Recensione Raised by Wolves – Stagione 1: L’umanità affidata agli androidi

Benvenuti Addicted alla recensione della stagione 1 di “Raised by Wolves“.

Ho scoperto questa serie praticamente per caso, ma la combinazione Ridley Scott e androidi è stata una motivazione più che sufficiente per convincermi a dare una possibilità a “Raised by Wolves”. Ambientata in un futuro post-apocalittico in cui la Terra è ormai invivibile, a seguito della guerra tra Atei e Mitriaci, una coppia di androidi – Mother e Father – viene inviata sul pianeta Kepler-22B per crescere e accudire sei feti e rifondare così la razza umana.

Tutte le premesse erano ottime, per cui andiamo a sviscerare quali sono stati i punti forti e i difetti di questa prima stagione di “Raised by Wolves”.

RECENSIONE RAISED BY WOLVES STAGIONE 1

IL RAPPORTO TRA MOTHER E FATHER. Ho trovato incredibilmente affascinante come si sia evoluto il rapporto tra Mother e Father in questa prima stagione. Due androidi programmati per accudire dei bambini umani secondo i dettami dell’Ateismo, che durante la loro convivenza riescono a sviluppare dei lati incredibilmente umani. Affetto, gelosia, rabbia, frustrazione… tutte emozioni non contemplate dalla loro natura, che si fanno largo nei loro circuiti, sfuggendo anche alla loro stessa comprensione. Risultano decisamente più umani loro dei veri esseri umani.

IL CONTRASTO TRA MITRAICI E ATEI. Sicuramente nulla di innovativo, ma ha creato una buona storia di contorno, aiutando a dare una maggiore caratterizzazione ai personaggi. La ferma convinzione di essere guidati dalla mano di Sol dei Mitraici si scontra con l’effettiva natura delle loro azioni, e la ribellione violenta degli Atei ha portato alla distruzione della Terra. Attraverso figure come Campion Sturges, i soldati, le eminenze del culto di Sol e gli addestratori atei di bambini guerrieri, vediamo il meglio e il peggio dei due schieramenti, e a maggior ragione sentiamo un maggiore senso di empatia con la nuova società creata da Mother e Father.

MARCUS/CALEB. Non tanto il personaggio in sé, quanto più l’interpretazione di Travis Fimmel. Marcus, soprattutto nei momenti di maggiore esaltazione, mi è sembrato troppo simile al Ragnar di “Vikings”, che ha portato Fimmel al successo. I due personaggi non hanno particolari similitudini, ma la messa in scena di Fimmel è sembrata quasi identica. Saper dare una caratterizzazione così personale ad un personaggio non è un difetto, ma quando si cade nella ripetitività può diventare un problema. Forse Ragnar è stata una figura troppo ingombrante per liberarsene?

IL FINALE. Il finale di questa prima stagione di “Raised by Wolves” mi ha spiazzato e mi ha lasciato parecchio delusa. La natura mostruosa della creatura partorita da Mother ha segnato un improvviso cambio di rotta rispetto a quanto visto fino a quel momento. Ciò lascia aperte molte nuove possibilità per la seconda stagione già annunciata, ma rovina in qualche modo la poesia dell’universo creato nella prima.

MOTHER. Un personaggio incredibilmente affascinante, sorretto da una straordinaria interpretazione di Amanda Collin. Unisce l’algida e elegante figura dell’androide alla rabbia distruttiva della macchina da guerra, e contemporaneamente rappresenta anche la dolcezza e l’abnegazione di una madre. È lei il vero punto forte dello show. I flashback sulla sua “creazione” sono serviti a dare ulteriore spessore al personaggio e i  contrasti nati dalla riscoperta della sua vera natura hanno arricchito enormemente la narrazione.

L’UMANIZZAZIONE DEGLI ANDROIDI. Scegliere un’unica scena sull’intera stagione sarebbe davvero difficile, ma i momenti che ho preferito sono stati senza dubbio quelli che hanno evidenziato il lato umano di Mother e Father. In particolar modo la lotta contro i soldati mitriaci per difendere l’insediamento, il riscatto di Hunter nel riportare Father alle sue funzioni originali e il momento in cui tutti i ragazzi si  oppongono a Sue/Mary per difendere Mother. Tutti momenti che fanno capire quanto i due androidi siano riusciti a trasmettere ai ragazzi un senso di coesione e di famiglia, senza dubbio superiore a quello impartito dai loro stessi genitori.

RECENSIONE RAISED BY WOLVES STAGIONE 1

L’inizio un po’ lento mi aveva inizialmente scoraggiato, ma già sul finire del secondo episodio mi ero convinta delle grandi potenzialità di questa serie. La trama non è forse la più originale, ma sfido chiunque ormai a presentarsi sul mercato con qualcosa di assolutamente mai visto. La narrazione però è buona e crea degli spunti di riflessione interessanti.

Il punto di forza è senza dubbio la rappresentazione dei due androidi, dell’evoluzione del loro rapporto e del legame che creano con i ragazzi. Se dal trailer sembrava che fosse Mother il grande lupo cattivo della storia, alla fine si capisce come siano in realtà gli uomini a comportarsi con la brutalità delle bestie. L’educazione improntata alla sopravvivenza e all’autosufficienza che tentano di dare ai ragazzi, si scontra poi con la crescita di emozioni prettamente umane e l’affetto che provano per i loro “figli”. Tanto che alla fine si riesce a dare una nuova interpretazione a quel wolves del titolo, come attaccamento e istinto di protezione tipico di un branco che protegge i suoi cuccioli e il suo territorio.

I Mitriaci sono troppo concentrati nel seguire la profezia di Sol, convinti di avere un Dio onnipotente che guida e giustifica ogni loro azione; gli Atei, rappresentati da Marcus e Sue (in origine Caleb e Mary), sono d’altra parte troppo focalizzati sulla vendetta. Nessuno di questi due gruppi raggiunge nemmeno lontanamente l’equilibrio e l’altruismo mostrato dagli androidi.

Tutta la questione di Sol ancora mi sfugge. Quest’entità cerca di raggiungere il suo scopo facendosi largo tra le menti dei suoi discepoli, portandoli anche alla follia, come successo con lo stupratore di Tempest e con Marcus. Ma qual è la sua vera natura? Ha qualcosa a che fare con la natura stessa del pianeta? Può essere collegato alle visioni di Tally avute da Campion, Mother e Father?

Ciò che abbiamo visto nel finale ha cambiato tutte le carte in tavola, stravolgendo quanto visto fino ad ora e virando verso elementi decisamente più fantascientifici. Chi ha innestato quella creatura mostruosa nel ventre di Mother, e con quale scopo? Esiste un’altra civiltà insediata su Kepler-22B? È forse per questo che è stato scelto come meta sia da Campion Sturges sia dall’arca dei Mitriaci? Senza dubbio la seconda stagione avrà molto da esplorare.

75/100

Sarebbe stata una valutazione ben più alta se non fosse stato per quel finale un po’ deludente. Sospendiamo il giudizio fino alla seconda stagione.

Ora la parola a voi: cosa ne pensate di questa prima stagione di “Raised by Wolves“? Anche voi avete avuto i miei stessi sentimenti sul finale? Cosa vi aspettate dalla seconda stagione?

Vi aspetto nei commenti!

Al
Ingegnere e bionda, borderline per definizione. Galleggia sul mare del disagio quotidiano grazie alla passione per libri e serie TV. Il suo motto nella vita resterà sempre “Save the cheerleader. Save the world”.

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1 COMMENT

  1. Primi tre episodi grandiosi, che promettevano tantissimo. Con tanti rimandi a Blade Runner, Alien, a Metropolis anche e Terminator. Purtroppo episodio dopo episodio la serie va in vacca, l’orizzonte si restringe (anche logisticamente, al villaggio), diventa centrale il solito psicodramma americano della famiglia desiderata-rotta-ricomposta-rimodulata con umani e androidi, per finire in un fanta-horror da b-movie, anche peggio, con sangue che cola e gravidanze alien-anti. Il serpentone finale e il viaggio nel magma sono ridicoli. Peccato : (

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