House of Cards | La recensione della quarta stagione

House of Cards ha avuto il grande onore di inaugurare un nuovo modo di fare televisione e di usufruirne.
Il binge watching è entrato prepotentemente nella nostra realtà grazie a Netflix ed alla sua prima serie originale ed oggi, giunta alla sua quarta stagione, è più viva che mai.
E lo è grazie ad un cambio di marcia che rende le 13 puntate più fluide e scorrevoli, traendo nuova linfa dall’inserimento di nuovi personaggi che riescono nell’intento di meglio definire trame e sottotrame.
Se la terza stagione ha avuto più di un momento di noia e qualche difetto di troppo, la quarta riesce a rinnovarsi e tornare agli alti livelli della prima stagione.
Andando avanti con le puntate e avvicinandosi sempre di più al finale, ho iniziato a pensare che, per costruzione della trama, regia, fotografia e colpi di scena, sì, questa quarta stagione potrebbe seriamente essere definita la migliore di House of Cards.

IL VERO SQUALO: CLAIRE UNDERWOOD

La terza stagione si era chiusa con Claire che chiedeva il divorzio a Frank.
La ritroviamo mina vagante nelle prime puntate, un’autentica bomba ad orologeria di cui il marito aveva sottovalutato la pericolosità. Che tra i due il vero squalo fosse lei lo avevano fatto intendere nel corso della precedente stagione.
Claire Underwood nelle prime puntate dimostra di essere glaciale, incapace di provare qualsiasi tipo di sentimento benevolo verso gli altri, ammettendo candidamente di non provare nulla nemmeno verso il marito che ha supportato con tutte le sue forze per 30 anni. Nemmeno quando scopre della madre gravemente malata è in grado di dispiacersene realmente, piangendo sì, ma più per se stessa – come fa notare la stessa madre, ben conoscendola – che per l’idea di poter perdere a breve l’ultimo dei parenti rimasti.  Le pratica l’eutanasia – e per convincerla bastano due paroline “la mia morte potrà esserti utile per la campagna elettorale” – ed il giorno dopo è già lì a sfruttare quel vantaggio concessole, pronta a parlare davanti a milioni di persone.
Claire è totalmente accecata dalla sete di potere e procede come un carro armato per ottenere quel che si era prefissato, non importa se per convincere il marito deve riesumare una foto del padre di questi, altamente lesiva della campagna elettorale perché legato al KKK. Fondamentalmente non le importa della campagna presidenziale del marito se non può farne concretamente parte, non le importa se il marito, dopo l’attentato di Lucas Goodwin, potrebbe lasciarci le penne.
Sintomatica è la decisione di partecipare al vertice di Brandeburgo nonostante Frank sia in fin di vita aspettando un trapianto di fegato.
La first lady è uno dei personaggi più malvagi e capaci di incutere terrore e paura del mondo televisivo.


Le differenze con Francis si sono accentuate notevolmente dimostrando come sia lui l’anello debole della coppia: per quanto sia senza scrupoli e capace di uccidere chi potrebbe creare problemi, ha dimostrato come non sia senza sentimenti, come in lui vi sia ancora un piccolo pezzo di cuore.
Lo ha dimostrato nel sincero rapporto con Edward Meechum, uno dei pochi in grado di far emergere il sentimentalismo nel Presidente. A suo modo lo dimostra con Doug Stamper, il fidato braccio destro che darebbe letteralmente il fegato per lui. Lo dimostra ogni giorno tenendo, a suo modo, alla moglie e sono sicura che a parti invertite lui sarebbe stato sinceramente in pena per lei. Ne dà dimostrazione anche parlando della foto del padre, che ha sempre odiato, ma che era riuscito a renderlo orgoglioso nel suo disperato tentativo di salvare la famiglia.
E, nel finale di stagione, ne arriva l’ulteriore dimostrazione: Frank, ormai attaccato da più fronti, dimostra evidenti segni di cedimento fisico e psichico. È la moglie che, mantenendo una lucidità terrificante, elabora un piano per poterne uscire indenni e puntare ancora alla vittoria delle presidenziali.

I FANTASMI DEL PASSATO

 

Un aspetto che ho molto apprezzato di questa stagione è stato il, finalmente, presentare il conto di tutte le malvagità compiute dagli Underwood, facendolo attraverso la comparsa di quei personaggi che hanno caratterizzato la storia delle precedenti stagioni.
Le allucinazioni del Presidente, durante l’attesa del trapianto, sono forse tra le scene più emblematiche e significative. Zoe Barnes e Peter Russo popolano ancora gli incubi di Francis; l’ex presidente Walker, colui che è stato a tutti gli effetti un burattino nella mani di Underwood, accecato dalla rabbia e dal risentimento verso quest’ultimo, decide di parlare col giornalista Tom Hammerschimdt che indaga sulla scia di quanto Lucas Goodwin aveva scoperto; Remy Danton e Jackie Sharp, che ormai sembravano inoffensivi, sferrano un colpo capace di poter cambiare la storia; la stesso padre ritorna dal passato per ostacolare la campagna.
Tutto ciò che è stato fatto per arrivare fin lì gli si sta ritorcendo contro.

I NUOVI NEMICI

Con la guarigione di Frank e l’accettazione dell’idea che sia Claire a dover essere designata come Vice Presidente, conosciamo il candidato repubblicano: Will Conway, giovane, furbo, con una famiglia da mulino bianco, moderno ed in grado di sfruttare ampiamente il potere derivante dall’utilizzo dei social.
I coniugi Conway, esteriormente, sono quanto di più lontano possa esserci dagli Underwood. Scontrarsi con una realtà del genere e con un candidato che utilizza armi fino ad allora mai usate così massicciamente, destabilizza Francis. Giocano su campi totalmente differenti, non potendo in alcun modo competere con il quadro pittoresco di una famigliola giovane e felice.
Claire prova anche ad addolcirsi e tentare la carta del sentimentalismo con gli elettori, ma per quanto sia una brava attrice, non riesce pienamente nell’intento. La sua freddezza polare viene per un attimo smorzata dal rapporto con Yates, non andando però a cambiare quella che è la sua natura. Anzi, è proprio il rapporto con Yates che fa raggiungere alla coppia presidenziale nuovi livelli di creepyness.

I PUNTI DEBOLI

Nonostante consideri questa quarta stagione di altissimo livello, qualche difetto che mi ha fatto storcere il naso c’è stato.
Partiamo subito dalla storyline Remy-Jackie. Non ho mai amato i due e ho sempre sopportato pochissimo lei. In passato è stata fondamentale per la trama e, per quanto antipatica, aveva la sua ragione di esistere.
Qui invece per troppe puntate ho trovato i due scollegati dal contesto, utilizzati solo perché sarebbero poi risultati indispensabili nel finale. Troppo telefonato il loro vuotare il sacco e troppo smielata la loro conclusione.
Altro tallone d’Achille è la questione trapianto.
Ci si passa agevolmente sopra, ma se ci si riflette per qualche minuto, il recupero post operazione è stato fin troppo repentino, nonostante tra la sesta e la settima puntata passino comunque dei mesi.
Non credo che dopo essere stato ferito in modo quasi mortale e dopo aver subito un trapianto di fegato in extremis, si possa recuperare in così poco tempo.

LA QUINTA STAGIONE

Il finale, inquietante come pochi e che segna per Claire la rottura della quarta parete, apre nuovi scenari.
Due pensieri sono stati immediati:
il primo è collegato all’idea che i coniugi Underwood hanno del tempo e di come pensino di poterlo manipolare a loro piacimento. La cinica e determinata Claire getta finalmente la maschera e si rivela in tutta la sua malvagità, tirando fuori dal cilindro l’ipotesi guerra.
Come Frank ha ricordato, in preda ad un momento di sconforto, mancano solo 3 settimane alle elezioni, recuperare lo svantaggio creatosi dopo l’articolo di Hammershmidt e dopo l’uccisione dell’ostaggio da parte dell’ICO, è impossibile.
Quel che mi è venuto subito in mente è che dichiarando lo stato di guerra, trovandosi in uno stato di emergenza, possano posporre le elezioni per la sicurezza nazionale. In tal modo avrebbero tutto il tempo di riorganizzarsi, prendere tempo e ideare insieme a Leann e Doug una nuova strategia elettorale.
Hanno il coltello dalla parte del manico e hanno dimostrato di poter manipolare gli eventi per trarne vantaggio.

La seconda idea è invece legata al numero 52.
52 puntate come un mazzo di carte: che la quinta stagione sia la distruzione del castello di carte costruito fino ad ora? I presupposti ci sarebbero tutti, Frank e Claire sono bersagliati da tutti i lati e incombe la minaccia della scoperta delle intercettazioni effettuate illegalmente tramite la NSA. Sono in un campo minato, pronto ad esplodere e spazzarli via.
In tutto questo anche Yates rappresenta un potenziale problema. Possibile che non si rendano conto che prendere lo scrittore come “concubino” non potrà rimanere un segreto per sempre? E quando uscirà fuori la verità sarà l’ulteriore scandalo che dovranno affrontare.

Di certo è che la prossima stagione sarà un’incognita dal punto di vista autoriale. Lo sceneggiatore Beau Willimon ha già annunciato che non ci sarà il prossimo anno. Non resta che incrociare le dita e sperare che il livello di scrittura rimanga allo stesso livello.

Fran
Ama definirsi terrona, giurispiangente e fondamentalista Austeniana. Ha capito di essere completamente andata quando, sentendo suonare la sveglia, pensava fosse Cersei Lannister al telefono. Cresciuta a pane e period dramas, si definisce un'inglese mancata, ma le sue serie preferite sono le americane The Good Wife e Mad Men. Betty Draper è la sua eroina ma da grande vorrebbe essere come Diane Lockhart.

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