Emily In Paris – Recensione Season 1: una gioia per lo spirito

Torniamo per la recensione finale di questa season 1 di “Emily in Paris”, per una panoramica conclusiva sulla serie targata Mtv e Netflix che vede Lily Collins come protagonista e produttrice.

Dopo le prime impressioni riportate nel Pilot Addicted, scendiamo un po’ più nel particolare.
Il nostro intento sarebbe stato pubblicare prima questa recensione, ma la vita si è messa di mezzo.

La serie scorre velocemente, gli episodi sono brevi, solo mezz’ora, alcuni meno. Parigi è protagonista tanto quanto i personaggi in carne e ossa. Si parla VERO Francese. Ci sono alcuni cliché del tutto falsi (il solito punto di vista americano superficiale), ma ci sono anche cose vere, nonché alcune tematiche che, pur affrontate in modo leggero, pongono un giusto accento sulle differenze culturali e permettono quindi alla serie di andare oltre l’apparenza di serie “sulla moda”, per così dire.
Essendo una serie leggera, l’umorismo è una componente centrale e ci sono dei momenti esilaranti.

Se proprio vogliamo farlo, sì, ci sono dei cliché, ma gli americani sono cliché viventi, quindi non è che ci si possa aspettare chissà cosa e questa è una serie leggera per rilassarsi, per cui inutile fasciarsi la testa.

Emily è un bel personaggio, è una ragazza entusiasta e piena di positività, di voglia di fare ed è sempre aperta e ben disposta verso tutti. La troviamo, tuttavia, anche in situazioni complicate, gaffe e guai in cui si infila da sola, cosa che permette di non percepirla come irrealmente perfetta.
Tuttavia i bei personaggi della serie non li limitano alla sola protagonista.
Luc e Julien sono comprimari perfetti, divertenti, illuminano ogni scena in cui sono presenti e con Emily creano un trio brillante.
Mindy è l’amica di cui qualunque ragazza e giovane donna che si ritrova da neofita e da sola in una grande città ha bisogno. E’ sincera e diretta, sagace, divertente… e con la sua dose di complicazioni.
Antoine, il fondatore della Maison Laveaux e creatore del profumo che l’agenzia per cui lavora Emily deve pubblicizzare (Savoir), di certo non è l’uomo perfetto (visto che seppur sposato ha un’amante… e che amante!), ma è un uomo molto interessante e perspicace, contribuisce a evidenziare le differenze di mentalità e diventa anche una sorta di mentore per Emily, di cui comprende subito il valore e le capacità, cercando di farla aprire a tutte le possibilità, anche quelle complicate che lei rifiuta visto che è un po’ control freak.

Le scene fantastiche sono tante. Eccone alcuni esempi.

  • 1×01: Party con visuale sulla Tour Eiffel;
  • 1×02: Mercato e la scena in cui Emily descrive la capitale francese, “Parigi è colma di amore, romanticismo, luce, bellezza, passione…”;
  • 1×03: Il confronto tra Emily e Antoine sulle differenze culturali;
  • 1×03: “È un vino da colazione”;
  • 1×06: La vie en rose.

Passiamo ora a una panoramica più generale per questa recensione della Season 1 di “Emily In Paris”.

La serie è assolutamente da vedere, mantiene le promesse del trailer, c’è molto umorismo. Le battute divertenti, infatti, si sprecano. Due ulteriori esempi: “It’s Paris. Everyone is serious about dinner”; “You reverse the dates!” – “No, YOU reverse the dates.”

Il telefilm, pertanto, intrattiene benissimo; inoltre ci sono situazioni realistiche che a Parigi possono capitare a tutti, ed è fresca, spumeggiante e scorrevole. Uno dei contrasti di cui si parlava è quello cultura e mentalità americana e quello che americano non è, in questo caso francese. Seppur in modo leggero, l’accento è posto anche sull’estremo puritanesimo americano, che a volte porta a distorcere significati e a vedere secondi fini là dove non ce ne sono, aspettandosi anche di imporre a tutti quel modo di vedere le cose. In questo caso è stata usata la questione del “Me Too” nel contesto della pubblicità del profumo. Ora, per quanto sia verissimo che non c’è bisogno di inserire una donna nuda per giocare con il surrealismo, perché lo stesso si sarebbe ottenuto con un abito “vedo-non vedo”, è altresì vero che desiderio non equivale a rendere oggetto una donna, né equivale a sminuirla e che, nelle situazioni normali di cui parla Antoine, vuole in realtà essere un complimento; così come è vero che essere desiderati conferisce un qual certo “potere”. Questo vale a prescindere dal fatto che a essere desiderata/o sia una donna o un uomo. Ultimamente si tende a estremizzare tutto ed è un modo di ragionare sbagliato, poiché, come sottolineato da Sylvie, è semplicistico e dunque superficiale (fin troppo). Per questo, per quanto si possa non concordare con il modo di esprimere il concetto, da parte di Antoine e Sylvie, il concetto è tuttavia giusto e ha torto Emily che, per quanto del tutto in buona fede e per proteggere il prodotto, replica “Ma è proprio per questo che sono qui, per portare un punto di vista americano!” Se il punto di vista è semplicistico, superficiale, non tiene conto di background culturali positivi quali correnti artistiche che continuano a essere usate anche nella pubblicità e per di più mira a imporre questa visione come se fosse l’unica giusta e vera, chi deve mettersi in discussione non è chi affronta la questione in modo più approfondito e complesso, sebbene anche quest’ultima parte possa di certo cercare di andare incontro all’altra per trovare un compromesso.

Un altro momento emblematico è quello del discorso tra Emily e Luc con la conseguente affermazione di Luc: “L’arroganza dell’ignoranza.” Un fenomeno che oggi è ovunque.
Ancora, la questione delle date, che racchiude in sé sia “l’arroganza dell’ignoranza” che la pretesa, per così dire, di ritenere che quello della propria cultura sia l’unico modo (accettabile) di fare le cose.
Anche in altri momenti vengono affrontate e portate all’attenzione tematiche serie, per quanto tutto sia fatto con la leggerezza di una serie comedy.

Infine, abbiamo anche la presa in giro delle influencer, con cui si evidenzia come molte di queste persone non siano davvero interessate al prodotto ma solo ad avere visibilità e dunque la superficialità che spesso si nasconde dietro questo fenomeno (senza, ovviamente, fare di tutta l’erba un fascio).

La colonna sonora è perfetta, è bellissima, esalta le scene e le ambientazioni.

90/100

Questa serie è ciò di cui c’era bisogno, in particolare in un anno così difficile come questo, per distrarre, portare il sorriso e regalare un po’ di spensieratezza.

Bene, questo è tutto per la recensione di questa Season 1 di “Emily In Paris”. A voi è piaciuta?

Ricordatevi di seguire queste fantastiche pagine per news sulle serie britanniche e tanto altro!

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Simona, che da bambina voleva diventare una principessa, una ballerina, una cantante, una scrittrice e un Cavaliere Jedi e della quale il padre diceva sempre: “E dove volete che sia? In mezzo ai libri, ovviamente. O al massimo ai cd.” Questo amore incondizionato per la lettura e la musica l'ha portata all'amore per le più diverse culture (forse aiutato dalle origini miste), le lingue (in particolare francese e inglese) e a quello per i viaggi. Vorrebbe tornare a vivere definitivamente a Parigi (per poter anche raggiungere Londra in poco più di due ore di treno). Ora è una giovane legale con, tralasciando la politica, una passione sfrenata per tutto ciò che all'ambito legale non appartiene, in particolare cucina, libri e, ovviamente, telefilm. Quando, di recente, si è chiesta in che momento, di preciso, sia divenuta addicted, si è resa conto, cominciando a elencare i telefilm seguiti durante l'infanzia (i preferiti: Fame e La Famiglia Addams... sì, nel fantasy ci sguazza più che felicemente), di esserci quasi nata. I gusti telefilmici sono i più vari, dal “classico”, allo spionaggio, all'ambito legale, al “glamour”, al comedy, al fantastico in senso lato, al fantascientifico, al “giallo” e via dicendo. Uno dei tanti sogni? Una libreria. Un problema: riuscirebbe a vendere i libri o vorrebbe tenerli per sé?

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