Graceland | Recensione 2×01 – The Line

L’estate avanza, e finalmente é arrivata la seconda stagione di Graceland a portarci sulle spiagge della California – non so voi, ma dopo ogni episodio io mi sento particolarmente in vena di prendere il primo aereo e andarmene a surfare a Los Angeles. Possibilmente in compagnia di Aaron Tveit, ma insomma, su questo ci si può lavorare.

A parte questo (però vi devo avvisare, l’amore che provo per Mr. Tveit é infinito e ci saranno molti commenti adoranti in queste recensioni), piacere a tutti, thanks for stopping by. Ho amato la prima stagione e sono davvero eccitata di poter recensire la seconda per Telefilm Addicted. Without further due, quindi, let’s jump back into Graceland, con la 2×01, «The Line».


(Abbiate un Aaron sorridente perché sì)

Comincio col dire che mi considero un’esperta in materia di cliffhangers, visto che purtroppo seguo Sherlock e mi lascio rovinare la vita da Moffat, ma il modo in cui era finita la prima stagione non scherzava. La 1×12 ci aveva lasciati con Mike a Washington, in una posizione di prestigio per un agente così giovane e con i capelli tagliati, per mio infinito dispiacere, Paul a Graceland e una chiamata che finiva con, «Mike, I haven’t said this to anyone else-»

Grazie tante, Paulie. Cos’é che non hai detto? Cosa sta succedendo? E dopo mesi e mesi finalmente lo sappiamo: dopo aver spedito Bello in prigione, il cartello Caza ha perso un bel giro d’affari, e adesso é sul piede di guerra e vuole vendetta. Più nello specifico, contro Mike il marine, che credono essere responsabile dell’arresto di Bello. E quindi, il caro vecchio Briggs ha una proposta: chiede a Mike di ritornare sulla West Coast per qualche giorno, fare da esca, e incastrare i sicari dei Caza. Un lavoretto semplice semplice, insomma, sul quale Mike non fa fatica a decidersi.

Intanto, le scene a Washington ci fanno capire che c’é qualcosa di cambiato, con Mike: ha un lavoro d’ufficio, sempre in giacca e cravatta, dietro una scrivania. La sua più recente indagine, un pedinamento su una linea di autobus turistici che dovrebbero contenere merce di contrabbando, droga, armi, e chi più ne ha più ne metta, non sembra andare troppo bene. Il nostro agente Warren sembra diverso, senza dubbio. La vita dietro una scrivania non é la stessa di un agente sotto copertura, come poi spiegherà più avanti nella puntata, a Paige. E parlando di Paige, Mike sembra essersi trovato anche una nuova compagna, Jessica, collega nel quartier generale dell’FBI. Cosa alla quale la mia reazione é stata un immenso e gigantesco NO perché Paige e Mike sono la mia OTP nei secoli dei secoli. E poi perché ho ancora quella brutta sindrome da fangirl tredicenne che non posso vedere un numero limitato di tipe attorno ad Aaron prima di implodere.

Ma non é solo Mike ad essere cambiato. L’arresto di Tintinnio ha scombussolato un po’ tutto, anche a Graceland. Nella casa c’é un nuovo agente, della DEA, e anche i personaggi che già conoscevamo non sono più gli stessi: l’atmosfera é più rilassata, più comunitaria, un po’ più leggera. Quando Mike riapre la porta di casa, si trova davanti Johnny, Jakes e Paige impegnati in un gioco del quale sinceramente non ho ben capito il significato – ma non sono un agente federale e di certo non so come smontare una pistola, quindi forse é giusto così. Paul e Charlie, che hanno ripreso la loro relazione, sono come papà e mamma orso: l’impressione che mi é arrivata é che dopo essere arrivati così vicini a perdere tutto, Graceland compresa, ora si siano tutti stretti l’uno all’altro, come una famiglia, a leccarsi le ferite e a rendersi conto che sono ancora tutti insieme, tutti vivi. Hanno bisogno di rassicurazioni, non di altri pericoli, e per questo senso di sicurezza sacrificano tutte le domande ancora senza risposta, tra cui la più importante: Odin Rossi.

La caccia a Odin Rossi non i é conclusa per niente, ma sembra quasi che il team di Graceland lo stia lasciando perdere. E quando Mike prova a parlarne con Charlie, riceve un bell’avvertimento a starne fuori. Charlie é probabilmente il mio personaggio preferito, lo ammetto, e mi piace moltissimo il lavoro che hanno fatto su di lei: si é legata a Paul e si é resa vulnerabile. Se prima poteva avere i suoi sospetti (più che giusti, tra l’altro) su Rossi, adesso non accetterà mai l’idea che Briggs possa essere un trafficante di droga. Si é azzoppata da sola, come agente dell’FBI. E questo la rende umana, vera, reale.

Ma anche Mike deve lasciar perdere Odin, per rivestire i panni di Mike il marine. L’operazione organizzata da Briggs é per il giorno successivo al suo arrivo, e non ha decisamente il tempo di pensare ad altro, o a Paige – con la quale le cose sembrano un pochino tese (e giustamente). Briggs e Mike si presentano da Leon, che dovrebbe fare da anello di collegamento coi sicari di Caza, ma ovviamente niente può andare bene al primo colpo: Leon cerca di far fuori Briggs per ottenere da solo la ricompensa sulla testa di Mike, la task force dell’FBI entra in campo, Leon finisce in manette e di Caza neanche l’ombra.

O meglio, l’ombra no, ma un numero di telefono sì. Solo che i termini sono cambiati: i sicari dicono a Briggs che saranno loro a decidere la data e l’ora del prossimo incontro, e per Briggs non va affatto bene. Non potrebbe garantire la sicurezza di Mike, e quindi decide di annullare l’operazione. E io, come Mike, ne sono rimasta sconvolta. Questo non é il Paul Briggs che ci ricordavamo dalla prima stagione: é vero, Graceland veniva prima di tutto, ma ricordiamoci che Paul non ha esitato a mettere Mike in contatto con Bello, una posizione decisamente pericolosa per un agente appena uscito dall’accademia di Quantico. E adesso invece cerca di fare un passo indietro, che Mike ovviamente non accetta.

La domanda é perché? Certo, Mike ha il suo senso di giustizia a guidarlo, ma é davvero solo quello a spingerlo a scavalcare la decisione di Briggs? Forse no. E a chi é che confessa tutte queste cose, il nostro Mike? A Paige, ovviamente (OTP intensifies). Quando Mike era appena tornato da Graceland, era un mito, una rock star: un caso da agente sotto copertura che aveva portato alla cattura di Tintinnio, insomma, roba grossa. Lo aveva reso ammirato, rispettato dai suoi colleghi. E poi la faccenda della linea di bus aveva mandato in frantumi tutta la sua reputazione. E Mike é ambizioso, del resto già lo sapevamo, ed é anche stanco. Si vede benissimo. É stanco di fare un lavoro noioso, tra scartoffie e uffici, invece di prendere in mano una pistola e scendere in campo. Come dice Paige, «Quando fai quello che facciamo noi, nient’altro sembra vera vita». E forse Mike comincia a realizzare che il suo sogno é stato compromesso per sempre dalla sua permanenza a Graceland: lui voleva diventare direttore dell’agenzia, é vero, ma forse la sua vera vocazione é quella di agente sotto copertura.

 
 

E infatti, facendo valere la sua autorità con l’FBI, riesce a mandare avanti l’operazione, scavalcando Briggs. E Mike e Paul si ritrovano al nuovo luogo dell’appuntamento, dove, prevedibilmente, i sicari hanno fatto in modo di avere una grande folla a disposizione per poter rapire Mike senza dover passare prima da Briggs.

Dopo il mio momentaneo infarto alla vista di un Aaron senza maglietta, é arrivato un successivo attacco di cuore quando i sicari lo torturano: borsa di plastica sulla faccia per impedire di respirare, e una domanda ripetuta ossessivamente, «Sai della linea?», il che spiega anche il titolo della puntata. «Quale linea?», chiede Mike, e loro rispondo, «La linea di bus». Ah! Ovviamente. Mike aveva ragione, perché lui é l’agente Mike Warren e quindi un dio sceso in terra (oltre che il protagonista e quindi ovviamente quello ad avere tutte le intuizioni).

 
 

Grazie all’intervento di Johnny e Briggs, Mike evita di lasciarci le penne, e sembra tutto risolto, se non che Charlie nota un dettaglio sul cadavere dei due sicari: un tatuaggio, marchio di una banda, appena fatto e ancora in via di guarigione. I due non sono del cartello Caza, perché sarebbe stupido mandare due novellini a fare un lavoro da criminali esperti. Quindi non hanno cercato di far fuori Mike il marine per la questione di Bello, quanto piuttosto perché l’agente Mike Warren aveva cominciato a investigare sul contrabbando via bus, e probabilmente era vicino a scoprire qualcosa.

Una bella rivincita per Mike, senza dubbio, visto che l’FBI aveva appena deciso di chiudere tutta la sua operazione per mancanza di risultati, e la partenza per la trama di questa stagione: con le nuove informazioni, Mike riesce a convincere il bureau a riaprire il caso, ad assegnarli dei fondi e, soprattutto, una squadra.

Chissà quale. Come annuncia Mike nell’ultima scena della puntata, gli inquilini di Graceland sono stati tutti messi sul suo caso: FBI, DEA, dogana, tutti quanti. E tutti sotto gli ordini di Mike, che da una stagione all’altra passa da essere un novellino a capo delle operazioni. Quel suo «You all work for me now» non sembra essere stato accolto benissimo, viste le espressioni di Paul, Charlie e Paige. La buona notizia é che però il nostro Warren é stato reinserito a Graceland, e quindi può dire addio a giacca e cravatta e alla tizia-della-quale-ci-saremo-già-dimenticati-tra-due-puntate. Welcome back, white beaches and spanish accents and long hair (speriamo). Il nostro team preferito é pronto ad inseguire dei nuovi bad guys. E ovviamente a mettere le mani su Caza e su Odin, nel frattempo.

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Sono di certo delle premesse interessanti per un’altra bella stagione come la prima, e le dinamiche tra i vari personaggi si sono evolute: prevedo contrasti tra Paul e Mike per chi sarà il maschio alfa, con Charlie che cerca di fare la mamma orsa, la probabile gelosia di Paige… Sì, non vedo l’ora del prossimo episodio, perché l’estate non é estate senza esami e senza Graceland. A questo proposito, vi lascio qui sotto il promo e vi dò appuntamento alla prossima settimana con la 2×02, «Connects». Tra l’altro, vi prometto che non tutte le recensioni saranno terribili come questa, fidatevi! Hasta luego!

https://www.youtube.com/watch?v=UpnxA50Gdy4

barricadeusehttp://rigelsenshis.tumblr.com
Also known as Benedetta o B(ee), ventun'anni, Serpeverde, Targaryen, Avenger, torinese per studio (ma attualmente chambérina per Erasmus) con la testa dall’altra parte dell’Oceano e troppo anglofila per il suo bene. Il sogno è quello di essere una sceneggiatrice-barra-giornalista cinematografica-barra-scrittrice, ma in realtà le cose da sapere su di lei sono giusto quattro: stelle & spazio, draghi, cinema & serie tv e femminismo. Oh, è che il suo patronus è un Charizard. Because mother of dragons, duh!

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