Pilot Addicted | This Is Us

Sono molto, molto felice di parlarvi del pilot di This Is Us, il nuovo telefilm di NBC che ha debuttato ieri sera e che è stato definito dal suo creatore, Dan Fogelman, la versione dramedy di Lost. Il che sarebbe già bastato a incuriosirmi.
Era da tempo in cima alla mia (nutrita) lista di show da iniziare a guardare in autunno, che è notoriamente la stagione preferita di ogni Telefilm Addicted, perché se le persone normali (quelle che vivono senza ansia. Esistono) riescono a pensare solo alla fine dell’estate, la luce che cala e le foglie che che si staccano dai rami, per noi invece settembre inoltrato significa che la vita ricomincia ad assumere il vero significato per cui è stata concepita: riprendere le serie tv interrotte a maggio, e innamorarsi – se siamo fortunati – di qualcosa di nuovo.
E nono sono stata l’unica ad averlo atteso a lungo, visto che il trailer, rilasciato a maggio, è stato visualizzato almeno sette milioni e mezzo di volte.

Vale la pena dare una chance a questo telefilm? La mia opinione, che voglio esprimere con grande contegno, è ASSOLUTAMENTE SI’! Correte a guardarlo!!

La storia mi ha affascinato fin da subito e il motivo è presto detto: anche se so perfettamente che il panorama televisivo deve assecondare i gusti del pubblico, in una giusta logica economica, io qualche volta (spesso) ne ho fin sopra i capelli di trame  velocissime che non ti danno il tempo di respirare, traboccanti di colpi di scena, complotti, controcomplotti, segreti e rivelazioni che rimettono in discussione ogni volta quanto fin lì appreso, e che devono essere sempre più grandiosi, sorprendenti e inaspettati, per tenere alta l’attenzione del pubblico e lasciarci con il fiato sospeso. Qualche volta mi sembra di abbuffarmi in un fastfood televisivo da cui esco stremata e quasi assuefatta, al punto che gli eventi non mi fanno più né caldo né freddo e, peggio, non mi interessano nemmeno, Tanto la prossima puntata tutto quello che si è scoperto verrò ribaltato di nuovo in una girandola, qualche volta, priva di senso.

This Is Us fa, coraggiosamente, un’inversione di tendenza. Ha una trama (apparentemente) semplice. Si parla di persone. Ci si prende il tempo di presentarci queste persone che hanno una vita normale, che può essere la nostra, con i nostri problemi, fallimenti, insoddisfazioni, traguardi da raggiungere, nodi irrisolti. Ci dà l’idea che quello che conta nella storia non è l’evento in sé, ma come viene vissuto, metabolizzato, come anche i momenti difficili agiscano da propulsore per una trasformazione che è crescita ed evoluzione.
Le emozioni non vengono nascoste, sono anzi messe in scena e sviscerate senza vergogna, ma con grande delicatezza e realismo. Ci viene mostrato quello che a tutti è capito di provare, senza banalizzazioni né estremizzazioni.
Parla soprattutto di relazioni. Di ascolto. Di una voce amica che si siede vicino a noi e ci racconta, donandoceli, pezzi della sua vita con l’intento altruistico di trasmetterci quello che ha imparato, perché ci sia utile. Parla di famiglia: la coppia che sta per avere tre gemelli (Jack e Rebecca), i due fratelli gemelli che sono a un punto di svolta nelle rispettive vite (Kate e Kevin) e l’uomo che ha finalmente trovato il coraggio di andare alla ricerca del padre biologico che l’ha abbandonato in una caserma dei vigili del fuoco da neonato.
Ogni vicenda è presentata con grande cura e, oserei dire, con una mano amorevole che ci fa entrare in un’atmosfera sospesa in cui, istintivamente, sentiamo il calore di casa, il profumo di biscotti e la luce delle cose belle, anche grazie alla colonna sonora (Damien Rice – 9 Crimes. Hanno già vinto, con me).

E poi arriva il twist. Dalle interviste estive sapevo che ci sarebbe stato un colpo di scena finale, che aspettavo con trepidazione e che sono contenta di non essermi spoilerata. Ho continuato a pensare per tutta la puntata che sarebbe successo qualcosa e mi sono sinceramente lambiccata il cervello per tutto il tempo (pensavo che sarebbe morta Rebecca e nella scena in cui inizia a stare male mentre partorisce mi è in effetti salita l’ansia. E non poco). Non mi aspettavo assolutamente quello che invece è successo. Ero così stupefatta che all’inizio non avevo nemmeno capito la portata della rivelazione. Avevo sì compreso che eravamo nel bel mezzo di un salto temporale di portata epica, quando è arrivato il vigile del fuoco in ospedale, ma non avevo realizzato tutte le connessioni tra i vari personaggi e cioè che Jack e Rebecca erano i genitori di TUTTI QUANTI.
Come sostiene lo showrunner nell’intervista postmortem, un twist ha un senso quando è inserito nella storia con una sua logica. Ed è questo il caso, perché dà un senso alla puntata e collega in modo perfetto e organico quanto abbiamo visto, senza in realtà sapere cosa stavamo vedendo. Aggiungo che, dal mio punto di vista, il colpo di scena è ancora più azzeccato quando ti giri indietro a ripensare alla storia e capisci che la verità è sempre stata sotto ai tuoi occhi, grazie ai numerosi indizi disseminati nel corso della puntata. Lo spettatore non si sente quindi ingannato. La grande bravura di chi ha creato questo pilot è che, in effetti, a pensarci dopo, tutto torna.

La serie, come anticipato nell’intervista, si dividerà quindi tra due momenti temporalmente diversi: il 2016 e il 1980, andando avanti e indietro nelle vite dei genitori e dei figli.

Venendo nello specifico delle singole dinamiche che si sono snodate davanti ai nostri occhi prima, di sapere quale fosse il legame tra i vari personaggi, l’impressione che ho avuto è che in quaranta minuti siano riusciti a destreggiarsi con un ottimo equilibrio tra le vicende di ognuno di loro, senza rendere protagonista nessuno a discapito dell’altro. Non è successo nemmeno con la coppia di Jack e Rebecca che, con il senno di poi, avrebbe potuto beneficiare di un interesse maggiore, visto che, di fatto, sono i capostipiti della famiglia. È stata data a tutti la medesima attenzione e anzi, con piccole pennellate precise e accurate, sono riusciti a disegnarci il quadro esatto della vita e della personalità di ciascuno di loro. Non mi hanno solo raccontato dei fatti: ho percepito i loro conflitti e le loro emozioni quando sono stati messi di fronte alle sfide di quell’esatto momento temporale, che ha simboleggiato una sorta di punto di svolta per ciascuno di loro. Ho visto delle persone in carne e ossa, non personaggi di cui mi si doveva sommariamente rifilare una biografia. Ed è questo che mi fa apprezzare ancora di più il pilot, che di norma è una puntata confezionata con moltissima carne al fuoco che ha la necessità di interessare lo spettatore e di creare una sorta di manifesto dell’intera serie, in meno di un’ora. Con il risultato che si rivelano, in molti casi, puntate un po’ caotiche in cui non è facile destreggiarsi. Qui invece sono riusciti a darci le informazioni necessarie con calma e puntualità, facendoci entrare nella vita dei personaggi, coinvolgendoci e facendoci già quasi affezionare a loro.

Jack e Rebecca
Credo che Milo Ventimiglia abbia dato un’interpretazione eccellente nei panni del marito perfetto che tutti meriteremmo di avere: è innamorato pazzo di sua moglie ed è stato in grado di sostenerla durante un momento molto difficile: il travaglio prematuro di tre gemelli. Nonostante abbia cercato di essere una roccia per lei, che era evidentemente quella più più in difficoltà – quasi a rischio della propria vita – ha avuto degli umanissimi attimi di cedimento emotivo che hanno avuto il grande merito di mostrarcelo in tutta la sua vulnerabilità, dando già una profondità al personaggio – che come tutti gli altri, non è affatto stereotipato.


Ho amato il modo in cui si è rivolto con decisione al medico perché si convincesse senza nessun dubbio che la moglie sarebbe stata bene, insieme a tutti i bambini, soprattutto perché la nonna aveva già confezionato tre tutine che dovevano essere utilizzate tutte.
E l’ho trovato magnifico quando ha ammesso candidamente, senza provare nessuna vergogna di mostrarsi a noi privo di ogni maschera o “corazza virile”, di non riuscire a processare le informazioni che gli stava comunicando. Vi assicuro che mi sono sentita quasi male io al suo posto e che quando si è seduto prima di crollare a terra, ho ricominciato a respirare. Non sono una sua fan a prescindere (io sono stata #teamLogan, tra l’altro), quindi mi sento obiettiva nel dire che si è reso protagonista di un’ottima interpretazione. Applausi!

Ovviamente non si può non parlare del ginecologo che ha fatto partorire Rebecca che stato senza dubbio alcuno una delle colonne portanti dell’episodio – grazie alla bravura dell’attore –  (che i fan di Castle ricorderanno come Il Nonno cit.) e che si è fatto garante della parte leggera e consolatoria della puntata, grazie alle sue battute che mi hanno fatto non solo sorridere, ma proprio ridere, e anche per la grande professionalità, l’umanità, la pazienza, l’ascolto dimostrati e, indubbiamente, il grande sostegno morale che ha dato a un Jack sconvolto. Si è preso cura della coppia e del pubblico presentandosi come una solida figura di riferimento, arricchita a tocchi di umorismo e ironia in grado di alleggerire la tensione di momenti davvero un po’ provanti per tutti.

Kevin & Kate
Entrambi sono alle prese con dei punti di svolta delle loro vite, a causa di un’insoddisfazione fin qui rimasta latente, che adesso non sono più in grado di soffocare. Kevin fa l’attore di sitcom ed è costretto a un ruolo che non sente suo, non sente importante ed è, in effetti, piuttosto idiota. O forse lo percepiamo così perché lo vediamo attraverso il filtro della sua frustrazione. In effetti ha dimostrato tutta un’altra stoffa e ben altro coinvolgimento (nonché bravura) quando ha girato una scena più seria, in cui si era immerso al punto da dimenticare che stesse recitando. Il suo talento merita ben altro (forse sono troppo di parte?). Mi è piaciuto molto il suo sfogo (decisamente meta, via) contro il sistema televisivo che si orienta verso le richieste del pubblico, a discapito della qualità artistica. È chiaro però che non ha decisamente favorito la sua carriera, dando di matto sul set. Forse l’ha distrutta del tutto.

Kate, invece, ha problemi di peso, che ha deciso di affrontare, con onestà, frequentando il gruppo di sostegno dove incontra Toby che, a una prima occhiata, non ho trovato del tutto affidabile e speravo infatti che lei non volesse uscire con lui. Così a pelle. È sempre rimasto sull’orlo del “non mi convince del tutto”, ma senza mai strafare e farmi desiderare di chiuderlo fuori di casa al gelo. Ma ha guadagnato molti punti quando le ha mostrato il video dell’orca (?) e ed è rimasto con lei mentre consolava il fratello. (Mi stanno simpatici tutti, è possibile?).

Amo, soprattutto, il legame molto stretto che c’è tra fratello e sorella. Il modo in cui si supportano e si consolano, ciascuno alle prese con il proprio crollo.

Randall
Confesso che è la storia che mi è piaciuta di più di tutte. Ha toccato un argomento forte – la ricerca e il ritrovamento del padre biologico – senza disperdersi nella retorica banale, come sarebbe stato quasi inevitabile -, ma presentandoci gli eventi con un tono asciutto ma non freddo e, soprattutto, coinvolgente. Non mi aspettavo che Randall balzasse in auto e si presentasse alla porta del padre, né, a dire il vero, avevo previsto le reazioni del padre stesso che ha dimostrato di essere una persona più consapevole e onesta di quanto si potesse supporre. Onesta con se stessa nel non chiedere facili assoluzioni per quanto commesso, né ricoprire le proprie azioni di scuse, e nel comprendere empaticamente come si sentisse il figlio perduto. Non si è fatto nessuno sconto, quando ha ammesso di non ricordare di averlo lasciato davanti alla caserma dei pompieri, 36 anni prima. Mi è piaciuto vedere Randall, un uomo che è cresciuto con due genitori amorevoli (che noi abbiamo scoperto alla fine), ma che ha nascosto dentro di sé la ferita dell’abbandono e della non accettazione, che si è tramutata in una volontà di rivalsa che gli ha fatto ottenere successo nel lavoro e ricchezza materiale, non sapere come gestire le proprie reazioni – e le emozioni collegate – di fronte a quell’incontro a cui si era preparato (immagino) da anni, senza mai esserne veramente pronto. Mi ha scaldato il cuore (commuovendomi) il desiderio improvviso di portarlo a casa sua a fargli conoscere le figlie, la spiegazione molto sincera su come non avesse idea di come si sentisse e del perché avesse preso una decisione del genere e la proposta di accogliere il padre in fin di vita a casa sua. Troppi buoni sentimenti? Persone così non si trovano nel mondo? Forse. Ma è a questo che ci servono le belle storie, a darci speranza e rifugio quando ne abbiamo bisogno.

Chi altri di voi ha avuto un cedimento emotivo quando ha visto i neonati con la tutina (terribile!) cucita dalla nonna ed è stato inquadrato il terzo bambino e ha ricordato le parole del medico:

I like to think that maybe one day you’ll be an old man like me… talking a younger man’s ear off, explaining to him how you… took the sourest lemon that life has to offer… and turned it into something
resembling lemonade.

 

Sono molto curiosa di assistere a come si dipanerà creativamente la storia da qui in avanti e come riusciranno a gestire una dinamica così complessa come il doppio piano temporale. Non vedo l’ora di continuare il viaggio con questa famiglia!

Syl

Dopo la splendida analisi di Syl su questa premiére non ci sarebbe null’altro da aggiungere, ma ho talmente adorato questo pilot che non potevo non scrivere nulla a riguardo.

Per essere convincente un pilot deve riuscire a tenerti attaccato allo schermo e a farti venire voglia di sapere subito cosa succederà dopo. Ecco, quello di This Is Us allora è stato un pilot coi fiocchi.

Partiamo dall’incipit: cosa può accomunare persone completamente diverse ma che condividono la stessa data di nascita? La risposta più ovvia sarebbe niente, naturalmente, a meno che non si vaghi subito con la mente ad una soluzione più trascendentale o fantascientifica, alla Sense8 per intenderci. Ed è proprio nel giorno del loro trentaseiesimo compleanno che ci vengono presentati i quattro protagonisti: Jack, Randall, Kate e Kevin. Un futuro padre, un uomo in carriera e due fratelli gemelli, un’obesa e un attore di sit-com; a colpo d’occhio assolutamente nulla in comune, men che meno fra i due fratelli. Eppure a tutti in questo giorno succede qualcosa di straordinario, un qualcosa che stravolge completamente le loro vite e apre loro nuove prospettive.

Che volete che vi dica, io in fondo sono una sentimentale, per cui mi sono lasciata totalmente conquistare da questo pilot. Dal trailer mi aspettavo più dramma, ma quel dramma strappalacrime, da pesante riflessione filosofica sulla vita, che alla fine ti fa chiudere lo schermo con angoscianti domande sul senso della tua esistenza; e invece no, la piacevole sorpresa è stata proprio la leggerezza con cui questi temi, effettivamente drammatici, siano stati affrontati. I dialoghi e la caratterizzazione stessa dei protagonisti, erano del tipo che ti fanno automaticamente spuntare un sorriso sulle labbra. Lo stesso sorriso con il quale Jack affronta la perdita di un figlio, con cui Randall riaccoglie il padre biologico nella sua vita (dopo che questi lo aveva abbandonato 36 anni prima), con cui Kevin getta alle ortiche il lavoro che l’aveva portato al successo, mentre Kate realizza che l’unica cosa ghiacciata nel suo frigorifero, sempre stracolmo di cibo, sia appunto del gelato. Quel sorriso che significa ottimismo e possibilità, che ti permette di ricavare qualcosa che assomigli ad una limonata anche dal più aspro di limoni.

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E questo motto assume alla fine dell’episodio tutto un altro significato: da filo rosso che unisce il destino di quattro sconosciuti a collante per un meraviglioso quadro di famiglia. Kev e Kate condividono con Jack il loro compleanno perché non sono nient’altro che i due gemelli avuti da Rebecca, ai quali si aggiunge il trovatello Randall, accolto con calore dalla famiglia per andare a riempire quella terza culla rimasta tristemente vuota. Condividono la data di nascita, condividono l’intraprendenza e l’ottimismo che ha insegnato loro lo stesso padre, e che quest’ultimo ha imparato da un vecchio dottore nel giorno più triste della sua vita. Non poteva esserci chiusura più inaspettata e allo stesso tempo più perfetta.

Al

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12 COMMENTS

  1. Ciao!
    Non avete idea dei salti mortali che ho fatto per non spoilerarmi nulla di questo pilot (il cui trailer, anche io, ho guardato triliardi di volte).
    Vi dico la verità, però, fino al twist finale non mi ero entusiasmata più di tanto: o meglio, apprezzavo il modo in cui hanno delineato i vari personaggi e i rapporti fra loro e ho lodato la recitazione di molti di loro (Milo è stato meraviglioso!) oltre al fatto che vedere così tanti visi noti mi ha reso felice, però, però, non mi ero entusiasmata nel vero senso della parola. Ma il twist finale….WOW!Bellissimo e soprattutto interessante per gli sviluppi futuri che mi incuriosiscono e che rendono il tutto molto rischioso: cadere nel solito dramma potrebbe essere facile.
    L’unica cosa che mi ha convinto poco è la storia Kate-Toby: dopo anni di Mike & Molly spero non ne facciano un rifacimento in salsa drama ma si concentrino di più sul cammino di auto aiuto e auto accettazione che segnerebbe un percorso di crescita del personaggio.

    • Ciao! Grazie per il commento 🙂
      Il twist finale non me lo aspettavo e non l’ho visto arrivare per nulla! Sinceramente nemmeno quello della seconda puntata. Non ho visto Mike&Molly, quindi non so come sia stata la storia. Per il momento li sto ancora studiando (Kate-Toby), non vorrei finissero in un cliché.
      In realtà quello che mi piace del telefilm è che, pur raccontando storie di vita qualunque, riesce sempre a farlo senza cadere nella retorica e nella noia.
      Speriamo continui così!

  2. Mannaggia a te e a quanto sei brava, Syl: m’hai fatto venire la voglia di seguirlo. Magari cambiare genere mi farà bene, chissà.

    • Grazie e bentrovato 🙂
      Fammi sapere cosa ne pensi, se lo guardi! A me piace il tono intimistico, che si è mantenuto anche nella seconda puntata. Cose che avrei voluto vedere anche altrove. E poi c’è Esposito 😉

  3. Ho appena visto il pilot e mi è piaciuto molto. Almeno mi sembra, poi ci penserò meglio. So di essere pedante ed esigente, quindi troverò senz’altro qualcosa da ridire. Solo con Castle non mi è successo, ma perché lì c’era una Storia che mi ha preso come non mai e che mi faceva accettare tutte le incongruenze (troppe, in realtà e pure evitabili).
    Qui sono curioso di conoscere gli sviluppi dell’idea intrecciosa.
    Come prima impressione, mi ha colpito un’atmosfera particolare, direi raffinata. Per capirci, un po’ come in Sister Cities, che immagino tu abbia visto e che ti sia piaciuto, se davvero ami l’intimismo. Tutto sommato, mi sono trovato abbastanza coinvolto e questo per me è un aspetto molto importante. Forse anche perché si parla di gente qualunque, molto più vicina e tangibile dei soliti supereroi o simili, che infatti disdegno senza ritegno alcuno. Questione di esigenze personali, naturalmente.

    Come te, spero che nel prosieguo non cadano nei consueti cliché che ovviamente sono lì in agguato. Direi comunque che l’inizio sia promettente.
    I personaggi sembrano anche a me ben delineati e rappresentati da ottimi attori. Il ginecologo mi è piaciuto tantissimo e mi ha ricordato un po’ Martha in Castle (lo so, sono ancora ossessionato e non guarirò mai, temo).
    L’unico problemino potrebbe essere costituito in futuro da una certa ripetitività, ma credo e spero che le situazioni ravviveranno tutta la faccenda. Altrimenti e per il momento (ed è troppo presto, lo so) ho l’impressione che l’idea di base sia più adatta ad un film che non ad una serie con tante puntate. E’ solo un’impressione, sia chiaro e staremo a vedere.
    In conclusione, direi bene.
    Ah, mi è piaciuta tantissimo l’espressività di Kate (e ridagli) e il suo sguardo dolcissimo, triste e piuttosto rassegnato all’inevitabile. Quella donna ha un viso stupendo.
    A presto, spero.

  4. Visto anche il secondo episodio. Mi è piaciuto più del primo forse anche perché comincio a conoscere meglio i personaggi. In realtà i salti temporali mi lasciano un po’ perplesso, ma non mi dispiacciono, dopo tutto.
    Rimane intatta quell’atmosfera particolare, che io trovo molto elegante e non ricordo di averla registrata altrove nelle serie tv che ho visto.
    Spero solo non venga contaminata con eccessive dosi di melodramma. Per ora comunque mi va benissimo e comincio ad appassionarmi (e figurati) alle vicende dei personaggi col bagaglio delle loro introspezioni.
    Grazie per il suggerimento.

    PS: Huertas con i capelli un po’ imbiancati è adorabile.

    • Ciao! Sono contenta che ti sia piaciuto, anche io ho apprezzato anche la seconda puntata, nonostante cominci un po’ a temere l’arrivo di twist negli ultimi venti secondi, nel senso che temo diventi un’abitudine che non mi permetterebbe di apprezzare la puntata.
      Lo trovo un telefilm diverso dal solito, come dici tu con un’atmosfera curata ed elegante, che mette in scena momenti intimi e pieni di calore, senza diventare melenso o retorico. Mi piace molto come recitano, soprattutto Jack e Randall e amo Kate, anche se non sono del tutto sicura che la sua storia con Toby non diventi un po’ già vista (anche se lui mi fa divertire moltissimo 😀 ).

  5. Salve gente,castle fans o no! Ho aspettato di vederlo in italiano e penso che, in parte, mi cosolerò per la grave “perdita” di Castle! È semplicemente bellissimo! Parla proprio di gente comune, quello che è successo nel telefilm potrebbe capitare a chiunque. Delicatezza, sensibilità, commozione “retroattive”! Sì, perché al momento non mi ero resa conto bene di tutto quanto. Sarò tonta, ma non avrei capito bene senza le vostre spiegazioni, avrei semplicemente detto : coincidenze! Benebene, continuerò senz’altro con la visione, e magari con i commenti. (Non avrei mai immaginato di commentare ancora qualcosa dopo la dipartita del mio show preferito!)

    • Ciao! E grazie per il commento! Anche io sono ancora “orfana” di Castle, ma questo telefilm è riuscito a colpirmi proprio per la sua semplicità e ricchezza di calore, senza retorica e mettendo in scena le “cose della vita per come realmente avvengono”.
      E anche io fino all’ultimo non avevo capito, continuavo a dirmi “Ma dai, che coincidenza”, fino proprio alle ultime battute finali. Sì, mi ero resa conto che le sigarette in ospedale erano strane, ma ero troppo presa dal resto!
      Fammi sapere che cosa pensi della prossima puntata (non posso spoilerare!).

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