Orphan Black | Post Mortem – I boss parlano della grande morte

In seguito ad un episodio così importante nel bel mezzo della stagione, lo show sarà ancora più scioccante negli ultimi tre episodi? O sarà più tranquillo man mano che la perdita viene superata?

Quello che ho pensato è stato: facciamo una cosa grande, emozionante e culminante a metà stagione intorno al sesto episodio. È sempre stata questa la discussione. E poi facciamo un episodio più leggero. Un episodio dove si può ridere un po’, senza grandi momenti emotivi o cospirazioni di qua e di là. Quindi volevamo qualcosa di più calmo e leggero. Ma dopo di che, abbiamo ancora gli episodi otto, nove e dieci che ci portano al nostro finale di stagione. Strutturalmente è questo il modo in cui lo abbiamo concepito, da un punto di vista della scrittura.

Mentre Sarah era ancora scomparsa, Felix ha oltrepassato il limite nel modo in cui ha interrogato Rachel. In che modo le sue azioni avranno un impatto su di lui nel futuro?

Mi piace molto quella scena. Tutti quanti – Mrs. S., Felix – sono molto tesi. Nessuno sa dov’è Sarah. È interessante vedere quanto Felix si spingerà oltre per riavere sua sorella. È bello che vada un po’ oltre. E per questo, è bello vedere Rachel – che è stata così stoica e forte in passato – avere un crollo sotto l’ira di Felix. È una scena davvero meravigliosa.

In che modo il fatto che Rachel riconosca le sue vulnerabilità, cambierà il suo cammino in questa stagione?

Questa è una delle cose che davvero amiamo dello show: prendere dei personaggi che abbiamo imparato ad odiare, e poi mostrare un altro lato, o dare al pubblico qualcosa per la quale possano provare compassione, che mostri la loro umanità. È qualcosa che abbiamo cercato in tutti i modi di fare nello show. È bello vedere Rachel avere qualche vulnerabilità.

EW: Prima di tutto, sir, mi dica come e quando ha scoperto il destino di Paul e la fine della partita.

DYLAN BRUCE: sapevo che c’erano dei progetti per Paul. Il mio intuito mi diceva che un personaggio importante sarebbe morto in questa stagione, e Paul sembrava una scelta logica. E ho parlato con [il co-creatore] Graeme Manson, abbiamo bevuto un paio di birre al Comic Con [lo scorso luglio] e l’ho guardato – credo fossimo al Nerd HQ party – e gli ho detto: “Morirò in questa stagione, non è vero?” Lui mi ha guardato ed ha risposto, “Sì”. (ride) Non è stato un grande shock per me, ma ho pensato, “Porca miseria. Va bene, va bene”. E poi quando siamo tornati a Los Angeles, aveva in affitto una casa a Hollywood, mi ha invitato e abbiamo bevuto un bicchiere di vino. Ne abbiamo parlato ed è stato molto aperto con me su quello che volevano fare con il personaggio e sul perché Paul sarebbe morto.

Ma la mia unica richiesta dopo aver appreso della morte di Paul è stata: “Ti prego, fa’ che sia d’impatto, Graeme. Comportati bene con il personaggio. Lascia che il pubblico veda che questo ragazzo è stato tagliato fuori dalle cose buone.” Le cose discutibili e le tattiche che ha usato nelle prime due stagioni avevano un motivo – guarire questi uomini di cui si preoccupa. E quando scopre che Cody sta cercando di rendere il virus un’arma, e le sue ragioni sono malvagie, è in quel momento che sa che deve rimediare a tutti i torti che ha fatto. Non solo per Sarah e per le sue sorelle, ma per il bene più grande. Aubrey Nealon ha scritto una sceneggiatura fantastica e quando l’ho letta, ho pensato: “Ok, grazie per avermi ascoltato, Graeme, e per aver reso giustizia a questo ragazzo”. Si capiscono così tante cose di Paul in quell’episodio, e credo che non avrebbe potuto scrivere un’uscita di scena migliore di quella che hanno scritto.

Sarah ha una battuta all’inizio dell’episodio dove dice a Paul: “Tu sei il peggiore tra loro perché non so nemmeno da che parte stai”. Quante volte nel corso di queste tre stagioni sapevi da che parte stesse Paul perché era quel tipo di ragazzo che ti faceva chiedere “ma è buono o cattivo”?

La scrittura del personaggio, in qualsiasi show televisivo, è molto malleabile. Cambia continuamente e viene sempre modificata. Conoscevo il mio arco narrativo dall’inizio alla fine di questa stagione quindi è stato molto più facile per me approfondire il personaggio e fare delle scelte forti e significative. Quando ho interpretato il doppio agente nelle prime due stagioni – non sapevo nemmeno di essere un doppio agente – e non conoscere la direzione del personaggio nelle prime due stagioni, è stato molto più difficile. Ed ho sempre dovuto nascondere qualcosa, non coinvolto emozionalmente. Così sembrava che facesse tutte quelle cose – non sapevi perché lo stava facendo e pensavi: “Che diavolo sta facendo questo ragazzo? Sembra che stia passando da una parte a un’altra”.

Ma quando è arrivata finalmente questa stagione, ho pensato: “Okay, ama questi ragazzi del Castor. Sta facendo tutto questo per curare questi ragazzi”. Dunque tutto ha molto più senso nelle prime due stagioni, una volta vista la stagione 3, ma mentre giravo le scene pensavo: “Ma che diavolo?! Cosa sta succedendo? Che cosa sta facendo questo personaggio?” Dunque è stato davvero difficile per me, ma questo è il motivo per cui mi piace questa stagione, perché conoscevo il mio arco dall’inizio alla fine e potevo approfondire il personaggio con delle scelte forti. È stata un’esperienza diversa per me, e mi è piaciuta molto.

TVLINE | Paul è definitivamente morto?

Non lo so… [ride] Si è fatto saltare in aria. Credo che sia bello. Mi piace il fatto che Paul sia un personaggio del quale non ci siamo davvero potuti fidare. Non sapevamo mai da che parte stare con lui. Era un bravo ragazzo? Era un cattivo ragazzo? Perché sta facendo tutto questo? E siamo arrivati ​​agli ultimi episodi per capire perché sta prendendo determinate decisioni. E, alla fine di tutto, fa la scelta giusta ed eroicamente si getta sulla bomba. Letteralmente. Era il modo in cui volevamo vedere andar via quel personaggio.

TVLINE | Questo è il primo personaggio regular ad essere ucciso. Com’è stato decidere di dire addio a Paul e a Dylan?

Questo è stato il nostro piano fin da quando abbiamo cominciato a pianificare la stagione 3. Noi lo sapevamo. Dylan lo sapeva. Devo ammettere, però, che è stato un po’ triste sul set. È stato un po’ triste vederlo andar via. C’era un’aria strana sul set, capisci cosa voglio dire.

TVLINE | Cos’era importante per te da realizzare in quel momento, in termini di rappresentare Beth e il suo messaggio per Sarah?

È stato interessante avere una conversazione con Tat [Maslany] a tale proposito. Ne abbiamo parlato a lungo. Entrambi abbiamo deciso che questa era la versione di Sarah di come credeva che Beth fosse stata. Non è un fantasma. Sta ovviamente avendo una specie di sogno/allucinazione, quasi una visione. È questa Beth? È così che era Beth? Non lo so. È aperto all’interpretazione.

Fonte

Vincenzo
Patito di telefilm fin da sempre, che segue rigorosamente in lingua originale. Non predilige un genere in particolare ma è convinto che il soprannaturale abbia una marcia in più. Troppe le serie che segue, che ha seguito (terminate) e che seguirà! Telefilm preferito: Supernatural.

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