Masters Of Sex | Recensione 2×09 – Story of my life

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Cari amici,

ecco il mio show. Dopo due episodi di transizione in cui abbiamo preso confidenza col famoso salto temporale di Asterion, ecco che siamo tornati al livello a cui eravamo abituati. Lungi da me affermare che Asterion e Mirror Mirror siano stati brutti episodi, ( credo non esista niente di davvero brutto in questa serie ), ma eravamo un po’ troppo occupati a cercare di dare un senso a tutti gli avvenimenti per apprezzare davvero le storie che ci stavano raccontando.

Con Story of my life torna tutto quello che amo di questa serie.

La particolarità dell’episodio è che i nostri protagonisti prendono coscienza dei loro problemi tramite l’osservazione e l’analisi delle vite di altri personaggi.

Lo fa Bill con Lester, Virginia con Barbara, Francis con Bill, Libby con Pauline.

Il tutto è stato amalgamato in un modo che mi ha letteralmente rapita.

Virginia – Barbara:

L’analisi di Barbara diventa, come avevamo previsto tutti, l’analisi di Virginia. Il dottor Madden capisce subito che qualcosa non quadra nei racconti della sua assistita, anche perchè parliamo del miglior psicologo di Saint Louis. La nostra protagonista, per la prima volta, si guarda con gli occhi imparziali di un professionista e quello che vede non le piace. Il dottor Madden la mette di fronte al rimorso che non ha mai mostrato verso Libby e Virginia si rende conto dell’enorme torto che sta facendo all’amica. La  fantomatica “area grigia” in cui ha sempre collocato la sua relazione con Bill, non è altro che un rapporto clandestino, un adulterio. “Forse continua a rivivere la stessa situazione perchè spera, ogni volta, che abbia una conclusione diversa”.

Allo stesso tempo vengono a galla i ricordi di quando sua madre la costringeva a fare cose che non voleva fare, come partecipare ai concorsi di bellezza. Mia madre diventava
improvvisamente sorda quando arrivava il momento di ascoltarmi.

La povera Barbara, intanto, è vittima di queste terapie improvvisate e, a poco a poco, sempre più ricordi riaffiorano, con le conseguenti difficoltà nel capire quali siano quelli veri e quelli indotti dal senso di colpa. Bill è deciso a curarla fisicamente, Virginia è invece convinta che potrà guarire solo intervenendo sulla sua mente e sul trauma che le ha provocato la malattia.

Lester, dopo un’esperienza decisamente negativa con una prostituta, rifiuta di essere un mero spettatore della propria vita, scegliendo di aspettare una persona che lo metta a suo agio e lo aiuti a superare la sua disfunzione nel modo giusto. Mi aspetto del tenero tra lui e Barbara, chissà se mi accontenteranno. 🙂

Francis:

Devo dire che questo è uno di quei rari casi in cui mi innamoro di un personaggio dopo 5 minuti. Non so se sia merito dell’attore, che trovo bravissimo, o del modo in cui è stato scritto ma, nonostante sia arrivato solo la scorsa settimana, è già sul podio dei miei preferiti.

Durante l’incontro agli alcolisti anonimi, il suo racconto mi ha emozionato e coinvolto così tanto che mi sono ritrovata in lacrime senza neanche accorgermene.

Il modo in cui è stata costruita quella scena, la scelta delle parole e la sparizione di Bill inserita ad arte nella narrazione di Francis, è stato qualcosa di unico. Vedere questo ragazzo evocare suo padre come si fa con un fantasma, raccontare di lui, raccontandosi a sua volta a suo fratello, mi ha emozionato immensamente. Poco importa se Francis voglia davvero perdonare Bill o se una parte di lui desidera che si senta in colpa; da spettatrice posso affermare di aver “visto” questi due bambini e la loro vita di inferno, attraverso le sue parole, i suoi occhi e la sua dolorosa ironia.

Sparire per non far arrabbiare tuo padre, sparire anche quando sei di fronte a lui, sparire bevendo ogni giorno sempre di più fino quasi a morire per smettere di soffrire. Eclissarsi e sopportare è il marchio dei fratelli Masters. “Without saying a word, just by his example, he taught both of his boys how to vanish, didn’t he, Bill?”

Bill non riesce ad ascoltare il racconto di Francis, non vuole credere che abbia passato le sue stesse esperienze perchè, in quel caso, dovrebbe ammettere di aver abbandonato suo fratello e permesso a suo padre di torturare anche lui. Preferisce pensare di essere stato l’unica vittima di questa brutta storia, piuttosto che ammettere di aver avuto paura di affrontare suo padre ed essere scappato da tutto quel dolore. “Chi credi di rappresentare in verita’ in quella storia, Bill? Me o lui? Lui ti ha abbandonato e tu hai abbandonato me”.

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Molto bello anche il racconto di Pauline e di come una donna semplice e ignorata da tutti, possa fare la differenza. Non mi stupisce che sia stata fonte di ispirazione per Libby, viste le similitudini con la sua situazione.  “E’ stato bello fare qualcosa che nessuno pensava fossi in grado di fare. Lui pensa che io gli abbia salvato la vita, ma in realta’ stavo salvando la mia“. La consapevolezza di poter fare qualcosa di utile, nata nello scorso episodio, si concretizza in Libby che si lancia in questa avventura da sola, con entusiasmo e spirito di sacrificio. Dobbiamo ammettere però che il suo impegno nella difesa delle persone di colore ha un volto ben preciso ed è quello del bel Robert. Sono curiosa di capire dove la porterà questa attrazione e quale sarà la reazione di Bill, quando verrà a sapere della nuova attività di sua moglie.

Una cosa che però mi chiedo dallo scorso episodio è: che fine ha fatto la figlia femmina di Bill e Libby? Non la si vede nè la si menziona dalla 2×07 ormai, il che mi fa sospettare che la serie abbia fatto, senza rivelarlo allo spettatore, un passo indietro rispetto all’epoca che pensiamo di vedere.

Forse sto delirando e ho visto troppi episodi wibbly wobbly di Doctor Who, ma ho voluto condividere con voi questo mio pensiero per capire se mi sono persa qualcosa o se gli autori fanno dormire la bambina 24 ore al giorno 🙂

Finalmente, nel finale, Virginia mette alle strette Bill, affermando ad alta voce che il loro rapporto non ha più nulla a che vedere con il lavoro. Non volendo, lo costringe però ad ammettere quello che lui cerca di nascondere da mesi, ovvero la sua impotenza.

Nei prossimi episodi vedremo quindi l’aprirsi di una nuova sessione di “studi” nell’ormai consueto albergo dei signori Holden, stavolta nel disperato tentativo di trovare un modo per curare Bill.

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Angolo delle curiosità:

– Lester è una citazione ambulante, stavolta si cimenta in un paragone tra la sua avventura finita male con la prostituta e William Holden, narratore della storia, nonostante il suo personaggio appaia subito morto in piscina, nel film “Viale del tramonto“. La pellicola di Billy Wilder datata 1950, vinse 3 Oscar a fronte di ben 11 nomination.

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– Virginia racconta a Bill di essere arrivata seconda a un concorso di bellezza perchè la ragazza che vinse  somigliava a Veronica Lake, attrice famosissima degli anni ’40. Bette Davis la definì “la persona più bella mai arrivata a Hollywood

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– Bill, nel tentativo di convincere Lester a offrirsi volontario per trovare una cura all’impotenza lo paragona a Wilbur Wright, che “ha volato sopra le teste dei francesci increduli“. Wilbur e Orville Wright furono i primi ingegneri statunitensi a far volare una macchina con pilota a bordo; sono quindi considerati tra i “pionieri” dell’aviazione.  L’evento a cui fa riferimento Bill, avvenne l’8 agosto del 1908 quando, una Francia molto scettica sulle effettive scoperte dei Fratelli Wright, vide volare Wilbur, nel suo primo decollo europeo e cambiò radicalmente idea.

– Lester naturalmente sa che l’evento ispirò, appena un anno dopo, il film Wilbur Wright and his Flying Machine, dove si effettuò la prima ripresa aerea della storia.

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Vi lascio con il trailer del prossimo episodio.

Vi ricordo che potete rimanere aggiornati sulla vostra serie preferita mettendo un bel Mi piace sulla pagina Masters of Sex – Italia!

Alla prossima!

https://www.youtube.com/watch?v=Q_t8NiDtKYY

Date anche voi i voti alla puntata!

 

Alice_in_seriesland
Classe 1980, nata e cresciuta a Roma, vive a Milano dal 2010. I suoi amici e colleghi sono rassegnati ormai a riportarle tutto quello che lascia in giro ogni giorno. Cellulare, chiavi, penne, anelli, non fà distinzioni, perde qualsiasi cosa. Sempre con la testa tra le nuvole riacquista lucidità e memoria solo se si parla di cinema e serie TV. Da bimba spaziava dai cartoni animati ai telefilm più improbabili fino alla folgorazione con X-Files quando per la prima volta capisce cosa si prova ad essere “Telefilm Addicted”. Sostiene infatti l’esame di maturità indossando una maglia con su scritto “I want to believe” e per sua fortuna la commissione decide di promuoverla comunque. Dopo una lunga pausa è rientrata da poco nel tunnel dei telefilm, recuperando gli anni persi a discapito degli ultimi neuroni che le erano rimasti. Si commuove facilmente, quindi durante la visione tiene sempre a portata di mano i fazzoletti, ma sa essere anche perfida con i personaggi che non le piacciono.

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