Lucifer | Recensione 2×04 – Lady Parts

Troppe, troppe, troppe, TROPPE cose sono successe in un episodio dall’apparenza frivola e che – per una volta – dalle premesse poteva sembrare semplicemente filler. Evidentemente quando l’ho pensato, tipo al secondo minuto di screen time, non ero in possesso completo delle mie facoltà mentali e avevo rimosso quel piccolo, piccolissimo particolare che è il fatto che quel tipo di episodi semplicemente non esiste in Lucifer. E ora eccomi qui, post visione, emotivamente provata e sconvolta a chiedermi come poter rendere giustizia a parole a tutto quello che è accaduto.

Abbiamo avuto la nottata sole donne, quella soli uomini, Sir Douche che è rientrato nel personaggio stupido e insulso che è (con affetto eh), l’amico Lucifer alla scoperta delle meraviglie offerte dalla tecnologia moderna, e perfino il colpo di scena finale – more like il colpo al cuore finale. Ma ancor più degno di nota di tutto questo, abbiamo avuto uno stravolgimento nella struttura dell’episodio, di quella sorta di routine alla quale eravamo abituati.

Innanzitutto, al centro di tutto stavolta abbiamo avuto i problemi di Chloe, protagonista assoluta di questi quaranta minuti. Chloe è stanca, al punto da mettere da parte quella riservatezza che l’ha sempre contraddistinta e sbottare: è stanca di vivere nella casa di sua madre, è stressata dal divorzio e spaventata dall’idea di diventare ufficialmente una madre single – ma più di qualunque altra cosa, Chloe si sente sola. Si sente sola e lo ammette, lo ammette al punto da accettare di fare gruppo con Ella, Linda e Maze e ancor più, al punto da accettare di condividere casa insieme a Maze, la stessa Maze che fino a poco fa ha sempre avuto istinti dichiaratamente omicidi nei suoi confronti, la stessa Maze con la quale non è mai riuscita a trovare un solo, piccolo, minuscolo punto d’incontro. O per meglio dire, il cui unico punto di incontro – Lucifer – è la causa primaria dell’astio che c’è stato finora fra le due.

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Non avevamo mai visto Chloe così vulnerabile, non ci eravamo mai resi conto di quanto anche lei aspirasse al contatto umano – esattamente come Lucifer. L’espressione nei suoi occhi alla rivelazione che Maze avesse organizzato la serata fra donne solo perché aveva ricevuto l’imput da Lucifer, ci ha reso ben chiaro il suo bisogno di avere un gruppo a cui appartenere, la sua voglia di amicizia, di distrazioni e soprattutto di una spalla sulla quale contare. Questo giochetto delle distrazioni e del divertimento messo in piedi da Lucifer, ci ha reso consapevoli di quanto profondo sia il personaggio di Chloe. Non che non lo sapessimo già, ma per la prima volta dall’inizio della serie, è stata messa completamente a nudo – perfino più di quella volta che si è ritrovata letteralmente nuda e ubriaca nell’appartamento da sogno del nostro custode degli inferi. Capiamo finalmente fino a che punto l’atteggiamento perennemente serio e professionale, poco incline allo scherzo e decisamente poco incline a frivoli rapporti sociali non sia altro che un muro da lei eretto per proteggersi, per non mostrare le proprie debolezze e per non essere costretta ad affrontarle. Chloe si tuffa a capofitto nel lavoro, sempre e comunque, nonostante un cadavere sarebbe in grado di conservare il proprio status di cadavere anche se lei si staccasse dal distintivo per un paio d’ore – come le fa amabilmente notare Lucifer. Ma lei non può farlo, perché staccarsi dal distintivo significherebbe smettere di essere la detective Decker e diventare semplicemente Chloe, donna in fase di divorzio, con una figlia piccola a cui badare e che non ha altro posto in cui vivere se non la casa della madre.

Ed è proprio qui che ci rendiamo conto di quanto in fondo lei e Lucifer siano simili. Lui si nasconde dietro alla propria ironia e al proprio charme, lei dietro al portamento professionale da detective, ma entrambi vogliono solo una cosa: contatto umano.
AFFETTO.
E forse alla fine è proprio questo che li ha fatti avvicinare così tanto, è per questo che riescono a capirsi così bene nonostante i loro approcci alle varie situazioni siano diametralmente opposti.

Un altro aspetto per cui questo episodio si discosta dalla struttura canonica a cui siamo abituati, è il fatto che Lucifer non impara nessuna lezione fondamentale sul mondo umano o su se stesso anzi, per una volta ha ragione lui – e non diciamolo troppo ad alta voce o si monta la testa peggio del solito. In apertura di episodio infatti lo troviamo da Linda-la-psicologa, con la dottoressa intenta a spiegargli che lui sta evitando i propri problemi concedendosi una distrazione dopo l’altra.

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Ed eccolo che lui subito interpreta alla sua maniera – come al solito – e decide che le distrazioni sono il bene supremo e fa di tutto per appiopparle anche a Chloe – mandando Maze in missione. Il punto è che stavolta funziona. Per Chloe quantomeno, che riesce finalmente ad enunciare ad alta voce tutto ciò che la preoccupa e che la spaventa, facendole capire che un passettino alla volta potrà aggiustare tutto, partendo dalla questione abitativa. Non solo la tattica di Lucifer funziona su Chloe, ma non abbiamo nemmeno una chiusura di episodio con lui di nuovo seduto sul divano di Linda, ad ammettere che lei aveva ragione pretendendo però di essere arrivato a vedere la luce completamente da solo.

Altra anomalia, è che il caso della settimana è un mero pretesto per rimettere Lucifer e Amenadiel nella stessa stanza e costringerli ad affrontarsi a vicenda – nessuna lezione morale o psicologica a fare da sottofondo, nessun tratto nascosto di Lucifer da portare a galla. I due fratelli si ritrovano faccia a faccia con la scusa di aiutare Sir Douche e finiscono per mettere in tavola le loro carte: Lucifer scopre che Amenadiel non può riportare mommy dearest agli inferi – anche se non capisce esattamente che problemi abbia l’altro – e Amenadiel scopre che ciò che Lucifer ha chiesto a daddy dearest era di risparmiare Chloe. E qui in un nanosecondo tutto precipita. Così, dal nulla. Perché io onestamente non mi aspettavo assolutamente che un bisticcio fra fratelli – come ce ne sono stati a decine fra i due finora – si trasformasse in una lezione di vita a Lucifer, impartitagli non da Linda – come accade di solito, a chiudere il cerchio dell’episodio – ma da Amenadiel, e una lezione di vita che non è un prendere coscienza di se stesso ma un vero e proprio pugno allo stomaco. Lucifer crede di aver trovato un modo per fregare Dio e tenere Mamma nei paraggi, ma la verità vera è che Dio non può e non ama essere fregato, quindi se Lucifer non ha tenuto fede alla sua parte di patto, lui potrebbe rimangiarsi la propria. E in quel caso Chloe morirebbe. E infatti, SBAM.

Pugno allo stomaco in realtà è un eufemismo di quelli grandi come un paio di galassie messe insieme, e non sto parlando solo della scena finale, di quegli ultimi venti secondi di screen time. Sto parlando anche di tutta la sequenza che l’ha preceduta, quella in cui Lucifer ammette ad alta voce che c’è solo una cosa per la quale avrebbe potuto mettere da parte il proprio rancore ed appellarsi a daddy dearest, una sola cosa a cui tiene fino al punto da calpestare il proprio orgoglio, i propri propositi e tutto ciò che la sua fuga a Los Angeles ha rappresentato. Chloe. La vita di Chloe. E questo non si può nemmeno ridurre all’amore romantico, questo è un sentimento che va molto oltre, molto. Lui è Lucifer, il solo, l’unico, l’originale. Potrebbe avere qualunque cosa, letteralmente qualunque, il mondo ai suoi piedi – e in un certo senso ce l’ha. È potente, potente al punto da essersi potuto permettere la ribellione nei confronti di daddy dearest, ma nessuna di queste cose continuerebbe ad avere senso se la vita di Chloe venisse stroncata. Chloe è la cosa più importante. Forse l’unica che conti davvero, sicuramente l’unica che conta più del suo desiderio di ribellione nei confronti di quel padre per cui prova solo rancore. Ed è la perfezione, siamo di fronte a un raro caso di sentimento perfetto. Non ci sono molti altri termini per descrivere questi ultimi momenti di episodio.

Penso di poter affermare con ragionevole certezza che non perderemo Chloe in questa maniera, ma non vedo l’ora di tastare con mano la reazione di Lucifer a questa crisi. Di sentire il suo dolore, quello stesso dolore che abbiamo sentito forte e chiaro nel momento in cui si è confessato con Amenadiel e ha rivissuto l’idea – niente più che l’idea – di poter perdere Chloe. Questo dolore di un’intensità devastante che adesso non potrà che accentuarsi, rimettendo in discussione tutto e lasciandoci con mille interrogativi. Impacchetterà Mamma e la rispedirà via corriere espresso nella sua prigione infernale? Mamma lo lascerà fare? Ma soprattutto, Mamma sarà finalmente costretta a mostrare il suo vero volto e le sue vere intenzioni, qualunque essi siano? E Amenadiel come si collocherà in tutto questo? E Chloe? Giungerà finalmente il momento per qualcuno di scoprire la verità su Lucifer?  Sir Douche tornerà sui suoi passi dopo l’incidente di Chloe, ripartendo all’attacco e dimenticandosi la storia del divorzio? Non vedo l’ora di avere risposta a tutte queste domande.

Insomma, è stato un episodio costruito su due livelli con due registri completamente diversi, quello frivolo rappresentato dalle distrazioni e quello più serio comprendente tutto ciò di cui abbiamo parlato finora, eppure questi due livelli non ci si sono presentati come nettamente separati, anzi. Sono stati intersecati fra di loro in modo da farli sfociare l’uno nell’altro con una naturalezza disarmante in grado di regalarci delle sequenze fenomenali:

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  • la serata alcolica sole donne, con questi quattro personaggi che apparentemente hanno in comune solo e soltanto Lucifer, ma che in realtà si ritrovano a fare gruppo e a spalleggiarsi a vicenda come se fossero amiche di vecchia data;
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  • la serata soli uomini, in cui il compito di Amenadiel e Lucifer è quello di far sembrare Sir Douche un po’ meno poliziotto – compito nel quale ovviamente falliscono miseramente, ma di buono c’è che Amenadiel scopre il piacere dei cocktail;
  • Amenadiel e Linda mi piacciono sempre di più, con i loro tentativi impacciati di riallacciare un rapporto fasullo e farlo diventare reale;
  • Maze, che nel suo percorso alla ricerca di se stessa, si ritrova invischiata in amicizie sulle quali non avremmo puntato un centesimo dieci episodi fa, ovvero quella con Linda e quella che sta nascendo con Chloe.

In generale mi ritrovo a essere estremamente affascinata da come tutte queste storyline e tutti questi registri narrativi si stiano incastrando fra di loro in maniera così perfetta. Siamo di fronte a un puzzle di almeno cinquemila pezzi, e per ora non c’è un singolo pezzo che abbia l’orlo difettato anche di un solo, misero millimetro. E il fatto più straordinario è che al quarto episodio della seconda stagione, ci ritroviamo con il fiato sospeso come se avessimo appena finito di guardare un season finale con mega cliffhanger destinato a rimanere irrisolto per i prossimi quattro mesi. Amo visceralmente questa serie, spero non arrivi mai il giorno in cui smetterò di dirlo.

In attesa di scoprire come risolveranno la questione, vi lascio con il promo del quinto episodio, “Weaponizer”.

 

Elsa Hysteria
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

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2 COMMENTS

  1. Mia cara, cosa devo dire, hai detto tutto tu! La scena finale di luci con Amenadiel è stata davvero intensa, e ha mostrato tutta la differenza caratteriale tra i fratelli. Luci si è sacrificato (e lo farà ancora) per una persona (Clhoe) mentre Amenadiel si incaxxa proprio per questo perché NON CAPISCE CHE LA LEZIONE È PROPRIO QUELLA, lasciarsi andare per il prossimo. E finora mi spiace dirlo ma Amenadiel è stato un battitore singolo. Ha giocato solo per se stesso e sì, qualcosa sta cambiando, ma troppo lentamente. E non voglio credere che Dio sia solo un sadico stronzo, voglio credere ci sia un piano di redenzione familiare:
    Credo che Mamma tirerà fuori le unghie e che l’Unione sarà la forza. Sarà la Famiglia.
    Alla prossima!

    • È verissimo, Amenadiel non sta facendo squadra e questo finirà per ritorcerglisi contro senza di me… staremo a vedere, soprattutto perché sicuramente adesso anche Mamma farà la sua mossa!

      Grazie cara per il commento <3

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