Colony | Josh Holloway e Sarah Wayne Callies lo confrontano con le serie che li hanno resi famosi

Colony

Josh Holloway e Sarah Wayne Callies non sono nuovi a questo genere di serie tv. E nella loro nuova avventura, Colony, che negli USA inizia giovedì 14 gennaio, le star di Lost e di The Walking Dead troveranno cose che già conoscono.

Ambientata nel prossimo futuro, la serie, conta tra i suoi produttori esecutivi Carlton Cuse (Lost) e Ryan Condal (Hercules) e segue le vicende dell’ex agente dell’FBI, Will Bowman (Holloway), e della moglie, Katie (Callies), in una Los Angeles ormai occupata da… qualcosa. Dopo essere stati separati dal figlio durante l’invasione, a Will viene fatta un’offerta da un uomo potente, che ha conoscenze nel governo: aiutaci e ti aiuteremo a recuperare tuo figlio. Man mano che la stagione va avanti, i Bowman saranno costretti a fare scelte impossibili per il bene della loro famiglia, facendoci vivere con loro quest’avventura.

E, come ci è già capitato con chi è occupato in questa serie, le cose non sono come sembrano.

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“Come succede sempre con Carlton e, ora, con Ryan, non sappiamo molto” ha detto Holloway ad un gruppetto di reporter che hanno visitato il set. “Ci sono moltissimi misteri. Siamo stati colonizzati da un anno, quindi abbiamo la nostra routine. Ma oggetti come i cellulari e simili non possiamo tenerli, perciò non sappiamo cosa sta succedendo oltre il blocco di Los Angeles… Ma questo è anche il bello dello show. Anche noi stiamo scoprendo cose, e il mio personaggio è ora obbligato a collaborare con l’occupazione, e, nel frattempo, sta cercano di raccogliere informazioni. Che cavolo? Chi cavolo? E come cavolo?”

Niente, in questa Los Angeles, è quello che sembra. La prima cosa che avete notato? Niente macchine, solo bici. “È la forma di oppressione più chiara. È un modo per tagliare le gambe alle persone diciamo,” spiega Holloway, e Callies aggiunge, “In un certo senso, è come dire al pubblico che potremmo essere in Kansas, ma non è il Kansas a cui tutti stanno pensando.”

Los Angeles, dopo l’occupazione, è stata divisa in tre blocchi: il blocco di San Fernando Valley, quello di Santa Monica e quello di Hollywood (Perdono Downtown L.A., per te ci sono solo le tendine!). Cuse e Condal hanno sfruttato i confini naturali delle autostrade dello stato per dividere L.A. e hanno ripensato alla Francia occupata dai nazisti per creare un luogo che potesse richiamare un problema in un mondo reale.

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“Credo che la science fiction abbia una tradizione lunga e strabiliante, che ci dà la possibilità di fare domande che altrimenti risulterebbero troppo pericolose o scomode”, dice Callie e Holloway aggiunge prontamente: “O attuali.”

“Sì, sembra un telegiornale,” continua Callie. “Se vuoi guardare la CNN, guardi la CNN… Credo che la prima stagione di Battlestar Galactica sia stata la discussione del Patriot Act più interessante di tutte. E questo show ci offre la possibilità di esplorare da dove nascono le sommosse… Credo sia una grande cosa togliere qualsiasi senso di nazionalismo, perché poi diventerebbe un problema etnico o culturale. Se lo si porta ai livelli della specie, allora potrebbe esserci la possibilità che una persona inizi a dire ‘Oddio, aspetta un attimo, siamo proprio messi così!’ Sarebbe più difficile da affrontare se le persone che arrivano sulla nave fossero Colombo”.

Divisi dal resto del mondo, le persone che vivono nella Los Angeles occupata, sono sotto il giogo di comandanti che non hanno mai visto prima — cosa che Callie ammette renderli una minaccia ancora più grande. “Credo sia più spaventoso,” dice. “Se non sai che mostro sta nascosto sotto il tuo letto, allora è ancora più difficile cercare di capire come mettersi in salvo”.

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Ma come si sentiranno, se mettessimo a confronto questa nuova avventura con le loro esperienze precedenti? Per Holloway, lavorare di nuovo con Cuse è un po’ come tornare a casa. “Mi pare simile. Mi sembra di rivedere gli inizi di Lost, nel modo in cui la storia sta appena iniziando a fiorire e, appena ho finito di leggere un episodio, mi chiedo ‘Dove cavolo è il prossimo? Devo assolutamente sapere cosa succede,’” dice. “In questa città si legge abbastanza. Non sono un critico acclamato, ma riconosco una cosa davvero buona e la distinguo da una che è ok… E questo rientra decisamente nel primo dei due casi. Sembra una grande storia, che è appena agli inizi”.

Per quanto riguarda Callies invece, Colony rappresenta la possibilità di fare una cosa totalmente nuova. “È bello per me perché è completamente diverso da The Walking Dead, vero? L’apocalisse sta al caos più totale, mentre l’occupazione sta a super organizzazione e quindi è un mondo totalmente diverso per me, cosa che mi ha spinto ad accettare,” ha detto. “Passare da un opposto all’altro, da questa sorta di tutti-sono-liberi con un cattivo che è completamente disorganizzato e per questo terrificante, in un mondo in cui ti puoi però organizzare e ideare un piano, a quest’altro mondo in cui… sono loro ad essere super-organizzati e noi gli siamo succubi. Credo che ci sia proprio una psicologia differente. Mi pone in un mondo diverso, ma sono d’accordo con Josh. È lo script che ti fa sentire qualcosa, e non capita tutti i giorni,” continua. “È magnifico. È un dono potersi alzare tutti i giorni e dire ‘Amo questa cosa. Credo in questa cosa. Sono fiero di questa cosa.’ Questo capita di rado”.

La premiere di Colony va in onda negli Stati Uniti giovedì 14 gennaio.

Fonte

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Valentina, classe 1991. Da piccola il suo appuntamento quasi-fisso era con Young Hercules e Xena L’addiction però è arrivata più avanti, con Lost. Ricorda un momento preciso, come un colpo di fulmine: accende la tv e appare un gruppo di persone a lei ancora sconosciute, una ragazza bionda prende la mano di un ragazzo e poi un’asiatica esclama: “Boat, Boat!”. Ecco, quello è stato IL Momento. Dopo aver recuperato telefilm che le erano inspiegabilmente sfuggiti (Buffy in primis) inizia a guardare un numero sempre crescente di serie tv, vecchie e nuove, (tanto i network “risolvono il problema" facendo stragi e cancellandone una buona percentuale) e ad affezionarsi, sempre e comunque, a quei personaggi destinati a tirare le cuoia nei modi più assurdi e dolorosi. Per ora fa la spola tra Gotham City e l’Enchanted Forest, tra il Seattle Grace e Central City, tra Baltimora e il salotto di Freddie e Stuart… Ma è sempre alla ricerca di nuove destinazioni.

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