Shadowhunters | Recensione 1×02 – The Descent Into Hell Isn’t Easy

“You got no place to hide / And I’m feeling like a villain gotta hunger inside / One look in my eyes / And you’re running ‘cos I’m coming gonna eat you alive / You’re heart hits like a drum / The chase has jus begun / Monsters, stuck in your head / We are, we are, we are / Monsters, under your bed / We are monsters / We are, we are, we are… / We are monsters / …

One misstep, you’re mine / And you better stay clever if you want to survive / Once you cross the line / You’ll be wishing you would listen when you meet your demise / You’re heart hits like a drum / The hunt has just begun / Monsters, stuck in your head / We are, we are, we are / Monsters, under your bed / We are monsters / We are, we are, we are… / We are monsters / We never shoot to stun / We’re kings of the killing, we’re out for blood / We’ll take them one by one / We’re kings of the killing, we’re out for blood / We never shoot to stun / We’re kings of the killing, we’re out for blood / We’ll take them one by one / We’re kings of the killing, we’re out for blood / Monsters, stuck in your head / We are, we are, we are / Monsters, under your bed / We are monsters / We are, we are, we are… / We are monsters…

In questo modo, circa una settimana fa, siamo stati (re) introdotti all’universo dei Nephilim Cacciatori di Demoni, con un pilot che ha avuto lati negativi e altri positivi, dei quali un esempio è questa canzone inserita sulla favolosa scena della caccia. Come dicevo la scorsa volta, una scelta perfetta che ha enfatizzato una scena davvero bella (se fossi io l’autrice della storia mi chiederei “Perché non ci pensato io?!”). Il testo della canzone, “Monsters” di Ruelle, è emblematico per l’intera storia di “The Mortal Instruments” e, in verità, per tutte le “Shadowhunters Chronicles”… ma dal punto di vista di chi? I veri mostri, cioè i demoni, o i Cacciatori? E qui sta la perfezione della scelta: entrambi. Per il mondo i demoni sono i mostri (e ne hanno anche l’aspetto, peraltro), ma per i demoni e non solo, anche per i Nascosti (Stregoni, Vampiri, Lupi Mannari e Fate, qui chiamate con il nome di una delle loro due Corti, ovvero Seelie), spesso i mostri usciti a caccia di sangue sono proprio gli Shadowhunter.
E sì, la caccia è appena iniziata e sarà molto, molto lunga e complessa.

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(P.S: la settimana scorsa ho dimenticato di dire che sono totally in love con gli stivaletti chiari di Isabelle. Sono stupendi.)

Prima di proseguire con l’analisi del secondo episodio, “The Descent Into Hell Isn’t Easy”, titolo tratto dalla scritta che accoglie i visitatori nella Città di Ossa (“Nephilim: Facilis Descensus Averni”), di cui rappresenta l’antitesi, vorrei parlare di una delle critiche che ho visto più spesso, usata già per il film due anni e mezzo fa, e che mi lascia più interdetta. Mi riferisco alla frase “E’ teen!”
Con tutto il rispetto e amore che ho per questa saga (ed è davvero tanto in entrambi i casi, altrimenti non avrei chiesto a un’amica in vacanza a New York di fare tappa da Barnes And Noble e spendere un po’ di soldini per comprarmi una versione in inglese), non siamo dinanzi a “Le Cronache del Giaccio e del Fuoco-Game Of Thrones”, per intenderci, né a “Il Signore degli Anelli” (e guardate, pur trovando GOT una storia generalmente straordinaria, io preferisco gli Shadowhunter). A livello di atmosfere, in particolar modo iniziali, non siamo dinanzi a una cosa alla GOT. E a proposito, parola chiave: inizio. Per farvi capire cosa voglio dire allargo il discorso facendo esempi da altre saghe: per ciò che concerne “Vampire Academy”, una lamentela è stata “E’ troppo Mean Girls!”… bé, peccato che il primo libro sia così, infatti la parte relativa ai problemi causati da Mia, altra studentessa alla St. Vladimir, è molto vasta; persino “La Pietra Filosofale” è l’unico romanzo della saga di “Harry Potter” che si possa definire per bambini (dal secondo non più, come disse una mia compagna di università, “Insomma, per tutto il libro, e il film, c’è questo mostro enorme che vaga per Hogwarts inneggiando a omicidi e squartamenti… per bambini un paio di ciufoli!”).
Sebbene sia il romanzo che possiede due perle assolute del repertorio umoristico di Jace (ovvero, “Le poesie del tuo amico sono spaventose. … Sembra che abbia mangiato un dizionario e abbia iniziato a vomitare fuori le parole a caso”, e “Purtroppo, il mio unico vero amore resto me stesso” – “Almeno non ti devi preoccupare di essere respinto, Jace Wayland” – “Non necessariamente. A volte mi dico di no, tanto per non farmi perdere interesse”), “Città di Ossa” vede un gruppo di adolescenti (l’unico che può essere escluso da tale definizione è Alec, che è già maggiorenne), in media sedicenni, ritrovarsi uniti senza andare troppo d’accordo (al principio) e iniziare a scoprire segreti e verità del passato, un passato che poi comincia a diventare presente, abbattendosi in modo brutale su di loro. In seguito la situazione inizierà a precipitare, divenendo molto drammatica, le persone cominceranno a morire a destra e a manca e saranno loro a salvare tutti, più e più volte, ma questo avviene dopo. La verità è che all’inizio ci ritroviamo dinanzi a questo gruppo di adolescenti che non hanno la più pallida idea di cosa dovranno affrontare e i cui problemi iniziali a livello personale (Clary a parte visto che deve salvare la madre) sono le emozioni che provano. In questo però non c’è niente di male, in quanto “Città di Ossa”, come “Vampire Academy” e come “La Pietra Filosofale”, è un romanzo introduttivo e “formativo”, sia per la storia che per l’autrice (e infatti, “The Infernal Devices”, che da subito ha un tono più drammatico, è stato scritto dopo la prima trilogia di “The Mortal Instruments”); quindi lo show, per ora, è relativamente “teen” perché “Città di Ossa”, tra i sei, è il romanzo che corrisponde a tale definizione e di certo senza alcuna accezione negativa. Nello show i protagonisti hanno diciotto anni, ma nei romanzi (che sono la base di tutto, senza i quali non esisterebbe lo show) come ho detto l’unico ad averne diciotto è Alec (e infatti è quello con l’atteggiamento più serio e adulto). Gli altri ne hanno sedici! Quindi l’importante è che ci sia fedeltà ai personaggi, perché questi ragazzi sono tutt’altro che idioti e immaturi: sono coraggiosi, intelligenti, decisi, con caratteri forti. Dobbiamo solo ricordare che il resto verrà col proseguire della storia, perché è vero che sono destinati a essere eroi e a salvare il mondo intero, ma questo avverrà più avanti, quindi dobbiamo sempre tenere presente che il punto di vista da considerare è quello dell’inizio della storia, senza pensare a ciò che noi lettori sappiamo accadrà loro in futuro.

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Altra cosa che dobbiamo non dimenticare mai è che lo schermo (piccolo o grande che sia) è uno strumento diverso da un libro. Ciò che funziona sulla carta può non funzionare sullo schermo. Capisco che si desideri la fedeltà, da lettrice amante della saga anche io preferirei un alto tasso di essa, ma quella l’avevamo con il film, che non ha funzionato al botteghino per vari motivi, per cui bisogna avere anche un po’ di flessibilità mentale. Di nuovo, a voi amanti dei romanzi: volete vedere in vita questa storia? Questa è l’ultima occasione. Come ho detto, o la va o la spacca, e se la spacca, addio Shadowhunter sullo schermo. Addio letteralmente, poiché non c’è altra possibilità. Quindi, ancora una volta, cerchiamo tutti di avere un poco di apertura mentale, per amore della storia. Si può sempre migliorare, ma se va a monte l’adattamento si perderà tutto.

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E veniamo all’episodio.
Anche questo ha avuto aspetti positivi e negativi e, ancora una volta, partiamo da questi ultimi.
Sin dal pilot, anzi da prima, ho un pensiero che mi turbina in mente, quasi un timore, ma preferisco non dire niente e attendere per vedere cosa avverrà; a parte questo (e Chernobyl), si può dire che in sostanza sono le “piccole” cose che mi fanno storcere il naso.
Inizio con quella minore: le spade angeliche. Devo ancora capire se mi piacciono o meno… come design sì, e hanno il particolare proveniente dai romanzi della lama che appare quando la spada si attiva (ecco perché i Cacciatori riescono a portarne varie con loro) ma, a volte, sulla prospettiva perdono: da lunghe sembrano improvvisamente divenire corte, quasi giocattolo, effetto di sicuro provocato anche dalla loro luminosità… E’ certamente un problema di prospettiva, ma spero che venga risolto perché… sto per dire una cosa che non dovrei dire… quelle del film erano molto più belle, stupende, sembravano fatte di una sorta di cristallo duro come il diamante (ovvero come ho sempre immaginato l’adamas che, piccola informazione per chi non ha letto i libri, è il materiale di cui sono fatte, lavorato dalle Sorelle di Ferro, sorta di corrispettivo femminile dei Fratelli Silenti). Mi rendo conto che è un dettaglio, quindi passiamo oltre.

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Molto più importante: ma tutta quella gente all’Istituto che fa?! Perché ostinarsi a mostrarli? A parte passare da una postazione video all’altra, sono del tutto inutili. E’ scontato che sappiano chi è Clary, visto che nel pilot abbiamo sentito Simon farle notare, al telefono, che è sparita per due giorni, quindi è sottinteso che conoscano la situazione di lei; poi però arriva anche Simon, che non potrebbe essere più mondano di così, e non uno che si avvicini a chiedere chi diavolo sia questo nuovo ragazzo e cosa ci faccia all’Istituto, visto che ogni visita di mondani deve essere riportata al Clave (altra informazione di servizio: il Clave è il termine con cui si indica generalmente il governo degli Shadowhunter, nella capitale; in ogni grande città del mondo c’è un Istituto e coloro che lo guidano e vi risiedono, avendo la responsabilità su quella determinata città e zone limitrofe, formano il Conclave, tranne a Londra, dove in termine usato è Enclave). Alec lo fa, direte voi. Certo, ma almeno fino a un certo punto della storia Alec non fa che chiedere spiegazioni su ogni spillo fuori posto e contare le leggi che stanno per infrangere o stanno già infrangendo. Ok, sono ironica, non fa solo questo, ma lo fa, così spesso che la mancanza di tali domande/critiche indicherebbe senza dubbio alcuno che Alec non si sente bene. La serietà e la rigidità fanno parte del suo carattere e sono elementi centrali di quella che sarà la sua evoluzione come personaggio.
Quindi, tornando alla folla all’Istituto: insomma, sono inutili. Per di più i ragazzi non forniscono nessuna spiegazione su dove vadano, nessuno chiede loro mai niente… e pare che proprio Jace, Alec e Isabelle siano gli unici ad andare in missione, nonostante l’Istituto sia strapieno di gente. Inoltre, la presenza di tutte queste persone che non vengono mai consultate per nulla vanifica un po’ le scene in cui vediamo più volte Alec affermare di dover richiedere un’autorizzazione al Clave, o dover fare rapporto, proprio in quanto a questa massa di persone nessuno dice mai niente.
I fantasmi di Hogwarts erano più attenti e vigili, nonché socievoli e partecipi. Possiamo eliminare quella folla? Grazie. E allargare un pochino l’Istituto, perché al momento sembra di cinquanta metri quadrati, tutto concentrato in quella zona. Persino la camera di Isabelle (che in effetti rispecchia molto lo stile descritto nel libro, con quei tocchi di nero) è a pochi metri dalla sala centrale. Dargli un più ampio respiro di certo gioverebbe alla bellezza della scenografia e sarebbe fonte di maggiore credibilità (e dov’è la biblioteca?!).

Parliamo di Hodge.
Non mi sconvolge che lo abbiano mostrato in combattimento (per quanto solo in fase di allenamento) e spiegherò perché più avanti, ma mi domando per quale motivo, a parte il suo breve racconto del Circolo, lo abbiano eliminato da tutto il resto, rivelazione sul legame di Jocelyn e Valentine e decisione di andare dai Fratelli Silenti comprese, visto che è lui quello che rivela a Clary che Jocelyn e Valentine erano sposati e avvisa i Fratelli Silenti (e contatta il Clave a Idris per le autorizzazioni).

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E veniamo ai ricordi di Clary.
Anche in questo caso non sono sconvolta dalla rivelazione così anticipata, perché diciamolo: nel romanzo appena si scopre che Jocelyn si nascondeva, nascondendo anche Clary, il dubbio sorge; quando poi Hodge rivela che Jocelyn e Valentine erano sposati, intorno a pagina 160, il dubbio diventa realtà, non fosse altro per il fatto che la matematica, come suol dirsi, non è un’opinione: Clary sta per compiere sedici anni e Hodge spiega che la Rivolta è avvenuta quindici anni prima e che Jocelyn è sparita (dunque si è nascosta), da allora. Clary non poteva essere figlia di nessun altro. Inoltre questa rivelazione diviene utile anche per caratterizzare Alec e la sua iniziale ostilità nei confronti di Clary (e Simon).
Pertanto no, non è uno stravolgimento della trama, anche perché il problema non sarà la rivelazione che Valentine è il padre di Clary, bensì un altro, cosa di cui noi lettori siamo ben consapevoli. Il punto è: va bene inserire in anticipo, nei ricordi della ragazza, la rivelazione sul legame che intercorre tra lei e Valentine, ma perché eliminare i riferimenti che devono portare a Magnus, visto che è già stato mostrato che è lui quello che le ha posto il blocco mentale con un incantesimo? A maggior ragione alla luce del fatto che Fratello Geremia (presumo sia lui) spiega che loro non possono andare oltre nell’indagine nella mente di Clary, proprio per via del profondo blocco posto da altri (Magnus), implicando che Clary deve rivolgersi a chi l’ha creato?

Passiamo a Luke e Dorothea.
Quindi Luke è già in contatto col branco, ma non ne è proprio parte? E Alaric che fa? Lo controlla? E’ il suo ponte di comunicazione col branco? E perché, perché Luke ha le carte di Dorothea?
A proposito di quest’ultima… capisco che il farla finire prigioniera di Valentine serva a delineare e mostrare la personalità dell’uomo, ma lui dovrebbe averla uccisa e questo è potenzialmente problematico, come il fatto che Luke abbia le carte.
Quanto all’entrata della Città di Ossa… mah, forse hanno solo voluto distinguersi dal film che, fedele al libro, ha posto la sua entrata nel cimitero; anche perché molte cose sembrano provenire direttamente dal set del film, ad esempio la frusta di Isabelle, la statua di Raziel (l’Angelo che fornì gli Strumenti Mortali e creò gli Shadowhunter), parte della scenografia dell’appartamento di Magnus e altro.

Shadowhunters-1x02-22Veniamo agli aspetti positivi.
I Fratelli Silenti sono identici a come descritti nel libro! Ugh. E diamo il benvenuto alla Spada Mortale, secondo dei tre Strumenti Mortali (da cui il titolo di questa saga, “The Mortal Instruments”) dati dall’Angelo Raziel a Jonathan Shadowhunter, il capostipite degli Shadowhunter: la Coppa, la Spada e… lo Specchio. Come, Lo Specchio? Cioè, uno specchio? Ottima domanda. Andiamo avanti.

 

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Come anticipato, non sono sconvolta da Hodge perché, sebbene non sia brizzolato come nel romanzo, in realtà questa scelta di mostrarlo giovane, atletico e in grado di combattere è generalmente fedele alla versione dei romanzi, in quanto è una scelta presa da quella che possiamo definire come “lettura tra le righe” di essi; infatti, a dir la verità, tra me e me ho sempre pensato che lui potesse aver dato lezioni ai ragazzi non solo di storia e quant’altro, ma anche di combattimento. Così come ho sempre pensato che i suoi capelli brizzolati e il viso segnato, vista la sua giovane età, fossero un effetto della maledizione posta su di lui dal Clave per impedirgli di lasciare l’Istituto, punizione infertagli (in aggiunta all’esilio dalla capitale) per essere stato un membro del Circolo. Invero, leggendo tra le righe di “Città di Ossa”, emerge che lui possa aver insegnato loro 12510236_945272545550209_28134471986903190_nanche a combattere quando magari era da solo con i ragazzi, perché (citando un professore di un’altra meravigliosa storia) libri alla mano, Hodge è più giovane di Jocelyn e Luke, che non hanno nemmeno 40 anni. E’ uno Shadowhunter, dunque un guerriero esperto per definizione (anche se all’inizio era lo sfigatello del gruppo) ed è uno dei migliori con quel tipo di arma, i chakram, tanto che a un certo punto un personaggio sarà intimorito dal vederlo armato. Alla luce di tutto questo, non è un “out of character” mostrarlo anche in fase di allenamento (certo, lui non è solo questo e sarebbe bello vedere anche il resto, che ha una sua importanza).
Peraltro mi è piaciuto il particolare del segno circolare che fa del male a chi è “marchiato” con esso, quando parla del Circolo. Totalmente da Valentine.
(E comunque, un minuto di silenzio per i pettorali e gli addominali di Hodge. E meno male che era lo sfigatello del gruppo… provate a pensare se fosse stato uno dei più fighi!)
I personaggi in questo episodio hanno fatto un salto di qualità, seppur piccolo. Di Luke mi è piaciuto, anche se diverso dal libro, lo scontro con la tizia facente parte del Circolo; è stato bello che abbiano fatto dire a Dorothea che la sua magia era debole, perché anche questo proviene dai libri, in quanto Magnus stesso rivela che dopo un ingente uso di magia i poteri di uno stregone si affievoliscono poiché legati in qualche modo alla sua forza “vitale”, che subisce un momentaneo calo a causa dello sforzo (insomma sì, “Magic comes with a price” anche nelle “Shadowhunters Chronicles”); come ho detto, la cattura di Dorothea è servita alla caratterizzazione di Valentine e non si può negare che abbia funzionato; e bello il flashback tra Luke e Jocelyn, un momento assolutamente da Luke e Jocelyn.

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Clary ha avuto dei momenti da Clary, come l’essere disposta a fare qualunque cosa pur di salvare la madre,  o il non valutare il pericolo (o meglio, infischiarsene perché c’è qualcosa di molto più importante per lei in gioco), o le rispostacce ad Alec: “Il mio nome non è ragazzina!”“Oh, certo, credi che sia stato un mio piano far rapire mia madre?!…”
E le urla contro Isabelle: “Simon è sparito?! Era tuo compito proteggerlo!”
Praticamente citazioni del libro.
Simon assolutamente Simon, il quale ci ha donato dei momenti meravigliosi, dinanzi a Isabelle, dinanzi al pericolo… è il Simon degli inizi, l’adorabile nerd (e non preoccupiamoci, l’astio per noi-sappiamo-chi arriverà). Bravissimo Alberto!

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Alec, Jace e Isabelle del tutto in character. Daddario è notevolmente migliorato in questo secondo episodio, cambiando toni ed espressioni. Alec è stato acido esattamente come nei libri e non solo: a metà tra l’acidume dovuto al fatto che la presenza di Clary sconvolge il suo mondo e il senso di colpa e responsabilità verso questa ragazza che ha problemi enormi, perché fondamentalmente Alec lo sa di comportarsi in maniera pessima, con lei… come chi non ha letto i libri scoprirà, Alexander Gideon Lightwood è meraviglioso, ora è solo un po’… senza equilibrio. Non prende molto bene i cambiamenti, lì per lì, poi si adatta e tutto cambia.

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Jace… è stato Jace! Tutte le prese in giro al povero Simon, il trattarlo un po’ rudemente… assolutamente perfetta la frase “Ah, questi mondani mi uccideranno”, atteggiamento tipico di Jace. Stessa cosa si può dire dei discorsi fatti a Clary sul non avere emozioni, sul “Basta dire mi dispiace, sei una Shadowhunter, ora” (praticamente altra citazione del libro). Bellissima l’espressione terrorizzata all’entrata della Città di Ossa, perché in verità lui ha paura eccome dei Fratelli Silenti, non da un punto di vista fisico, quanto mentale per via del loro potere. Azzeccato il momento in cui si schiarisce la voce minacciosamente per il commento di Simon su Isabelle, perché per quante battute possa fare, Isabelle è sua sorella per lui e nessuno può credere che gli faccia piacere o lo lasci indifferente che qualcuno la guardi in modo non innocente (sebbene lei non abbia niente di innocente a parte il cuore). E’ vero che Alec non dice nulla, ma d’altronde Alec raramente si esprime, lui più che altro guarda la gente e la gente ne è automaticamente intimorita.

DOMINIC SHERWOOD, KATHERINE MCNAMARA

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Anche Isabelle è stata in character, sì. E’ vero che è più gentile con Clary di quanto sia nel romanzo, ma è anche vero che in quest’ultimo non la detesta affatto, anzi. Non hanno alterato il suo personaggio, hanno solo enfatizzato la parte che nei romanzi si vede un po’ più avanti e si coglie con il proseguire della storia. Isabelle in realtà è un po’ “mamma” anche nei romanzi, in primo luogo nei confronti dei suoi fratelli dei quali si prende cura, Alec e Jace in particolare (e non è per niente facile gestire questi due), poi, come noi lettori sappiamo, tale atteggiamento viene esteso anche a Clary. Dietro quell’aspetto straordinario e quell’atteggiamento sensuale con i ragazzi, Isabelle è quella che si preoccupa per tutti, è la custode dei segreti, di Alec, di Jace, della famiglia… Alec protegge Isabelle e Jace in battaglia, ma Isabelle protegge tutti silenziosamente tutti i giorni, in modi diversi, tra i quali anche i tentativi di preparare loro da mangiare in assenza della madre. Probabilmente gli autori hanno pensato che sarebbe bastato l’atteggiamento acido e scostante di Alec, e dunque hanno preferito mostrare Isabelle più conciliante anticipando il suo atteggiamento successivo, che sarà quello “definitivo”. Tuttavia hanno lasciato tracce della sua durezza, pronta a emergere e colpire: le due frasi a Simon (“E perché mai lei dovrebbe essere protetta da Jace? Lui è il difensore per eccellenza.”“Il più veloce, il più forte, il più feroce”), dette con tono improvvisamente duro, i brevissimi discorsi a Clary per nulla rassicuranti, il “Don’t even!” a Jace e la risposta allo sguardo critico del fratello maggiore fuori dalla Città Silente (“Cosa? Devo pur passare il tempo”). Così come è stata lasciata la sua totale inettitudine in cucina, sebbene non sia stata mostrata la scena estesa (che peraltro non è importante ai fini della trama), con quella zuppetta che porta a Simon in camera (citando Jace, “Oddio, il giorno del giudizio è arrivato”).

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Inoltre, le interazioni tra Alec, Isabelle e Jace sono stupende e bellissime da vedere (sia quando battibeccano che quando si trovano d’accordo), visto che nei romanzi sono presenti ma, essendo essi prevalentemente dal punto di vista di Clary, in misura limitata. Ogni volta che Alec e Jace si guardano è come se si accendesse un’enorme insegna luminosa con la scritta “parabatai” (chi non ha letto i libri scoprirà cosa significa).
Sto solo aspettando che appaiano due gioielli.

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Per ciò che concerne Valentine, va decisamente approvata questa scelta di mostrarlo, sebbene nel romanzo lui non appaia sino alla fine, perché permette di capire meglio che persona (orribile) sia lui, cosa stia facendo… e in ogni scena mostrata troviamo un Valentine assolutamente Valentine, con tutti i riferimenti a ciò che di lui si scopre man mano nei romanzi (gli esperimenti e il modo in cui tratta Dorothea in quanto facente parte degli Stregoni, ad esempio). Emblematica la scena in cui arriva, mani in tasca, e senza fare una piega uccide uno dei suoi uomini dicendogli che il suo sacrificio non sarà dimenticato (noi lettori sappiamo bene cosa preannuncia e dunque a cosa si riferisce, tale atteggiamento), tanto che, devo dire, mi brillavano gli occhi, e io Valentine lo odio con tutta me stessa. Lui è IL villain di questa storia, tutto ciò che capita e capiterà, anche dopo, sarà sempre a causa sua.
Infine lui, il Sommo. Magnus, che più Magnus di così non si può, diciamolo. Nonostante quella scena sia inventata di sana pianta, è totalmente in linea con il personaggio che ben conosciamo grazie ai romanzi, non c’è una virgola fuori posto. Anche quella frase, “Sul serio vuoi rischiare la vita per uno Shadowhunter?”, per quanto possa suscitare una risatina ironica (in quanto “Le ultime parole famose”), è assolutamente da Magnus, perché il suo primo atteggiamento è sempre “Non voglio essere coinvolto”/”Forse è meglio andarsene”/”Se volete qualcosa dovete pagarmi e pure caro, gente”. E quello sguardo su Dorothea che gli tocca la giacca e il movimento per avvicinarsi al Portale, con il drink in mano… urlano la sua fissazione per la moda, il suo stile dandy del XVIII secolo e “Sbrigatevi ragazzini. L’unica persona che ha il permesso di fare ciccipucci nella mia camera da letto è il vostro splendido ospite Magnus Bane.”
(Oddio non vedo l’ora che arrivi il momento della festa… e il resto.)

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Ho solo un quesito finale: ma Simon, già rapito?! Significa che resterà nelle mani del clan per tutto il tempo?!

Quindi, in conclusione, anche questo secondo episodio, nonostante persistano cose da correggere, è promosso. Questa settimana, visto che sono in anticipo, non posso lasciarvi con il promo dell’episodio, che sarà trasmesso solo domani notte su Freeform.

Alla prossima!

Ricordatevi di passare in queste meravigliose pagine per news, aggiornamenti e spoiler settimanali sugli episodi, news sui nostri personaggi preferiti e tanto altro!

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4 comments
  1. Per certi aspetti Clary mi ricorda Elena Gilbert e questo per me non è affatto un complimento visto che in TVD la trovavo fastidiosa il 90% delle volte che apriva bocca. Non ho letto i libri ma da quello che ho capito il personaggio del telefilm assomiglia molto a quello dei libri quindi sono sicura che l’avrei trovata fastidiosa anche li. Mi auguro che il suo atteggiamento cambi in fretta perché mi infastidisce non poco.
    Alec è molto rigido nell’atteggiamento, totale opposto dell’impressione che mi ha fatto Jace, ma non lo trovo un punto a suo sfavore. Nel gruppo ci deve sempre essere qualcuno pronto a dire “no” e a mettere un freno all’eccessivo “entusiasmo” degli altri membri. E’ più maturo di Jace ed Isabelle ma se c’è da fare qualcosa è sempre disposto ad aiutare gli altri due, nonostante vada contro le sue regole.
    Puntata un po’ più moscia rispetto al pilot ma sicuramente piacevole da guardare.

    1. Ciao.
      Beh, no, per ora ci sono stati dei momenti alla “Clary dei libri”, come ho detto qui, ma la vera somiglianza ancora no.
      Clary è testarda, forte, tiene testa a chiunque: Jace fa lo sbruffone, lei gli rifila delle risposte che lo sgonfiano; Alec è acido, lei ribatte altrettanto duramente, tanto da zittirlo. Non si fa mettere i piedi in testa da nessuno, tanto da, per l’appunto, tenere testa anche a Hodge e i Fratelli Silenti, ai quali intima di entrare nella sua mente solo quando sarà pronta.
      È un bel contrasto, perché come ho detto lei fisicamente è piccolina (Alec, mentre lei è semi incosciente per la ferita del demone, la definisce uno scricciolo, Jace le dice che è tappa – non in modo sgarbato, sta scherzando -), ma ha questo carattere forte che sorprende. C’è un punto in cui Jace la definisce così: “Hai presente Clary? Piccolina, capelli rossi, brutto carattere…”
      Certo, è molto giovane, quindi bisogna mettere tutto in questa prospettiva.

      Ah, Jace e Alec. Simili, eppure diversi come il giorno e la notte.
      Simili perché entrambi coraggiosi, forti, dei leader (a modo loro) e con un cuore buono, anche se in grado di essere spietati. E dotati entrambi di sarcasmo, sebbene quello di Jace sia sempre lampante e, invece, quello di Alec emerga a tratti. Ovviamente, entrambi dotati anche di uno spirito di sacrificio per il bene altrui e capacità d’amare notevoli.
      Diversi perché Jace è impulsivo (sebbene, come spero poi si veda, un buon stratega), è più aperto verso il prossimo, verso i cambiamenti… Non che riveli se stesso agli altri con facilità, ma non è chiuso alle novità e se ama qualcuno, anzi, quando ama qualcuno non gli è particolarmente difficile dirlo. Certo, in questo viene aiutato, ma non ha mai nascosto l’amore per Alec, Isabelle e altre persone, nonostante il suo passato tragico e, quando rivela i propri sentimenti, non lo fa facendolo sembrare uno sforzo sovrumano.
      Alec, invece, non solo è quello più riflessivo, ma è molto riservato. E quando dico molto, intendo MOLTO. Ci sono dei motivi precisi, ma in ogni caso, nonostante lui non abbia un passato tragico come Jace, almeno all’inizio sente il bisogno di un equilibrio fisso, che non deve essere stravolto, altrimenti entra in crisi, con conseguente atteggiamento scostante e sgarbato (vedasi Clary) che ti fa venire voglia di prenderlo a calci. E anche più avanti, quando ritrova il suo equilibrio, un nuovo equilibrio, in verità, resta sempre riservato; per lui parlare delle proprie emozioni è una tortura.
      Quando Jace soffre lo vedi. Lui magari non si esprime a parole, ma diventa un’insegna ambulante, invece Alec tiene tutto dentro di sé.
      Diciamo che in questo momento più che voler aiutare va con Jace e Isabelle per proteggerli, perché sa che quei due andrebbero anche senza di lui (pur non volendo essere senza di lui) e per Alec non è assolutamente concepibile lasciar andare sua sorella e il suo parabatai in una qualche missione, restando indietro, proprio perché sente in modo istintivo di doverli proteggere sempre. Poi, trovato il nuovo equilibrio, diventa anche lui “Ok, cosa facciamo?”, anche se in modo sempre più cauto degli altri (fino a un certo punto).
      Al momento, però, lui Clary la detesta.

      Alcuni passaggi servono a introdurre situazioni e personaggi e, come ho detto, questi sono pur sempre gli eventi del primo libro. La drammaticità costante o quasi arriva dopo.

      Grazie per aver letto! 🙂

  2. Finalmente qualcuno che ne capisce qualcosa! Grazie per questa recensione, condivido tutto in pieno anche se c’è un elemento che a me ha fatto storcere molto il naso e mi stupisco che tu non ne abbia parlato. Mi riferisco alla… Supervelocità stile vampiro? Siamo seri? Capisco che vogliano far intendere ai telespettatori che gli Shadowhunters sono veloci e forti, ma non credo sia questo il modo…

    1. Ciao!
      Grazie a te per aver letto e per i complimenti!

      Capisco il tuo punto di vista e quindi, dinanzi al tuo dubbio più che lecito, passo a spiegare.
      Ho scelto di non parlarne, al momento, per vedere in che modo renderanno la velocità dei Vampiri. E chiarisco il perché di questa mia decisione.
      Lì per lì anche io sono rimasta interdetta, perché, seguendo e avendo seguito in passato vari telefilm sui Vampiri, il mio primo pensiero, come successo a te, è andato a loro. Poi, però, ho iniziato a riflettere e, tanto per essere certa, ho anche consultato i libri (ogni tanto può capitare di convincersi di qualcosa che non è, per questo quando si tratta di un film o telefilm adattato da dei romanzi scrivo sempre con i libri accanto e TMI non fa eccezione), e mi sono resa conto che la mia riflessione non era errata e che anche questa velocità mostrata nel telefilm tecnicamente non è un errore.
      Gli Shadowhunters sono esseri umani, vero, ma, avendo sangue di Angelo, sono più forti e più veloci degli esseri umani. Molto più forti e veloci, in modo quasi soprannaturale… Forse senza il quasi.
      Più e più volte nei romanzi viene detto che si muovono con rapidità incredibile. Alcuni più di altri, vero (immagino tu abbia capito cosa intendo), ma in generale è un loro “potere”: forza e velocità “soprannaturali” (passami il termine, è per capirci), tanto che Clary, almeno all’inizio, spesso non li vede muoversi, per quanto sono veloci, e si rende conto che si sono mossi solo quando sono già accanto a lei o hanno già estratto le armi.
      In particolare, sono due i racconti che indirizzano l’idea di come possa essere la loro velocità nel senso mostrato in questo episodio: uno è un racconto de Le Cronache di Magnus Bane, l’altro è Born To Endless Night de I Racconti dall’Accademia degli Shadowhunters.
      Non scenderò in particolari, poiché ambedue i racconti sono molto spoiler per chi non ha letto le Shadowhunters Chronicles, ma in generale posso far notare a cosa mi riferisco: nelle Cronache, Alec viene descritto esplicitamente muoversi a una velocità tale da essere ineguagliabile da chiunque altro, persino da quella di qualunque Nascosto, Vampiri compresi.
      Nella seconda raccolta, invece, è suo padre, Robert, ad apparire dal nulla accanto agli altri, testuale, “usando la sua velocità da Shadowhunter”, facendo venire un colpo alle persone che improvvisamente se lo ritrovano accanto, perché una frazione di secondo prima lui lì non c’era.
      (Puoi andare a controllare, se preferisci, non mi offendo di certo. 🙂 )

      Ecco che emerge come questa velocità di Izzy e Hodge non sia un errore. Non davvero. Non che io sia del tutto convinta che mi piaccia, per questo aspetto anche di vedere quella dei Vampiri, ma diciamolo, non è che ci siano molti modi per rendere una velocità “soprannaturale”.
      E forse siamo noi a non averla mai immaginata correttamente, alla luce di quanto, in verità, è scritto. Come dire: ci è stato detto e ripetuto, forse non lo abbiamo mai davvero realizzato.

      Spero di essere stata abbastanza chiara e che si sia capito cosa intendo.
      🙂

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