Reign | Recensione 4×10 – A Better Man

Una settimana di hiatus e avevo già rimosso che Mary fosse incinta del viscidone, ovvero che aspettase una mini biscetta viscida, niente ricciolini biondi pronti a fare capolino dalla sua pancia, niente occhi di Francis, niente figlio dell’amore. E nel mentre, Darnley, progetta incoronazioni e si permette pure di pensare di essere degno del letto di Mary. Poveri noi. Parliamo un attimo anche del I’m your king, no caro, se proprio è lei che è YOUR QUEEN (ho riso tantissimo in quella scena, di gusto perfino).

Mi ha sorpreso però, Darnley intendo. Mi ha sorpreso la sua reazione alla notizia della gravidanza, mi ha sorpreso vederlo rinunciare ai fasti della propria incoronazione per rispetto nei confronti del dolore di Mary, costretta a rinunciare a James. Mi ha sorpreso questo briciolo di empatia che per un attimo sembra in grado di provare, non che mi illuda che sia improvvisamente diventato buono, altruista o quant’altro, ma per un trenta secondi buoni mi è risultato un po’ meno odioso del solito.

Quello su cui però mi voglio soffermare, è la corte di Francia.

I want it, mother. To be king. Charles è finalmente pronto ad abbracciare i propri doveri, ad abbracciare il proprio destino e importa poco che per arrivare a questo punto sia praticamente diventato lo zerbino di una donnina di malaffare. Il punto è che ci è arrivato. È arrivato al punto di curarsi della propria gente, di sentire che il suo popolo è una sua responsabilità, di essere in grado di compiere scelte che possano proteggerlo, questo popolo. Si trova in uno stato mentale dal quale può occupare il trono, è riuscito a lasciarsi alle spalle gli orrori di un massacro che temevamo l’avessero cambiato e compromesso per sempre. Sta letteralmente risorgendo dalle proprie ceneri, sta dimostrando che è vero che ciò che non uccide finisce per fortificare. E come ho detto, sto facendo questo discorso lasciando da parte Nicole – questa Kenna dei poveracci che esattamente come l’originale, più che di un uomo, Narcisse, è innamorata solo e soltanto del potere e della ricchezza a lui associate – perché sono fermamente convinta che Charles sarebbe arrivato a questo punto anche senza di lei. Magari avrebbe impiegato più tempo, ma ci sarebbe riuscito, perché l’ho sempre visto come un personaggio estremamente intelligente e in grado di affrontare le avversità. Ricordiamo di come si fosse districato in maniera egregia fra il groviglio di nobili che tentavano di assicurarsi i suoi favori dopo la morte di Francis, di come avesse capito fin da subito che quello non fosse un gioco, di come avesse cercato di onorare con le proprie azioni la memoria del fratello affidandosi perfino a Mary, considerandola un’alleata preziosa e un’amica fidata – quando altri al suo posto l’avrebbero rimessa seduta stante su una nave diretta in Scozia. Quindi sì, credo che sarebbe riuscito a rimettersi in piedi anche senza le manipolazioni di Nicole, ed è proprio per questo che vedo l’arrivo a corte di Henry come una sciagura, perché sono fermamente convinta che Charles sarebbe potuto diventare un grande re. Un re umano, perché tutto ciò che ha passato ha contribuito a renderlo incredibilmente umano, a farlo scendere del tutto da quel piedistallo sul quale i reali – a prescindere dal proprio carattere – si ritrovano loro malgrado a stare. 

Da un altro lato però, l’arrivo di Henry a corte mi intriga in modi e maniere che non vi so nemmeno spiegare. La scena finale, quella in cui vediamo alternarsi scene dell’incoronazione del viscidone con scene di lui che accarezza il trono e vi si siede, è stata montata in maniera meravigliosa e ci presenta questo parallelo Darnley/Henry che ci fa capire fin da subito che tipo di persona potrebbe essere quest’ultimo. Dietro alla faccina tutta acqua e sapone di Nick Slater infatti, abbiamo già potuto intravedere un principe che non è per niente contento di essere semplicemente il principe, nonostante questo gli dia la libertà di cui invece viene privato Charles in qualità di sovrano. Lo sguardo di Henry tradisce immediatamente il contenuto delle sue parole, e mi sorprende che Catherine – la regina indiscussa dei complotti e dei magheggi – non abbia intuito immediatamente le vere mire del figlio. O forse non ci è riuscita proprio perché accecata dall’amore materno, proprio perché lei sogna uno scenario nel quale entrambi i suoi figli possano vivere felici. Il problema è che Claude aveva ragione qualche episodio fa, quando diceva a Luke che in ogni caso suo fratello Charles è in pericolo: non può abdicare sperando che tutti si dimentichino di lui, perché il solo fatto che lui esista e respiri rimarrebbe una minaccia per Henry e per tutti i suoi sostenitori. Allo stesso tempo, ormai si è creato troppi nemici – a partire dall’intera corte di Spagna, che gli si è rivoltata contro grazie alla sorella maggiore – e quindi anche rimanendo sul trono corre rischi concreti.

È evidente che Leeza non si sia limitata a convocare Henry a corte just in case, è evidentissimo che i due hanno avuto modo di plottare e complottare per assicurarsi il trono. E visto che in Reign finora i fatti storici nudi e crudi li hanno tenuti fedeli a quelli veri, e che la storia ci insegna che Henry sale al trono alla morte del fratello Charles, abbiamo praticamente la certezza quasi matematica che Charles stia per fare una brutta fine. E io sono qui, combattuta fra il mio amore per lui e la curiosità di vedere in quale maniera verrà detronizzato, quale sarà la reazione di Catherine e quale invece il ruolo giocato da Nicole e, forse inconsapevolmente, anche da Narcisse.

MOMENTI TOP:

  • Anche questa settimana mi ritrovo a spargere amore infinito su Elizabeth e Gideon. Il loro amore è nato dalla solitudine e dalla perdita, ed è per questo che si comprendono così bene a vicenda, è per questo che non possono stare con nessun altro. E poi Elizabeth è una donna forte, fortissima, che di conseguenza ha bisogno di un uomo forte – qual è Gideon – al suo fianco, non può accontentarsi di avere uno di questi principi che per quanto possano prometterle alleanze ed eredi, non riescono a tenerle testa nemmeno in una conversazione della durata di cinque minuti. What I want and what I need, is you. E ha detto tutto lei. Mi è piaciuta molto anche la scena in cui si confida con Gideon e ammette la sua paura di non essere in grado di concepire un erede, e la dolcezza con la quale lui la consola facendola sentire prima di tutto una donna, invece che una macchinetta sforna bimbi.
  • Ho sofferto come non avete idea, ho proprio pianto lacrime vere per Mary e James. Ma ho amato alla follia questo sviluppo, lui che pur di proteggere la sorella decide di sacrificare tutto ciò che ha, lei che seppur costretta a esiliarlo non riesce a fare a meno di dargli un ultimo abbraccio nonostante tutti li stiano guardando.

    Questo rapporto fraterno ha avuto un evoluzione assurda, se pensiamo che quando lei è tornata in Scozia loro due erano pressoché estranei che si appoggiavano l’uno all’altra e viceversa solo in virtù del legame di sangue che li univa. E questa fiducia che hanno deciso di concedere è stata ripagata fino in fondo, perché il loro rapporto è diventato qualcosa di unico e di perfetto, la quintessenza di ciò che si suppone debba essere un rapporto fraterno – e che stride in maniera dolorosa paragonato con quello che invece abbiamo avuto modo di vedere fra Charles ed Henry.

MOMENTI FLOP:

  • Ho sempre fatto il tifo per James ed Emily Knox, e ho empatizzato tantissimo con lei due settimane fa. Ma, c’è un gradissimo ma. Emily è ferita, e già nella recensione precedente ipotizzavo che avrebbe potuto tentare qualcosa di assolutamente azzardato pur di vendicarsi, ma io dico… perché aiutare Knox? Perché schierarsi così apertamente dalla parte di un uomo che l’ha umiliata nella maniera peggiore possibile, quando James l’avrebbe aiutata? Perché lo sappiamo tutti che James l’avrebbe aiutata a scappare e a rifarsi una vita altrove, fosse anche in Francia, o in Inghilterra o chissà dove. No, lei decide di spalleggiare il marito e di mettersi apertamente contro alla corona scozzese, non solo a James. L’ho trovato un atteggiamento un pochino troppo ingenuo sinceramente. Capisco che sia stato un espediente per lasciare Mary priva del suo unico vero sostegno, capisco il dolore di una donna che si ritrova ad aver perso tutto, ma non ho apprezzato particolarmente questa stupidità di fondo mostrata da Emily. Perché lei ha sì avuto la sua vendetta su James, ma Mary poteva benissimo accusarla di tradimento alla corona e farla giustiziare senza nemmeno passare dal via.
  • How many people will you sacrifice? Allora, Greer, sediamoci un attimo e parliamo. Qui c’è in gioco il futuro della Scozia, e Mary è la regina della Scozia, e in quanto tale è suo preciso dovere mettere il proprio regno e il proprio popolo sopra a ogni interesse egoistico, e sicuramente sopra alla stupida cotta infantile di una delle sue damigelle. Perché Greer potrà anche aver perso l’occasione di farsi l’ennesima scopata in allegria – perché dai, lei e James sarebbero stati una coppia orribile e ringrazio il cielo che lui sia meno avventato di lei e l’abbia un po’ friendzonata (anche se con quel bacio mi è un po’ caduto) – ma Mary ha perso un fratello, un amico, un consigliere fidato, forse l’unico consigliere veramente fidato che aveva. Quindi, con che coraggio Greer, con che coraggio? No, cara mia, non ci siamo proprio.
  • Sto ancora tentando di capire il ruolo di David, dovrebbe sostituire Bash e farci dimenticare quanto male è stata trattata la sua storyline?
  • Rimango un pochino confusa dalla maniera con cui stanno trattando i conflitti fra cattolici e protestanti, ma è dall’inizio della terza stagione che lo sono, confusa, perché credo avrebbero potuto fare molto di più da questo punto di vista, invece di tenere la questione sempre lì a fare da tappezzeria, pronta a essere rinnovata ogni volta che ne hanno bisogno a livello narrativo.

QUOTE OF THE WEEK:

My concern is for Scotland, not for Darnley bruised feelings.

Ed è stato divertente vedere come in generale, uno dei temi della puntata sia stato anche “odiamo Darnley tutti insieme appassionatamente”.

Vi lascio con il promo del prossimo episodio, “Dead of Night”, e vi do appuntamento a settimana prossima!

 

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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