Giffoni Film Festival: Meet&Greet with Tom Felton

Altro giorno, altro giro. Il 21 Luglio mi sono recata a Giffoni per il Meet&Greet con l’attore Tom Felton, e sono qui per raccontarvi le mie impressioni e quello che stato detto.

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L’incontro è cominciato per le 12:30 e, quindi, siamo stati intrattenuti dalle battute e dai selfie di Manlio, il coordinatore, per una mezz’oretta e poi, come per Freeman, ci è stato mostrato qualche video introduttivo su Felton. C’è anche da aprire una pietosissima parentesi su un paio di tentativi di intonare il main theme di Harry Potter, grazie al cielo Felton non era ancora lì per sentirli.

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Ovunque ti girassi c’era il simbolo dei Doni della Morte, su magliette, collane, orecchini e bracciali. Qualche cravatta di Griffondoro e di Serpeverde, molti Giratempo e un sacco di altri gadget rendevano il tutto molto simile a un raduno su Harry Potter.

Quando finalmente è arrivato il momento, durante la sfilata di Felton per arrivare al palco non poche persone hanno subito danni permanenti all’udito, qualcheduno ha strillato così forte, che sono certa, deve aver sfidato una qualche legge della natura.

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Che dire su Tom? Neanche il tempo di sedersi e già ringraziava per essere stato invitato, è stato dolcissimo con noi, dandomi l’impressione non solo di amare i suoi fan, ma di rispettarli.

Nel momento in cui gli è arrivata la Redbull ghiacciata che aveva chiesto, ha ironizzato “I’m such a diva”, e posso giurare che sembrava di quanto più lontano vi possa essere. È stato allo scherzo con una fan che gli ha detto di essere stato il suo fidanzato per tutto questo tempo, dicendo che aveva sempre voluto una ragazza italiana, quando lei si è offerta, allora, di dargli il proprio numero, lui ha riso e con un enorme sorriso ha detto che le cose “stavano andando troppo in fretta”. Non si è risparmiato in complimenti sull’inglese di chi gli faceva le domande e a proposito di una in particolare sul razzismo (leggete più sotto per conoscerne la risposta) ha detto che spesso nemmeno giornalisti di professione gli hanno chiesto qualcosa di così intelligente. Quando gli è stato portato un ventilatore, perché nella sala faceva davvero molto caldo, due volte ha espresso il desiderio che fosse girato in modo che almeno anche quelli in prima fila potessero beneficiarne.

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A quattordici anni dall’uscita di Harry Potter e la Pietra Filosofale, ancora parla con entusiasmo di Draco Malfoy e dell’intera saga, ha anche detto di vedere troppi colori di Griffondoro in sala, e dopo aver chiesto a quelli che portavano cose di Serpeverde di mostrarsi, scatenando urla e sventolii di cravatte, ha scherzato “Ok, adesso tutti quelli di Griffondoro escano”. Ha anche fatto materializzare in un secondo Draco sul palco, quando una fan gli ha chiesto di dire: “My father will hear about this”.

Due volte ha fatto salire sul palco qualcuno del pubblico, la prima, una ragazza con una maglietta geniale che recava il simbolo della L e della V incrociate della Louis Vuitton, ma con sotto scritto Lord Voldemort, che aveva notato e voleva far vedere a tutti (concedendo anche un abbraccio), e la seconda, una fan vestita da capo a piedi da Bellatrix Lestrange, a cui ha fatto i complimenti dicendo: “È davvero spaventosa, ti prego non farmi del male!”, aiutandola, poi, da vero gentiluomo, a salire e scendere.

Non appena Manlio ha annunciato che c’era tempo solo per altre due domande, provocando cori di “nooo”, Tom ha subito alzato la posta a tre. Infine, quando è arrivato il momento di salutarci, prima ha ringraziato tutti i volontari e coloro che sono dietro il Giffoni e poi ha voluto fare “il miglior selfie del mondo” con noi sullo sfondo.

Manlio ci ha anche raccontato che Tom si è preso la briga di scrivergli personalmente dalla sua e-mail, per ringraziare e per sostenere di essere emozionato di incontrare così tanti fan italiani.

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Tom ha illuminato la sala e ci ha fatto divertire per i tre quarti d’ora che è durato il Meet&Greet, facendoci sentire che era uno di noi. Simpatico, ironico, disinvolto e solare Tom potrebbe dare lezioni di umiltà non solo a molte star, ma a chiunque.

Vi lascio a ciò che è stato detto durante l’evento:

Riguardo Harry Potter, l’attore ha detto che quando ha interpretato per la prima volta il ruolo di Draco Malfoy, a undici anni, non si sarebbe mai aspettato tutto questo successo e che un giorno sarebbe stato al Giffoni Film Festival. Visto che i bambini adorano travestirsi, per lui, pirata, marinaio o mago, era solo un altro modo di divertirsi.

L’attore ha confessato che solo durante gli ultimi cinque, quattro film si è reso conto di quanto fosse fortunato, in quanto prima, voleva solo vedere i suoi amici e andare a scuola e in gita come qualunque ragazzino. E proprio le gite sono le cose che più ricorda essergli mancate crescendo. Per esempio, aveva in programma una vacanza sciistica in Italia quando fu scelto per interpretare Draco e non potendoci andare a causa di alcune clausole nel contratto, ci rimase malissimo. D’altronde erano molte le cose che non volevano fargli fare, come andare in skateboard, o sui pattini, perché c’era il rischio di farsi male, ma che lui faceva lo stesso perché era un po’ un cattivo ragazzo.

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Su Draco Malfoy ha detto che sono diversissimi caratterialmente e che, anzi, in comune hanno solo il colore degli occhi, tanto che, ha scherzato, aveva dapprima fatto l’audizione per Hagrid, poi per Hermione e, infine, per Draco.

Ancora riguardo Draco, ha detto che, secondo lui, era così cattivo soprattutto a causa di figure genitoriali pessime e, infatti, sebbene non creda che Draco fosse un bravo ragazzo intrappolato nel corpo di uno cattivo, non era poi così malvagio come voleva far credere, in quanto idolatrando il padre, cercava di imitarlo, per scoprirsi, infine, più simile alla madre. Quando gli è stato chiesto se si fosse mai ascoltato in un’altra lingua, prima ha ironizzato dicendo che non è stato usato nessun doppiatore, ma, anzi, era sempre lui e che aveva imparato tutte le lingue necessarie. Poi, si è interessato a chi fosse il suo doppiatore italiano, se fosse bello e come rendeva “My father will hear about this”.

Ha anche confermato che l’abbraccio tra Draco e Voldemort in Harry Potter e i Doni della Morte: Parte II, non era previsto nella sceneggiatura e che sebbene l’avessero girata trenta, quaranta volte, secondo lui, alla fine avevano tenuto quella con l’abbraccio perché la paura che possiamo leggergli negli occhi è reale, tanto che in quel momento stava pensando: “Oh, Dio. Oh, Dio. Oh, Dio”.

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Riguardo i ruoli che interpreta ha affermato che più sono diversi dal vero Tom, più è divertente interpretarli e gran parte di come ci riesce dipende dagli altri attori, dal registra e dal resto delle persone con cui lavora. Un consiglio che si sentiva di dare al riguardo era di cercare di restare bambini, perché più si diventa grandi, più si pensa e si ragiona e, a volte, le cose vengono male proprio perché ci si ragiona troppo.

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Rispetto a una domanda posta sul razzismo, sia rispetto al ruolo di James Ashford in Belle (La ragazza del dipinto in italiano), che ad Harry Potter, Tom ha detto che è interessante come all’epoca in cui è ambientato Belle, il razzismo di James era la norma, per quanto riguarda Harry Potter, invece, e in particolare Draco, secondo lui era più qualcosa che gli era stata instillata dai genitori, come d’altronde accade nella realtà, in quanto spesso il razzismo deriva da condizionamenti della società o dei propri genitori. Lui si augura che le cose vadano sempre meglio e che si smetta di aver bisogno di sminuire qualcun altro per sentirsi grandi. Ha anche aggiunto che, per esempio, l’amore verso Harry Potter aiuta, perché riunisce persone di tutte le nazionalità ed età, ha poi augurato scherzosamente al traduttore buona fortuna nel tradurre la sua lunga risposta.

Gli è anche stato chiesto il suo film preferito e ha detto che cambia ogni giorno come succede per la musica. I registi, invece, a cui si sente più legato sono Chris Columbus, che lo ha scelto come Draco e David Yates, ha anche aggiunto che magari un giorno potrebbe lavorare con qualcuno che era tra il pubblico e che gli farebbe piacere.

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Riguardo Stratton, le cui riprese interessano anche a Roma, ha detto di essere molto contento di girare in Italia e di realizzare il suo sogno di quando era piccolo di essere un agente segreto.

Sul suo documentario Tom Felton meets the Superfans, l’attore ha ribadito come è importante essere fan di qualcosa e che è stato bello poter chiedere agli appassionati la loro storia e da dove venissero, quando di solito era abituato a incontri brevissimi.

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In ultimo, Tom ci ha lasciato con il consiglio di non prenderci mai troppo sul serio, perché quando lo facciamo finiamo per credere che tutto quello che facciamo è importante, ma non lo è, è divertente e, infine, di non lasciarci condizionare dalle opinioni altrui.

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Così si conclude la mia esperienza al Giffoni di quest’anno e non posso che sentirmi grata per l’enorme opportunità che mi è stata regalata.

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