How To Get Away With Murder 4×01 – No morti, no party?

Quel senso di labirintite che ti prende quando, al termine dei primi 40 minuti della quarta stagione di HTGAWM, ti rendi conto che non ci sono nuove vittime in vista. Scherzi a parte, mi commuove quasi rendermi conto che ogni tanto anche le cose che auspico per le serie che seguo si avverano, come in questo caso quando dicevo che, nonostante il potenziale di questo show, ero tentennante al pensiero che potesse andare avanti per molto tempo mantenendo sempre inalterati i soliti schemi, perché c’è un limite al numero di morti che si possono accatastare attorno al solito gruppo di persone. HTGAWM sembra essersi reso conto di aver raggiunto quel limite e, almeno per questa premiere, vira invece su quella vena più introspettiva per cui avevo supplicato al termine della scorsa annata. Sapevo che la serie era ormai pronta al grande passo, abbiamo imparato a conoscere questi personaggi abbastanza per poter proseguire la visione (di quelle che comunque non credo saranno un miliardo di nuove stagioni, anche considerando che la produttrice esecutiva ha appena traslocato da ABC con un pernacchione per approdare a Netflix) anche senza essere presi all’amo dall’ennesimo mistero misteriosissimo, con trame vorticose e twist destabilizzanti. Possiamo focalizzarci su un ritmo più “rilassato” e seguire il DOPO per tutti questi personaggi toccati dall’ultima tragedia: la morte violenta di uno di loro.

 

In ciò trovo che questa premiere riesca bene, saltando in avanti rispetto alla morte di Wes di sole poche settimane, ritirando così le fila delle vite di tutti in un momento in cui le loro questioni lasciate in sospeso dallo scorso season finale sono ancora in sospeso. Tra le altre la proposta di Oliver a Connor (con quest’ultimo che rivela sul finale motivazioni piuttosto mature e non un semplice partito preso per il suo tenere l’altro sulle spine) e il dubbio sull’aborto per Laurel… quest’ultimo in particolare, non so voi, ma io non ho creduto neanche per un nanosecondo che l’avesse fatto davvero quando lo riferisce al padre. Anzi, parlando della tensione palpabile tra i due potrei dire che perfino la rivelazione finale su ciò che Laurel realmente sa fosse un po’ telefonata.
A “rovinare” la quotidianità di tutti arriva l’invito a cena di Annalise, che sembra pronta a gettare un’altra bomba su tutti. Nella scena della cena, prima che Annalise finisca il suo discorso (“Ho superato sì la mia udienza per continuare a esercitare la mia professione, ma per il bene di tutti è meglio che non ci vediamo più”), ho apprezzato rilevare un che di conviviale: il modo in cui i ragazzi si scambiano commenti emozionati e frecciatine per le varie notizie che ricevono l’uno dall’altro connotano un nuovo livello di legame tra tutti, per cui posso dare ragione a Michaela quando afferma che quello che li lega non è qualcosa che Annalise può scegliere di recidere unilateralmente. Non si può dimenticare che i Keating 5, dopo essere stati uniti controvoglia dalle peggiori catastrofi dell’universo, sono arrivati ora a un punto in cui i rapporti sono più profondi e più vicini a una pseudo-amicizia… così come però, ed è questo che scuote di più Annalise, non può essere dimenticato anche che inizialmente fossero, appunto, 5.

Quello che questa premiere imposta per Annalise sembra un percorso di redenzione, che parte con una dolorosa presa di coscienza delle sue responsabilità ma che, a dirla tutta, a volte incorpora anche colpe che non possono essere imputate direttamente e/o esclusivamente a lei. Mi ha infatti fatto male sentire l’astio nelle parole di Michaela o Connor nei suoi confronti mentre noi spettatori osservavamo i flashback di una settimana prima di quella donna “morta dentro” che si fa in quattro per una madre che non si sente di lasciare sola con quel padre che le ha già abbandonate una volta, causando i problemi di cui sappiamo, e che tuttora non sembra pienamente in grado di prendersi un carico del genere. Le scene di Annalise a Memphis sono le più emotivamente piene e l’esempio del tipo di lavoro di introspezione che HTGAWM potrebbe continuare a fare per il resto della stagione, per bilanciare quei momenti più concitati che ci hanno accompagnati per gran parte del passato (e che sicuramente torneranno anche quest’anno) e per regalare quel più ampio respiro a uno show che a volte ha avuto un disperato bisogno di rallentare.
Cicely Tyson poi è sempre perfetta come Ophelia, non riesco a non vederla on-screen senza sentire un bisogno di proteggere quello scricciolo indifeso che in realtà, nei suoi momenti di lucidità, ha ancora la grinta di una tigre ma, per sua stessa toccante ammissione, ora sta perdendo se stessa. Lei e Viola Davies insieme hanno regalato a mani basse una delle interpretazioni più coinvolgenti dell’intera puntata, cosa che si potrebbe dire in realtà di ogni volta in cui le due sono state insieme sul set dall’inizio della serie a oggi.

Questa stagione potrebbe affiancare al percorso di redenzione di Annalise diverse altre interessanti storyline parallele, ad esempio quella di Laurel verso la resa dei conti con suo padre: sono certa che avremo presto modo di scoprire come la ragazza ha intuito la verità (anche se potrebbe tranquillamente essere stato un semplice 2+2 dopo aver visto Dominic a New York), ma quello che mi preme ora è vedere in che modo evolverà la faccenda e, soprattutto, come porterà a quel tragico epilogo che vediamo nel flashforward. Mi è dispiaciuto poi che la frase buttata lì da Laurel a cena, sul fatto che Annalise non è necessariamente da ritenersi responsabile per proprio tutto, non abbia avuto subito un seguito più approfondito tra le due: potrebbe essere che in questo stadio Laurel abbia ancora solo sospetti e non conferme sul coinvolgimento di suo padre e quindi non se la senta ancora di divulgarli, ma attendo con ansia il momento in cui anche ad Annalise verrà rivelato questo retroscena.
Ora però la domanda è quanto centrale sta per diventare Laurel, che sembra gli autori vogliano spingere nel punto focale lasciato vacante da Wes come “il Keating 5 più di spicco”… a prescindere se ciò sia vero o meno devo dire che, per quanto sul personaggio in sé possa aver in passato avuto i miei dubbi dettati da alti e bassi (non ultima la sua tragedia greca un po’ troppo sopra le righe sul finale della scorsa stagione), sull’interprete sono sempre più convinta: Karla Souza sta facendo un lavoro ottimo e specialmente nelle scene con suo padre, come quando stira un sorriso a forza tra le lacrime per farsi una foto insieme, l’ho trovata molto intensa e credibile.

Un’altra sottotrama interessante potrebbe essere quella di Bonnie, messa sullo stesso piano dei K5 e liquidata anche lei a sorpresa durante la cena: Bonnie è senz’altro quella che potrebbe potenzialmente prenderla peggio, e la scena in cui si reca a un incontro con Denvers (da sempre arci-nemico di Annalise… per ragioni che a tutt’oggi rimangono per me nebulose) proprio mentre il voice-over della Keating evidenzia la lealtà come una delle migliori caratteristiche della ragazza sembrerebbe foriera del peggior foreshadowing.

Non vediamo inoltre ancora spiegate le motivazioni dell’assassinio di Wes (che come commentavo con alcuni di voi l’anno scorso spero non si riduca a uno shakespeariano “la famiglia è contro i due amanti” perché sarebbe una delusione… magari chissà, Wes sapeva “qualcosa di troppo” su papà Castillo e per quello andava messo a tacere. C’è poi ancora quella famosa chiamata fatta presentandosi come “Christophe” da chiarire…), cosa che a giudicare da come questa morte pesa ancora su tutti terrà banco per diversi episodi a venire, se non addirittura l’intera stagione… ma questo spero di no, perché stiracchiandola troppo potrebbe rischiare di diventare logorante e alla fine svilire qualunque rivelazione verrà fatta.

Stiamo quindi a vedere dove Nowalk ha deciso di portarci con tutti questi percorsi. Una premiere che mi ha convinta abbastanza, in cui rimangono i pattern consolidati come i salti avanti e indietro per raccontarci la storia in maniera dinamica, ma in cui finalmente l’assenza di un morto ammazzato (e l’introduzione di un “mistero” che ha contorni forse meno incisivi a primo impatto, ma che potrebbe delineare una trama orizzontale dalle tinte più umane e incentrata più sui personaggi in sé che non sulle loro improbabili scappatoie o sul solito “chi è stato/chi è morto”) prospetta un nuovo corso magari meno adrenalinico, ma a lungo andare anche meno estenuante.

Note a margine:

  • Tra le comparse/new entry che vediamo in questa puntata non posso non evidenziare Jimmy ‘Bail Organa’ Smits come il nuovo analista di Annalise (che sappiamo rimarrà in giro almeno per i prossimi tre mesi) e Julius Tennon (marito di Viola Davis nella vita reale) come il tizio che prova a portarsi a letto Annalise;
  • Solo 10 secondi di Billy Brown per questa settimana, oggettivamente non abbastanza per fargli anche sfoggiare i pettorali (la sceneggiatrice arrapata che scriveva quelle parti dev’essere ancora in vacanza).

Aspetto di leggere i vostri commenti su questo ritorno qui sotto e, come sempre, vi lascio il promo del prossimo episodio e vi invito, se non l’avete già fatto, a passare a lasciare un like ai nostri amici di

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