Masters of Sex | Intervista a Caitlin Fitzgerald

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Zap2it: Con lo scandalo che sta per scoppiare in casa Masters, come ti prepari a recitare quelle scene?

Caitlin Fitzgerald: Arrivati a questo punto, penso di conoscere il personaggio piuttosto bene e, inoltre, lavoriamo velocemente. Più che altro, si tratta di imparare le proprie battute al meglio e, quando hai degli ottimi partner nella squadra, tutto va per il meglio. Ma ci sono sicuramente delle scene per cui bisogna lavorare più duramente rispetto alle altre.

Zap2it: Come l’aborto spontaneo della stagione precedente?

Caitlin Fitzgerald: Sì, sì. Abbiamo girato la maggior parte di quelle scene in un giorno: quindi, quando raggiungi lo stato emotivo in cui devi essere, ci rimani. Ma, sì, quella parte ha richiesto di sicuro una maggiore preparazione. Ho fatto un sacco di ricerche sugli aborti spontanei e ho frequentato delle chat room e ascoltato le esperienze di persone che hanno perso il bambino quando la gravidanza era già avanzata: è davvero terribile.

Zap2it: In precedenti interviste hai parlato di quanta libertà d’azione hai quando interpreti Libby, dal momento che non si sa molto di lei. Durante le tue ricerche, che cos’hai imparato su di lei?

Caitlin Fitzgerald: Una delle cose più interessanti, penso, riguardo Libby – e una delle più tristi – è che sua madre morì quando lei aveva solo 11 anni, penso, e poco dopo suo padre scomparve, lasciando da sole lei e le sue due sorelle. Poi andò a vivere con un vicino di casa che perse i suoi avere durante la grande Depressione e si suicidò. Quindi tutti i suoi tutori scomparvero e l’abbandonarono quando era molto giovane e questo per me gioca un grande ruolo nel motivo per cui Libby è così determinata a far funzionare le cose con Masters: è terrorizzata dal rimanere senza aiuto e supporto.

Fonte

Cecilia
Con il corpo è in Italia, con il cuore è in Giappone, con la testa è negli USA. Ritiene di avere ottime potenzialità come sceneggiatrice di “finali alternativi” e come moglie di attori talentuosi e affascinanti (magari con l’accento british e le fossette). In una serie cerca persone e non semplici personaggi, mondi più che location, non un sottofondo ma vere e proprie emozioni musicate, vita, non una storyline. Nel suo universo ideale la birra è rossa e il sushi è in quantità abbondante, le Harley Davidson sono meno costose, la frangia non è mai né troppo lunga né troppo corta e il suo favorito arriva incolume al finale di serie. Forse ha troppi smalti, mentre per i tatuaggi, i cani, i gadget di Spongebob e i libri troverà sempre il posto. Tiene pronti la balestra, i viveri e l’hard-disk zeppo di serie: l’Apocalisse Zombie non la coglierà impreparata!

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