Margarita di Mezzanotte

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Happy Halloween!
E’ arrivata la mia festa preferita (dopo il Natale) e non potevo esimermi dal trascinare con me Sam, compagna d’avventura della rubrica del venerdì, per un articolo a tema, dedicando questo venerdì ad una delle figure più esaltanti, controverse ed affascinanti di sempre: LA STREGA.
La strega perchè Halloween non è solo la festa dei mostri, diciamocelo. La strega che nasce, come caratterizzazione, dalle antiche sacerdotesse pagane che Halloween la “crearono”, più o meno.
halloweenSì. Lo so che il nome Halloween è la contrazione di “All Hollows Eve”, traduzione pressappoco del termine “Ognissanti”, e festività protestate. Ma Halloween è più antica di così.
Prima che i cristiani arrivassero in europa dal medio oriente, la festeggiavano i Romani. E prima ancora dei romani, i Celti. La festeggiavano dall’Italia all’Inghilterra, in Germania, e Francia, e in tutta l’Europa del nord.
In Italia, per la precisione, si chiamava Samonios, questo giorno in cui terminava l’anno, l’autunno cedeva il passo all’inverno, gli animali entravano in letargo, i campi seminati erano ricoperti dalle prime nevicate e tutto era riposo, attesa e silenzio prima dello sbocciare della primavera e del risveglio della vita.
Poetico, vero?
E allora a cosa servono le maschere?
Le maschere servivano, a seconda delle tradizioni, ad allontanare gli spiriti maligni dalle case o a guidare gli spiriti degli antenati. Perchè Samonios (Samhaine per gli inglesi, che hanno poi esportato la festività pagana in America con la colonizzazione e ne hanno fatto una tradizione protestante) era anche la notte in cui il velo dei mondi è sottile, e agli spiriti degli antenati amati è concesso sbirciare un po’ di qua dal velo, e vedere come stanno i loro parenti ancora in vita.
E allora ci si maschera per scacciare la paura che l’anno possa andare male, gli “Spiriti Maligni” che possono intaccare la fertilità delle colture o la fortuna della famiglia, e si porta una lanterna (L’originale Jack O Lantern aveva la testa di una rapa. Meno poetica della zucca ma più comune in Inghilterra) per condurre a casa gli amati scomparsi, e far vedere loro che tutti stanno bene.
E, anche nell’antichità, si andava con i bambini di casa in casa, e anzichè caramelle o cioccolato si dava loro mele, pane dolce e miele, in attesa delle carestie invernali e per augurare la buona sorte.
E da questo, si arriva pian piano ad Halloween, al “Dolcetto o Scherzetto”, alle maschere da mostro per esorcizzare le nostre paure più profonde, in una festa che, diciamocelo, è tutta italiana di diritto.
E non evoca solo ricordi di vampiri, mostri della laguna o bambini vestiti da diavoletti, ma anche STREGHE.
E di streghe parliamo oggi, quelle con la S maiuscola, quelle senza porro sul naso ma potenti, e a volte spaventose!
E dopo avervi tediati con questa infinita presentazione, passo a raccontarvi la mia parte della storia dell’orrore di oggi, con in sottofondo la colonna sonora de “Il Corvo” (E’ il 30 Ottobre. E’ la mia tradizione personale irrinunciabile.) e una vasca di cioccolatini accanto a me.

 

Buffy VS Giovani Streghe – Il Lato Oscuro della Magia.

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Si parla di Streghe, quindi.
Buone o cattive, giovani o vecchie, chi non è mai stata affascinata dl potere magico di far levitare gli oggetti, volare a cavallo di una scopa, fare il malocchio a chi ci fa i dispetti?o-THE-CRAFT-facebook
Quale ragazzina degli anni ’90 non ha mai provato a far girare da sola una matita sul banco con la forza del pensiero?
Avete capito a che film mi riferisco? “Giovani Streghe” [In originale “The Craft”], film intramontabile del 1996, diretto da Andrew Fleming e che vede, tra le protagoniste, una giovanissima Neve Campbell [sì, Madame Vastra, proprio lei!] nella parte di Bonnie.
Willow-Rosenberg-Buffy-Vampire-SlayerAvete mai notato quanto questo film [Chi non lo ha visto provveda! Non potete perdervi un classico del genere!] abbia in comune col percorso della forse più famosa strega della televisione, Willow Rosemberg?
Parliamo di poteri oscuri, qui, mica pizza e fichi! Parliamo di forze naturali indomabili, seducenti, accattivanti.
Parliamo di ascesa e discesa… e per alcune risalita.
Sarah, protagonista del film, ragazza affetta da una forte depressione a causa della morte della madre, potrà non essere il genio dell’informatica che è Willow, ma come Willow è l’emarginata, integrata in quel sottotesto di “ragazze strambe” che popola da sempre la scuola nei film e telefilm americani.
E, come Willow, è POTENTE, nel vero senso della parola.
Non è fortunata come Willow, però. Al posto di un gruppo di amici sinceri, disposti a tutto per salvarla, forma un Coven con ragazze altamente disturbate, interessate da subito ad usare la magia per migliorare la propria vita e ottenere piccole vendette contro le compagne di classe, prima che per fare del bene.
E se c’è una cosa che abbiamo imparato della magia da Willow Rosemberg, cosa che vale anche nella storia di Sarah, è che tutto ciò che viene fatto tramite la magia torna indietro moltiplicato per tre.
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E’ così che, verosimilmente, possiamo guardare al percorso di questi due cult degli anni ’90 in parallelo.
Sarah, Nancy, Bonnie e Rochelle si fanno tentare dall’ebrezza del potere oscuro, esattamente come Willow pensa di poter risolvere ogni suo problema con la magia, arrivando a creare danni spropositati nelle vite di chi le circonda, fino ad arrivare all’omicidio [Nancy per passione non corrisposta, Willow per vendetta nei confronti di chi ha ucciso Tara] che le precipita totalmente in un vortice di malvagità, arrivanado a rivoltarle contro la propria famiglia e gli affetti più cari.
Willow viene fermata da Xander, che le ricorda la vera se stessa, la se stessa che credeva nelle forze del bene e il cui animo era pieno di luce, ma non tornerà mai come prima. Ha ucciso un uomo con la magia. Lo ha torturato per ciò che le aveva fatto. E la paura di ricadere nel vortice dell’Oscurità e di non essere più benvoluta dai propri amici la accompagnerà fino alla fine della settima stagione ed oltre.
A Sarah va peggio. E’ costetta a cavarsela da sola, consapevole che le sue amiche sono alleate contro di lei per colpa della follia di Nancy.
hqdefaultSarah e Nancy sono lo specchio delle due parti dell’anima di Willow. Sarah la parte buona, Nancy la parte folle e malvagia. E, come per Willow, l’unica maniera di sconfiggere il male è dare più potere al bene, ed usare quel potere per fermare una catastrofe.
E’ così che Nancy finisce, privata dei poteri, in un ospedale psichiatrico, e Sarah invece diventa la strega che era nata per essere, usando i suoi poteri per il bene degli altri e non per se stessa, mentre Bonnie e Rochelle subiscono la stessa punizione di Nancy, pur capendo di aver sbagliato.
Insomma… il lato oscuro della magia è una cosa che irrimediabilmente intriga e affascina tutti, ma da quale ci si dovrebbe ben guardare, soprattutto in una notte come quella di Halloween, uno dei quattro Sabbath principali delle streghe “moderne”, in cui il velo tra i mondi è sottile, e i poteri delle tenebre sono vicini!

Felice Halloween a tutti!

-Ocean-

 Witches Of East End VS Amori e Incantesimi – Il potere come unione delle sorelle e il Destino.

In primo luogo… Felice Halloween a tutti!

Dopo la bella e profonda riflessione di Anna, io vi parlerò, invece, sempre restando in ambito Streghe (argomento più che perfetto per questa ricorrenza), del “lato chiaro” del Potere e, particolarmente, di quello che deriva dall’unione delle sorelle, nonché del destino, argomento di cui spesso si tratta in queste storie.
Tutti conosciamo l’esempio più famoso, credo, ovvero “Streghe”, per l’appunto, in cui le sorelle Halliwell erano sì le streghe più potenti mai esistite, ma lo erano in quanto Trio e, dunque, unite. Nessuno di noi potrà mai dimenticare, penso, la formula più semplice che loro hanno pronunciato più volte in tutto l’arco della serie, la quale, tuttavia, era anche la più potente: “Il potere del Trio coincide col mio”, formula con la quale le tre donne hanno sconfitto numerosi e potenti demoni.

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Oggi, però, voglio parlarvi di altre storie, forse meno conosciute e, a parer mio, ingiustamente sottovalutate (in termini di intrattenimento): “Witches Of East End”, per ciò che concerne i telefilm, e “Amori e Incantesimi”, per quanto riguarda i film (ma posso citarvi anche il famoso film – tratto da un romanzo – “Le Streghe di Eastwick” e il telefilm a esso ispirato, anch’esso purtroppo sfortunato, ovvero “Eastwick”).

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Essi presentano molte analogie: in entrambi abbiamo due coppie di sorelle, ovvero le due protagoniste, le giovani streghe (Sally e Gillian in “Amori e Incantesimi”, Ingrid e Freya in “Witches Of East End”), e le loro guide, (le zie in “Amori e Incantesimi”, madre e zia in “Witches Of East End”); in ambedue le streghe tendono a nascondersi (perché brutalmente perseguitate, in “Witches Of East End”, e malignamente derise e discriminate, in “Amori e Incantesimi”); infine, in entrambe le storie il destino ha una forte componente, in modo tragico e non (in “Witches Of East End” una maledizione grava sulle due giovani sorelle, che muoiono per poi rinascere da circa quattrocento anni e una delle due e l’uomo che ama sono i due amanti costantemente separati; in “Amori e Incantesimi” le donne della famiglia sembrano destinate a perdere tragicamente l’amore e una delle due sorelle vede arrivare l’uomo dei suoi sogni come lei stessa lo aveva descritto in una lettera-incantesimo, motivo per cui si chiede se i sentimenti di lui siano reali e, pertanto, se siano veramente destinati, oppure tali sentimenti siano solo il frutto dell’incantesimo).
In “Witches Of East End” le due giovani sorelle sono inizialmente ignare della loro vera natura; in “Amori e Incantesimi”, invece, le due ne sono ben consapevoli, ma la maggiore (che è quella “responsabile”) per proteggere se stessa, la sorella minore e, poi, le figlie piccole, ha deciso di non usare mai i suoi poteri, tenendosi dunque lontana dalla magia. Entrambe le coppie di sorelle, però, a causa di eventi esterni (in cui il famigerato destino sembra giocare un ruolo importante) dovranno avere a che fare con la loro natura, scendere a patti con essa e, soprattutto, imparare a usarla in modo saggio e opportuno. Queste donne, dunque, intraprendono un cammino di conoscenza (in particolar modo di se stesse e delle loro capacità) e di consapevolezza, per giungere all’accettazione di chi realmente sono.
Attraverso questo cammino, inoltre, giungono a sfidare il destino, per sconfiggere le maledizioni e, quindi, divenire artefici del loro futuro, completamente padroni di loro stesse.
In tale percorso, che le porta, pertanto, anche all’accettazione dei loro poteri, queste giovani donne non possono evitare di ricorrere alla loro magia, ma, guidate da madre e zie, usano la magia “naturale”, bianca (e perciò positiva), per sconfiggere quella nera che le minaccia, dunque questo è il modo in cui esercitano il loro potere. Un potere che, prima di tutto, diviene più grande e si afferma vittorioso con la loro unione, condizione essenziale ai fini della vittoria delle battaglie a cui sono costrette.
Un’unione che, in “Amori e Incantesimi”, va oltre il rapporto di sorellanza di sangue e che, dunque, si estende ad altre donne, non legate alla famiglia e non tecnicamente dotate di poteri magici come le sorelle, le quali si uniscono alle streghe per aiutarle e scoprono, così, di avere anche loro, in un certo senso, dei poteri, che si “attivano” e divengono effettivi proprio con la loro unione.

Un percorso di consapevolezza e accettazione che, pertanto, va oltre rispetto a quello individuale delle protagoniste e porta all’accettazione e al rispetto reciproci, nonché alla sconfitta della paura provata nei confronti di queste donne dotate di poteri e ha come conseguenza una nuova considerazione delle stesse, che divengono delle “guide” per la comunità.
(Naturalmente, tutto questo può essere visto come una metafora del potere insito in ogni donna e, quindi, delle sue capacità, che, come la Storia insegna, aumenta quando le donne si uniscono; in effetti, le donne che nei secoli scorsi sono state accusate di stregoneria erano, in verità, donne erudite, di sapere, con vaste conoscenze di erbologia e pertanto di chimica, farmaceutica, ecc., dunque donne potenti, che potevano essere delle vere e proprie guide, delle leader.)
Il tutto, però, senza mai dimenticare un pizzico di divertimento, perché che gusto c’è ad avere dei poteri se non ci si può divertire in modo innocente, di tanto in tanto?

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Per esempio, con un buon Margarita di Mezzanotte: “Occhio di tritone, zampa di rana, lingua di cane e pelo di pipistrello; scaglie di vipera e sangue d’orbettino, il cedro delle Barbados è ingrediente sopraffino; sale ruvido come i capelli di un navigatore; tappare il tutto e lasciare agire subito il frullatore!”

FESTEGGIATE, DUNQUE, E CHE JACK O’LANTERN VI PROTEGGA DAGLI SPIRITI DISPETTOSI!
FELICE HALLOWEEN A TUTTI!

-Sam-

Ocean
Annalisa Mantovani nasce a Ferrara, in un freddissimo e nevossissimo Febbraio del 1980. Forse è per questo che odia l’estate, il sole e il caldo e preferisce climi rigidi e temperature polari, grazie alle quali può godersi le fusa dei suoi gatti, una bella coperta calda, il divano e i suoi amatissimi libri. Sin da piccola legge tutto il leggibile, dal romanzo d’avventura al fantasy, dalla storia d’amore alle etichette dello shampoo, ma le sue letture preferite rimarranno sempre i romanzi di Emilio Salgari sul pirata Sandokan, Il Silmarillion di quello che definisce il suo “papà” letterario J.R.R.Tolkien, la saga di Harry Potter e qualsiasi cosa sia stata scritta sui vampiri, anche la spazzatura. Da qui, e dalle sessioni di Dungeons&Dragons a cui gioca col marito ormai da più di 15 anni, la passione per la scrittura di romanzi fantasy e urban fantasy che, se dio vuole, un giorno riuscirà anche a pubblicare. Telefilm Addicted da quando guardava Hazard e l’A-Team con il nonno dopo i compiti, predilige serie dove la componente sovrannaturale giochi un ruolo importante, anche se non disdegna Downton Abby, Criminal Minds e Broadchurch. Whovian per la vita, le sue serie del cuore saranno sempre Doctor Who, Buffy e, da poco aggiuntasi, Once Upon a Time, che ha il potere di farla tornare bambina.

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