Dai Film Ai Telefilm | Il Telefilm Che Vorrei: Il Silmarillion

Salve a tutti!
Bentornati all’appuntamento con la nostra rubrica settimanale “Dai Film Ai Telefilm”, ancora una volta in versione “Il Telefilm Che Vorrei”.
E, per questa volta, ho scelto di tornare nella Terra di Mezzo di J.R.R. Tolkien, poiché, bisogna essere sinceri, ogni scusa è buona per farlo. Inoltre, volevo chiudere “in bellezza” la parte a me riservata della rubrica e quale modo migliore per farlo, se non con il Professor Tolkien?

Come dicevo, quest’oggi parleremo dell’universo fantasy per eccellenza, ovvero quello di J.R.R. Tolkien, la cui opera è vastissima, poiché egli, che era docente di lettere all’Università di Leeds e, in seguito, di filologia anglosassone all’Università di Oxford, aveva l’intenzione di creare una vera e propria mitologia per la Gran Bretagna, i cui miti sono per lo più importati (in particolare dalla Francia).
Nel 1937 venne pubblicato il romanzo che, sotto il profilo editoriale, diede il via alla nascita di tale universo, ovvero “Lo Hobbit”, divenuto poi il nucleo centrale da cui venne sviluppata la Terra di Mezzo, prequel de “Il Signore Degli Anelli”, pubblicato inizialmente nei tre volumi che lo compongono: “La Compagnia dell’Anello” nel 1954, “Le Due Torri” e “Il Ritorno del Re” nel 1955.

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Questa seconda opera presenta notevoli differenze con “Lo Hobbit”, non solo per quanto riguarda l’estensione, bensì in primo luogo per il tono così diverso da quello del precedente romanzo, costituito da una lingua molto ricercata, con la quale Tolkien tentò di ricreare l’inglese medioevale.
Sin dal 1917, tuttavia, il Professor Tolkien aveva iniziato a scrivere l’opera che doveva dare vita a quel corpus mitologico da lui desiderato, ovvero “Il Silmarillion”, sul quale lavorò tutta la vita, modificandolo continuamente, e che rimase incompiuto al momento della scomparsa dell’autore.
“Il Silmarillion”, infatti, è stato pubblicato postumo, quattro anni dopo la scomparsa del Professore, avvenuta nel 1973, grazie al lavoro di uno dei figli di Tolkien, Christopher.
“Il Silmarillion” è il racconto dei Giorni Antichi, ovvero della Prima Età del Mondo, di come nacque e della comparsa in esso delle prime specie di esseri viventi e senzienti, fino ad arrivare all’introduzione degli eventi narrati ne “Lo Hobbit” e “Il Signore Degli Anelli”.

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Le opere di Tolkien hanno sempre sollevato l’interesse dei cineasti, ma, a parte “Lo Hobbit”, adattato prima per la radio, nel 1966 (in Gran Bretagna), e poi per la tv (due volte, negli Stati Uniti d’America e in Russia), i suoi lavori sono sempre stati ritenuti troppo complessi per poter essere trasportati sullo schermo.
Un giorno della metà degli anni ’90 del XX secolo, tuttavia, un giovane regista cultore di Tolkien, Peter Jackson, pensò di tentare l’impresa, con l’aiuto della moglie e di alcuni amici: portare sul grande schermo “Il Signore Degli Anelli”, l’opera più famosa del corpus mitologico creato dal Professore, che altri avevano già desiderato adattare, senza avere successo nel tentativo (l’unico precedente adattamento, parziale, resta quello in versione animata del 1978, relativo a “La Compagnia Dell’Anello” e a parte de “Le Due Torri”).

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Partendo con la ferma richiesta di realizzare due film, in quanto secondo Jackson & company non sarebbe stato possibile adattare la vastità de “Il Signore Degli Anelli” in un solo film svolgendo un buon lavoro (giustamente), il regista e il suo staff ottennero la realizzazione di tre parti, una per ogni libro che compone l’opera.
Il risultato di tale impegno, un lavoro durato anni e anni conclusosi solo nel 2004, con l’uscita dei dvd de “Il Ritorno Del Re”, lo conosciamo tutti.

Alla fine di quel periodo e nonostante i premi ricevuti (11 Oscar, compresi “Miglior Film” e “Miglior Regia”), Peter Jackson affermò che non ci sarebbe stato alcun bis e che non aveva alcuna intenzione di adattare anche “Lo Hobbit”, sebbene fosse consapevole di deludere i fan.
Questo fino a quando, pochi anni dopo, egli stesso dichiarò di essere coinvolto nella produzione del tanto amato antecedente de “Il Signore Degli Anelli”, senza curarne la regia… fino a quando dovette ricredersi anche su questo.
Nel 2010 cominciarono le riprese de “Lo Hobbit”, che, nel corso della produzione, venne anch’esso diviso in tre film (“Un Viaggio Inaspettato”, “La Desolazione Di Smaug” e “La Battaglia Delle Cinque Armate”), al fine di poter attingere anche alle Appendici de “Il Signore Degli Anelli” (nella cui cronologia vi sono eventi che collegano le due opere), inserendo dunque materiale non presente direttamente nella storia delle avventure di Bilbo Baggins da giovane, e creare, quindi, un collegamento più profondo e fluido con gli avvenimenti relativi alla Guerra dell’Anello.

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I tre film de “Lo Hobbit”, nonostante gli incassi strepitosi, sono stati accompagnati da critiche più aspre di quelle che si sollevarono dieci anni prima, durante “Il Signore Degli Anelli”, ma personalmente, pur riscontrando alcuni difetti, li ho apprezzati moltissimo, trovando opportuni, in primo luogo, il cambio di tono rispetto al libro (il quale venne concepito da Tolkien come romanzo per ragazzi e presenta un linguaggio “leggero”); in secondo luogo, l’ampliamento dato ad alcuni personaggi (come Thranduil e Bard) e, infine, l’inserimento di personaggi che non sono presenti nel romanzo (pur essendolo nel suo seguito, ad esempio), ma che, considerando le opere come un unicum (esattamente come bisognerebbe fare), appaiono del tutto pertinenti anche nel contesto de “Lo Hobbit”. Tutto questo, infatti, era necessario al fine di rendere quella storia il perfetto prequel dell’opera precedentemente realizzata, cosa che, in effetti, “Lo Hobbit” è.
(I miei momenti preferiti sono l’inizio di “Un Viaggio Inaspettato” e la citazione di Aragorn da parte di Thranduil nel suo discorso con Legolas, alla fine de “La Battaglia Delle Cinque Armate”.)
Certo, all’inizio, quando venne scritto da Tolkien, non era così, ma noi, che siamo in possesso del corpus (in)completo delle sue opere, ora, così come delle nozioni relative alle sue intenzioni (sviluppatesi, è vero, nel corso del tempo), dobbiamo ragionare sulla base della totalità di esse e non come se fossero pezzi staccati.
Per essere ancora più chiara e fare un esempio esaustivo: se il Professor Tolkien si fosse messo a tavolino e avesse pianificato schematicamente come costruire il suo universo, andando in ordine (considerando un attimo solo i tre volumi principali), partendo da “Il Silmarillion”, per poi passare a “Lo Hobbit” e infine a “Il Signore Degli Anelli”, così come J.K. Rowling ha pianificato la saga di “Harry Potter”, non avrebbero avuto tutti lo stesso tono (come dimostra anche il legame, in tal senso, che esiste tra “Il Silmarillion” e “Il Signore Degli Anelli”)? E i personaggi millenari o potenzialmente tali (come Arwen e Legolas), presenti ne “Il Signore Degli Anelli”, non sarebbero apparsi anche precedentemente, visto che, per di più, sono figli (e nipoti) di altri protagonisti già incontrati?
Bisogna essere obiettivi e riconoscere che la risposta è “Molto probabilmente sì”.

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Ecco perché mi trovo a concordare, in linea teorica, con quando dettomi da un amico: “Il vero difetto de ‘Lo Hobbit’ è che Jackson avrebbe dovuto realizzare prima quello e poi ‘Il Signore Degli Anelli’.”
Certo, però, in questo modo avremmo avuto parte dei due cast completamente diversa e questo sarebbe stato un vero peccato, perché un altro punto forte de “Lo Hobbit”, così come prima di questo anche de “Il Signore Degli Anelli”, è proprio lo strepitoso cast. Se c’è una cosa che Jackson sa fare (fra le tante, in verità), è scegliere gli interpreti giusti.
E alla fine, queste considerazioni devono essere state fatte anche dalla stragrande maggioranza dei fan, visto che la voce che si è levata nei confronti di Peter Jackson è stata: “E ora dacci ‘Il Silmarillion’!”
Ovviamente, io sono tra quelli che lo vorrebbero e lo chiedono strenuamente. E abbiamo anche un appoggio di “alto lignaggio”, se vogliamo, visto che Sir Ian McKellen, l’amatissimo Gandalf, ha sottolineato che c’è ancora da realizzare l’adattamento di quest’opera.

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Sicuramente, “Il Silmarillion” presenta una difficoltà che nemmeno “Il Signore Degli Anelli” ha posto, nonostante le sue migliaia di pagine: è incredibilmente complesso.
Come dicevo, esso “… è il racconto dei Giorni Antichi, o Prima Età del Mondo. L’epoca in cui Morgoth, primo Signore Oscuro, viveva nella Terra di Mezzo, e i Supremi Undici gli mossero guerra per riconquistare i Silmaril”.
Il libro contiene varie parti: si apre con l’ “Ainulindalë” e il “Valaquenta” (che narrano della creazione di Ea, “il mondo che è”, dei Valar, “le Potenze del Mondo”, e dei Maiar); i “Quenta Silmarillion” (ovvero “Il Silmarillion” vero e proprio, sulla Prima Era, con l’avvento di Elfi, Uomini e Nani e le guerre per i Silmaril, le preziose gemme che racchiudevano la luce degli Alberi di Valinor, rubate da Melkor, uno dei Valar, divenuto Morgoth, il primo Signore Oscuro), più l’ “Akallebêth” (che riguarda la caduta di Númenor e dei Numenoreani -uomini discendenti da stirpe elfica- durante la Seconda Era) e “Gli Anelli Del Potere” (che riassume gli eventi della Terza Era e “Il Signore Degli Anelli”).

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Inoltre, l’opera presenta un altissimo numero di personaggi, proprio perché è, in sostanza, la genesi dell’Universo, dunque di Arda, e delle principali specie che lo popolano, in particolare Elfi e Uomini.
La genealogia degli Elfi è vastissima, poiché la loro storia è narrata dalla loro comparsa sino al ritorno nelle Terre Immortali, alla fine della Terza Era.

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La sola lettura di tale opera è difficile (ed è consigliabile mettere segnalibri nelle pagine dove vengono spiegate le genealogie, poiché ogni tanto ci si ritrova con un personaggio che non appariva da un po’ e, nella miriade di personaggi presenti, si può restare interdetti, non ricordando da dove arrivi quello in particolare) e tuttavia ne vale ampiamente la pena, poiché “Il Silmarillion” è stupendo, soave e tragico, scritto con un meraviglioso stile aulico che dà l’impressione di leggere l’ “Iliade”.
Da quanto detto, però, è facile comprendere che l’adattamento cinematografico sarebbe a dir poco estremamente ostico. A mio modesto avviso forse impossibile.

Silmarillion_nienorLaddove “Il Signore Degli Anelli”, pur nella sua vastità di pagine, presenta parti accorciabili o eliminabili che si individuano immediatamente (e sì, mi riferisco anche a Tom Bombadil; lo so che è molto amato, ma, pur essendo una tappa del viaggio dei quattro Hobbit, è un episodio totalmente a sé, che non influisce in alcun modo sugli eventi, per cui non necessario in un film, in cui avrebbe rallentato il ritmo) e personaggi non necessari (oltre a Tom, anche Glorfindel, ad esempio… lo adoro, ma in un film un personaggio che appare per cinque minuti non serve a nulla, soprattutto se può essere rimpiazzato con qualcuno che, invece, ha una forte influenza), con “Il Silmarillion” tale lavoro è molto più arduo, poiché personaggi apparentemente estemporanei riappaiono in un punto successivo (potremmo dire “a tradimento”) e la costruzione di una linearità di eventi da condensare in un film (o anche due), visto che si parla di migliaia e migliaia di anni, è più difficile.
Se un adattamento cinematografico potrebbe essere da escludere, però, potremmo comunque avere una soluzione alternativa, che permette di dire che un adattamento di quest’opera non è impossibile di per sé: se ne potrebbe realizzare un telefilm.
Così come George Lucas ha usato lo strumento del “telefilm a cartoni animati”, “Star Wars: The Clone Wars”, per narrare i tre anni di Guerre dei Cloni che vanno dalla fine de “L’Attacco Dei Cloni” all’inizio de “La Vendetta Dei Sith” (non potendo impegnare gli attori che avevano dato il volto ai personaggi nei film) e, successivamente, per narrare almeno parte dei vent’anni che dividono “La Vendetta Dei Sith” da “Una Nuova Speranza” (con “Star Wars Rebels”, che si svolge quattordici anni dopo “La Vendetta Dei Sith” e cinque anni prima di “Una Nuova Speranza”), allo stesso modo Peter Jackson potrebbe quantomeno produrre o fare da showrunner (con la collaborazione di altri sceneggiatori e registi) per una serie su “Il Silmarillion”.

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Non ci sarebbe nemmeno il problema del cast, avuto da Lucas, in quanto sebbene appaiano, per esempio, i personaggi di Galadriel, Celeborn ed Elrond, questi non sono costantemente presenti e Cate Blanchett, Hugo Weaving e Marton Csokas (interprete di Celeborn) sarebbero impegnati solo saltuariamente.
E, di certo, non ci sarebbero problemi di share e ratings. Sappiamo tutti che un tale prodotto sbancherebbe alla grande.

Insomma: Jackson, dacci “Il Silmarillion”! E a breve, non fra dieci anni.

Bene, questo è quanto per ciò che mi concerne.
Spero vi siate divertiti.
Alla prossima!

3 comments
  1. Chi dice Tolkien dice bene.
    E il silmarillion effettivamente come film sarebbe da sbattimento mentale.. Così come lo è stato per me leggerlo.. Con il mio unico neurone della memoria ho davvero fatto una fatica immane!
    Però come telefilm ci sta alla grandissima!!
    Diciamo che la strada è giusta..adesso mtv lancia la serie su shannara (io ho adorato anche quella anche se i primi tre libri sono molto simili al signore degli anelli)
    Chissà che presto non ci accontentino con il silma!

    1. Il Silmarillion è di difficile lettura per chiunque, stai tranquilla. Io avevo (e ho ancora) segnalibri ovunque… la frase più ricorrente, quando lo si legge, è “Oddio, ma questo chi è? Da dove arriva? Ma è già apparso prima?” (il 90% delle volte la risposta è sì), poiché, per l’appunto, è vastissimo e strazeppo di personaggi che appaiono saltuarialmente.

      Il telefilm sarebbe l’ideale. Se hanno fatto GOT possono fare anche Il Silmarillion. Il problema è che i diritti li ha il figlio e non ne vuole sapere.

      Speriamo in bene!

  2. i soldi ci sono per pagare il figlio traquilli .peter jackson non sta fermo .tanto tutti stanno passando a fare telefilm registi e attori quindi si potrebbe fare un telefilm .cmq basta farsu uno schema con i personaggi del libro io devo fare cosi. capendo chi e il personaggio che vado ritrovando . appena lo comprero

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