Recensione di Cursed – Libro e serie Tv Netflix

Cursed Netflix

Benvenuti alla doppia recensione di “Cursed”, il libro e la serie tv dedicate a ciò che accadde prima della leggenda di Re Artù e di Camelot.

Come vi avevamo annunciato nell’articolo dedicato alle nuove uscite Netflix, la piattaforma streaming ci ha regalato in anticipo la serie tv e quindi sono corsa a guardarla.

Per completezza ed entusiasmo, ho scelto di leggere anche il libro di Thomas Wheeler con le illustrazioni di Frank Miller ed ho scoperto di aver fatto MOLTO bene.

Wheeler, infatti, scrive nella postfazione che i due prodotti sono legati a doppio nodo perché non solo sono stati scritti entrambi da lui (o con la sua partecipazione) ma perché sono stati realizzati quasi in contemporanea, tanto che – scrive Wheeler – il libro è stato molto influenzato dalla realizzazione televisiva.

Questo è evidente non solo nella quasi fedeltà delle vicende al libro da parte della serie tv ma anche dal fatto che difetti dell’uno sono colmati dall’altro e viceversa.

Ma prima di addentrarci nella breve recensione del libro e della serie tv “Cursed”,  un avvertimento e una domanda. Se siete fan ortodossi della Leggenda Arturiana, lasciate perdere, potreste arrabbiarvi per alcune modifiche. Onestamente – a parte qualche momento fangirl puro davanti a certe rivelazioni e easter egg – la serie si gode di più se ci si dimentica che vuole essere collegata al Ciclo Arturiano.

Quanto alla domanda:

Chi è Nimue?

In una delle tradizioni del Ciclo Arturiano, Nimue è il nome della Dama del Lago. Ovvero colei che dona a Artù Excalibur, la spada protagonista di “Cursed”. Nimue è anche legata ad un altro personaggio arturiano e spero che nel secondo libro o seconda stagione – perché da quel che ho potuto capire dalla postfazione di Wheeler e da alcuni cambiamenti alla conclusione della vicenda nella serie tv, stanno progettando una seconda parte – sviluppino anche quel legame. Ovviamente, chi conosce il ciclo arturiano sa di chi sto parlando ma nel caso non lo sapeste, non ve lo svelo così da non rovinarvi la sorpresa.

Procediamo quindi con una breve recensione di entrambe le storie.

Recensione di “Cursed”: Il Libro

Sicuramente il grande punto a favore del libro sono le illustrazioni, opera di Frank Miller. Per chi non fosse appassionato di fumetti, Miller è la matita che si cela dietro alcuni numeri fondamentali del mondo DC e Marvel: dal Cavaliere Oscuro a Daredevil, alle grahic novel Sin City e 300. Diciamo che ho letto il libro in e-book solo perché avevo premura ma visti i colori che illuminano le pagine, sicuramente la carta stampata rende meglio.
Per quanto riguarda la storia (inventata quasi per la totalità), il libro è evidentemente scritto da un uomo che fa meglio lo sceneggiatore che il romanziere. Se guardo la scrittura dei personaggi mi rendo conto che agiscono più per mettere in moto gli eventi che per costruzione caratteriale, ne sono testimonianza le numerose scelte quasi idiote che compiono alcuni di loro che, se nel caso di Nimue possono essere ricondotte alla giovane età e allo shock della perdita di ogni punto di riferimento adulto, negli altri casi sono completamente illogici.
Malgrado i personaggi bidimensionali al servizio degli eventi, il libro ha un discreto ritmo che ti spinge a leggere cosa accadrà nella pagina successiva e nel caso di Artù è possibile ravvisare un ritratto credibile dell’uomo che diventerà.
Un altro grande difetto del libro – che nella serie tv hanno cancellato – è lo svelamento di alcuni segreti troppo presto. Uno in particolare fa perdere mordente al personaggio, un gran peccato.
Tuttavia, il libro scorre veloce ed è stata una lettura divertente che mi ha intrattenuto ma non credo che mi precipiterò a leggerne un seguito, più che altro considerando che la serie mi è piaciuta di più.

 

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It’s here ⚔️ Before Cursed hits screens next year, check out the novel by the incredible Thomas Wheeler and the legendary Frank Miller

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Recensione di “Cursed”: La Serie TV

Il Cast. La polemica infuria, un nuovo caso di casting di personaggi di colore in un contesto in cui i mori erano gli acerrimi nemici e non dei simpatici abitanti del villaggio. Tuttavia, come mi era capitato già per la scelta di David Gyasi per l’Achille di “Troy-Caduta di una città”, devo ammettere che Devon Terrell mi è piaciuto nei panni di Artù. Molto meno ho apprezzato Shalome Burne-Franklin in quelli di Morgana. Nonostante questo, il resto del cast mi è piaciuto molto: Katherine Langford ha dato il giusto bilanciamento di tenacia e temerarietà della giovinezza, ingenuità e quegli occhi azzurri bucano lo schermo, e – ma cosa ve lo dico a fare? – Gustav Skarsgård è un Merlino magnetico e affascinante. Il migliore di tutti, però, è Daniel Sharman. Permettetemi di dire che da fan che lo conosce dai tempi di “Teen Wolf”, non posso che apprezzare il salto qualitativo che ha fatto la sua recitazione. Il suo Monaco Piangente ha poche battute ma ogni suo sguardo o movimento catturano lo spettatore ed il suo personaggio e la sua storia affascinano molto. Una menzione particolare merita Billy Jenkins la cui espressività ha dato luce al suo giovanissimo Scoiattolo.

La Storia. Le vicende si susseguono incalzanti e la scelta di dedicare attenzione anche alle storie parallele degli altri personaggi risulta vincente. Non solo consente di riprendere il fiato dal tourbillon di azione che è la storia di Nimue ma anche ci fa conoscere meglio gli altri personaggi. L’unica parentesi che non ho condiviso è quella di Artù che, per quanto affondi le radici in un aspetto del personaggio, ho trovato una scelta troppo estrema. Tanto che il personaggio sembra persino essere un’altra persona! Bella la conclusione con un cliffhanger di effetto e lo spazio aperto per un proseguo della storia: una conclusione che, ribadisco, è diversa da quella del libro almeno in due importantissimi dettagli. Belli i vichinghi! Ogni volta che erano sullo schermo, pendevo dalle loro labbra. Nel complesso, Cursed segue tutte le regole del fantasy: c’è un’eroina, c’è un oggetto magico, c’è l’antagonista (multiplo), ci sono gli aiutanti e c’è il viaggio. Qualcuno potrebbe definirlo “prevedibile” ma lo sono tutti i fantasy, Tolkien compreso, e questo non deve essere necessariamente un difetto. Dopotutto se si cercano i colpi di scena, il genere giallo, thriller o soap potrebbe essere più adatto. Oltretutto non bisogna dimenticare che di gran parte dei personaggi si conosce già il destino che avranno nel Ciclo Arturiano.

Costumi, fotografia e scenografia. Le location sono assolutamente stupende, valgono da sole la serie tv e, soprattutto in un anno in cui non andrò via dalla mia Torino, fanno sognare. Belli i costumi: il trucco dei diversi clan Fey è fedele al libro (tranne in un particolare che credo avrebbe richiesto l’uso di un effetto speciale invadente) e i costumi dei vichinghi sono incredibilmente curati. Le toghe rosse dei Paladini, poi, contribuiscono moltissimo all’effetto scenico della loro comparsa: rossi come il sangue che versano. Bella anche la scelta delle Maschere d’Oro per i guerrieri della Trinità. Le scene migliori sono i campi lunghi: il campo dei Fey, quelli di battaglia, la fuga sulla costa.

Difetti. Alcuni cambiamenti alla trama del libro giustificati da esigenze televisive come la scelta del cast o due scelte peculiari di un persona, la storyline esclusiva di Artù già citata ed una leggera perdita di mordente nel corso delle ultime due puntate.

Infine, un difetto comune a libro e serie tv, è proprio legato al personaggio di Artù per il quale hanno scelto di stravolgere la tradizione e renderlo figlio di un cavaliere decaduto. Tuttavia, c’è spazio per ritornare all’originale nell’eventuale seguito.

 

Voto Libro: 6/10

Voto serie tv: 8/10

Fra le due vince la serie tv: Wheeler nasce come sceneggiatore e in quanto tale (unito al resto del team Netflix) la storia si sviluppa meglio ed i personaggi hanno uno spessore maggiore. Inoltre, ipotizzo che la scelta di anticipare possibili svolte future del libro, all’interno della serie tv si è rivelata vincente perché ha concesso, almeno in un caso, di caratterizzare meglio Morgana che altrimenti sarebbe passata in sordina come nel libro. Quando nella Leggenda Arturiana in sordina decisamente non lo è.

 

 

E con questo io concludo la mia doppia recensione del libro e della serie tv “Cursed” e ne approfitto per chiedervi: chi di voi ha già visto la serie? Chi ha letto anche il libro? Cosa vi è parso dei cambiamenti avvenuti alla storia?

Nel frattempo vi saluto e vi do appuntamento nei commenti.

 

 

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