Road to Emmy Awards 2020 – Miglior Miniserie

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ROAD TO EMMY AWARDS 2020 MIGLIOR MINISERIE

Gli Emmy Awards sono alle porte, pochi giorni ci separano da uno degli eventi più attesi da noi addicted. A contendersi uno dei premi più ambiti del mondo delle serie tv saranno quelle che in quest’anno hanno saputo sfidare il giudice più critico di tutti: i fan. Le statuette sono già state lucidate e messe in fila, pronte per essere consegnate nelle mani dei BEST.

Non vogliamo arrivare impreparati alla notte del 20 settembre, quindi ecco un breve ripasso dei candidati alle categorie più gettonate.

EMMY AWARDS 2020, QUALE SARÀ LA MIGLIOR MINISERIE?

La miniserie è il prodotto ideale per chi ha poco tempo da dedicare alla visione ma anche per chi è in cerca di una storia completa, con un inizio e una fine definiti, senza dover affrontare lunghe stagioni o, peggio ancora, la temuta cancellazione.
Da questo punto di vista la struttura autoconclusiva della miniserie risulta estremamente rassicurante soprattutto per il pubblico, che negli ultimi anni si è abituato a vedere cancellate moltissime tra le serie più amate e lasciando la storia senza un vero finale.
Nello specifico, le miniserie si compongono di un’unica stagione, proponendosi come il prodotto a metà strada tra una serie ed un film. La produzione di miniserie si è moltiplicata col passare del tempo per soddisfare tutti i generi narrativi e regalando al mondo seriale autentici gioielli televisivi.
La prima statuetta dedicata alla categoria è stata introdotta nel 1973. A ritirare il premio negli ultimi anni sono stati Chernobyl (2019), American Crime Story – L’assassino di Gianni Versace (2018), Big Little Lies (2017). Le serie in lista per il premio di quest’anno sono 5, scopriamo quali:

LITTLE FIRES EVERYWHERE
Basata sull’omonimo bestseller della scrittrice Celeste Ng, la serie porta sullo schermo il ruolo di madre con le sue sfaccettature, qui rappresentato da grandissime Reese Witherspoon e Kerry Washington. L’attenzione al romanzo è stata portata proprio dalle due attrici, che hanno proposto l’adattamento alla ABC, poi distribuito da Hulu.
A confrontarsi sullo schermo troviamo le due facce di una stessa medaglia. Da una parte la madre ossessiva, perfezionista, a capo di una facoltosa famiglia per bene. Dall’altra una ragazza madre che nell’instabilità della vita d’artista cerca di offrire alla figlia il massimo possibile.
In otto episodi la serie fa trapelare le incoerenze di entrambe rispetto alle proprie scelte – e opportunità – di vita, portandoci e tifare ma allo stesso tempo odiare entrambe le protagoniste.
Nei suoi primi 60 giorni di uscita la serie è stata la più seguita di sempre sul servizio streaming Hulu.

MRS. AMERICA
Attraverso gli occhi delle donne che hanno fatto la storia delle donne, la serie esplora una delle battaglie politiche e sociali più controverse della storia americana per i diritti femminili. Sullo sfondo dell’Equal Rights Amendament riviviamo i turbolenti anni ’70 e la nascita di una serie di condizioni e diritti senza i quali la nostra epoca sarebbe molto diversa.
Donne forti su entrambi i fronti, perché paradossalmente non tutte le donne condividevano la stessa linea di pensiero. Phyllis Schlafly (la spettacolare Cate Blanchett) è la forza conservatrice dai capelli cotonati che, a capo di un esercito di casalinghe pronte a difendere il loro agiatissimo ruolo di mogli modello (tra queste troviamo Sarah Paulson), gioca tutte le sue carte e le sue conoscenze per arrestare l’avanzata dell’emendamento.
A lottare sull’altro versante ci sono le paladine del movimento femminista interpretate da altrettante donne di successo: Gloria Steinem (Rose Byrne), la prima donna di colore eletta al Congresso Shirley Chisolm (Uzo Aduba), Bella Abzug (Margo Martindale) e Jill Ruckelshaus (Elizabeth Banks).
Un pezzo di storia che è necessario conoscere per comprendere gli obiettivi raggiunti e quanti ancora sono in attesa di essere afferrati (spoiler: l’ERA ha raggiunto il 38° Stato per la ratifica solo nel 2020!)
In Italia la serie sarà disponibile a partire dall’8 ottobre su TIMVision.

UNBELIEVABLE
Unbelievable racconta la terribile storia di negazione di fronte ad un’adolescente vittima di stupro (interpretata da Kaitlyn Dever), portata a mentire sulla violenza subita. Parallelamente, due detective appartenenti a distretti differenti si ritrovano a seguire le tracce di casi molto simili tra loro, le cui analogie porteranno le agenti a collaborare per risolvere il caso.
La storia di Unbelievable aveva già fatto il giro degli Stati Uniti vincendo un premio Pulitzer (2016) per l’articolo An Unbelievable Story of Rape, scritto dai reporter T.C. Miller e K. Armstrong, e in seguito con libro A False Report, pubblicato da quest’ultimo.
La serie pone l’attenzione sul lato umano di un lavoro poco leggero, rappresentando l’enorme disparità con cui vengono condotte le indagini per stupro. Toni Colette e Merritt Wever interpretano le agenti che hanno portato alla luce lo scandalo, Edna Hendershot e Stacy Galbraith.
Una denuncia importante e per assurdo necessaria, che possa aprire gli occhi sulle falle nella gestione dei casi di vittime di violenza.

UNORTHODOX
Un’altra serie che prende spunto da fatti realmente accaduti, ispirandosi all’autobiografia di una giovane donna – Deborah Feldman – che rinnega la propria comunità ultra-ortodossa per poter vivere libera nel mondo (il libro è Unorthodox: The Scandalous Rejection of My Hasidic Roots).
Le regole da seguire sono tante, troppe per una ragazza le cui ambizioni volano oltre i confini di Williamsburg. Esty (Shira Haas) vorrebbe cantare, suonare il pianoforte, condividere con qualcuno la sua irrequietezza per l’unico angolo di mondo che ha conosciuto. Assistiamo ad una rivoluzione, e ad un’evoluzione, portata avanti da una giovane ragazza che si libera finalmente dalle catene imposte dalla sua stessa comunità, alla quale però non ha mai scelto di appartenere.
Il viaggio di Esty alla scoperta del mondo la porta soprattutto a riscoprire sé stessa, in un vortice di emozione e paura che la spinge ad affrontare le insidie di un matrimonio combinato e il terrore di essere perseguitata per le sue scelte.
In soli 4 episodi la miniserie Netflix colpisce il pubblico che acclama da subito la serie, a dimostrazione del fatto che la scelta del “film a puntate” è ottima per attirare l’attenzione su storie poco note.

ROAD TO EMMY AWARDS 2020 MIGLIOR MINISERIE

WATCHMEN
Il nome della serie rimbomba nelle nostre orecchie dal primo fumetto pubblicato da DC nell’86, quando l’autore Alan Moore ha fatto conoscere al mondo un nuovo gruppo di eroi. Ben lontani dalla classica immagine intoccabile del supereroe e ben vicini agli aspetti più umani che si celano dietro la maschera. Riviviamo gli eventi anche nella trasposizione cinematografica omonima del 2009.
Nella miniserie HBO, la storia vive in un’America non troppo lontana da quella che conosciamo oggi. Riconosciamo i temi della questione razziale, che nella serie rappresenta uno dei punti cardini attorno al quale ruotano le vicende dei nuovi vigilanti. Tra questi, Angela Abar (Regina King, qui sotto la maschera di Sorella Notte), vera protagonista dello show, che indaga sulle attività di un gruppo di suprematisti bianchi, il Settimo Cavalleria. Riconosciamo in loro uno dei simboli più enigmatici del mondo di Watchmen: la maschera di Rorschach.
Una storia che si distacca da quella originale ma con rimandi sempre chiari all’universo di Alan Moore, portato sullo schermo da Damon Lindelof per far rivivere i personaggi in un contesto in cui è più facile immedesimarsi.

Cinque storie molto differenti tra loro, tra realtà e fantasia, per raccontare storie e temi importanti come quelli citati qui sopra. Ad accomunarle nella corsa al premio sono le protagoniste, tutte donne forti e tenaci. Solo una di loro raggiungerà il traguardo la prossima domenica, pur sapendo che ciascuna di loro meriterebbe il titolo.

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