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Recensione The Haunting of Bly Manor: storia d’amore o di fantasmi?

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Recensione The Haunting of Bly Manor: storia d’amore o di fantasmi?

RECENSIONE THE HAUNTING OF BLY MANOR

La seconda stagione della serie antologica The Haunting, ci porta nella campagna inglese – più precisamente nella tenuta di Bly. Tratto da Il Giro di Vite di Henry James, The Haunting of Bly Manor nella trama di base è molto più fedele al romanzo rispetto a Hill House, che era solo vagamente ispirato alla sua versione cartacea.

C’è però un problema, che salta all’occhio fin dal primo episodio: benché Henry James sia onnipresente nella narrazione, la componente inquietante viene completamente eliminata dalla serie televisiva. Il romanzo fa invece un lavoro impeccabile nell’instillare nel lettore il giusto grado di agitazione che si addice a una storia di fantasmi.

Non che Hill House potesse essere classificata come horror (e ve ne avevo già parlato qui), ma qua oltre al family drama leggermente sovrannaturale, non c’è altro. Ma ci torneremo dopo.

 

✔ La caratterizzazione dei personaggi: ogni singolo personaggio ha alle spalle una costruzione solida e convincente. Empatizzare con loro è semplicissimo, perfino con quelli all’apparenza negativi. Sono umani, sono veri, sono poliedrici.
✔ L’ambientazione – e qui diamo credito sia a Henry James che agli scenografi che l’hanno ricreata bene. Bly Manor è la tenuta inglese PERFETTA per una storia di fantasmi. Isolata, al limitare di un paesino minuscolo, con un giardino sconfinato e il laghetto perennemente avvolto dalla nebbia.
✔ Il settimo e l’ottavo episodio, la perfezione narrativa pura.

✘ La totale mancanza di quel turbamento che lo spettatore dovrebbe provare di fronte a una storia di fantasmi.
✘ Il fatto che avessero fra le mani un’ambientazione che, come ho detto, era perfetta, e non abbiano saputo sfruttarla per far passare i brividi lungo la schiena di ogni singolo spettatore. Il tutto ulteriormente rovinato dalla fotografia, per la quale hanno fatto una scelta pessima con quel sottotono rosato.
✘ I fantasmi di Supernatural sono terribili perché terribilmente low budget, ma almeno sortiscono l’effetto desiderato. Ha un senso – quello dei ricordi che svaniscono – cancellare i volti di quelli di Bly, ma potevano comunque impegnarsi un pochino di più.

RECENSIONE THE HAUNTING OF BLY MANOR

Dani “l’istitutrice” Clayton – Può essere una scelta banale, ma Dani arriva a dare letteralmente la vita per salvare tutti gli altri. Lo fa senza pensarci, senza pretendere nulla in cambio, lo fa spinta dall’istinto. Vuole bene a Flora e a Miles, vuole bene a tutto lo staff della tenuta, che per lei è diventato una sorta di famiglia – quella che lei non ha mai avuto realmente.

La sua è una storia segnata profondamente dalla disgrazia – la perdita sia della propria famiglia biologica che di Edmund – eppure lei reagisce restituendo solo del bene al mondo nel quale vive. E anche quando finalmente riesce a trovare la propria collocazione all’interno del caos che è la vita, non esita un istante a rinunciare a tutto pur di preservare l’incolumità di coloro che ama. Super appropriato e interessante, fra l’altro, il fatto che lei sia arrivata a Bly Manor accompagnata dal suo fantasma personale.

✔ Il suicidio/omicidio di Rebecca Jessel (episodio 7) – Premettendo che il settimo episodio secondo me è il migliore in assoluto, questa scena è semplicemente fantastica. Sono io, sei tu, siamo noi. Rebecca vuole stare con Peter a tutti i costi, Peter le promette che sarà così e non soffrirà. Si impossessa di lei, la abbraccia, la accompagna al lago. E quando ormai non c’è più nulla da fare, quando ormai il destino di Rebecca è segnato, Peter la abbandona. E il fantasma di Rebecca non può fare altro che rimanere lì a disperarsi di fronte alla consapevolezza di aver appena perso tutto per non guadagnare nulla. Fin dove possiamo parlare di suicidio e fin dove di omicidio? È stata la scena più intensa e meglio sceneggiata dell’intera stagione.

RECENSIONE THE HAUNTING OF BLY MANOR

Insomma, che dire di Bly Manor? Come storia di fantasmi toppa alla grande, i primi sei episodi sono nettamente sottotono (a tratti perfino noiosetti) rispetto agli ultimi tre – che sono invece uno più bello dell’altro. Come viene detto anche alla fine, è più una storia d’amore che di fantasmi. In più, la storia è estremamente prevedibile, e non perché i punti salienti del romanzo siano più o meno tutti riportati all’interno della trama. Però, i personaggi sono scritti magnificamente. E non è poco.

Abbiamo i bambini, Flora e Miles, distrutti da un lutto che sono troppo giovani per poter comprendere e assimilare e apparentemente abbandonati dal mondo intero. Si legano ai fantasmi della tenuta perché non sanno cos’altro fare per andare avanti e, quando non hanno più bisogno di loro per poter vivere, dimenticano tutto ciò che è accaduto a Bly.

Henry Wingrave ci viene presentato come un uomo privo di sentimenti e di affezione naturale. Scopriamo poi che invece è un uomo che, esattamente come i suoi nipoti, è distrutto dal dolore di una perdita troppo grossa per poter essere accettata. Un uomo in grado di amare profondamente e per questo soffrire con ancora più intensità.

Jamie, Owen e Hannah sono una famiglia. Che Hannah sia un fantasma, lo si capisce fin dalla sua prima comparsa, ma a essere interessante è stato tutto il suo percorso verso l’accettazione della propria condizione. Owen e Jamie portano addosso l’inconsapevole peso di essere gli unici due residenti ancora in vita – oltre ai bambini – di Bly Manor e saranno i due che continueranno a vegliare su Flora e Miles fino alla fine.

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Di Dani ho già detto, ora fermiamoci un attimo a spendere due parole su Dani e Jamie. Se questa non è una storia di fantasmi ma piuttosto d’amore be’, da questo punto di vista si è trattata di una storia bellissima. Menzione speciale al momento in cui le vite delle due si intrecciano definitivamente, di fronte a dei fiori di luna sbocciati sulla ringhiera della tenuta di Bly.

Peter non è certo un santo, ma mi ha fatto sorridere come tutti abbiano continuato imperterriti ad accusarlo delle peggiori nefandezze quando lui in realtà, poverino, si stava desolatamente decomponendo sul fondo del lago. Lui e Rebecca mi sono piaciuti tantissimo: un’altra scena che ho davvero apprezzato e che li vede protagonisti, è quella in cui lei scopre che quello che ha di fronte è un fantasma. What’s the only thing that would keep me from you? le chiede Peter. Nessuno dei due è perfetto ma insieme hanno trovato la felicità. Insieme l’hanno persa per sempre. Lui testardamente ancorato al miraggio di poter avere una vita normale attraverso i corpi dei bambini, lei invece che alla fine sceglie di salvarli.

Infine c’è la storia di Viola, che è poi quella dell’origine della maledizione che imperversa su chiunque abbia la sfortuna di morire all’interno dei confini di Bly Manor. L’ottavo episodio ci racconta la sua storia, ed è di nuovo una storia nata dal dolore, che si riscatta nell’amore e che finisce in altro dolore. Lo spettatore vorrebbe odiare Viola ma non ci riesce. È una donna caparbia e ostinata che è in grado di amare intensamente e che alla fine decide che quell’amore è l’unica cosa che conta. Di nuovo, non una storia di fantasmi, ma d’amore.

Concludo dicendo che per quanto sia vero che avrebbero potuto impegnarsi molto di più con i fantasmi, il concetto dei lineamenti che svaniscono man mano che anche i ricordi lo fanno, lasciando semplicemente dei gusci vuoti che non ricordano più chi fossero o cosa volessero, è molto poetico. Tragicamente e tristemente poetico, ma comunque poetico.

70/100

È stato difficile dare un voto a Bly Manor, perché come avrete notato molte cose mi hanno fatto storcere il naso, ma molte altre si sono fatte amare e non poco. Ma visto quanto sono riuscite a farsi amare quelle che ho giudicato positive, mi sembrava ingiusto penalizzare troppo il giudizio finale. Che Hill House fosse stata nettamente superiore però, lo devo proprio dire.

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Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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