Pilot Addicted | State of Affairs

L’accoppiata nuova serie e Pilot Addicted ritorna a farvi compagnia. Ecco le prime impressioni da parte di alcune ragazze del nostro staff a questo primo episodio.

Katherin Heigl ha un brutto carattere tanto che la Shondona l’ha licenziata proprio per le sue manie da diva, però, bisogna ammettere che sia molto brava nel suo lavoro ed è questo che mi ha spinto a guardare il pilot di questa nuova serie, ero curiosa. Dopo aver visto l’episodio ho dovuto però prendermi del tempo del pensare perché sono decisamente indecisa.
Charleston “Charlie” Whitney Tucker è un’analista della CIA che organizza la task force che si occupa delle relazioni con il Medioriente e quotidianamente presenta il suo rapporto alla presidente. Charlie, però, è anche la quasi vedova (quasi perché erano solo fidanzati) del figlio della presidente degli USA, ucciso in un attentato terroristico che nasconde però dei segreti che anche la stessa Charleston non ricorda ancora del tutto e che potrebbero averla vista direttamente collusa con gli attentatori.
L’idea di un inside look agli uffici della CIA è sempre e l’idea che possa esserci un intrigo in un intrigo potrebbe rivelarsi l’antidoto utile ad evitare l’appiattimento da procedural. La Heigl è molto brava e l’ambiente della CIA con i suoi segreti, la perenne tensione, i mille controlli e sospetti è raffigurato in maniera credibile. Anche i suoi comprimari sembrano avere una giusta coesione e con il giusto approfondimento potrebbero dare buoni risultati; il personaggio del nuovo arrivato, interpretato da Adam Kaufman, non sembra malaccio: dietro all’apparente gigioneria potrebbe nascondersi qualcos’altro di più losco, sarebbe interessante se gli autori decidessero di andare in quel senso, svincolandolo dal ruolo di “galletto” del gruppo. La scelta, poi, di un presidente nero e donna è da manuale! Dove non arriva la realtà arrivano le serie TV! L’avessero reso ispanico sarebbe stato come fare tombola ma lì si sarebbe scaduti nella fantasia. Scusate il sarcasmo ma certe scelte, per quanto sarebbero una grande conquista nella realtà, nella fiction mi puzzano sempre di furberie per accattivarsi il pubblico.
Inoltre, la parte procedural non mi ha entusiasmato. Amavo JAG (10 anni di fedeltà!) ma l’americanismo più sfrenato dopo un po’ mi stanca parecchio e per di più, temo, che il tutto possa rivelarsi solo una grande mossa di marketing per rendere eroica e simpatica la CIA.
In ogni caso, l’episodio mi è piaciuto e gli concederò anche i seguenti perché il mistero sulla notte dell’attentato mi ha preso parecchio e vorrei capire dove andranno a parare.
The Lady and The Band

Quando scelgo di vedere un pilot, lo faccio perché di solito l’idea alla base di questa nuova serie tv rispetta alcuni dei criteri fondamentali che mi pongo affinché uno show possa piacermi davvero, possa diventare una parte della mia quotidianità. State of Affairs teoricamente aveva fatto strike: nel genere perché gli spy drama sono un po’ una costante per me e l’aggiunta dell’ambito presidenziale migliorava soltanto la situazione; con lo showrunner perchè Alexi Hawley è stato uno dei miei sceneggiatori preferiti in Castle; con il cast perché su Katherine Heigl si può fare gossip quanto si vuole ma secondo me è innegabile che sia dannatamente brava. Il momento della verità però arriva con la messa in onda, momento terrificante perché se la serie non dovesse rispettare le aspettative, lascerebbe una delusione tanto grande che neanche un rewatch completo di Alias potrebbe colmare lo spazio che avevo creato per questa nuova serie tv. Ho visto State of Affairs, ho cercato di entrare nella storia, nei personaggi, nelle emozioni che di solito un pilot trasmette e sinceramente il dubbio è ancora forte. La storia ha un potenziale immenso, è affascinante più di quanto sperassi perché non si tratta, almeno per il momento, delle classiche missioni sul campo ma gran parte del lavoro lo si svolge in ufficio, nella stanza dei bottoni, nei momenti in cui la CIA e il governo degli Stati Uniti decidono come affrontare le diverse minacce che quotidianamente colpiscono il Paese. Il team della protagonista Charleston “Charlie” Tucker vaglia i diversi e possibili nemici, ne analizza la natura e la pericolosità per poi fare rapporto al Presidente e lasciare a lei l’ultima parola sulle missioni da intraprendere. Intelligente e astuta, Charlie è circondata da persone a prima vista incredibilmente leali ma un aspetto che ho dovuto notare subito, seppur con occhio magari troppo cinico, è la scelta ottimistica, auto celebrativa e forse (e sottolineo Forse) troppo irrealistica di salvare la vita di un ostaggio americano nelle mani di terroristi orientali anziché utilizzare quelle risorse militari per provare a catturare uno dei principali obiettivi dei servizi segreti statunitensi. Non so se in realtà, in quelle stesse condizioni, la persona che occupa effettivamente il posto di Charlie avrebbe preso la stessa decisione. Ma il bello delle serie tv è che ti mostrano un mondo migliore su diversi fronti quindi lasciando da parte per il momento la realtà, torniamo nella particolarità della storia e dei personaggi perché a legare profondamente il POTUS (questa è una chicca = President of The United States) e Charlie non c’è solo un importante e simbiotico rapporto professionale ma soprattutto un legame personale ormai inscindibile nel ricordo di Aaron, il compianto figlio del Presidente e fidanzato di Charlie, rimasto ucciso durante una tappa della campagna elettorale di sua madre in Medio Oriente. Notiamo subito quanto la morte di Aaron abbia influito negativamente su una donna come Charlie, che sceglie di lasciarsi andare in rapporti occasionali senza importanza pur di non affrontare il ricordo e la verità di quel momento tragico, e su una donna come Costance (fantastica Alfre Woodard) che, seppur emblema di razionalità e giustizia, è completamente disposta a sporcarsi le mani pur di ottenere vendetta. La vera sorpresa di tutta la storia arriva però nel finale che ci mostra soltanto l’inizio di tutto ciò che ancora dobbiamo scoprire sia su Charlie che su Aaron ma soprattutto su quel giorno che cambiò la vita di tanti. Il dubbio di cui vi parlavo prima sta nel pensare a come riusciranno a catturare perennemente l’attenzione dello spettatore senza perdersi in ritmi troppo blandi, riuscendo anche ad equilibrare segreti e verità. Per quanto riguarda il pilot dunque, per me State of Affairs è ampiamente promosso, per l’intera serie invece non mi pronuncio e attendo nuovi sviluppi.
Walkerita

Lestbluehttp://www.youtube.com/Lestblue
Lestblue, giovane archeologo che ha scoperto la sua passione per i telefilm all’età di 8 anni grazie a Beverly Hills 90210. I telefilm (tutti) sono la sua droga. Soffre di shopping compulsivo e non manca mai di comperarsi l’ultimo cofanetto di una qualche serie tv che lo ha stregato. Telefilm preferiti : Buffy, Six Feet Under, Criminal Minds, OZ, Nip/Tuck, Big Love, Xfiles e i Soprano. Una volta ha creduto di sentire le voci come Melissa Gordon poi ha scoperto di essersi addormentato con l’ipod acceso.

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