Pilot Addicted | Class

I dubbi li avevamo tutti, questo è sicuro. Ci siamo domandati senz’altro: “Abbiamo davvero bisogno di un altro spin-off di Doctor Who”? E dopo aver guardato finalmente i primi due episodi di Class rilasciati sulla piattaforma online BBC Three, possiamo ufficialmente rispondere: “Sì!”. Contro ogni previsione, “Class” vince e convince, riuscendo a distaccarsi tanto dalla serie madre da creare subito una sua identità ma facendo propria, contemporaneamente, l’atmosfera fortemente british che si respira con “Doctor Who”. La storia si svolge alla Coal Hill School (adesso Academy), rinnovata ma sempre custode di importanti ricordi; i protagonisti sono cinque ragazzi adolescenti, accompagnati da un’insolita insegnante, che si ritrovano da un giorno all’altro catapultati in una nuova realtà in cui la loro scuola è diventata improvvisamente un punto di congiunzione tra dimensioni e universi differenti. E loro sono adesso l’unica linea di difesa contro qualunque minaccia cercherà di approfittarne.

Sam, Claw e WalkeRita hanno guardato il pilot per noi e queste sono le loro prime impressioni.

class-7

Eccoci qui per un altro Pilot Addicted. Uno particolarmente atteso, direi, almeno da tutti noi Whovian. E noi Whovian siamo tanti.

“Class” è finamente arrivato sugli schermi della BBC Three e su quelli dei nostri computer.

Devo essere sincera: quando è stato annunciato ero un po’ scettica, anche se più che disposta a dargli una possibilità (e anche due). Ero scettica non perché non mi piacesse (e non mi piaccia) l’idea di uno spin off, bensì perché conscia di cosa è successo agli spin off di “Doctor Who” che hanno preceduto questo, soprattutto “Torchwood”, che come molti di voi amavo.

Sento che la punizione di Steven Moffat per questo mio scetticismo arriverà e sarà brutale. Lui queste cose le percepisce a distanza. A mia discolpa, però, Satana della tv (sì Moff, parlo di te, ovviamente), posso dire che ero scettica, sì, ma speranzosa. Soprattutto dopo il trailer, che, diciamolo, è stato bellissimo.

Un giudizio che confermo dopo la visione di questi primi episodi. Prima di spiegarlo, preciso immediatamente: non è un pilot perfetto, tanto per fare un esempio i ragazzi sono figure abbastanza ricorrenti nelle varie storie (leggi, telefilm) e la Coal Hill sembra una versione britannica del liceo di Sunnydale (giusto per citare un precedente noto, sia per “la scuola Bocca dell’Inferno” – in questo caso temporale – come d’altronde è sottolineato con la stessa citazione, sia per la classica divisione tra i ragazzi noti e quelli che lo sono meno),  ma gli aspetti positivi surclassano decisamente quelli negativi.

L’inizio del pilot segna già la differenza tra “Class” e chi lo ha preceduto, per la sigla iniziale e la fantastica unione tra le immagini e la colonna sonora che le sottolinea, nei primi minuti che seguono la sigla. Un particolare, quello della colonna sonora, che si riconferma del tutto positivamente per l’intera puntata.

Inoltre, si parte subito in tensione e si capisce come alcuni personaggi siano al centro degli eventi e siano al corrente di tutto, cosa che permette di dare un immediato inquadramento ad alcuni aspetti della situazione.

Ovviamente, l’impronta di quel genio di Moffat si sente ovunque, soprattutto nei mostri. Quando ho visto quell’ombra allungarsi sotto la porta ho urlato: “I VASHTA NERADA!!! SI SALVI CHI PUOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOO’!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! COUNT THE SHADOOOOOOOOOOWS!!!!!!!!!!!!! RUUUUUUUUUUUUUUUUUUUNNNNNN!!!!!!!!!!!!!!!”
Invece, giusto perché i Vashta Nerada e contare le proprie ombre non era abbastanza per noi poveri traumatizzati da Satana che già non riusciamo più da anni a guardare una statua semplicemente apprezzandone la bellezza, ecco che le ombre si rivelano essere luogo prediletto di un’altra specie di alieni, anch’essi feroci e “divoratori” di intere specie come se niente fosse. Aggiungiamo un nuovo trauma a quelli procuratici da Moffat. Uno più, uno meno, ormai, che differenza volete che faccia?

Per fortuna (nostra), la sua impronta non si vede solo lì. La puntata è incalzante, come lo sono molti episodi di “Doctor Who” di quest’era moffattiana, la resa visiva è decisamente buona (e quindi, sotto questo aspetto, “Class” surclassa “Torchwood” e “Le Avventure di Sarah Jane”) e, come sempre, l’umorismo (nero) si spreca. L’episodio, in effetti, è un buon mix di drammaticità (sottolineata grazie ai giochi di luce e chiaro-scuro) e ironia e sarcasmo.

Tornando ai ragazzi, come dicevo sono figure piuttosto ricorrenti nei vari telefilm, ma in ogni caso sembrano ben ideati e ben assortiti. E’ interessante la figura del Principe, non in quanto Principe, ma per il fatto di aver assegnato a un attore giovane (che nella storia, apparentemente, sembra un liceale) un ruolo che potenzialmente, come dimostrato, ha dei punti in comune proprio con LUI, Il Dottore: come Il Dottore, il giovane (?) Principe porta sulle spalle il peso di essere uno dei pochi esponenti della sua specie (tecnicamente Gallifrey è ancora bloccato e Il Dottore non lo ha trovato definitivamente), come Il Dottore deve tenere a freno tutta la rabbia che prova per la perdita del suo pianeta, come Il Dottore custodisce un enorme segreto.
Questo parallelismo è davvero intrigante e potrebbe portare a sviluppi notevoli, proprio perché il Dottore è un essere antico e il Principe in teoria no. Certo, non è la prima volta che Moffat dà un tale ruolo a un giovane, Matt Smith è stato la massima espressione di cosa può fare un attore molto giovane, cionondimeno è una scelta notevole.

Inoltre, è altrettanto interessante l’unione forzata tra il Principe e Miss Quill (che condivide il peso di essere “gli ultimi della specie” con il Principe stesso e quindi con Il Dottore): lei è spietata,  rabbiosa e graffiante, lui sofferente e responsabile. I due si devono bilanciare a vicenda e, particolare che arricchisce il tutto, devono proteggersi l’un l’altro nonostante fossero dei nemici. Sembra quasi che Charlie e Miss Quill rappresentino i due volti del Dottore: lei ha la sua rabbia, lui la sua saggezza e la tristezza.
Miss Quill è davvero un personaggio ben riuscito: sembra spuntare da “Bad Teacher” e, nonostante il carattere feroce (non privo di cuore, però), è titolare di momenti di vera comicità.

Ad arricchire un quadro che già funziona da solo, arriva anche Il Dottore, sancendo così definitivamente il legame con la serie principale (e potenziali crossover), che come sempre brilla di luce propria. La sua presenza, però, ha anche un altro scopo: ribadire la continuity con quanto accaduto nella nona stagione di “Doctor Who”, con la dipartita di Clara (dopo quella di Danny, per quanto riguarda la scuola), grazie a una frase bellissima, “Il Tempo non dimentica”.
Bellissima non solo perché vera in questo universo (quante volte gli abbiamo sentito dire che il Tempo riafferma se stesso, dando quindi l’impressione che sia quasi un’entità senziente?), ma perché di significato ambivalente. Mi riferisco al fatto che Il Dottore, in quanto Signore del Tempo, razza che ha creato le leggi del Tempo, e in quanto essere potenzialmente immortale e che, al momento, ha sulle spalle un’infinità di anni, è Il Tempo stesso, in un certo senso. E infatti, quel nome sulla parete suscita qualcosa nella sua mente e nel suo cuore, perché anche se in superficie lui non ricorda, nel suo profondo non ha dimenticato.

Quindi, in sostanza, un pilot avvincente, che mostra già una certa profondità per la storia e per i suoi personaggi, e diverte moltissimo.

Ben fatto BBC!

– Sam

class-banner

“So, are we all, like, mates then?”

Credo che si possa riassumere in queste parole il primo aspetto che più mi ha colpito del tanto atteso pilot di “Class”, ultimo spin-off del leggendario “Doctor Who”. Alla prima visione, infatti, mi aveva lasciata particolarmente interdetta l’estrema facilità con cui questi ragazzi avevano abbracciato l’assurdità in cui si era trasformata la loro realtà, letteralmente da un minuto all’altro, della serie che sarebbero gli unici companion ad entrare nel TARDIS e a rimanere quasi completamente indifferenti di fronte allo sbalzo dimensionale tra interno ed esterno [e tra l’altro tutti loro si sono rivelati secondo me “companion material”]. Penso, però, di aver trovato una risposta a questo dubbio verso la fine del primo episodio, quando Tanya pronuncia la frase che ho citato all’inizio del mio pezzo. L’estremo bisogno di tutti loro di non essere terribilmente soli come di fatto sono è una verità caratteriale che ti investe in pieno a causa della sua realistica rappresentazione che contrasta apertamente invece con la folle accettazione cieca dell’esistenza di alieni-ombra in grado di annientare un’intera razza [Ma che problema hanno con le ombre nel whoniverse?]. Per quanto la Coal Hill School sia già stata in passato palcoscenico di eventi più facili da dimenticare che da razionalizzare (complici insegnanti a dir poco… originali!), April, Tanya, Ram e Matteusz [anche se quest’ultimo non lo vedo pienamente inserito] non sembrano avanzare alcuna vera obiezione alle direttive del Dottore di fare di loro una squadra di difesa contro qualsiasi forma di vita aliena si riversi nella loro scuola ora che è diventata improvvisamente un punto di congiunzione tra la Terra e altri mondi. E questo perché essere investiti di una missione evidentemente più grande di loro diventa un prezzo accettabile da pagare pur di far finalmente parte di un gruppo in cui riconoscersi oltre le loro infinite differenze. Tutti e quattro i ragazzi, infatti, provengono da background sociali, razziali, religiosi e familiari completamente diversi l’uno dall’altro e tutti loro vivono lampanti difficoltà d’integrazione (sì, anche il popolare Ram che attirava gli sguardi di tutti quando entrava in una stanza e che adesso forse è quello che più ha bisogno di questa “squadra” di disadattati). Ma probabilmente il ragazzo che più di tutti incorpora questa alienazione sociale è Charlie, il principe dei Rhodia, ultimo della sua specie spazzata via dalla stessa minaccia che adesso attacca la Coal Hill [vi ricorda qualcuno?]. Con uno stile narrativo che inevitabilmente strizza l’occhio a quella cultura televisiva americana che tutti i protagonisti conoscono bene [e anche questo aspetto è tremendamente realistico], è durante il “prom” scolastico che la situazione degenera drammaticamente, ma sarà proprio l’innato bisogno dei nuovi “prescelti” di avere un obiettivo e un gruppo con cui condividerlo ad emergere prepotentemente e a risolvere almeno in parte il primo attacco fuoriuscito dalla crepa inter-dimensionale che adesso avvolge velatamente l’intera scuola, portando così anche il Dottore ad avere fiducia in quell’assurdo gruppo variegato di adolescenti capaci probabilmente di affrontare più avversità di quante immaginino.

Dopo aver guardato i primi due episodi di “Class” quindi, mi sembra che l’obiettivo della serie voglia essere quello di imporsi come un perfetto punto di incontro tra quella che è la più autentica atmosfera whovian e lo stile dei teen drama fantasy & sci-fi “a stelle e strisce”, il tutto però inserito in una realtà pienamente british e paradossalmente molto più adulta e dark rispetto a quella di “Doctor Who”. “Class” non ha paura di osare, non ha paura di mostrare e privilegiare determinati aspetti “tabù” della serie madre, perché è in fondo ancora uno show sperimentale, alla ricerca della propria identità, ed è anche chiaramente libero dal “peso” di quella che è invece la storia decennale di “Doctor Who”. Della matrice whovian, oltre all’atmosfera che inevitabilmente si respira alla Coal Hill tra ricordi e richiami (*singhiozza pesantemente*), ho riconosciuto in particolar modo due momenti che sembrano rifarsi all’iconico protagonista della serie di partenza: il primo riguarda ovviamente la storia e il passato di Charlie e soprattutto la sua adorabile ignoranza della cultura pop terrestre (a parte “The Vampire Diaries” ovviamente); la seconda, invece, riguarda una sorprendente risoluzione della crisi sovrannaturale del secondo episodio in cui è Ram probabilmente a incarnare, in senso lato, l’opzione più “doctor-ish” per affrontare la minaccia, rivolgendosi direttamente alla creatura aliena e convincendola con il potere della dialettica non solo a tornare indietro nel suo mondo ma anche a portare con sé l’ospite umano della sua “partner”.

“Time never forgets”

La presenza nel pilot del Dottore di Peter Capaldi rappresenta per la serie l’inevitabile spinta di cui ogni spin-off ha bisogno per cominciare al meglio il proprio viaggio mentre diventa per me la conferma di quanto essenziale ormai sia diventato quel personaggio nella mia vita di tutti i giorni, di quanto riesca a entusiasmarmi nell’istante esatto in cui compare in scena e di quanto contemporaneamente riesca ancora a spezzarmi il cuore quando si ritrova di fronte a quel nome che sente di conoscere ma che ancora non ricorda.

Menzione conclusiva ma indipendente la merita a mio parere il personaggio che più ha permesso a questi primi due episodi di esplodere in tutta la loro originalità e il caso vuole che si tratti ancora una volta di un’insegnante della Coal Hill. Cinica, gelida, distaccata, acida e insofferente di tutti i suoi studenti, a mio parere miss Quill non farebbe dubitare affatto della sua umanità mostrando infatti con orgoglio tutti i tratti distintivi di un tipico insegnante ordinario che odia la sua professione! Ma quando si rivela per ciò che è in realtà, miss Quill diventa progressivamente una creatura sempre più epica, dispensando senza risparmio sarcasmo e lamentele e ammettendo che in realtà non è poi così insofferente ai suoi studenti, li detesta con passione [scherzo… non molto]! Unica superstite della sua specie, così come Charlie a cui è obbligatoriamente legata a causa di una storia di conquistatori e di ribelli che non potrebbe essere più umana di così, la Quill ruba la scena ad ogni passo, rivelandosi semplicemente irresistibile. Chapeau down per l’interpretazione geniale di Katherine Kelly.

In definitiva,Class” si presenta a mio parere come un’autentica e letterale sorpresa nel panorama seriale, unendo un genere strettamente statunitense con lo spirito puramente british, e indirizzandosi probabilmente a un determinato target d’età ma con profonde sfumature evidentemente adulte.

– WalkeRita

Class - Ep2

Presentandosi come spin-off della ben più celebre e acclamata serie britannica “Doctor Who, scritta da Patrick Ness e prodotta insieme a Steven Moffat e Brian Minchin, Class” è la SORPRESA che non ti aspetti.

Con questa recente mania degli spin-off e dei reboot, sia televisivi che cinematografici, si ha la tendenza di sfruttare AL MASSIMO la fama o il successo di un valido prodotto per dar vita, invece, a qualcosa di superfluo e mal costruito. Questo non è personalmente il caso di “Class”, che fa uso sì del nome di “Doctor Who” e del suo protagonista per farsi conoscere dal pubblico e lanciare essenzialmente la sua trama, ma allo stesso tempo se ne distacca per atmosfere e crudezza narrativa.

La serie, che ha fatto il suo debutto giusto qualche giorno fa sulla BBC Three, è riuscita con solo due episodi a conquistare totalmente il mio interesse e la mia attenzione senza vantare un cast d’eccezione (come invece accade in molte serie british) e senza mettere troppa carne sul fuoco.

La storia è ambientata in Inghilterra (SORPRESA), nella nota Coal Hill Academy, e mette al centro delle sue vicende le vite di cinque personaggi differenti tra loro. C’è l’amato, sbruffone e talentuoso Ram, l’intelligentissima Tanya, la fragile (?) April, lo strano e dolce Charlie e l’incredibilmente scontrosa ma affascinante Miss Quill. Una delle cose che forse ho apprezzato più di questo pilot e in generale delle due puntate trasmesse, son stati proprio i personaggi, con le loro particolarità, le loro differenze, debolezze e punti di forza. Sono personaggi REALI, sono dei ragazzini che devono affrontare ogni giorno le gioie e i dolori dell’essere un adolescente nel mondo attuale. Ognuno ha le proprie idee, i propri talenti, caratteri e atteggiamenti differenti ed insieme vanno a creare un gruppo ben assortito di personalità particolari. Allo stesso tempo chiaramente la costante ALIENA/FANTASCIENTIFICA è molto forte e si presenta subito tra alcune delle figure principali, nei futuri mostri che si presenteranno attraverso le fratture dello spazio tempo e probabilmente nel villain principale della storia, lo Shadow Kin.

Class” si presenta anche in maniera meno family friendly e più dura/cruda rispetto a “Doctor Who“, mostrando delle scene e creando delle atmosfere che si avvicinano quasi al soft horror secondo me senza però risultare eccessive o forzate. Non che “Doctor Who” con i suoi Vashta Nerada, Weeping Angels o Silenti non sia riuscito a spaventare piccoli e grandi, ma in “Class” si vede sangue, TANTO sangue, carne viva, nudità e insomma alcuni contenuti che risultano molto meno soft che nella sua serie madre. Considero questo un aspetto negativo? NO. Uno spin-off VALIDO infatti, a mio parere, dovrebbe riuscire a mantenere le tematiche e gli aspetti che hanno sempre costituito i punti di forza dello show precedente ma allo stesso tempo riuscire a differenziarsi, a emergere e camminare con le proprie gambe, senza bisogno di apparizioni o frequenti easter eggs.

Detto questo, sarei anche felicissima di poter vedere personaggi di “Doctor Who” in “Class” così come son quasi saltata dalla sedia a rivedere il mio splendido Dottore in azione, con il cacciavite sonico NUOVO per giunta. Ci son stati vari riferimenti (tra cui quello breve ma intenso a Clara), come è giusto che sia, è apparso il TARDIS, abbiamo potuto rivere Capaldi all’opera per qualche minuto ma poi tutto è tornato a focalizzarsi sulla storia principale, sul gruppo di ragazzini che deve tenere sicura la scuola e in qualche modo anche l’intera città (forse il mondo?).

Le atmosfere sono splendide, così come la fotografia e per ora le trame che hanno costruito, ottime le musiche e anche se la sigla non mi ha conquistato da subito ma già dal secondo ascolto ho cominciato a canticchiarla mentalmente. Gli effetti speciali potrebbero forse essere migliori, ma anche in questo caso non è una cosa che mi ha infastidito o della quale voglio lamentarmi. I dialoghi son brillanti, freschi, divertenti e anche se non abbiamo avuto un’introspezione o un focus adeguato sui personaggi per poterci calare nei loro panni, comprenderli e così AMARLI alla follia, questi si son presentati molto bene. Spicca tra tutti la Miss Quill di Katherine Kelly, l’attrice più esperta del cast, che dà vita alla tipologia di personaggi che finisco per adorare incondizionatamente.

Tirando le somme, nonostante io riconosca che c’è ancora molto su cui lavorare e che potrebbero essere fatte alcune migliorie per alzare il livello e conquistare il pubblico, questo pilot mi è piaciuto da impazzire. Non sempre si ha bisogno di una puntata perfetta per intrattenere, anzi, nelle sue piccole imperfezioni e nuove dinamiche “Class” riesce a distinguersi e catturare l’attenzione.

Insomma, state cercando una nuova serie tv interessante su cui buttarvi, qualcosa di non troppo impegnato ma che allo stesso tempo riesca a tenervi incollati allo schermo o a incuriosirvi? Allora Class”, per ciò che ha mostrato in questi due episodi, potrebbe essere quello che fa per voi!

-Claw

 

E se anche voi, come tutti noi, siete già dipendenti dalla sigla, questa è la versione completa del theme iniziale! [“Class” è il primo prodotto del whoniverse a utilizzare una canzone già esistente come soundtrack anziché affidarsi a un theme originale creato appositamente per la serie e, considerati gli obiettivi del show, la scelta non sarebbe potuta rivelarsi più idonea]

 

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.