Da The Blind Side a The O.C. : Il Lato Cieco

Ben ritrovati telefilm addicted e appassionati di cinema per un nuovo appuntamento della nostra rubrica che ci permette di guardare il piccolo e il grande schermo come un unico mondo, come aspetti diversi e perfetti di una stessa realtà, la nostra via di fuga, la nostra porta su un universo in cui possiamo essere chiunque noi vogliamo, un universo sempre più grande all’interno, se mi permettete la citazione. Preparatevi perché oggi parlo tanto in quanto vi presenterò un parallelismo che mi è immensamente caro, con una serie tv che ha scritto una pagina della storia del suo genere ma soprattutto con un film che considero uno dei più belli che abbia mai visto nonché uno di quei prodotti cinematografici in grado di cambiare una vita.

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Partendo come sempre dal film, ci trasferiamo momentaneamente nel non troppo lontano 2009, anno in cui il mondo ha la grande fortuna di assistere alla proiezione della pellicola “The Blind Side”, una perla rara (a mio parere) scritta e diretta da John Lee Hancock e basata (l’aspetto più emozionante e magico di tutti) su una storia vera. Ho volutamente scritto alcune parole specifiche che adesso vorrei spiegarvi: vi ho parlato di “perla rara” perché, per il successo e per le critiche positive che ha ricevuto, il film rappresenta un proverbiale ago in un pagliaio, un politico onesto in parlamento, un attore bravo nel panorama italiano, insomma avete capito il concetto. Vi dico questo perché secondo me non è un segreto quello che tante volte è un denominatore comune dei film pluripremiati ed elogiati dalla critica, ossia avere una storia forte alla base, drammatica a livelli estremi o assurda quasi come se si svolgesse a metà tra piani realistici e piani fantastici, storica nella sua accezione più cruda o socialmente impegnata più di quanto lo siano film più ordinari. Ecco perché un film come The Blind Side, con tutti i premi vinti, con l’Oscar un po’ sorprendente (ma Dio solo sa se è stato meritato! Parere, come potete notare, tecnico- professionale) a Sandra Bullock, non c’entra assolutamente niente in questa categoria per un motivo evidente di base: è un film caratterizzato da una semplicità assurda e da uno spirito talmente puro e luminoso che nel nostro mondo sommerso in più di cinquanta sfumature di grigio ma anche di nero aggiungerei, non trova poi così tanto spazio. E come vi ho anticipato, è anche un film tratto da una storia vera e questo carattere non fa che rendere tutto ancora più speciale perché pensare che tutto ciò che vediamo è realmente accaduto ti permette di guardare il film e l’intero mondo lì fuori con occhi un po’ diversi. Come vi dicevo quindi, The Blind Side è un film che racconta una storia incredibilmente semplice, una storia che sono pronta a scommettere potrebbe sembrare anche scontata o quasi banale perché non ne siamo abituati, perché è così pura che a volte non è abbastanza per chi vuole essere sconvolto, per chi cerca sempre qualcosa di più. E ciò che invece personalmente amo di più di questo film è la scelta del titolo, è il significato che si cela dietro ma che viene spiegato fin dai primi minuti, è lo sport che diventa un’evidente metafora per la vita e per l’umanità, quell’umanità così sfiduciata e pessimista che a volte è ancora capace di sorprenderti. The Blind Side infatti è letteralmente il lato cieco, è quella parte che non possiamo vedere neanche con la coda dell’occhio, è quella zona buia che ci lascia inevitabilmente scoperti e vulnerabili, è quel lato di noi stessi che ha bisogno di essere protetto anche quando pensiamo di non averne bisogno ed è lo spazio nel campo di cui si occupa un tackle offensivo sinistro nel Football Americano, colui che si occupa di proteggere il quarterback, di difendere la sua squadra come se fosse la sua famiglia. È questo il nucleo del film, è questo che rende la storia così diversa e così infinita, è questa la caratteristica che mi ha fatto pensare subito a una serie come The O.C., parlo del lato cieco di ognuno di noi e delle persone che sono lì a proteggerlo anche quando non ce ne rendiamo conto. Leigh Anne Tuohy ha guidato la sua famiglia come un’intera squadra di football per proteggere il lato cieco e fragile di un piccolo grande uomo come Michael Oher mentre proprio Michael Oher ha difeso con tutto sé stesso il lato più nascosto e delicato di una famiglia come i Tuohy, che credeva di avere già tutte le risposte e che invece non aveva mai avuto modo di farsi le giuste domande.

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Figura preponderante in modo assoluto, convincente, travolgente ed esilarante è quella di Leigh Anne Tuohy (Sandra Bullock), una donna abituata ad avere tutto sotto controllo e certamente poco incline a ricevere un no come risposta. A capo di qualsiasi situazione faccia parte, dalla famiglia al lavoro a tutte le attività sportive intraprese dai suoi figli, Leigh Anne vive la sua quotidianità con estrema regolarità, come una partita di football di cui conosce già il risultato, come se niente potesse sorprenderla o turbarla, chiusa a volte in convinzioni ed abitudini che non è intenzionata a mutare. Ma c’è una parte di Leigh Anne, un aspetto di quella donna così forte e imperscrutabile che resta sempre accuratamente nascosto perché il suo lato cieco è quella parte vulnerabile che se scoperta la renderebbe più fragile di quanto abbia mai voluto mostrarsi. Ma ci sono momenti, anche nella vita di una donna così organizzata e indipendente, in cui prevedere ciò che sta per avvenire o che sta per colpire proprio quel lato di te che non puoi controllare è praticamente impossibile. Leigh Anne è prima di tutto una madre e quando una sera vede questo ragazzo così grande e così solo sotto la pioggia battente senza una meta sicura da raggiungere, la sua intera esistenza viene messa in dubbio e tutte le sue sicurezze, i suoi ideali, il modo in cui aveva scelto di vivere la sua vita, il suo essere estremamente fortunata e benestante raggiungono un bivio, un incrocio, proprio come quella strada in cui, di fronte a Big Mike, prende una decisione a cui pensa razionalmente solo per pochi secondi ma che le cambierà la vita più di quanto avesse mai potuto immaginare.

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Da quel giorno in poi Leigh Anne, supportata da una famiglia che la ama incondizionatamente e che condivide pienamente con lei uno spirito vero e incontaminato dai pregiudizi sociali e razziali, inizia a legarsi sempre di più a un ragazzo che entra nella sua casa e nella sua famiglia in punta di piedi eppure ne diventa una parte fondamentale insegnandole a non dare niente per scontato, a ricordare la magia delle piccole cose, di un pranzo del ringraziamento trascorso tutti insieme a tavola lontani dal football e dalla tv o di una favola per bambini letta prima di andare a dormire. I Tuohy scelgono di proteggere, senza ripensamenti o dubbi, tutti i lati più bui e scoperti di Michael Oher (Quinton Aaron), tutti quegli aspetti della sua vita a cui nessuno aveva mai pensato: un’istruzione, un futuro, un obiettivo, un’immagine diversa da quella che tutti avevano sempre avuto per lui, un nome che significasse appartenenza.

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Michael Oher dal canto suo inizia a vivere per la prima volta, inizia a parlare, a sorridere, inizia a credere di essere qualcosa di più della persona che vedeva quando si guardava allo specchio, Michael comincia a vivere seguendo un solo principio, quello che da sempre sapeva fare meglio: proteggere, proteggere i suoi nuovi genitori, proteggere sua sorella Collins (Lily Collins) da chiunque osasse anche solo nominarla, proteggere il suo migliore amico, SJ (Jae Head), quel fratellino tanto più piccolo di lui ma a volte incredibilmente più grande e deciso, proteggere i suoi compagni di squadra in campo e il suo allenatore fuori.

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Ciò che si crea tra Michael e la famiglia Tuohy è un legame talmente intenso da non riuscire più a percepire alcun distacco, alcuna differenza, probabilmente perché differenze non ce ne sono mai state in quanto a legare Michael a Leigh Anne, Sean, SJ e Collins non era il sangue o il dna, era la volontà, il bisogno, la scelta di difendere e proteggere l’uno il lato cieco degli altri, e alla fine non è questo il senso ultimo di una famiglia? Agli occhi di tutti i Tuohy hanno salvato Michael Oher, donandogli tutto ciò che non avrebbe mai sognato di poter avere ma da un’altra prospettiva Michael ha mostrato ai Tuohy un modo diverso di essere una famiglia e più di tutto ha insegnato a Leigh Anne a non aver paura di mostrare il suo lato cieco perché ci sarebbe sempre stato lui a proteggerlo.

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Questa non è una storia di una famiglia benestante che decide di aiutare chi è meno fortunato, questa è la storia di persone che in qualche modo dovevano soltanto trovarsi perché erano destinate ad entrare, stravolgere e cambiare le reciproche vite e sapere che lì fuori ci sono davvero una famiglia Tuohy e un Michael Oher mi fa credere che forse non tutto è ancora perduto per noi piccoli umani (seconda citazione, già).

Le somiglianze tra la storia vera di Michael e quella fittizia di Ryan Atwood sono talmente tante che quando ho pensato al parallelismo per questa rubrica, l’articolo ha cominciato a scriversi praticamente da solo. Si, perché per me The O.C. non è mai davvero stato una questione unicamente di ragazzi, sogni, amori e ribellioni, ma più che altro era per me l’immagine di una famiglia, apparentemente quasi perfetta ma con piccole grandi debolezze che la rendevano umana, con quei lati ciechi che a volte venivano colpiti duramente ma che si risanavano sempre grazie a tutti coloro che facevano muro intorno alla ferita, proteggendola da ulteriori attacchi esterni. E Ryan Atwood (Benjamin McKenzie) era quel pezzo mancante della famiglia di cui i Cohen neanche sapevano di aver bisogno.

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All’apparenza Ryan e i Cohen erano l’emblema di due realtà talmente diverse che cercare di accomunarle o semplicemente farle convivere sullo stesso piano d’esistenza era probabilmente la ricetta perfetta per un disastro, per risse da bar e case incendiate. Ecco effettivamente questo accade ma la situazione è più complessa e profonda di quanto sembri. Ryan Atwood era soltanto un adolescente ma l’ambiente in cui si era ritrovato a crescere lo aveva costretto fin dalla più tenera età a comportarsi come un uomo in ogni frangente della sua quotidianità, nell’ambito familiare in primis, tra una madre troppo impegnata a bere e ad occuparsi di compagni nullafacenti che la sfruttavano e un fratello criminale degno erede di un padre fantasma e galeotto, il tutto poi condito da una piccola città come Chino in cui la criminalità era semplicemente un dato di fatto. Ecco perché quando l’avvocato d’ufficio Sandy Cohen (Peter Gallagher) accetta di difendere e liberare questo ragazzo minorenne arrestato per colpa di suo fratello, il comportamento di Ryan rispecchia soltanto il suo modo tipico di relazionarsi agli altri, con apparente spavalderia, sicurezza e sfiducia, negli altri, nel sistema, nel mondo e soprattutto in sé stesso. Ma quando torna a casa, Ryan scopre che non c’è più nessuno ad aspettarlo ed è in quel momento che per la prima volta si rende conto di aver incontrato un uomo che intendeva mantenere davvero la sua parola quando gli aveva detto di essere a sua disposizione nel caso avesse avuto bisogno del suo aiuto. Così Sandy quella sera torna a casa dalla sua famiglia come faceva ogni giorno ma questa volta con un ospite a sorpresa seduto sul sedile del passeggero. E se Sandy Cohen, disordinato e un po’ confusionario, non sembrava poi così lontano da Ryan, sua moglie Kirsten (Kelly Rowan), proprietaria dell’immensa e sfarzosa villa in cui vivono, non potrebbe essere più diversa. Ma la verità è che Kirsten, un po’ come Leigh Anne, è una donna che di certo non rinnega la sua ricchezza ma non le permette di condizionare la sua vita, una vita in cui lei è soprattutto una madre che non riuscirebbe mai a negare a un ragazzo dell’età di suo figlio un posto in cui stare, soprattutto se di spazio libero ne ha in abbondanza nella sua umile dimora. E infine a completare il quadro familiare ci pensa proprio colui che a questo punto dovrebbe essere un rampollo dell’alta società di Newport, il figlio di Sandy e Kirsten, Seth Cohen (Adam Brody). Ma evidente come il lusso che dilaga nella cittadina californiana, è la certezza che Seth non potrebbe essere più diverso e lontano mille miglia non solo da Ryan ma soprattutto da tutti gli altri ragazzi ricchi e viziati che frequentano la sua scuola privata. Eppure in qualche modo, nonostante la vita di Ryan lui l’abbia soltanto conosciuta tramite le pagine di un fumetto o le mosse di un videogioco, Seth diventa per Ryan il simbolo di tutto ciò che non ha mai avuto e in cui forse aveva anche smesso di credere: un’amicizia sincera e incondizionata, la possibilità di vivere in modo semplice, libero e assolutamente normale, come ogni adolescente dovrebbe fare. E di fronte a una famiglia che diventa per lui il modello di quell’amore puro e spontaneo che non ha mai conosciuto, Ryan comincia a proteggere tutti i loro lati ciechi, sceglie di difendere le fragilità e le insicurezze di Seth, inizia ad avvicinarsi a Kirsten e a quel suo lavoro che nessuno aveva mai davvero capito, illudendosi di poter davvero trovare un posto in quella famiglia.

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Ma quella che era soltanto una sistemazione momentanea diventa un sogno reale e concreto proprio nel momento in cui sua madre rientra nella sua vita, convinta di poter cambiare per il bene di suo figlio. Inevitabilmente però, di fronte all’ennesima delusione e al successivo abbandono, è proprio Kirsten, nonostante le sue riserve e i suoi dubbi, a decidere di accettare Ryan completamente nella sua vita e nella sua famiglia e in quel preciso momento Ryan torna ad essere un adolescente come tutti gli altri.

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Sandy e Kirsten riescono ad andare oltre le apparenze e i pregiudizi sociali, riescono a notare tutti quei lati scoperti e vulnerabili che Ryan cerca inutilmente di celare dietro muri di apparenza e scelgono insieme di difendere tutte le sue fragilità, donandogli, esattamente come hanno fatto i Tuohy con Michael, tutto ciò che non avrebbe mai potuto neanche sognare: una quotidianità, una casa, una famiglia che non rinuncia a lui al primo errore, un’attenzione per i piccoli grandi momenti come le festività ma soprattutto la dimostrazione di credere in lui completamente, puntando sul suo futuro e sui suoi sogni, qualsiasi essi siano. Sandy, Kirsten, Seth e Ryan si scoprono più simili e compatibili di quanto immaginassero diventando ben presto l’uno il tackle offensivo sinistro degli altri.

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WalkeRita
Occasionale inquilina del TARDIS e abitante in pianta stabile di un Diner americano che viaggia nel tempo e nello spazio, oscilla con regolarità tra Stati Uniti e Gran Bretagna, eternamente leale alla sua regina Victoria e parte integrante della comunità di Chicago, tra vigili del fuoco (#51), squadre speciali di polizia e staff ospedalieri. Difensore degli eroi nell’ombra e dei personaggi incompresi e detestati dalla maggioranza, appassionata di ship destinate ad affondare e comandante di un esercito di Brotp da proteggere a costo della vita, è pronta a guidare la Resistenza contro i totalitarismi in questo universo e in quelli paralleli (anche se innamorata del nemico …), tra un volo a National City e una missione sullo Zephyr One. Accumulatrice seriale di episodi arretrati, cacciatrice di pilot e archeologa del Whedonverse, scrive sempre e con passione ma meglio quando l’ispirazione colpisce davvero (seppure la sua Musa somigli troppo a Jessica Jones quindi non è facile trovarla di buon umore). Pusher ufficiale di serie tv, stalker innocua all’occorrenza, se la cercate, la trovate quasi certamente al Molly’s mentre cerca di convertire la gente al Colemanismo.

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7 COMMENTS

  1. Bellissimo pezzo! Non conosco il film ma credo che lo guarderò presto! Il blind side in psicologia è quello che gli altri conoscono di noi ma che noi Nn conosciamo (i mannerism per intenderci) ma è proprio quello che permette agli persone di complementari ed unirsi.. Grazie per queste riflessioni!

    • GRAZIE MARI!!!!!!! Il lato cieco, per come viene spiegato nel film, è un aspetto dell’uomo che mi affascina tantissimo!!! Ed è stato bello riscontrarlo anche in The OC!

  2. Ti dico solo che mi hai fatto commuovere. E il bello è che non ho visto né il film (ce l’ho in lista da un pezzo ma non ho ancora avuto tempo) né OC (se non qualche episodio random).

    Quindi fai un po’ tu 🙂

    • Oddio sono onorata!!!!! Riuscire a colpire emotivamente anche se non hai visto il film e la serie, è il massimo per me!!!! Grazie!!!!

  3. Adoro questa rubrica e i pezzi che scrivi ogni volta. Neanche io conosco il film e mi hai fatto venir voglia di vederlo, sapendo a maggior ragione che c’è Sandra Bullock.

    • awwww GRAZIE MILLE!!!! Devo ringraziare Marianna per avermi coinvolto in questa rubrica meravigliosa! E a questi pezzi ci tengo davvero tanto quindi ti ringrazio ancora!!

  4. Eccomiii!!!!
    Finalmente l’ho letto tutto!

    Non potrei essere più d’accordo.
    The Blind Side, con la sua pura semplicità mi ha ridotto a un cumulo indistinto di lacrime. Lo trovo un film bellissimo, una di quelle storie (a volte vere, come in questo caso) così semplici e lineari, senza bisogno di fronzoli vari, che tuttavia ti travolgono con la loro inarrestabile e incontestabile potenza. Un po’ come Invictus, ad esempio, sebbene gli argomenti siano molto diversi.
    L’accostamento è perfetto. Brava! 😀

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