Penny Dreadful | Recensione 3×06 – No Beast So Fierce

Con No Beast So Fierce siamo entrati nella seconda metà di stagione e l’abbiamo fatto col botto. Se i primi cinque episodi sono stati per così dire “di scoperta”, qua siamo entrati a tutti gli effetti nel vivo dell’azione, in un crescendo che è in realtà solo l’inizio (della fine?).

Ritroviamo finalmente la nostra cara Vanessa Ives, e la ritroviamo nel salotto di Lyle, ovvero dell’unica persona che le è rimasta nella grande città – ora che Sir Malcolm ed Ethan sono in un altro continente, Frankenstein è troppo impegnato a vivere i propri drammi personali e Dorian si è completamente tirato fuori da ciò che riguarda il mondo esterno al proprio di mondo. Vanessa va da Lyle con un nome – quel nome – sulla punta della lingua, pronta a confidarsi con lui e a chiedergli aiuto, ma si ritrova a sbattere contro al duro muro della rivelazione che Lyle sta in realtà partendo, è in procinto di lasciare Londra forse per sempre – e con quale cuore lei può buttare quel nome sulle sue spalle, sapendo che l’amico probabilmente avrebbe rinunciato ai propri piani sentendolo? La risposta è semplice, non può e infatti non lo fa. Ricaccia il nome di Dracula giù come un boccone amaro e se lo tiene per sé, rassicurando Lyle sul fatto che non c’è nessuna minaccia incombente e cercando di nascondere il più possibile quel dolore che le si affaccia per un breve, brevissimo istante agli occhi. Perché se Lyle parte – quello stesso Lyle che non solo l’ha aiutata più volte in passato, dimostrandosi una guida preziosa e un amico fidato, ma quello stesso Lyle che nella premiere della terza stagione era andato a bussare alla sua porta e a tirarla fuori dalla prigione che lei si era creata da sola, troppo impaurita per affrontare la luce del mondo esterno – se Lyle parte lei rimane sola, definitivamente sola, completamente sola. Senza Lyle viene a mancarle una guida, un amico, una sorta di mentore che seppur a livello diverso poteva in qualche maniera fare le veci di Sir Malcolm e sarebbe così facile e così egoista dire c’è una creatura che mi sta dando la caccia, il suo nome è Dracula, e bloccare per sempre Lyle lì con lei, ma Vanessa non lo fa, si rifiuta di farlo ricacciando indietro la tentazione e la sofferenza, sorridendogli come se fosse un giorno come tanti altri giorni e lasciandolo andare.

Eccola quindi a rivolgersi a Catriona Hartdegen, una studiosa come Lyle e da lui raccomandatale in caso avesse bisogno di aiuto, una donna forte con la quale si trova subito in sintonia perché entrambe hanno visto cose che l’occhio comune di solito non vede e – soprattutto – entrambe sono donne forti, indipendenti ed emancipate in una società che ancora non contempla l’emancipazione della donna.

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Sono fermamente convinta che questo sia solo l’inizio di una splendida e solida amicizia al femminile, qualcosa che ancora non ci è capitato di vedere in Penny Dreadful – non considerando Mina ovviamente, che abbiamo vissuto solo via flashback. Ed è proprio Catriona a confermarle ciò che lei in realtà già sapeva, ovvero che Dracula è bad news, molto peggio di qualunque altra creatura lei abbia dovuto affrontare fino ad ora, molto più risoluto e determinato e con un’oscurità interiore senza pari – he’s a predatorLo capiamo subito, lo capiamo nel momento in cui Catriona le dice di non isolarsi, di non rimanere sola, di circondarsi di persone che ci tengono a lei, capiamo che finirà dritta fra le braccia di Dracula proprio per evitare di finirci. Ed è così malinconicamente poetico e struggente che anche io da spettatrice, da persona esterna che sa chi sia Sweet, ero divisa fra una parte di me che urlava fermati, Vanessa scappa e l’altra che invece non voleva altro che lei cedesse all’affascinante studioso.
E non so come lei abbia potuto non capire di essere finita dritta nella tela tessuta con così tanta pazienza da Dracula/Sweet, quando tutti i discorsi di quest’ultimo erano praticamente un’affermazione della propria identità – la sua passione per le creature della notte, quelle creature emarginate e sole che strisciano nell’ombra e nel buio cercando di farsi notare il meno possibile ma che all’occorrenza sanno essere letali. E quel Vanessa, I love you for who you are, not who the world wants you to be urlava anch’esso a gran voce TRAPPOLA, TRAPPOLA, TRAPPOLA, ma Vanessa non vede e non sente. Non è guardinga e sospettosa nei confronti di tutto ciò che la circonda come l’abbiamo vista in altre occasioni, ha abbassato la guardia proprio nel momento in cui avrebbe dovuto innalzarla di più.

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E non riesco a fare a meno di pensare che questa sia solo una conseguenza della solitudine nella quale si è ritrovata suo malgrado immersa, con Sir Malcolm lontano e l’uomo che aveva giurato di vivere per proteggerla – ovvero Ethan – ancora più lontano, perché oltre all’oceano che li divide c’è anche il fatto che lui si è concesso all’oscurità, a Hecate e al lato più buio di se stesso. Vanessa è stanca, stanca di essere sola, stanca di vivere con la guardia alzata, stanca di non poter amare e lasciarsi amare. E si ritrova ad essere nell’esatta posizione in cui Dracula la vuole.
Alla fine ho pianto con Vanessa, quelle lacrime di liberazione per essere finalmente riuscita a lasciarsi andare senza pensare troppo alle conseguenze, per aver deciso di fidarsi di quell’uomo che sta stringendo disperatamente a sé, senza sapere di star stringendo colui che l’ha reclamata come propria tanto tempo addietro sfidando perfino Lucifero stesso. O forse sono lacrime di disperazione, perché in fondo sa di aver fatto la scelta sbagliata, sa di star stringendo il nemico e sa di aver perso la prima battaglia?

Dall’altra parte della città si sta invece consumando il dramma di Lily Frankestein, che porta sulle spalle il bagaglio di tutta la miseria a cui è stata condannata Brona in vita e che decide quindi di formare un piccolo esercito personale da lanciare contro al genere maschile, quel genere che crede di essere superiore e avere il diritto di sottomere ogni donna al proprio volere. Lily si affeziona immediatamente a Justine e alle sue amiche, perché sono ciò che lei era in vita ma a differenza sua che è vissuta in miseria e morta in miseria, loro hanno la possibilità di riscattarsi grazie a lei. È assetata di vendetta ed è assetata anche di sangue, al punto da non battere ciglio quando Justine ferisce deliberatamente Dorian e al punto da far quasi condannare a morte il povero Victor che è stato forse l’unica persona al mondo oltre a Ethan a trattarla con amore e rispetto.

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Ed è qui che Dorian finalmente apre gli occhi e capisce che lui e Lily non sono equals, partners, immortals, ma che Lily non ha fatto altro che usarlo per riuscire ad attuare i suoi piani di vendetta. Dorian non ha interesse alcuno nel mondo esterno, è solo alla disperata ricerca di qualcuno che possa comprenderlo, Lily invece vuole vedere quel mondo bruciare e prostrarsi ai suoi piedi. Quindi una volta di più Dorian si ritrova solo e isolato nella sua condizione, come se nell’universo non esistesse nulla di simile a lui – che è poi la verità. L’eterna giovinezza, il dono che tutti vorremmo e che lui ha ottenuto, si sta dimostrando invece la più grande delle maledizioni, perché non ha fatto altro che farlo chiudere in se stesso all’interno del proprio sontuoso palazzo, incapace di trovare qualcosa – anche una piccola, minuscola cosa – ancora in grado di sorprenderlo o intrattenerlo. Si era illuso che Lily potesse essere questo per lui, e invece ha dovuto sbattere il naso contro la cruda realtà, ovvero che a Lily non importa nulla di lui e peggio ancora, che Lily è fuori controllo. Capiamo dunque che l’alleanza fra lui e Victor – che ci sarebbe sembrata pura utopia nel finale della seconda stagione – è l’unica strada possibile per fermare Lily e salvarla – ammesso che ci sia ancora salvezza per lei.

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Lei che si aggrapa al proprio vissuto e al proprio dolore traendone forza, non sembra infatti particolarmente attratta dall’idea di poter cambiare.

Infine abbiamo Ethan e l’allegra combriccola – composta dal padre, da Scotland Yard e dallo sceriffo, da Hecate e Sir Malcolm – seduti in quella che passerà alla storia come la cena di famiglia dell’anno. Anche qui si scoprono tutte le carte, vediamo quanto sia senza scrupoli il signor Talbot e non ci sembra più così fuori dal mondo il fatto che Ethan abbia venduto la propria famiglia agli Apache. Sir Malcolm difende Ethan come se fosse suo figlio, cercando di fare ammenda per gli errori che ha compiuto nei confronti del figlio naturale, e quindi lo difende a spada tratta – Your son is a good man – ed è disposto perfino a premere il grilletto al posto suo. Questa è la scena che ci dimostra che Ethan in fondo non ha ceduto del tutto all’oscurità, che Sir Malcolm ha ragione, che lui fa parte dei buoni e questo non cambierà.
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Sarebbe stato facile per lui premere il grilletto, uccidere l’uomo che era stata la causa di tutti i suoi tormenti e in ultimo della morte di Hecate. Sarebbe stato semplicissimo, una leggera pressione sul grilletto e quell’uomo avrebbe cessato di respirare per mano sua. Sarebbe stata giustizia per Hecate e giustizia per la propria anima, ma proprio perché lui un’anima ce l’ha ancora, non ha ceduto al desiderio di vendetta e non ha ceduto alle provocazioni del padre, scegliendo di lasciarlo vivere, di non macchiarsi anche di quel sangue. Ma Sir Malcolm aveva un figlio da proteggere, e l’unica maniera per liberarlo dal fardello che si portava addosso da fin troppi anni era quella di piantare un proiettile dentro a quell’uomo. Così ha liberato Ethan e liberando Ethan si è liberato un pochino anche lui dal senso di colpa nei confronti di Peter.

Abbiamo anche rivisto John Clare, in una scena che penso avrebbe smosso anche pietre millenarie. Lo vediamo cedere alla tentazione di aiutare il figlio malato, vediamo il figlio lasciarsi andare al conforto delle braccia paterne e poi tornare coscente e spaventarsi, urlare e rifiutare la figura che ha davanti. Percepiamo il dolore di John Clare in maniera così viva da stenderci.

Un’altra cosa che non ho citato è la scena nella quale Vanessa si rifugia dalla dottoressa Seward al di fuori di una seduta di terapia. Le vediamo prendere il tè e confidarsi l’una con l’altra e capiamo che il rapporto fra le due è ormai diventato come quello fra Joan e Vanessa.

Ora immagino che Ethan e Sir Malcolm torneranno in Inghilterra seguiti dall’indiano e sarà molto interessante vedere come il nostro lupo reagirà a Sweet e come Sweet – Dracula – reagirà al ritorno dell’uomo che a tutti gli effetti possiede il cuore di Vanessa, alla minaccia più grande per la riuscita del suo piano.

Mancano solo quattro episodi alla fine di questa terza stagione e troppe cose possono (e devono) succedere. A volte vorrei che questa fosse una serie di Netflix per potermi guardare tutti e dieci gli episodi di fila, evitando l’ansia e l’attesa, ma poi penso che così finirebbe troppo presto e allora lasciamo le cose come stanno. Vi lascio con il promo del prossimo episodio, “Ebb Tide”, e vi do appuntamento a settimana prossima!

https://youtu.be/ucEopfPuszY

-Elsa

4 commenti su “Penny Dreadful | Recensione 3×06 – No Beast So Fierce”

  1. Gnappies_mari

    Personalmente rimango sempre colpita, puntata dopo puntata, dalla facilità con cui questa serie affronta nella stessa puntata in modo così lineare e per nettamente congruente diverse storyline.. Come se fossero tutte concatenate.
    Mi spiace per Vanessa:. Dalla padella alla brace. E soprattutto ti quoto in tutto. Si lascia andare, abbassa la guardia e bon, subito la sfiga. Il mai una gioia è fatto solo per lei! Il mio povero cuore. Mr chandler.. Torna e riconquistala!!!

  2. Sono molio soddisfatta della svolta per Dorian, molto forse è esagerato ma almeno si è reso conto di non rientrare nel grande piano di Lily e che la situazione gli è decisamente sfuggita di mano. Sono contenta di vedere Dorian finalmente interagire con qualcuno degli altri personaggi principali, come non succedeva dalla prima stagione. D’altra parte mi dispiace il doppio per Victor che invece non ha pienamente realizzato la situazione: si sta aggrappando ad una pura fantasia, perché fondamentalmente la Lily che lui ricorda era solo un burattino vuoto, privato dei ricordi di Brona e riempito con le sue grandi aspettative.
    Condivido tutto quello che hai scritto per Vanessa. Anche io mi sentivo un po’ bipolare perché da una parte mi verrebbe da tifare per Sweet, per quella piccola illusione di serenità che le sta dando, dall’altra invece non vedo l’ora che Ethan capisca che può anche lui lottare per non cedere al l’oscurità e che deve tornare a difendere il suo posto a fianco si quella donna straordinaria. Così come mi fa rabbia che Vanessa non si accorga di chi sia realmente Sweet eppure sono felice nel vederla felice con lui. Eva Green mi rende bipolare!
    E poi mi sono chiesta: se Dracula mirava al suo corpo (mentre Lucifero alla sua anima) ora si può pensare che abbia conquistato il suo obiettivo? Perché da sola mi sono risposta che dato che Vanessa non era consapevole della sua identità, il passo non è ancora compiuto però ho bisogno di conferme 😉

    1. A chi lo dici per Dorian! Nel corso della prima stagione era uno dei miei personaggi preferiti, ma aveva perso completamente smalto da quando aveva iniziato a fare storyline a sé. Ho adorato il fatto che abbia ricominciato a interagire con gli altri in maniera seria, che sia tornato “nella mischia” diciamo.

      Grazie per il commento 🙂

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