Revolution | Recensione 1×20 – The Dark Tower

Revolution 1x20Cari telefili, siamo arrivati all’ultimo episodio di una delle serie rivelazione della stagione 2012 – 2013, l’ultima fatica di Eric Kripke, partita in sordina, mutilata da una pausa lunghissima e ritornata sul piccolo schermo un paio di mesi fa, sorprendendo tutti con un ottimo plot twist e una serie di episodi davvero convincenti e piacevoli.

Revolution è una scommessa vinta: Kripke, pur cambiando genere, riesce a portare nel suo sci – fi drama tutti gli elementi migliori di Supernatural (i complessi rapporti familiari e di amicizia, la suspence, la forte caratterizzazione dei personaggi e la loro costante ambiguità, la linea sottile tra bene e male, la scelta straziante di sacrificare qualcuno per salvare qualcun altro) pur dando vita ad un prodotto molto originale, che definirei “citazionista” in senso buono, perché strizzando l’occhio a Lost e ad altri show molto amati non dà comunque impressione di “già visto”, ma riesce ad intrattenere ad appassionare (mentre altri progetti più pretenziosi risultano solo artificiosamente originali…si, ce l’ho con Hemlock Grove, tanto per cambiare!).

“The Dark Tower” ha tutte le caratteristiche di un classico season finale: c’è la risposta all’enigma della stagione, il doloroso addio di uno dei protagonisti e il cliffhanger finale che ci proietta verso la seconda stagione. Nonostante lo schema lineare e non particolarmente innovativo, l’episodio è molto bello, commovente e ottimamente risolto.

La riuscita dell’impresa: il mondo non è più al buio!

Partiamo dalla fine: Rachel e la sua combriccola hanno successo nel ridare l’energia al mondo intero. Nonostante il preoccupante avvertimento di Grace circa la remota possibilità di letali effetti collaterali, Rachel prosegue determinata nel suo intento e, apparentemente, il ritorno della luce avviene senza intoppi.

Purtroppo, per citare Rumplestilskin di “Once upon a time”, ogni magia ha un prezzo da pagare e stavolta il prezzo è la vita di Nora. Posta davanti alla scelta se salvare la ragazza gravemente ferita o proseguire verso la sala controllo del Level 12 per riattivare l’energia, Rachel sceglie di sacrificare l’amante di Miles per salvare il mondo (l’avrà poi salvato davvero?). Personalmente, pur riconoscendo che il personaggio è ben riuscito, io non ero riuscita ad affezionarmici, forse perché sono sempre stata una fervente sostenitrice della ship Miles/Rachel. La morte di Nora è stata comunque straziante, sofferta, soprattutto se vista con gli occhi delle persone a lei più vicine. Come era successo con Danny, anche la morte di Nora è necessaria, per aprire uno spiraglio di luce verso l’amore tra Miles e Rachel, e, soprattutto, per definire e complicare i rapporti tra i personaggi, in particolare tra Charlie e la madre.

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Prima ti amo, poi ti odio, poi ti amo e poi ti odio ancora: Charlie&Rachel, Miles&Bass

Uno dei momenti più attesi di questo season finale era il confronto tra Miles e Bass, sia per capire quanto vera fosse la redenzione di Monroe dello scorso episodio, sia per avere alcune risposte sui sentimenti di Miles nei confronti dell’ex amico e compagno d’armi.

A quanto pare, non so se mosso dalle circostanze sfavorevoli o da un sincero pentimento, Monroe apre il suo cuore in maniera inaspettata e diretta, rivelandosi solo un uomo debole e ferito nel profondo dall’uomo che considerava come un fratello.

So benissimo che Bass dovrebbe essere il cattivo, ma mentre chiedeva a Miles tra le lacrime per quale motivo avesse cercato di ucciderlo, mi sono trovata ad empatizzare con lui, a dirmi che forse anche io se la mia migliore amica cercasse di farmi fuori nel sonno, senza neanche affrontarmi, avrei dato leggermente fuori di matto. Certo, questo non cancella tutte le atrocità a cui Monroe ci ha abituati in questa stagione, ma, per la prima volta, ho pensato che Miles è un personaggio veramente negativo: non è solo ombroso e ambiguo, è anche un codardo che non ha avuto il coraggio di far ragionare il proprio amico, convincendolo a riflettere sui propri errori.

Altro rapporto sofferto e giunto ai limiti dell’irrecuperabilità è quello tra Rachel e Charlie: quando mamma Matheson, senza battere ciglio, decide di lasciare Nora a dissanguarsi sul pavimento per raggiungere più velocemente il Livello 12, Charlie resta disgustata e delusa. La scelta di Rachel è solo la punta dell’iceberg di una relazione già da tempo incrinata e sull’orlo del baratro: la morale gentile e altruista di Charlie si scontra troppo pesantemente con la freddezza e l’assenza di scrupoli della madre, disposta a tutto pur di realizzare i suoi piani. Charlie questo non riesce ad accettarlo, non capisce come Rachel possa stimare tanto poco la vita umana e come non sia in grado di farsi (positivamente) condizionare dai proprio sentimenti.

Nel mondo post apocalittico descritto da Kripke è l’aridità di Rachel o l’empatia di Charlie a consentire una chance in più di sopravvivenza? Ognuno dia la sua risposta, io sarei una Charlie.

Il piccolo colpo di stato di Tom Neville

L’altro importante confronto di questo season finale è quello tra il ribelle traditore Tom Neville e l’ormai ex dittatore della Repubblica di Monroe. Il cambio di potere ai vertici si preannuncia molto più pericoloso del previsto: mentre Bass ormai è un uomo solo e in fuga, Neville sta già impartendo ordine di ammazzare a destra e a manca, a dispetto del cambiamento e della giustizia di cui si era riempito la bocca nell’episodio precedente (probabilmente solo per convincere quel tonto di Jason ad appoggiare la sua rivolta).

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Tom Neville a capo di un esercito mi fa molta più paura di Monroe: in fondo Bass era un giovane ferito e abbandonato da tutti, a cui la vita aveva voltato le spalle, in cerca di vendetta contro Miles. Tom, invece, è infido, subdolo, calcolatore, molto più intelligente di Monroe e soprattutto è mosso esclusivamente da un personale desiderio di riscatto. La vendetta può ottenebrarti il giudizio, ma se sei stronzo di tuo c’è poco da fare.

Il grande interrogativo per la prossima stagione è: che ruolo giocherà l’ex dittatore pentito Sebastian Monroe? Passerà dal lato ribelle della barricata, si ricongiungerà con Miles o si costruirà una storyline tutta sua? Se gestito bene, il personaggio di Monroe può avere ancora parecchio da dire e può essere elemento di disturbo notevole nel già precario equilibrio della famiglia Matheson.

Il cliffhanger finale: la rivoluzione cubana

Come da buona tradizione “supernaturaliana”, l’episodio sembra concludersi con una parvenza di happy ending (in questo caso, il ritorno dell’energia), ma la terribile rivelazione deve ancora arrivare.

Scopriamo che il viscido e fastidioso Randall Flynn è solo una pedina dell’ex Presidente degli Stati Uniti, nascosto a Cuba, che si sta organizzando per annientare tutte le pseudo – repubbliche post blackout e ricostituire i gloriosi Stati Uniti d’America. Flynn voleva la riattivazione dell’energia per poter scagliare due missili contro Atlanta (capitale della Georgia) e Philadelphia (quartier generale della Militia), nuclei pulsanti dell’attività politica della nuova era. Distrutti i centri nevralgici e i rispettivi capi di stato, la riconquista del potere sarà molto più semplice.

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Bella trovata, davvero. Ricreare gli Stati Uniti è sempre stato uno degli obiettivi principali dei ribelli, gli stessi per cui combattono Charlie e Miles. Ma potrà la nostra dolce ragazza servire al fianco di un mass murderer disposto a sterminare la popolazione di due intere città?

Il dilemma “cosa sono disposto a fare per raggiungere il mio obiettivo”, fil rouge di tutta la stagione, è anche il protagonista della scena finale di Revolution, che ci saluta fino a settembre.

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