Love, Victor: perché guardare la serie tv spin off di “Tuo, Simon”

Oggi mi voglio dedicare ad una serie tv che ho atteso a lungo e cioè Love, Victor, spin off del film del 2018 “Tuo, Simon” (Love, Simon).

 

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Sebbene negli Stati Uniti sia già uscita l’anno scorso, in Italia questa serie tv è approdata soltanto lo scorso 23 febbraio su Star, nuova piattaforma di Disney+.

Se fino a quindici anni fa la rappresentazione dei teenager era indissolubilmente legata all’amicizia, alle prime volte e al profondo affanno del diventare grandi, possiamo tranquillamente affermare che oggi le cose sono leggermente diverse.
Basti pensare alla realtà rappresentata in Euphoria, in cui ci troviamo a fare i conti con il dramma adolescenziale e con il malessere di una gioventù che si rifugia nell’abuso di droghe e di alcol. Per chi si è affacciato nel mondo delle serie tv da poco è difficile poter pensare che esista ancora una versione della pubertà leggermente più soft.
E fortunatamente la versione che viene rappresentata dapprima nel film “Tuo, Simon” e successivamente nel suo spin off Love, Victor, è decisamente meno cruenta e forse più simile all’idea che abbiamo dell’adolescenza.

Love, Victor si va ad aggiungere a diverse serie tv di gran successo che affrontano tematiche molto simili, come Sex Education o Never Have I Ever, per citarne giusto due tra le più recenti.

Ma per chi ancora non conosce Love, Victor, e magari non ha visto il film da cui è tratto, ecco qualche informazione sulla trama, rigorosamente no spoiler.

Partendo proprio dal film, “Tuo, Simon” è l’adattamento cinematografico di un romanzo di Becky Albertalli, e narra le vicende di Simon, uno studente all’ultimo anno di liceo alle prese con un segreto che non ha mai rivelato a nessuno, neanche ai suoi più grandi amici: la sua omosessualità.
La situazione ovviamente si evolve, quando inizia scambiarsi messaggi online con un ragazzo misterioso di cui si innamora e che lo aiuterà a trovare il coraggio di esprimere i suoi sentimenti.

L’idea dello spin off Love, Victor nasce per riprendere proprio lo stesso filo narrativo. Il liceo in cui si sviluppa la storia è il medesimo del film, la Creekwood High School, e Simon ritorna a essere un personaggio fondamentale per l’intera vicenda, anche se in modo diverso da quello che verrebbe da pensare.
Victor Salazar, il protagonista della serie tv interpretato da un giovanissimo Michael Cimino, inizia a frequentare la Creekwood High a seguito del trasferimento con la sua famiglia nella nuova cittadina.

 

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A differenza di Simon, lui non sa esattamente cosa vuole, e tutta la prima stagione dello spin off è parte integrante di questo viaggio interiore, alla scoperta di sé stesso.
In ogni episodio, impariamo a conoscere sia lui che gli altri protagonisti della serie tv, ognuno con la propria dose di problemi adolescenziali. Questo naturalmente finisce per completare l’idea di quello che definiamo un normalissimo teen drama.

Perciò, perchè guardare lo spin off Love, Victor, soprattutto se non abbiamo neanche visto il film da cui è stato tratto?

L’AFFERMAZIONE DELLA PROPRIA IDENTITA’

Se c’è una cosa che mi ha colpito dello spin off, è il desiderio del protagonista di essere sé stesso, anche quando non è chiaro neanche a lui che cosa questo significhi.

Troviamo un ragazzo, che a differenza del protagonista del film, è profondamente turbato dalla sua stessa insicurezza. Non sa esattamente cosa vuole, né cosa gli piace. E in questo, Simon diventa la voce della sua coscienza, e piano piano lo spingerà ad abbattere il muro che ha eretto intorno ai suoi sentimenti per non far soffrire né sè stesso, né le persone a cui vuole bene.

SENZA ETICHETTE

Se nel film “Tuo Simon”, come già detto, era chiaro sin da subito l’orientamento sessuale del protagonista, nello spin off Love, Victor non c’è una linea così ben definita.

Victor incontra Mia e quando la bacia dice di sentire le farfalle nello stomaco. Eppure questo non gli impedisce di innamorarsi sin da subito anche di Benji, un ragazzo che vive senza problemi la sua omosessualità.

Non so se in questo caso abbiano voluto accennare ad una presunta bisessualità di Victor o se invece sia stato il vano tentativo di Victor di convincersi che Mia rappresenta tutto quello che un uomo potrebbe desiderare: una bellissima ragazza, intelligente e simpatica, una di quelle fidanzate che i genitori finiscono per venerare. Soprattutto una famiglia tradizionalista e conservativa come la sua.

Però qualunque sia stato l’intento, è bella l’idea che non esista un’etichetta che stabilisce chi devi essere e cosa deve piacerti. Troppo spesso, i confini che imponiamo alle nostre stesse menti, non sono altro che dei limiti superflui e spesso dannosi. Perciò, well done Victor!

LA FAMIGLIA

Uno degli aspetti centrali di qualsiasi coming out, è proprio quello di dover affrontare il giudizio della propria famiglia.
Spesso nei film e nelle serie tv, questo tema viene esasperato in un verso o nell’altro e non sempre chi vive una situazione analoga riesce a immedesimarsi fino in fondo.
In Love, Victor ho trovato qualcosa di estremamente vero e reale: Victor è cresciuto in una famiglia religiosa, profondamente attaccata ad un certo tipo di visione, e tutto questo si traduce in un enorme conflitto sia nell’accettare la propria omosessualità ma al tempo stesso accentua il profondo desiderio di cambiamento: si può essere attaccati alle proprie radici, anche se si ha una prospettiva diversa.
Nella seconda stagione si entrerà nel vivo della questione, e spero che continuino a rappresentare la vicenda in maniera realistica e che non facciano l’errore di cadere nei soliti cliché.

USCIRE DALLA COMFORT ZONE

Il punto di svolta per Victor diventa il viaggio a New York, dove incontra per la prima volta Simon e i suoi amici.
Qui, il protagonista dello spin off, entrerà in contatto con una realtà completamente opposta a quella che vive nella quotidianità.
Uscire dalla comfort zone è estremamente catartico per chi come lui, ha paura di varcare un confine e per di più farlo con persone che lo comprendono e gli danno sostegno, diventerà fondamentale per Victor.
I valori semplici ma profondi che si intravedono in questo breve viaggio, sono la colonna portante dell’intera prima stagione.

IL COMING OUT VERSIONE 2.0

Rispetto a “Tuo Simon”, lo spin off Love, Victor affronta il delicato tema del coming out forse in modo meno prevedibile. Se il film è improntato sull’esternare la propria omosessualità, nella serie tv invece si parte da più indietro, dall’interiorizzazione di un qualcosa che spesso fa paura ammettere a sé stessi, prima ancora che al resto del mondo.
E’ molto bello accompagnare il protagonista nel suo lungo viaggio verso la consapevolezza. Ed è in questo che lo spin off vince a mani basse: questa introspezione affrontata comunque in maniera delicata e leggera, finisce per coinvolgere completamente lo spettatore.

Ci sarà una seconda stagione? Ebbene sì, dovrebbe uscire quest’anno negli Stati Uniti, salvo ritardi di produzione causa Covid, ma in ogni caso possiamo stare certi che le avventure di Victor siano soltanto all’inizio.

Nel frattempo, vi lascio il trailer della serie tv, sono sicura che la apprezzerete tanto quanto l’ho apprezzata io. Provare per credere.

Nevera
Ogni serie tv merita una possibilità. Non potrebbe che essere questo, il motto di chi è cresciuta guardando in tv qualsiasi cosa, su qualsiasi canale e in qualsiasi lingua. Divoratrice compulsiva di libri e di serie tv sin dalla tenera età, è figlia dello "streaming di massimo 72 minuti e poi riavvia il router" e delle interminabili attese tra un episodio e l'altro. Proprio per questo, ha accolto l'avvento di Netflix e simili, con grandissimo entusiasmo. E cibo spazzatura sempre pronto, ovviamente. D'altronde, quale modo migliore del "mangia, guarda e ama", senza pause e distrazioni fino all'ultimo episodio? Oltre al bingewatching, ha una passione sfrenata per la scrittura e aspira in segreto a diventare la nuova Shonda Rhimes. Se bisogna sognare, tanto vale farlo in grande.

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