Revolution | Recensione 1×17 – The longest day

tumblr_mmvtingcxk1rjp3elo1_500“Il giorno più lungo” è quello in cui tutti i protagonisti si trovano faccia a faccia con le proprie più terribili paure: la morte di qualcuno che si ama, il tradimento dei propri amici, l’incapacità di fare la cosa giusta. E nessuno di loro riesce a vincere, ma vengono irrimediabilmente sopraffatti dalla propria natura.

Questo è uno dei temi che preferisco di Revolution: ogni singolo personaggio sa quale dovrebbe essere la strada da seguire, ma la sua indole lo spinge sempre a fare gravi, irreparabili errori.

I protagonisti non sono capaci di imparare dai propri sbagli, sono come imprigionati in un pattern dal quale non riescono a sfuggire e continuano, come in un loop demoniaco, ad autodistruggersi.

Questa visione fortemente dark e pessimista del genere umano non è nuova al nostro Kripke: nonostante ami il personaggio di Dean, quante volte mi sono trovata a insultarlo con cattiveria, dalla mia parte dello schermo, dicendogli “Fai sempre gli stessi errori, stronzo cocciuto che non sei altro!”. Ho urlato la stessa cosa a Rachel, Bass e Nora, questa settimana.

Sembrava che si stesse mettendo bene per le truppe ribelli della Georgia, invece, le piccole vittorie di Miles non possono competere con i caccia bombardieri di Monroe.

Con un paio di missili il crudele dittatore riesce a disperdere e gettare nel panico tutto l’esercito georgiano, che non può contrattaccare, ma solo arrabattarsi per non farsi spazzare via.

Soprattutto in queste scene, ho percepito (e apprezzato) la critica antimilitarista di Kripke all’America: è tipico dell’Occidente, da secoli, conquistare e piegare popolazioni non in grado di difendersi, sfruttando semplicemente la superiorità tecnologica e militare. Revolution è un dito puntato contro la guerra impari, quella combattuta a pietre contro carri armati e spero che anche gli americani siano riusciti a cogliere un utile spunto di riflessione in tutto questo.

Miles, Nora a Tom cercano disperatamente di salvare Charlie e Jason, rimasti entrambi feriti e sepolti da un’esplosione.

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Tom e Miles mi hanno sorpresa: anziché farsi trascinare dalla propria natura vendicativa e sudbola (parlo soprattutto di Neville), sono riusciti a mantenere saldi i nervi e non hanno abbandonato la propria famiglia, mossi dall’istinto di autoconservazione che li contraddistingue.

Nora, invece, sbaglia clamorosamente: le sue azioni sono dettate solo dall’irrazionale paura di perdere Miles, di vederlo morire e quindi è lei stessa, senza riflettere, a gettarsi tra le braccia della Militia di Monroe. Il difetto fatale di Nora è l’impulsività, l’agire sempre mossa da ciò che la spaventa. E così facendo crea ancora più danno e confusione che stando ferma.

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Passiamo al biondo dittatore da cui tutte vorremmo essere torturate, Bass Monroe, ormai totalmente fuori controllo, in preda al delirio paranoide che sicuramente lo condurrà alla distruzione.

Il difetto fatale di Bass è la convinzione di non potersi fidare di nessuno: questo lo porta a sospettare persino dell’unica persona che è rimasta al suo fianco, cioè il generale Jeremy Baker (interpretato dal sempre eccezionale Mark “Lucifer/Jacob” Pellegrino).

Monroe non riesce a tenere a bada la propria diffidenza e, dopo un imboscata vagamente sospetta, accusa Jeremy di aver attentato alla sua vita e lo fa giustiziare in maniera sommaria, salvo poi scoprire che l’amico non c’entrava nulla.

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Kripke l’aveva detto fin dall’inizio di non affezionarci troppo ai personaggi, perché nessuno sarebbe stato veramente al sicuro. Il personaggio di Pellegrino mi piaceva molto (soprattutto per le sue divertenti smorfiette che mi ricordavano i bei tempi in cui interpretava il King of Hell in Supernatural), ma la sua morte era essenziale per confermare la pazzia di Monroe, ormai completamente solo in una guerra che, l’abbiamo capito, è solo contro Miles.

E’ il turno di Rachel, che questa settimana torna a sfoderare con prepotenza la sua vera natura: pur di sopravvivere non si farebbe troppi scrupoli a lasciare indietro chiunque, da Aaron, ad un bambino con le costole rotte fino alla sua intera famiglia.

Rachel ha abbandonato i suoi figli per proteggerli dalla Militia o solo per preservare i propri interessi? Rachel è doppiogiochista, ha degli obiettivi che non mi sono ancora totalmente chiari e cambio continuamente idea su di lei (solo questo dà l’idea di quanto incredibilmente brava sia la Mitchell). In una puntata è madre amorosa, nella successiva fredda calcolatrice ossessionata dalla Torre e dal ritorno dell’energia. Eppure quale sia la vera natura di Rachel ancora non è stato svelato: di sicuro la storia della brava mammina che ha propinato a Charlie non me la bevo.

Il difetto fatale di Rachel è il suo essere uno, nessuno e centomila…chi può dire di conoscerla davvero e di sapere qual è il suo vero piano (perché ne ha uno, ci scommetto la mia collezione di dvd di Lost!)?

Il finale di stagione è sempre più vicino: riusciremo a vedere il ritorno dell’energia?

Sicuramente, almeno una cosa che aspettavamo da tempo siamo riusciti a vederla: il bacio tra Jason e Charlie!!! I JARLIE mi piacciono molto insieme…diciamo che il personaggio di Jason non spicca esattamente per acume e utilità, ma vicino a Charlie riesce a brillare di luce riflessa.

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Riuscirà questo giovane amore a sopravvivere alle prossime battaglie e alla mannaia implacabile di Eric Kripke?

Vi lascio con il trailer del prossimo episodio: -3 alla fine!!

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