Neil Patrick Harris: American Horror Story, Oscar e altro

NPH-SIRIUSA Neil Patrick Harris non mancano le cose da fare: recita nel film campione d’incassi Gone Girl, recentemente ha terminato un ruolo di 20 settimane come protagonista dello spettacolo di Broadway Hedwig and the Angry Inch, ha appena pubblicato il suo primo libro e presenterà i prossimi Oscar. Ma qual è l’opportunità che si è lasciato sfuggire? Recitare in American Horror Story.

Molto prima che il clown Twisty debuttasse nell’attuale stagione dello show di FX, lo showrunner di American Horror Story Ryan Murphy aveva chiesto ad Harris e a suo marito, David Burtka, di interpretare una coppia nella prima stagione dello show. Ma i due avevano appena impersonato una “coppia” disfunzionale in A Very Harold and Kumar 3D Christmas ed Harris non voleva ripetere il ruolo, quindi le parti sono andate a Zachary Quinto e Teddy Sears. Ora lo show è alla quarta stagione.

Harris, che stava raccogliendo mele con la classe dei suoi due figli gemelli prima che si diffondesse la notizia della presentazione degli Oscar, giovedì è passato da EW Radio per parlare con l’editor di EW Matt Bean di come non vuole che siano gli Oscar, di chi sia la sua cotta tra le celebrità e perché abbia rinunciato ad un ruolo in AHS. Ecco quello che ha rivelato Harris.

Vuole che gli Oscar rimangano “di classe”. “Non voglio che siano troppo influenzati dagli altri show che ho fatto. Non voglio che sembri che stia presentando allo stesso modo in cui ho presentato i Tonys, solo su un palco diverso. E penso che nemmeno gli altri lo vogliano: è il recinto di sabbia più grande al mondo. Se dici: “Penso che dovrei fare qualcosa con Brad Pitt e Angelina Jolie”, diranno di sì, dato che sono gli Oscar? Perché per i Tonys direbbero di no… Voglio assicurarmi che sia un evento di classe. Ho sempre amato gli Oscar e ho un grande rispetto per la loro storia, gli abiti e la sua classe. E ho amato Johnny Carson e Billy Crystal e il fatto di rendere onore alla loro solennità senza renderli pesanti e noiosi. E non ho idea di come trovare un equilibrio, ma sarà il compito che avrò davanti a me”.

Le sue partner ideali per un duetto sono molteplici. “Biancaneve [ride]. Troppo presto? GaGa. Ma, poi, bisogna pensare: “C’entra col cinema?”. Adele. Sarebbe figo. Pink. Potremmo fare cose da circo”.

zacharyHa detto di no ad American Horror Story. “Relativamente di recente io e David abbiamo lavorato al terzo film di Harold and KumarHarold and Kumar Go to Christmas Town—non è questo il titolo, ma riguardava le festività—e lui interpretava il mio spacciatore ed io ero etero e fingevamo di essere gay in una specie di meta-scherzo. Abbiamo un rapporto terribile e ci urliamo contro ed è terribile. Subito dopo ci è stato chiesto di partecipare alla prima stagione di questo grandioso nuovo show chiamato American Horror Story. E l’idea era che saremmo stati una coppia gay che si scopre essere stata assassinata in quella casa per cui si aggirano i nostri fantasmi. Sembrava figo. Adoravo Ryan Murphy, adoravo l’idea di uno show horror antologico. Non ne sapevamo nulla, ma avevamo appena interpretato un ruolo di coppia in cui non andavamo d’accordo e ho pensato che sarebbe stato strano, in quanto attori individuali, interpretare per due volte di fila una coppia che si detesta. Sembrava strano. Quindi ho detto di no, che non l’avremmo fatto. Ma David avrebbe voluto. Ho detto: “Non voglio che ci conoscano come la coppia che non va d’accordo: sembra strano”. E poi American Horror Story è diventato un grande, gigantesco successo super fantastico”.

Qual è stata la parte più difficile da inserire nel suo nuovo libro? “Probabilmente le cose legate al sesso. Come la prima volta che ho fatto sesso con un uomo. Non volevo sembrare volgare nel raccontarlo. Non volevo che sembrasse pornografico. Ma volevo che fosse allettante e volevo essere in grado di spiegare che cosa avevo in mente mentre accadeva, ma solo parlando per me e non cercando di parlare in modo più generale”.

Ha saputo della fine di How I Met Your Mother solo all’ultima festa durante le vacanze. “Sapevo che Carter Bays e Craig Thomas [creatori di HIMYM] si sbronzano parecchio alle feste durante le vacanze, quindi ho bevuto a mia volta e ho detto: “Devo parlare con voi! Voi due laggiù!”. Li ho portati in corridoio e ho detto: “Bene, ditemi tutto. Devo sapere tutto. Questa è la nostra ultima festa durante le vacanze, quindi ditemi tutto, ditemi come finisce”.Loro si sono guardati attorno e hanno detto: “E va bene, te lo diciamo”. E l’ho adorato. Ho pensato che fosse dolce”.

Non chiedetegli di dare consigli agli attori bambini. “Penso che sia una cosa molto individuale. Ognuno ha le proprie dinamiche familiari e possono essere complicate, quindi il motivo per cui recitano è poter sfuggire ad un’infanzia che non amano. Oppure possono essere sul set, e le dinamiche del set sono terribili, e le loro menti possono essere state distorte e lavorano con star terribili, poi recitano in altri progetti e si comportano in modo terribile perché è tutto quello che conoscono. Prima di dispensare perle di saggezza al riguardo bisogno avere un sacco di informazioni in più. Ma Mr. Bochco (co-creatore di Doogie Howser, M.D.) è stato molto franco nel dire che il capitolo di Doogie Howser sarebbe stato molto intenso e, si sperava, di successo, ma che si sarebbe concluso. Era finito”.

Tra tutti i personaggi che ha interpretato quello in cui si identifica di più è…“Probabilmente Barney Stinson ed è una risposta bizzarra perché è una sorta di maschio alfa. Io non lo sono, ma amavo davvero il suo cercare l’avventura e il suo desiderio di avere storie che non hanno necessariamente un buon esito o morali. Vivere una vita in cui capitano un sacco di cose eccitanti e offrire il successivo giro di drink. Questo è un divertente modo d’essere”.

Nick Jonas è la sua cotta tra le celebrità. “Non posso dire nulla senza che David Burtka si senta offeso. Ma adoro quelle foto di Nick Jonas in cui ha i pantaloni abbassati e si afferra il pacco, tirando fuori il Marky Mark che c’è dentro ognuno di noi. Era fantastico”.

Fonte

 

Cecilia
Con il corpo è in Italia, con il cuore è in Giappone, con la testa è negli USA. Ritiene di avere ottime potenzialità come sceneggiatrice di “finali alternativi” e come moglie di attori talentuosi e affascinanti (magari con l’accento british e le fossette). In una serie cerca persone e non semplici personaggi, mondi più che location, non un sottofondo ma vere e proprie emozioni musicate, vita, non una storyline. Nel suo universo ideale la birra è rossa e il sushi è in quantità abbondante, le Harley Davidson sono meno costose, la frangia non è mai né troppo lunga né troppo corta e il suo favorito arriva incolume al finale di serie. Forse ha troppi smalti, mentre per i tatuaggi, i cani, i gadget di Spongebob e i libri troverà sempre il posto. Tiene pronti la balestra, i viveri e l’hard-disk zeppo di serie: l’Apocalisse Zombie non la coglierà impreparata!

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