[ESCLUSIVO] Telefilm Addicted intervista il doppiatore David Chevalier

La scorsa settimana ho avuto l’onore ed il piacere di fare quattro chiacchiere al telefono con David Chevalier, una persona adorabile, uno dei doppiatori italiani più bravi ed amati dal pubblico, voce di Nathan Scott, Sam Winchester, Dan Humprey, Morgan Grimes, Luke Cafferty e molti altri personaggi a noi noti. Abbiamo parlato di doppiaggio, di film, serie tv e tanto altro, c’è stata anche una breve parentesi sul tiramisù che non sto qui a raccontarvi. Se anche voi che state leggendo in questo momento, “avete una storia d’amore con la sua voce da anni” non preoccupatevi, gliel’ho fatto sapere! Cos’ ha risposto? Beh, dopo aver riso per un paio di minuti mi ha detto: “E’ una cosa che non avrei mai immaginato, sul serio, è pazzesco! Mi sento più motivato a fare meglio ora che so che c’è qualcuno che mi ascolta con particolare attenzione.

Con questa premessa vi lascio all’intervista, sperando che vi divertiate a leggerla tanto quanto io mi sono divertita a farla e non dimenticatevi di farmi sapere cosa ne pensate nei commenti! Buona lettura.

C’è qualche differenza, nella pratica, tra il doppiaggio di un film o di una serie tv?
Nella pratica vera e propria direi di no, più che altro una cosa che fa la differenza sono i tempi di lavorazione. Nel doppiaggio dei film ci sono meno righe di copione da fare nell’arco delle tre ore del turno, di conseguenza è minore la mole di lavoro da fare e quindi c’è la possibilità di rivedere la scena più volte, riprovarla con più calma e lavorare sulle diverse sfumature. Nelle serie tv sono previste per ogni turno più righe di copione da fare quindi il tempo per curare le sfumature è minore.

Che siano film o serie tv, c’è qualche genere che per gusto personale, preferisci doppiare?
Da spettatore potrei risponderti facilmente perché, ovviamente, prediligo alcuni generi. Mi piacciono molto la fantascienza e le sit-com fatte bene. Invece per quanto riguarda l’aspetto professionale in realtà dipende esclusivamente dal personaggio. Quando il personaggio è interessante sotto vari punti di vista, sia per la bravura dell’attore, sia proprio per il percorso interiore del personaggio, stimola più di personaggi più piatti o che fungono da spalla ad altri un po’ più sopra le righe. In generale non prediligo doppiare un genere piuttosto che un altro.

Visto che siamo in tema, c’è qualche personaggio che ti ha divertito particolarmente doppiare?
Beh, allora a me è piaciuto molto doppiare Loki in The Avengers. Tom Hiddleston come attore è veramente eccezionale quindi è divertente e stimolante da doppiare perché comunque offre delle chiavi di lettura che vanno ad arricchire il mio background. Io, leggendo solo le battute, le interpreterei in un modo, poi le vedo interpretate da lui e devo in un qualche modo mimare quello che fa lui, perché faccio doppiaggio e mi stupisco, mi emoziono nel vedere come lui trovi delle soluzioni alle quali non avrei mai pensato o che non avrei approfondito così.
Una serie che mi sono divertito tantissimo a fare, particolare tra l’altro perché non è una vera e propria sit-com, in quanto i rapporti tra i personaggi sono molto surreali, è stata “Flight of the Conchords”. Si era creato un clima molto bello proprio all’interno della lavorazione, ogni turno era una specie di festa, andavi a lavorare sapendo che saresti morto dalle risate con tutti i colleghi e che si sarebbe creato un nuovo tormentone. La serie è divertente, i personaggi fanno morire dal ridere ed i protagonisti sono molto bravi se si considera che non sono veri e propri attori ma interpretano loro stessi. Un’altra che ho adorato è stata Chuck, come serie è spassosissima!

Parlando dell’ambiente lavorativo, c’è qualcuno con cui sei particolarmente in sintonia?
Ormai è molto difficile lavorare con il collega vicino anche per motivi tecnici, soprattutto per quanto riguarda le serie, quasi sempre s’incide in colonne separate. Se poi hai la fortuna di fare una prova con il collega, magari anche più esperto o più bravo, prima di andare ad incidere non solo è un piacere ma anche un incentivo. Sei più motivato, anche se si tratta di persone che conosci da tempo e puoi sempre imparare qualcosa di nuovo, migliorare. E’ vero, il mestiere è quello, ma ognuno ha un suo background artistico, una sua sensibilità e risolve le scene in modo singolare, quindi lavorare con gli altri colleghi è una scoperta continua. Per quelle rare volte che è capitato posso dirti di essermi trovato bene con tutti, i colleghi sono simpaticissimi.

Tra doppiare e recitare il passo non dovrebbe essere molto lungo, tu hai mai pensato ad una carriera come attore?
Io credo siano molto diversi come lavori. Quand’ero ragazzo ancora non avevo ben chiara la strada che avrei seguito in modo più rilevante, quindi ho fatto diverse esperienze. Ho provato per pochissimo a vedere se fare l’attore avrebbe potuto fare al caso mio, ma ho capito quasi subito di non esserci molto tagliato. In generale tu mi dirai “si, ma le capacità le hai” però, essendo un mestiere diverso, richiede altre caratteristiche, non solo tecniche ma anche caratteriali. Per come sono fatto io, non mi sento molto a mio agio davanti alle telecamere, sotto gli occhi di una troupe numerosa; mi risulta molto più piacevole doppiare, magari anche perché lo faccio da quand’ero bambino ma non è stato comunque semplice.
Di carattere sono sempre stato molto timido ma crescendo, stando a contatto coi colleghi più spigliati sono cambiato molto, ho fatto un gran lavoro su me stesso da quand’ero bambino per superare questa timidezza. Recitare è mettersi a nudo sostanzialmente, quindi già il fatto di dover parlare in sala, davanti ad un direttore, un assistente ed un fonico mi ha creato molti problemi sin da piccolo, era davvero difficile. Immagina a farlo davanti a tante persone che ti osservano, e ti giudicano, giustamente perché stai lavorando.
C’è poi da fare un discorso tecnico, non è detto che, visto che faccio doppiaggio ad un certo livello automaticamente so fare l’attore teatrale, cinematografico o televisivo che sia. E’ tutto diverso perché è un altro linguaggio, si sfrutta il corpo, la mimica e non sono cose che uno improvvisa, bisogna imparare a farle, non basta solo essere spigliati ma serve essere preparati.
Mio padre ha fatto tantissimo teatro, spesso mi portava alle prove, andavo a vedere i suoi spettacoli, l’ho vissuto tanto ed ho molto rispetto della professione e del grande lavoro che c’è dietro. Ma il teatro è tutt’uno col pubblico, in diretta, se sbagli se ne accorgono tutti ed io sono terrorizzato dal dimenticare le battute perché non ho un’ottima memoria; sicuramente sarà una paura comune a molti attori ma loro imparano ad improvvisare, con l’esperienza e con lo studio.
Se domani mi chiedessero “Senti David, ti andrebbe di partecipare a questa nuova serie tv in veste di attore?” Credo che prima avrei un attacco di panico poi valuterei i tempi, se mi dicessero s’inizia domani, dire che magari non è il caso, se mi dicessero s’inizia tra 6 mesi, potrei anche pensarci ma andrei a fare uno stage di preparazione, verificherei con chi di mestiere se sono effettivamente idoneo a fare una cosa del genere perché non sarebbe carino nemmeno fare brutta figura. Resta il fatto che dovrei rimettermi a studiare e lo studio richiede tempo, tempo che io non ho.
Magari a vent’anni avrei potuto fare quella scelta, ma ho preferito orientarmi verso doppiaggio, cercando di specializzarmi in quello. Ci sono riuscito e sono contento così, non sento l’esigenza di fare altro, anche perché poi ho coltivato altri interessi tipo la musica.

The Following è una delle serie più attese della stagione e tu darai voce ad uno dei personaggi principali, Mike Weston. Hai già iniziato a lavorarci?
Ho iniziato proprio qualche sera fa, da quanto ho capito andremo quasi in contemporanea, anche se non faremo tutti gli episodi prima che vadano in onda, ma uno per volta. Ci sarà un bel da fare proprio perché essendo così a ridosso capitano anche turni serali dalle 19.00 alle 22.00 ed anche se non siamo proprio in forma siamo preparati ed abituati a lavorare fino a tardi, siamo tutti professionisti, lavoriamo al nostro meglio e quindi verrà benissimo.

Credi che il mestiere del doppiatore oggi sia sottovalutato?
Ti dirò, negli ultimi anni ho notato che c’è molta più considerazione nel doppiaggio, se ne parla di più se non altro, bene o male ma se ne parla. La gente segue molto di più la tv ed ha più strumenti per valutare se facciamo un buon lavoro. C’è la possibilità di sentire l’originale e quindi di fare anche dei paragoni, prima invece non c’erano tutte queste opzioni.

C’è qualche serie tv che segui, che ti piace particolarmente?
Si guarda, ultimamente soprattutto, sono in fissa con Battlestar Galactica che, secondo me, è una delle serie più belle che siano mai state fatte. Pensa che la sto vedendo per la seconda volta perché non riesco a staccarmene, mi ha mosso qualcosa dentro. E’ meravigliosa, veramente. La fantascienza, la buona fantascienza, non è altro che un pretesto per trattare delle tematiche più profonde, conflitti tra scienza e religione, tra il bene e il male, argomenti di attualità. Non è la trama in sé che ti cattura, che ti fa venire voglia di vedere l’episodio successivo, sono i temi che vengono trattati e ovviamente le riflessioni che ne derivano. Le domande che ti poni alla fine non sono sull’episodio ma vanno oltre. Come serie è stata in grado di mettermi in discussione, di farmi fare domande su me stesso. La forza della fantascienza, come genere è che c’è sempre la possibilità dell’allegoria, a differenza di altri generi che sono più vicini alla stretta attualità, ti permette di affrontare alcune tematiche sotto una luce diversa, magari più accattivante che allo stesso tempo può distrarre ed intrattenere. Per fare un esempio, in Battlestar Galactica, nella terza stagione, quando New Caprica viene occupata dai Siloni gli umani vanno a farsi esplodere per eliminarli, altro non è che la versione fantascientifica del conflitto israelo-palestinese, è un’allegoria, è attualità ma con un altro vestito e mi cattura di più. Io l’ho trovato geniale. Le cose molto vicine alla realtà quotidiana invece le trovo, da un punto di vista molto personale, poco interessanti in quanto già la quotidianità è abbastanza grigia e monotona.

3 comments
  1. Se doveste fare altri articoli/interviste del genere, sarebbe davvero bello leggerne uno riguardo (a mio parere) la MADRE del doppiaggio, ovvero Giuppy Izzo. *____*

  2. @Shantiny Grazie *__*
    @Fuerte Vediamo un po’ in base alla loro disponibilità. Se dovesse capitare l’occasione di certo ne approfitterò 😉

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