Perché mi manca Buffy (e altre storie di comune nostalgia)

Sarà l’autunno, sarà che qui in Irlanda non riesco a trovare le castagne a un prezzo quantomeno accettabile, ma in questi giorni mi è presa la nostalgia.
La nostalgia di cosa? vi chiederete voi. La risposta è abbastanza banale, mi mancano le belle serie di una volta, quelle che ci facevano correre come centometristi mentre tornavamo a casa da scuola, quelle che magari non avevano questi grandi effetti speciali, ma le cui storie son comunque riuscite a entrarci nel cuore e segnare, di fatto, la storia dei telefilm.
Ammettiamolo, nel corso degli ultimi anni il livello qualitativo degli show è salito in maniera esponenziale, rendendoli sempre più simili e vicini alle grandi produzioni Hollywoodiane, ma allo stesso tempo ho come la sensazione che si sia perso qualcosa, una sorta di sapore di fondo, di retrogusto indecifrabile, anche se non saprei specificare esattamente a cosa mi sto riferendo. Forse la triste verità è che siamo noi a essere cambiati, a essere cresciuti senza accorgercene, ad aver acquisito un maggior senso critico e ad accostarci ai nuovi episodi senza quel senso di meraviglia che rendeva tutto un sogno.

Se le rivedessimo oggi, forti di questa nuova e molesta consapevolezza, forse anche quelle serie che la nostalgia e la memoria hanno rivestito di un alone di epicità ci apparirebbero in tutta la loro inadeguatezza, con tutte le loro ingenuità e le loro pecche a livello tecnico.

O forse no.

Io credo che se si è amata una cosa in maniera viscerale rimane sempre in qualche modo speciale ai nostri occhi, come una vecchia bambola che ci ha accompagnato per tutta l’infanzia e di cui non riusciamo proprio a vedere i segni dovuti all’usura.

Per me, il caso più lampante è forse quello di Buffy (e del suo spin-off, Angel). Diciamocelo, i plot degli episodi a volte erano un po’ quelli che erano, certi espedienti a livello narrativo non convincevano come avrebbero dovuto e alcuni momenti risultavano decisamente poco credibili, sia a causa dei mezzi limitati dell’epoca che della recitazione degli interpreti ancora un tantino acerba.

Eppure.

Eppure sono convinta che se annunciassero domani l’inizio della produzione dell’ottava stagione di Buffy (o della sesta di Angel, se è per questo: quel cliffhanger è ancora lì che mi tormenta nel sonno, non credo che riuscirò mai veramente a superarlo) tutti noi salteremmo su dalle sedie e ci lanceremmo in sfrenate danze di gioia. E non sto parlando di un’ottava stagione “migliorata”, adattata agli inevitabili progressi compiuti dall’industria dell’intrattenimento nel corso di questa quindicina di anni. Se mi offrissero l’immensa gioia di tornare a Sunnydale, mi piacerebbe trovarla esattamente come l’avevo lasciata (ok, magari con un enorme cratere in meno. Riuscite ad immaginare che casino diventerebbe altrimenti gestire il traffico dell’ora di punta? Un delirio a livello logistico). Niente effetti speciali da un milione di dollari, niente scene di combattimento incredibili, niente computer grafica dietro ogni angolo, ma vecchie salopette e tagli di capelli improbabili e quasi trentenni che si sforzano di apparire credibili nel ruolo di liceali.

Alla fine credo che a rendere così speciali ed epiche queste saghe fossero i personaggi, le cui vicende personali riuscivano ad appassionarci a tal punto da farceli sembrare quasi degli amici.
Alzi la mano chi di noi non ha versato almeno una lacrima quando Buffy si è vista costretta a uccidere Angel alla fine della seconda stagione (e soprattutto chi non avrebbe voluto corcare di mazzate quel decerebrato di Xander)! Personalmente penso di non essermi ancora veramente ripresa dal sacrificio di Spike nell’episodio finale della serie. Amavo (e amo ancora) quel vampiro platinato in maniera viscerale e, in aggiunta, non mi ero mai trovata a dover davvero affrontare la perdita di uno dei miei personaggi preferiti (Tara mi stava simpatica, mi piaceva la sua relazione con Willow, ma non si era mai scavata veramente un posto nel mio cuore, anche perché son sempre stata una fan sfegatata di Oz). Il trauma è stato praticamente immenso e nella mia beata ignoranza non potevo nemmeno immaginare che si sarebbe ripetuto un numero infinito di volte negli anni a venire… la vita dell’addicted è fatta di deliri e di stenti!

Buffy, Angel, Friends, Roswell, Dawson’s Creek e Streghe son quelle serie che han svezzato la fangirl che c’è in me, che mi hanno portato ad accostarmi a questo caleidoscopico mondo che mi ha dapprima affascinato, poi ghermito impietosamente fra le sue grinfie, rendendomi vittima consenziente ed entusiasma di questo sequestro dolceamaro.

Il succo di tutto questo sproloquio è che, per quanto risultino ammiccanti e patinate le serie odierne, per quanto diano dipendenza e ci costringano a stare incollati allo schermo, refreshando la pagina ogni due minuti nella speranza che siano usciti i sottotitoli, non potranno mai arrivare ad eguagliare quei primi, imperfetti amori che hanno segnato l’inizio del nostro viaggio (e la fine della nostra salute mentale) e che rappresenteranno sempre e inevitabilmente il metro con cui misureremo tutti i telefilm a venire, trovandoli sì eccellenti, ma sempre inspiegabilmente manchevoli.

E ora scusatemi, vado a prepararmi per il rewatch di Twin Peaks… perché ogni tanto, in barba alla nostalgia, una gioia gli showrunner decidono di darcela.

Alla prossima!

MooNRiSinG
Nata come Elisa, fin da bambina dimostra un’inquietante e insopprimibile attrazione per i telefilm e per il bad boy di turno. Le domeniche della sua infanzia le trascorre sfrecciando con Bo e Luke per le stradine polverose della sperduta contea di Hazzard. Gli anni dell’adolescenza scivolano via fra varie serie, senza incontrarne però nessuna che scateni definitivamente il mostro che dorme dentro di lei. L’irreparabile accade quando un’amica le presta i DVD di Roswell: dieci minuti in compagnia di Michael le bastano per perdersi per sempre. Dal primo amore alla follia il passo è breve: in preda a una frenesia inarrestabile comincia a recuperare titoli su titoli, stagioni su stagioni, passando da “Gilmore Girls” fino ad arrivare a serie culto quali “Friends” ed “ER”. Comedy, drama, musical… nessun genere con lei al sicuro. Al momento sta ancora cercando di superare il lutto per la fine di “Sons of Anarchy”, ma potrebbe forse riuscire a consolarsi con il ritorno di Alec in quel di Broadchurch…

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1 COMMENT

  1. Abbastanza ingenerose, pur nel grande affetto, le tue critiche su Buffy, nonche’ veramente assurdo il tuo insulto a Xander! Che Joss ti perdoni, come a una figlia

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