Doctor Who | Recensione 8×04 – Listen

Dopo le mille peripezie che mi hanno riservato questi giorni finalmente eccomi per commentare con voi Listen.
Quest’episodio, scritto da Steven Moffat, ha diviso più del solito, io personalmente mi colloco in quella fetta di pubblico soddisfatta. Nel mio caso la soddisfazione è da considerarsi doppia in quanto, finalmente questa quarta stagione ha, a mio avviso, sfornato qualcosa di buono e poi perché torna a piacermi un episodio di Moffat (considerato che quelli delle passate tre stagioni firmati da lui non mi avevano entusiasmata quanto i precedenti).
Il plot è più che semplice, il Dottore decide di andare alle origini di una delle più comuni paure e passa a prendere Clara, reduce da un disastroso appuntamento con il nuovo collega Danny Pink. Il motivo di questo preciso viaggio da parte del Dottore ci è sconosciuto (anche se ho come l’impressione che rispunterà).
L’episodio intreccia quindi due filoni narrativi per tutta la sua durata, utilizzando l’uno come trampolino di lancio per l’altro.
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Listen mi è piaciuto perché dopo un po’ di tempo ho visto un episodio vivendo la storia, senza pensare subito ai buchi narrativi, alle situazioni lasciate senza spiegazione et similia, tutte queste cose sono arrivate in un secondo momento. Mi è piaciuto perché la storia di base non è pretenziosa o complessa, è pura e semplice e torna un po’ alle radici dello show, non dimentichiamo che Doctor Who nasce come serie per bambini e tutt’ora viene seguita dai bambini, quindi gli episodi devono cercare di accontentare una fetta di pubblico alquanto vasta.
“Doctor Who doesn’t take place in outer space or the future, it takes place under your bed.”
Moffat lo ha ripetuto spesso parlando dello show, ed è un’affermazione in cui si rivedono anche altre mani che hanno lavorato alla serie in precedenza (per citarne qualcuna recente RTD con Midnight) in quest’episodio l’under your bed è quasi da considerarsi alla lettera, e siccome a Moffat piace tanto questa cosa, c’è anche un mezzo precedente.

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Il tema della paura è sempre un asso, perché nel 90% dei casi riesce a trovare l’interesse dei bambini ed allo stesso tempo è qualcosa di talmente tanto inconscio che affascina anche gli adulti. In un certo senso noi siamo le nostre paure perché queste non sono che fabbricati del nostro inconscio (possono anche derivare da qualcosa che ci è realmente accaduto) e non ci abbandonano mai completamente, ecco perché in Listen vi si fa riferimento come delle fedeli compagne.
Solitamente le prime paure dei bambini sono, in modo quasi del tutto irrazionale, collegate a mostri, che siano essi nel buio, nell’armadio, sotto al letto e così via. Il fatto che questi mostri siano del tutto intangibili, che i genitori non credano in questi mostri, provoca un forte senso di impotenza in una mente molto giovane che, di conseguenza, fa inconsciamente di quella sensazione un punto di partenza per il futuro. Tutto ciò lo scopriamo attraverso Danny, che seguiamo in diversi momenti della sua vita, vediamo in che modo i suoi traumi infantili definiscono la sua crescita, vediamo come Clara, cercando di confortarlo da bambino, istilla nella sua mente l’idea del  soldato, il tipo di personalità più forte che si può immaginare da bambini in risposta alla paura. Da grande infatti Danny diventa soldato, ma ciò non ha un impatto del tutto positivo su di lui, che comunque ha visto ed affrontato più di quanto si aspettava, uscendone lacerato.

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Lo stesso discorso vale per il Dottore, che “vediamo” per la prima volta bambino, anche lui fa delle sue paure un perno per diventare “l’eroe” che è oggi, che ride in faccia alla paura e sfida le leggi del tempo e dello spazio. Ma anche nel suo caso ci sono dei limiti come ad esempio lo stato di paranoia in cui lo troviamo ad inizio episodio.
Quindi non è la paura fine a se stessa a definirci, ma il modo in cui affrontiamo quella paura: possiamo subirla o renderla un nostro punto di forza. A questo punto il messaggio che viene lanciato è estremamente profondo ed istruttivo, che tu sia bambino o adulto, avere paura è normale, non ci rende necessariamente deboli sia da un punto di vista fisiologico che da un punto di vista emotivo, le paure non ci isolano ma ci uniscono e sia il Dottore che Clara sono portavoce di questo messaggio.

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Per quello che riguarda Clara, ho letto molto in giro di positivo e negativo, per me non è assolutamente migliore o peggiore degli altri compagni che il Dottore ha avuto precedentemente. Ognuno di loro ha avuto un ruolo chiave nella lunga vita del Time Lord in un modo o nell’altro, non reputo che Clara sia la mente dietro al Dottore o che sia suo merito se è diventato quello che è. Nella scena finale lei rappresenta il mezzo con cui il Dottore rassicura una giovane versione di sé stesso, visto e considerato che le parole di Clara sono in realtà sue (o viceversa – MoffatLoop-), a non subire le paure e a cercare di essere sempre migliore. Ho notato un’altra cosa interessante, in molti si sono fermati a Clara come il mostro sotto al letto, in pochi però hanno visto la necessità di quell’azione da parte della donna per tutelare il Dottore, impedendo alla sua giovane versione di incontrarsi svariate rigenerazioni dopo. Non dimentichiamo poi che Clara è un insegnante, in quanto tale quindi è bello vederla interagire con i bambini, vederla in grado di toccare le giuste corde per creare un legame, così come il Dottore lo crea con tutti quelli con cui entra in contatto durante i suoi innumerevoli viaggi, rendendolo a sua volta il maestro che probabilmente tutti vorremmo avere.
Sicuramente la storia tra Danny e Clara non mi entusiasma, è un espediente necessario per la resa dell’episodio ma questi due insieme non ce li vedo in generale, figuriamoci dopo un episodio che si conoscono, ma magari più in la cambierò idea.
Ho notato con molto piacere il Dottore più definito e in character, in questo quarto episodio finalmente viene fuori in modo coerente la sua personalità. Quest’incarnazione del Dottore è più analitica, più distaccata dal punto di vista affettivo (relativamente ovviamente), ha bisogno di trovare spiegazioni per tutto, tant’è che in quest’episodio è determinato a trovare una logica dietro la paura del buio. E’ un Dottore che non vuole limitarsi alle avventure, vuole trovare delle risposte a tutti i costi.
Inoltre riusciamo ad aggiungere qualche tassello in più al suo personaggio, quando per la prima volta approdiamo nel periodo della sua infanzia, sappiamo che anche lui voleva diventare un soldato, magari più in là ciò potrebbe farci comprendere meglio le interazioni che ha avuto con altri personaggi arruolati. L’interpretazione di Capaldi mi è piaciuta molto di più che nei precedenti episodi, si vede che questo tipo di scrittura lo lascia più “libero”, l’ho amato sia nei monologhi che nell’ensamble.

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Ci sono domande e punti in sospeso, nel mio caso la prima è relativa al Dottore, perché un Time Lord così logico decide in quel momento preciso di andare all’origine di questa paura, cosa c’è che lo porta a voler trovare risposta proprio a quella domanda? L’unica risposta che mi sono data è che riguarda quello che sta scrivendo e leggendo da quattro episodi, non ho di meglio ora come ora.
Diverse sono state le questioni anche in merito al Time lock e Gallifrey, personalmente seppur deboluccia, la mia teoria continua a rimanere quella di un Time Lock solo relativo alla Guerra Del Tempo, purtroppo quella parte lì della storia non è mai stata particolarmente chiara, di conseguenza i dati su cui impazzire non sono molti e poi c’è sempre il wibbly wobbly che salva tutti.
Cos’ha visto il Dottore dietro la porta? Cosa c’era sotto la coperta? Chi ha scritto sulla lavagna? Questo non lo sappiamo ed in tutta onestà io credo di non volerlo nemmeno sapere per il momento.
Sono arrivata alla mia personalissima considerazione che l’intento dell’episodio non era tanto quello di spaventare o di trasmettere inquietudine in chi guarda (almeno nel caso di un pubblico più adulto), quanto quello di far riflettere  su quanto le nostre paure ci condizionino pur non avendo il più delle volte basi concrete, in che modo qualcosa di intangibile diventa così determinante nello sviluppo della personalità del singolo.
CURIOSITA’:
1) Il Dottore usa un cacciavite che non è sonico!
2) Fa il suo ritorno la Psychic Paper
3) Come dicevo sopra ci sono dei riferimenti ancora una volta a The Girl in The Fireplace ( come anche in Deep Breath)

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4) Rivediamo anche la tuta spaziale arancione
5) I Sontaran a quanto pare irrompono spesso nei sogni del Dottore xD

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Ecco anche per quest’episodio l’extra, in cui c’è anche qualche cenno sulla storia del nostro Time Lord preferito quando era più giovane.

Altro breve pensiero e poi vi prometto che chiudo, ho letto diverse critiche in merito alle “numerose” citazioni al passato della serie… Doctor Who purtroppo/per fortuna, con la mole di storia che ha alle spalle si autocita anche quando non ce n’è intenzione. Io credo che i riferimenti al passato ci sono e devono esserci perché contribuiscono non solo a dare continuità al personaggio ed alle storie ma servono anche come monito di chi c’è stato prima ed ha fatto grandi cose, non sono inseriti necessariamente perché non c’è nulla di nuovo da raccontare o perchè non si hanno idee.
Vi lascio infine con il trailer del prossimo episodio, as usual voglio segnalarvi delle splendide pagine da seguire assolutamente se siete fan del Dottore e dei suoi interpreti: Peter Capaldi Italia, My Doctor, Doctor Who Italy, David Tennant Italian page, Clara Oswald » Jenna Louise Coleman. ϟ, Blends of Scotland, Ireland, UK: Ladies’ perfect Tea.
Voglio poi ricordarvi della convention di Doctor Who e Sherlock che si terrà a Milano il prossimo anno, trovate tutte le info necessarie qui, io ci sarò e voi? Mi raccomando non mancate!
Alla prossima settimana, vi aspetto nei commenti!
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