Homeland | Recensione 3×09 – One Last Time

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Oh! Finalmente si sta iniziando a fare luce su tutti i loschi piani di Saul. Era ora che arrivassimo a questo topico momento!!

Puntata fondamentale la numero nove, tutto quello che é arrivato fino a qui inizia ad avere un senso e soprattutto il piano di Saul si è palesato al mondo. Sì, perché Saul ha un piano che va oltre la vendetta, oltre al trovare un colpevole, a salvare la CIA: lui ha un piano astrale, sopra le parti, oltre il presente che tende verso una dimensione ben più elevata dei sentimenti umani di rabbia e rancore. Il suo piano punta dritto dritto alla pace mondiale, al dialogo e alla collaborazione tra popoli. Certo, a costo di sacrificare vite … ma cosa è qualche vita se l’obiettivo finale è ben più elevato?

Bene, partiamo dal presupposto che Saul ha un potere quasi divino, e vediamo poi in pratica qual’é questo suo piano che porterà alla sua gloria e a quella di tutti quelli saliti sul suo treno.

Intanto, cosa fondamentale e cardine di tutto è il ritorno di Brody. Sembrava che non centrasse più nulla con la stagione, che lui fosse ben distante da quello che stava accadendo, invece è il protagonista e inconsapevolmente lo è sempre stato fin dalla prima puntata. Almeno, nella mente di Saul lo è sempre stato … per me molto meno, sono arrivata ai collegamenti non con il mio intuito ma bensì grazie solo alla spiegazione di Saul.

Torniamo però un attimo a Brody. È il fantasma di se stesso, da Caracas viene trasportato in Virginia per disintossicarsi dall’eroina, dagli antidolorifici. Una pena quell’uomo, trasuda dolore.

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Vuole morire, Saul gli promette che esaudirà il suo desiderio ma prima deve compiere l’ennesima fatica per conquistarsi la libertà perché non ci sarà Langley sulla sua coscienza, ma c’è il giubbotto antiproiettile più qualche morto sparso per il mondo.

Quanta compassione ho provato. Impazzisce dal dolore, per l’astinenza, per tutti gli incubi che si porta dentro.

Pensavo che però Brody ha fatto, fino ad adesso, una vita di merda: prima Marine, poi prigioniero di Abu Nazir, poi terrorista, poi spia dei terroristi, poi assassino, poi padre e marito rifiutato e infine amante col cuore spezzato. E fino a poche puntate fa in fuga, locato in un paese distante, abbandonato da tutti, tossico, ferito e devastato dagli orrori che lo circondano. A quando un po’ di sollievo anche per lui? Si ok, ha delle colpe grosse sulle spalle … però … non se lo merita, non credo che sia quel mostro. Credo che sia un uomo fragile, che la guerra lo abbia indebolito, che la sua furbizia nell’insinuarsi nelle situazioni non lo abbia portato molto distante e che abbia perso la testa – almeno all’inizio – di una donna che ha mentito per scoparselo e farlo avvicinare a lui. Bhe, io direi che ha tolto quanto ha dato, e che se si dovessero mettere le vicende della sua vita degli ultimi anni sulla bilancia non penderebbe da nessuna parte. Perciò, riflettendo su questo e per quanto il ritorno di Brody non mi abbia così emozionato come pensavo accadesse, mi schiero dalla parte di chi lo crede una vittima, fregato da persone con una forte influenza su di lui. Insomma, non ne esce poi così bene Brody, con quel carattere troppo volitivo e troppo sentimentale per essere un Marine prima e un terrorista dopo.

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Sono troppo severa con lui? Non penso, piuttosto penso che questa sua debolezza lo renda umano. Grazie a questo mi sono affezionata a lui, alla sua persona più che al suo personaggio che in base al periodo passa dalla parte dei buoni a quella dei cattivi.

Quindi, ricapitolando Brody c’è. Messo molto male, ma c’è e come dicevo poco fa è il cardine dell’intero piano di Saul. Sveliamo allora questo piano e fughiamo tutti i dubbi.

L’obiettivo di Saul è Darinsh Akbari, il Capo dei Guardiani della Rivoluzione in Iran. Per arrivare a lui ha bisogno di Brody, che proprio ai terroristi iraniani chiederà asilo, i quali ovviamente lo accoglieranno come un eroe (ricordiamoci che per i comuni mortali Brody è tutt’ora l’attentatore di Langley e sterminatore di americani). Entrato nella cerchia iraniana, ucciderà Akabari.

Il naturale erede al posto di Capo dei Guardiani è Javadi, già assoldato da Saul come informatore. Così Saul, e gli interi Stati Uniti, avranno un uomo dalla loro parte dentro l’Iran più torbido e sarà il primo passo verso il dialogo tra due paesi – Stati Uniti e Iran – che si odiano da tempi immemori. Sarebbe quindi il primo passo verso la pace tra i due Stati, verso la fine di attacchi terroristici, stragi e guerre. Ecco il piano umanitario di Saul, che salverebbe l’intero mondo e allontanerebbe lo spettro di guerre nucleari e di morti innocenti. Che uomo altruista, non ha pensato neppure un momento alla sua carriera! Ahaha!

Scherzi a parte, a me Saul piace, più di Brody e più di Carrie. Mi piace la sua mente, il modo in cui ragiona, e il modo in cui è, mai a caso.

Tornando alla puntata, Brody ha bisogno di un aiutino per farsi convincere. E chi se non Carrie può darlo? Saul così è costretto a raccontarle tutto. Non è stupida e non è stupita quando scopre che Brody è in Virginia e che lui sarà l’attore principale del piano di Saul.

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Corre da lui, ma il loro incontro è freddo, volutamente distaccato e quasi rabbioso. Ma dov’è finito l’eterno amore che si promisero alla fine della seconda stagione? Io mi ricordo bene quell’ultimo bacio disperato, senza speranze ma pieno di promesse che si erano dati. Dov’è finito il loro amore, la loro confidenza, la loro stima? Non sono sopravvissuti anche grazie al pensiero di uno all’’altra? Carrie non ha fatto tutto quello che ha fatto per scagionare Brody, per rivederlo vivo, per renderlo libero? Certo, non mi aspettavo si saltassero al collo uno dell’altra, ma l’emozione che traspare nel rivedersi è tutta coperta dalla rabbia di Brody e dalla diffidenza di Carrie. Sì, lei è sempre dalla sua parte e il distacco è necessario per la buona ripresa dell’uomo e la riuscita della missione … però cazzo, nonostante tutto loro si amano!

Sono strani entrambi, alla fine del percorso riabilitativo c’è effettivamente un riavvicinamento seppur preso con molta distanza e con molta calma, come se prima di riavvicinarsi abbiano il bisogno di leccarsi le ferite. Io mi sarei gettata al collo di Brody, per la felicità di vederlo vivo, per la felicità di poterlo toccare e anche se mi respingesse mille e mille volte lo prenderei per stanchezza ma gli dimostrerei che non è più solo, che non lo è mai stato e che ho sempre creduto alla sua innocenza. E fanculo la CIA e il lavoro, questa è una di quelle situazioni in cui i sentimenti sono più importanti del resto…non pensando al fatto che Carrie è incinta (alla 13 esima settimana, così hanno detto all’ospedale in cui è stata ricoverata dopo essere stata ferita da Quinn nella puntata scorsa).

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A riprova che le cose non sono poi così cambiate è che Brody si lascia convincere solo da Carrie per entrare nella missione. Non ha molte alternative, è vero, ma è anche vero che lui ascolta solo lei.

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Durante la visita di Saul in ospedale, mi rendo conto che anche Carrie è stata solamente una pedina per lui: il suo ferimento e il fatto da rimanere fuori gioco per qualche momento (giusto il momento di far rimpatriare Brody) era voluto da Saul per il piano, tutto è finalizzato all’Iran e alla conquista da dentro. Io la settimana scorsa non ero ancora arrivata a una riflessione così fine e complessa al tempo stesso: Saul è un passo avanti, a me sicuramente, e al contrario di quanto si possa pensare la sua carriera è bel lontana dall’essere finita. Con questa missione suicida si gioca molto, ma anche fallisse l’unico a rimetterci la vita sarebbe Brody e Saul potrebbe sempre dire che ha scovato l’attentatore. Poca consolazione, ma a Saul non è particolarmente simpatico Brody e se morisse durante la missione in Iran diventerebbe solo un attentatore morto. Coi sensi di colpa dovrebbe far pace privatamente, ma per quello che ho visto Saul è immune ai sensi di colpa.

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Così, allenamento intensivo e Brody torna in forma per partire per l’Iran. Torna presto caro Brody, sei appena tornato e già riparti !!!

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Prima di partire Brody vuole incontrare Dana (!!) che casualmente lavora in un hotel vicino. A parte l’idea malsana di lui, ma poi Carrie che lo asseconda? Mah, tutto quello che succede attorno a Dana è fuori luogo e decontestualizzato dal resto. Quando mai un uomo chiave e ricercato da mezzo mondo va a trovare la figlia, che oltretutto non lo vuole vedere? A volte la serie se ne esce con questi spunti che non hanno senso e che mi lasciano sempre un po’ perplessa. Ovviamente Dana lo ripudia. E poi, vogliamo parlare del fratello di Dana? Lo stiamo dimenticando, io non mi ricordo neppure più come si chiama … se Dana fosse stata figlia unica non sarebbe cambiato nulla!

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Ultimissima furbata di Saul: scopre che è spiato da Lockhart e indovinate un po’ da chi? Dall’amante della moglie!! Danneggiato e beffato. O anche cornuto e mazziato.  Oltretutto questo Alain Bernard è del Mossad. Non so che collegamenti ci siano tra il futuro Presidente CIA e l’Intelligence israeliana … forse stanno già mettendo le basi per la quarta serie? … sicuramente Saul coglie l’occasione prendendo per le palle il Senatore e chiedendogli del tempo prima della sua nomina. Saul ne esce da vincitore assoluto: nessun ricatto e nessuna vendetta solo la richiesta di tenersi il mandato a Presidente CIA ancora per un po’, per portare a termine la missione. Sua moglie ne soffrirebbe, la CIA ne uscirebbe male con una notizia del genere e la carriera di Lockhart sarebbe distrutta.

Concludendo, una puntata parecchio intensa. Mancano solamente tre episodi alla fine della stagione e tutto sta prendendo una forma che a me piace. Vedremo che dirà Brody quando scoprirà che Carrie è incinta, io do abbastanza per scontato che la missione andrà a buon fine e lui tornerà vivo … non credo che Brody sia destinato a scomparire dalla serie, nonostante abbiamo avuto modo di vedere che Homeland funziona anche senza di lui.

Sarò sentimentale ma ho un cuore anche io e spero di rivederli presto così felici!

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Nell’attesa dell’evoluzione definitiva della stagione  visitate la pagina Homeland ITA!

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La Ale
Giovine genovese la cui adolescenza è stata formata da X-Files. Facendo sua la frase “la verità è la fuori” ha combattuto la sua personale battaglia per la ricerca e la diffusione della verità su alieni, complotti e misteri in genere. Si è sempre sentita parte di un telefilm piuttosto che semplice spettatrice, trovandoci ispirazioni e guardandoli con affetto, considerando quindi la famiglia Soprano brava gente e Dexter una vittima degli eventi. E in cuor suo spera ancora di scoprirsi una lontanissima parente di Nate Fisher. Guarda i telefilm come vive la sua vita: in maniera disordinata, o meglio detta in modo da finta intellettuale “naif”. Attualmente è vittima un’importante sbandata per gli zombie.

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