Politically Correct: tutte le mosse sbagliate nei casting

La notizia degli ultimi giorni, quella più chiacchierata sui social, è che a quanto pare potrebbe essere Zendaya a interpretare Ariel nel live action della Sirenetta. Benché non ci sia stata la conferma ufficiale, questo non ha impedito alla polemica di scoppiare in maniera incontrollata. Da un lato chi sostiene che, senza nulla togliere al talento dell’attrice, non ha il minimo senso che Ariel – simbolo del folklore danese fin dall’ottocento – sia interpretata da un’attrice afroamericana, mentre dall’altro c’è chi urla al razzismo in risposta a tale obiezione.

Senza entrare nel merito specifico della questione – visto che non sappiamo come la Disney intenda gestire questo live action, nonostante io trovi alquanto improbabile e inutile che Ariel venga sradicata dal suo contesto originario – uso la notizia come spunto che, per l’ennesima volta, fa sorgere spontanea una domanda: è davvero necessario sacrificare l’accuratezza storica, in nome del politically correct? C’è davvero da indignarsi se in una produzione non c’è multiculturalità? Io, sinceramente, vorrei rispondere di no a entrambi i quesiti. La commistione di culture è un concetto prettamente moderno, che trova un senso compiuto solo e soltanto in produzioni ambientate ai giorni nostri. Per spiegare meglio ciò che intendo, vi faccio due esempi pratici che riguardano la stessa storia:

  • In Still Star-Crossed, serie firmata Shondaland che non è sopravvissuta oltre la prima stagione, l’ambientazione è quella originale di Romeo & Giulietta – ovvero siamo nella Verona del 1500. Capite che alla luce di ciò, non ha senso che la cugina di Giulietta o il Principe di Verona siano neri. Andando, fra le altre cose, anche contro a tutte le leggi della genetica – visto che Giulietta ci viene mostrata e potrebbe fare invidia al pallore di Biancaneve, e che la sorella del Principe ha addirittura tratti mediorientali. Qual è il senso di tutto ciò? Che i due nella foto qui sotto siano fratelli? E nobili, a capo della città di Verona nel 1500?
  • C’è poi il Romeo + Giulietta di Baz Luhrmann, che invece è l’esempio di una multiculturalità che funziona in tutto e per tutto. La storia è la stessa, ma non siamo più a Verona nel 1500. Siamo in America e siamo ai giorni nostri, quindi va benissimo che Mercutio sia nero, che Tebaldo abbia tratti sudamericani e via dicendo. Avrebbe avuto senso questo casting se Luhrmann si fosse attenuto all’ambientazione originale? No.

Nessuno si sogna di contestare l’assenza di gente bianca alla corte del Wakanda, non avrebbe senso. Così come non avrebbe senso che Lara Jean – in Tutte le volte che ho detto ti amo – fosse, che ne so, palesemente svedese. E va benissimo che nei film e nei telefilm di ambientazione moderna le diverse etnie vengano mischiate anzi, è giustissimo perché rispecchia la realtà. Ma c’è una differenza abissale fra accuratezza e razzismo, una differenza che però le persone con la polemica da social facile non sembrano comprendere. Un po’ come quelli che contestano a Botticelli l’assenza di varietà etnica nei suoi dipinti.

Riuscite ad immaginarvi i Tudor con Chadwick Boseman al posto di Jonathan Rhys-Meyers? Oppure un live action di Mulan in cui lei è interpretata da Karen Gillan (che volendo guardare, per caratteristiche fisiche sarebbe una Ariel perfetta)? Qui non si discute né di talento né di visioni politiche, bensì di mantenere la credibilità nei confronti della storia che si sta andando a raccontare.

Qual è il vostro punto di vista sulla questione? Difendete a spada tratta la piena libertà nei casting, oppure apprezzate l’accuratezza storica?

 

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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5 COMMENTS

  1. Vorrei azzardare ulteriormente a quanto buttato lì da te e dire che in effetti la Gillan, oltre ai tratti, avrebbe pure la voce per fare il musical senza correzioni in post-produzione… just saying. Senza nulla togliere a Zendaya, che è simpaticissima, una bravissima artista e ok, forse rientra di più nella fascia d’età della Sirenetta, ma come dici tu scegliessero realmente lei si tratterebbe di sradicare la favola danese dal suo contesto, cosa che concordo che purtroppo sta avvenendo fin troppo spesso in nome del politically correct. Per me sarebbe da considerare quasi più offensivo ficcare a forza un afroamericano in un contesto in cui non è realistico ci sia piuttosto che avere un period drama total white, se il periodo in cui si va ad ambientare la storia mancava effettivamente di melting pot culturale. Senza contare i grattacapi di esempi come quelli citati da te, in cui la genetica viene letteralmente gettata alle ortiche xD

    • Concordo su tutto quello che hai scritto, il problema è che ultimamente si tende davvero a esagerare in ogni senso possibile. Se non metti un personaggio nero sei razzista, se non ne metti uno gay sei omofobo e via dicendo… ma se fosse la storia a non richiederli??? Ovviamente il discorso vale anche al contrario, ad esempio io di sicuro non mi aspetto di vedere un’epica storia d’amore etero in un drama a tematica LGBT, per dire xD

  2. ho apprezzato che si sia fatto un articolo su questo argomento. altro caso recente è l’Achille della serie BBC-flop Troy-Fall of a City; indovinate di che colore è la sua pelle?
    pensate se nella versione cinematografica Wolfgang Petersen avesse ingaggiato che so Denzel Washington al posto di Brad Pitt, non l’avrebbero contestato per il fatto del colore della pelle dei due attori, ma per l’accuratezza storica!

    a questo punto rivoluzioniamo tutto e facciamo Leonardo da Vinci di colore!

    • Esatto, il problema non è di sicuro il colore della pelle, in casi come questi è proprio l’accuratezza storica che viene a mancare quando vengono prese certe decisioni piuttosto che altre. E sinceramente io non trovo nulla di sbagliato nel voler essere accurati, anche perché da una serie a sfondo storico lo spettatore dovrebbe aspettarsi proprio quello, l’accuratezza. Poi se invece parliamo di una normalissima produzione ambientata ai giorni nostri, sono la prima a dire che l’assenza di diversità culturale sarebbe assurda e anzi, poco credibile!

  3. Si lamentano della non-diversità o del razzismo nella scelta del casting, ma non dicono praticamente nulla degli stereotipi che troviamo sovente in ogni telefilm. Il ragazzo nero si ritrova ad essere l’amico del protagonista, poi c’è lo sfigato asiatico, poi la cheerleader bionda…ecc
    Sì, qualcosina sta cambiando, ma siamo ben lontani dall’uguaglianza nelle serie moderne.
    Sicuramente in questo caso, direi che stiamo andando troppo oltre, se si vuole narrare un pezzo di storia deve essere accurata o se tale storia è presa da un evento o un libro deve sempre e comunque prevalere l’accuratezza e l’autenticità.

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