sotto l’encanto del vampiro, evidentemente fare la seduttrice un po’ stupidina le riesce bene. Mi auguro davvero tanto che migliori con il passare degli episodi perché la storia in generale mi piace e trovo gli altri personaggi molto interessanti, vedi Alec ed Isabelle.
    Per quanto riguarda i vampiri non ho ben capito che conseguenze abbia avuto il potere di Camille su Simon, quando erano insieme lui era come incantato da lei ma non mi sembra che lei lo abbia morso o sbaglio? E quindi perché alla fine Simon fissava in quel modo la vena sul collo di Clary? (Come farebbe un vampiro)

    • Dunque: Alec e Isabelle sono FA-VO-LO-SI.
      La storia di Alec è una delle parti più belle della saga.

      Beh, lei un pochino si è nutrita del sangue di Simon, dalla ferita, direi (infatti aveva il mento sporco di sangue) e, soprattutto, è Simon che ha bevuto il sangue di Camille, che è una vampira centenaria.
      Lui chiaramente non è in transizione, ma subisce questa sorta di influenza, diciamo. Ecco qual è la conseguenza.

  2. Katherine Mcnamara a parte la storia mi sta piacendo, considerando che non ho letto i libri e quindi parto da zero; però veramente a volte la sua recitazione è troppo fastidiosa, rende delle scene interessanti completamente insopportabili. Se come dici dovrebbe essere una nerd, con ancora molte cose da capire della vita, qui stanno sbagliando alla grande perchè quello che passa dallo schermo per la maggior parte del tempo è che sia una principessina saputella convinta di essere il centro del mondo.
    Simon e Alec invece sono fantastici, mi sto letteralmente innamorando di questi due personaggi. Il concetto di parabatai mi intriga un sacco (grazie per la spiegazione) e spero di vedere più scene di combattimento Alec-Jace dove magari emerga questo particolare legame.

    A proposito di spiegazioni… c’è un motivo nella posizione che hanno determinate rune? Ad esempio Jace ne incide una sul braccio e una quasi sul collo di Clary, esiste una specie di “mappa” delle rune?

    • Non è che abbia ancora molte cose da capire della vita, in realtà è Clary quella che darà alcune lezioni agli Shadowhunter (come ne daranno Alec, Isabelle, Jace e Simon), semplicemente questo per lei è l’inizio del suo percorso come Nephilim, come Shadowhunter, in un mondo cui appartiene ma del quale non immaginava nemmeno lontanamente l’esistenza.
      Beh, saputella e convinta di essere il centro del mondo, no. Questo no. Mettiti nei panni di Clary: lei aveva la sua normalissima e tranquilla vita di cui era felice e improvvisamente si ritrova con la madre rapita, catapultata in un mondo di cui ignorava l’esistenza, con gente che le dà la caccia e qualcuno che l’accusa di qualunque cosa (Alec. Io lo adoro, ma all’inizio è così) e che, contemporaneamente, tratta lei e il suo migliore amico come dei decerebrati o quasi (e quest’ultima parte vale anche per Jace, sebbene solo nei confronti di Simon).
      Saputella convinta di essere il centro del mondo proprio no. Incazzata, stanca, sopraffatta, in un certo senso, da quanto le sta accadendo e con la ferrea volontà di voler salvare madre e migliore amico, questo sì e non è che abbia torto. Si aspetta che loro la aiutino? Certo, ma, primo, è quello che gli Shadowhunter devono fare (sono stati creati per questo) e secondo, anche loro vogliono e si aspettano qualcosa da lei: la Coppa Mortale (per ora).
      Clary combatte sempre per fare la cosa giusta e non esita a mettere a repentaglio la sua vita, per questo e non solo ora che ha la madre spersa chissà dove, bensì anche dopo, quando le cose diventaranno davvero molto drammatiche.

      Simon è sempre adorabile, Alec all’inizio proprio il contrario, insopportabile da prendere a calci è dir poco, ma è perché soffre e non si fida (è vero che a lui all’inizio non piace mai nessuno… tranne una persona e, sorpresa, non parlo di Jace), poi quando rientra in equilibrio si rivela per la persona meravigliosa che è. Spero che alla fine aggiungano delle parti prese da Le Cronache di Magnus Bane, perché ci sono dei bellissimi momenti di Alec.
      Scene di combattimento? Beeeeeehhhhhhh…. mettila così. Loro pensano di avere dei problemi, al momento. Non hanno idea di cosa li aspetta. Questa è solo del punta dell’iceberg (il quale è talmente grande che quello che affondò il Titanic in confronto è un cubetto di ghiaccio).
      Prego, figurati! Tengo sempre presente che c’è chi non ha letto i romanzi e i libri “di contorno” che completano l’universo delle Shadowhunters Chronicles. 🙂

      Le rune: no. O meglio, solo alcune, tipo quella del matrimonio all’altezza del cuore, quella parabatai di solito sulla spalla (dietro o davanti); poi, quella non mostrata ma che in realtà hanno tutti gli Shadowhunter, ovvero la runa della Vista (l’occhio che si è visto per terra nella Città di Ossa), posta sul dorso della mano che usano per impugnare la spada (quindi destra o sinistra – se sono mancini -). Le altre non hanno un luogo obbligato, infatti nei romanzi la pelle degli Shadowhunter è descritta come disegnata da queste leggere cicatrici argentee, sulle braccia, sul busto (petto, addome e schiena), che restano una volta che la runa nera sparisce (perché ha esaurito la sua funzione). Ovviamente, se ne tracciano di continuo (a parte quelle fisse, ovvero Vista, parabatai, matrimonio, runa angelica…), ecco perché hanno la pelle che sembra “intessuta” di quelle leggere linee argentee.

      🙂

      • Scusami, mi sono espressa male! Il commento non era sul personaggio di Clary ma sull’interpretazione della McNamara… la vedo troppo “convinta”, e forse nemmeno questo è il termine più giusto… spero che l’antipatia a pelle per l’attrice non mi porti ad odiare il personaggio!
        Comunque grazie per le spiegazioni, molto esaurienti 🙂

        • Ho capito.
          In verità Clary è “convinta” anche nel libro, solo che, anche per il suo look, non appare così “principessa”, diciamo.
          Ma il caratterino è bello tosto. Jace a un certo punto la descrive così: “Hai presente Clary? Piccolina, capelli rossi, brutto carattere…”
          (Come se il suo fosse facile, peraltro. XD )

          Io ho sempre adorato Clary. 🙂

          Figurati! 🙂

  3. WOW, ma posso dirlo che adoro tutte queste domande?
    Vi rispondo più tardi, al momento ho poco tempo.
    Grazie di aver letto, intanto! 🙂

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