Castle | Recensione 8×20 – Much Ado About Murder

È passata un’altra settimana, fan di Castle-per-come-lo-conoscevamo. Come state?
Per quanto mi riguarda, la sofferenza è diventata meno tagliente con il trascorrere dei giorni e il nodo in gola si è allentato, forse. La rabbia e il senso di profonda ingiustizia sono rimasti intatti, insieme a un persistente stato di sfinimento che mi fa bramare il momento in cui tutto questo sarà finito e potrò dedicarmi ai miei guilty pleasure estivi e allontanarmi per sempre da questa vicenda. Non credevo sarebbe mai stato possibile, ma sono riusciti a farmi perdere ogni interesse in Castle.

Ragionando, io capisco che il network attenda paziente il giorno in cui il fandom avrà esaurito la forza di lamentarsi a gran voce. È comprensibile e ovvio.
Non mi è chiaro come da questo gorgo di negatività possa generarsi interesse per la nuova versione di Castle, perché se anche non saremo più arrabbiati, la memoria emotiva di questo periodo sarà molto più forte di qualsiasi curiosità intellettuale. Tradotto in: preferisco sottopormi a esami invasivi, piuttosto che tornare in questo circo disgustoso e farmi mentire e ferire di nuovo. Non comprendo nemmeno perché tu ABC voglia metterti contro con tanta indifferente crudeltà a un fandom che ti è stato molto fedele negli anni, che ha comprato dvd, libri, e ti ha votato ai PCA. Se desideri un pubblico nuovo, sarebbe ragionevole pensare che, nella transizione, ti risulti comodo preservare quello vecchio, almeno per lanciare questo fantastico prodotto di “Castle and Himself” che non ci teniamo dalla voglia di vedere. Sembrano non funzionare nemmeno le normali logiche economiche for dummies.

Come pubblico che si mette nelle mani di un narratore perché ci venga raccontata una storia, sia esso l’autore di un libro o un writer televisivo, accettiamo per contratto che le nostre emozioni verranno manipolate, per lo più consapevolmente. Sappiamo che ci saranno colpi di scena, twist, pericoli, ostacoli, separazioni e che tanto più lo storyteller sarà bravo, tanto più vivremo, soffriremo e respireremo insieme ai personaggi. Del resto la storia di uno che si alza al mattino e va a comprarsi il giornale e si siede a leggerlo è ben poco avvincente. Qui non c’è nemmeno in gioco la pretesa di un happy ending, non tutte le storie finiscono prevedibilmente bene.

Il problema, in questo caso, è che mi (ci) si vuole convincere di aver visto un altro show fin dall’inizio, quello in cui i Caskett non sono mai stati protagonisti e in cui Beckett è stata solo un personaggio secondario, al punto da non rendere necessario almeno avvicinare Stana (Katic) per proporle un contratto (come da fonti ufficiali, non gossip). Quindi abbiamo guardato Castle per i casi? Ci state dicendo questo? Perché se è così, dovevate farli forse un po’ meno goliardici e più inerenti alla realtà, questi casi. A me offende più di tutto la mancanza di riconoscimento della fedeltà del pubblico (che ti paga le bollette) e la ridicolizzazione del cuore di uno show che è andato avanti per OTTO stagioni. Questa non è nemmeno più “suspension of disbelief”. È farneticazione. Vi ci vorrà ben altro che la CIA per cancellarci la memoria.

Scendo dalla mia cassetta della frutta in Hyde Park e comincio ad analizzare la puntata.
Per onestà di pensiero e tenendo conto dello stato d’animo in cui ci muoviamo tutti, devo dire che è stata meglio della precedente, per quanto ci siano stati diversi momenti morti, un ritmo spesso non brillante e una generale mancanza di concatenazione armoniosa degli eventi. Se posso essere sincera, mi sembra che, con l’eccezione di Ryan, fossero tutti mortalmente annoiati, limitandosi a recitare le loro battute.

Di questa stagione ho sempre apprezzato l’impatto scenografico degli omicidi con il sottofondo musicale azzeccato che, nel tempo, si era perso. In questo caso l’abbinamento Requiem di Mozart (Lacrimosa) che sottolinea una morte “shakesperiana” rende certo memorabile l’introduzione della parte thriller dell’episodio (ripeto: quello che loro credono sia il motivo per cui guardiamo Castle).
Che Shakesperare l’avrebbe fatta da padrone era intuibile già dal titolo, che è una della mie commedie preferite del Bardo. Nonostante l’omicidio segua le vicende della ben più nota tragedia di Amleto, con un’incursione in Riccardo III, era chiaro dalla scelta di “Much Ado About Murder” che la trattazione degli eventi sarebbe stata ben poco drammatica, ma molto più comica. Del resto, Castle è una commedia, giusto? Una commedia a un sol uomo.

In queste ultime due puntate ho come l’impressione che abbiano dato un po’ di spazio in più ai secondari: nella scorsa si è vista molta Lanie e in questa è stata molto presente Martha. Per non dire che dopo essere stati MIA per anni, Jenny e i figli fantasma di Ryan hanno fatto la loro apparizione. Faremo finta di non notare che Sarah Grace dovesse avere qualche anno in meno, ma a questo punto non mi stupisco più di nulla. Teniamocela così.

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Non mi aspettavo invece nel modo più assoluto di trovare Martha nel letto della vittima. I didnt’ see that coming. Quando si è parlato di “ginger in the bed” mi sono attaccata alla colonna di marmo perché temevo che stessero parlando di Alexis. Se si fosse trattato di lei io avrei implorato di farmi portar via dagli alieni o chiunque mi avesse dimostrato la cortesia di evitarmi lo strazio di Castle-che-trova-la-figlia-quarantenne-con-l’amante. Thanks God. La presenza di Martha ha generato dei siparietti simpatici, esattamente nel suo stile. Un po’ ovvi, ma ci accontentiamo.
Quello che non comprendo è come sia possibile farmi credere che in una stagione Martha finisca per conoscere due vittime di omicidio. Perché allora sei tu la Signora in Giallo e al terzo ti si sospetta di essere un serial killer, come dice giustamente Ricardo nel pilot

At one death, you look for motive.
At two, you look for a connection.
At three, you don’t need motive,

(Credetemi, andare a ripescare lo script del pilot è più di quanto sia umanamente tollerabile per me in questo momento).

Parliamo dei Caskett, dolorosamente consapevole che sono le ultime volte in cui scrivo questa amatissima combinazione di nomi (non aiuta che alla radio stia passando “The winner takes it all“. Considerando “winner” l’entità generica responsabile della distruzione di CastlepuntoUno). A me non sono dispiaciuti, né mi ha ferito guardarli. Anche se non posso negare un po’ di sconcerto e disappunto. Tutta la storia di YOLO e della carta di credito e dell’appuntamento è stata forse tirata troppo per le lunghe.

   
Ogni tanto pensare alla loro vita così sopra le righe, che non ci mostrano, ma ci raccontano, mi fa venire voglia di andare a letto alle nove con un libro, stancandomi al solo immaginarli sempre impegnati a fare cose per sfamare il demone interiore su di giri di Castle. Placatelo. Impegnatelo con giochi mentali. Dategli del litio per limitare i picchi euforici. È divertente fino a un certo punto, poi diventa esagerato e disturbante vederlo così maniacale e febbrile. Non è il Castle che conosciamo. Nemmeno Beckett, con tutto l’amore, può sopportarlo a lungo. Sembra aver perso ogni profondità e tutta la sua complessità interiore per darci un clown iper eccitato che non riesce a stare fermo.

  
Mi è però piaciuto vederli chiacchierare mentre Beckett si preparava per andare al lavoro, parlando del nulla e sapendolo, punzecchiando suo marito e facendo la moglie così appagata (sto male a dirlo, sapendo cosa ci aspetta) da potersi permettere il lusso di prenderlo in giro per le sue stranezze, come se non ci fosse alcuna nube all’orizzonte.
A questo punto è evidente che la stagione sia stata divisa in tre tranche esatte (prima di ammazzarci tutti, intendo). La prima doveva mostrarci lo struggimento della separazione, con noi a fare il tifo per riaverli insieme. La seconda aveva l’eccitazione della relazione segreta, dove era sì bello vederli riuniti, ma si voleva il ritorno alla vita quotidiana. Che è quello che abbiamo adesso: la normalità (sui generis) della loro coppia. Mi piacciono questi momenti domestici, nonostante la situazione di merda in cui siamo finiti.

Il tema del loro appuntamento settimanale si snoda per tutta la puntata. Beckett non sa evidentemente più cosa inventarsi, anche se la competizione, come dice Castle, è sempre il motore che li fa andare avanti. Beckett non si tirerà mai indietro di fronte alla possibilità di batterlo. È quella forma di sana competizione che li porta a voler sempre essere meglio dell’altro, perché solo nell’altro trovano il giusto antagonista che sa stimolarli intellettualmente e non. Non è voglia di battersi per vincere, ma è l’eccitazione della gara che ci impone di tirar fuori il meglio di noi stessi.

Our rivalry is what fuels the passionate fire

Beckett è particolarmente in crisi, se si riduce a chiedere consiglio a Ryan. Voglio dire, parliamo di Ryan, cosa vuoi che si inventi? Questo suggerisce però che i signori Castle raccontino della loro vita domestica agli amici, cosa che, nonostante tutto, mi fa sentire bene. Hanno una vita felice. Sono felici insieme e si amano. Mi basta questo.

   

Ho trovato un po’ fredda la chiusura della scena, con Esposito che arriva e li interrompe. Un po’ buttata lì, a dirla tutta.

Mi è spiaciuto per Castle quando si è reso conto che la serata era saltata, per via degli impegni lavorativi della moglie. Moglie che era convinto stesse preparando una super sorpresa con lo stesso entusiasmo che mette lui nel pensare di farle fare cose avvincenti. (Sì, lo so, stiamo dicendo tutti “Anche meno, Rick”, ma dal suo punto di vista, è proprio così). Unico momento batticuore della puntata, Rick Castle che ammira e stima Beckett oltre ogni umana logica. Questo è Richard Castle. Non quello che accetterà di non stare con sua moglie.

 

Non capisco invece (a logica narrativa. Il motivo lo si sa benissimo) perché Castle vada sempre sulla scena del crimine e Beckett no. Non si era detto all’inizio che Beckett sarebbe stata un capitano diverso perché lei di certo non avrebbe voluto stare dietro a una scrivania? In questa puntata mi è quasi sembrata Tori che se ne andava sempre in giro con un computer sulla pancia. Possiamo farla uscire dal distretto? Magari trova una moto e scappa prima che il suo destino si compia.

La parte delle indagini, fatto salvo quando hanno parlato shakesperiano a Ophelia, è stata lunga e noiosa. È evidente che le guest sono sempre gli assassini. I bros sembravano sempre in ballo a fare interrogatori e si sa che in quella parte non rendono al meglio. È quel momento in cui di solito controllo i minuti rimasti e resisto alla tentazione di prendere in mano il telefono. Almeno è stata divertente tutta la parte di preparazione al balletto di Sarah Grace, con un Ryan-padre così coinvolto da farsi espellere da ogni gruppo di genitori per il resto della sua vita. Sono morta su lui che chiama la maestra che, evidentemente, preferirebbe sotterrarsi e finisce con il minacciarla. L’ho trovato molto da Ryan. Azzeccato Esposito che lo filma da fuori e lo ferma dicendogli “dobbiamo fare cose di quella cosa dell’indagine” prima che si metta nei guai. E anche quando, dopo averlo preso in giro per tutta la puntata, finisce con l’imparare le mosse del balletto e non riesce a impedirsi di partecipare.
Di Sarah Grace penso sia inutile parlare. Credo che ci siamo sciolti tutti, nonostante sia chiaro l’intento manipolatorio. Dando il beneficio del dubbio che ai tempi non sapessero se sarebbero stati rinnovati o meno, è giusto averci fatto vedere la famiglia di Ryan.

La parte del rapimento di Castle è stata inutile. L’ho guardata senza nessun interesse e coinvolgimento. Primo, basta con lui che viene portato via da qualcuno. È ridondante. Dopo aver già usato questo stratagemma nella premiere (e avergli messo addosso i ragni scopritori dei menzogneri), adesso sa di molto vecchio. Non era utile ai fini della trama. Il mafioso narcotrafficante per niente credibile vestito con la camicia Missoni. La fine a “tarallucci e vino” era telefonatissima, resa male e priva di qualsiasi pathos.
Del resto nessuno sembrava avere minimamente a cuore la sua sorte. Beckett ha guardato il filmato pensando all’appuntamento dall’estetista, i bros stavano già timbrando per andare a casa e solo Martha sembrava preoccupata, anche se solo verbalmente.

Oh, poor Richard.
I-I-I can’t even imagine how he must be suffering.

Parole vuote a cui non corrispondeva nessuna emozione. Mi sono chiesta: non c’era un regista lì? È quella la scena migliore che vi è venuta? Capisco che la frase dovesse contrapporsi alla scena successiva in cui Castle fa baldoria con i nuovi amici, ma la sensazione è di generale trascuratezza e noia imperante.
Non riesco nemmeno a collimare il fatto che sia dovuta intervenire la DEA in tenuta anti sommossa allarme terrorismo e Beckett al distretto ad attenderlo. Per la serie “aspetta che me ne frega qualcosa”. Non credo di essere io a non avere più gli occhi a cuore, ma da quando abbiamo avuto la “notizia”, questi due in scena non si toccano nemmeno più. È il modo in cui dovrebbero farci desiderare che lei scappi con Caleb o è la generale incapacità di mostrarci una coppia innamorata e felice e rendercela interessante da guardare?
Per fortuna che Stana è in grado di infondere vita e luminosità a Beckett e, in generale, alle varie scene in cui è presente, perché se ci fosse un’altra attrice accanto a lui, penso che preferirei guardare la mia vicina che batte i tappeti, piuttosto che questa assoluta assenza di brividi. Quelli che ci hanno sempre tenuti incollati allo schermo.
Menzione speciale alla sua capacità di effondere autorevolezza solo dicendo “Jack. Now”. Nessuno mette in un angolo #BadassBeckett. Voi avete perso un personaggio capace di far brillare un intero episodio. Vi meritate di finire i vostri giorni bevendo brodo di pollo scaduto.

Per fortuna abbiamo avuto almeno un momento nuora-suocera, che fa sempre bene ai nostri cuori.

Veniamo alla scena finale. A me è piaciuto vederli seduti a mangiare cibo cinese. Parla di quotidianità, quella che ci siamo sempre lamentati di non vedere. Certo, non è niente di clamoroso e non ci fa sospirare, però sono attimi preziosi che custodirò sempre con amore e che proietterò sul futuro immaginario che ho già pronto per loro.

 

Per quanto riguarda le note biografiche del mafioso, se questo significa che Castle cambierà interessi narrativi, posso accettarlo nel senso previsto dal viaggiatore nel tempo (per me l’unico finale possibile), ma se vi aspettate che io abbia voglia di leggere una cosa del genere, state proprio freschi.

Momento divertente:

Ah, the Black Door. Yes, very fancy. Known for being discreet…
is what I’ve heard from other people who were once single
and now married.

È così tipico del vecchio Castle che è stato uno degli attimi in cui mi è sembrato di tornare a prima dell’orrore. Castle che parla a vanvera, ma teme l’occhiataccia della moglie. Così Caskett. Insieme a lui che si ritrova al telegiornale come volto di riferimento dell’indagine e riesce solo a pensare a come è venuto bene in foto. È quel Castle che ha fatto innamorare Beckett e non supera il limite oltre il quale diventa irritante.

 

Mentre questo pezzo mi ha fatto letteralmente ridere.

This… This is Richard’s life.
– YOLO.
– That’s cold, Beckett.

Si tratta di quell’umorismo che in Castle mi ha sempre fatto schiantare. Mi rendo conto che ormai siamo ridotti ad apprezzare i brandelli di carne che ci lasciano. Tenendo conto dell’ironia di: YOLO = “You only live once.” Speaking of that

Ma c’è un’altra frase che userei a epitome di una serie così amata e finita in un fosso, al punto che stamattina mi stavo dimenticando che oggi era il giorno di Castle.

An artist must be true to the material and himself

Voglio tenermi cari anche questi due momenti, prima di andarmene con i Caskett stretti al petto e portarmeli al sicuro.

tutti

Immagini che ci hanno accompagnato per otto stagioni e che adesso sono più rare di una vittoria alla lotteria. Loro quattro davanti alla lavagna e nessun estraneo molestatore nei pressi.

E questa: loro due a interrogare un sospettato, finalmente insieme, come deve essere e sarà per sempre.
interrogatorio

Ho finito anche per questa settimana. Ne mancano solo due!

Nell’attesa vi consiglio sempre di passare da queste pagine sempre super aggiornate, se siete ancora interessati a spoiler e notizie!

Tutti pazzi per Castle

Castle Italia

Castle and Beckett Italian Fan Page

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11 COMMENTS

  1. Grazie per le tue recensioni, le ho sempre lette con piacere. Hai un fantastico stile e puoi fare grandi cose, narrativa mente parlando. Mi sento di dirtelo ora, anche perché in questi giorni noi fans di Castle ci sentiamo meno soli se riusciamo a comunicare tra noi. Concordo con tutto ciò che hai scritto,oggi e la settimana scorsa. Come fan mi sento presa in giro dalla abc, trattata come un paio d’occhi in più che hanno visto uno dei tanti show facendo alzare gli ascolti. La vita è altro, verissimo, ciascuno di noi ha la propria e questa è solo una serie TV,ma la amiamo e ci ha stregati per come è stata concepita e sviluppata in questi anni;e per come è stata recitata. Una cosa bella in mezzo alle tante altre della vita. Hai ragione, hanno buttato nel secchio le tante emozioni che abbiamo provato in quasi 8 anni e la nostra fedeltà di spettatori (e votanti del pca). Vogliono covincerci che il protagonista è sempre stato uno, che una storia d’amore possa essere rimpiazzata da un’altra. Intendiamoci, nulla è eterno, ma lì sfiderei a riuscire a crearne una anche lontanamente efficace come quella dei Caskett.
    Comunque, per quel che mi riguarda ho avuto anche troppe ripercussioni emotive nelle ultime due settimane, non sono disposta a seguire le prossime due puntate ed assistere al suicidio annunciato di uno show bellissimo (oltre che all’omicidio di Beckett).
    Continuerò a leggere solo le tue recensioni. Grazie

    • Ciao! Grazie mille per il commento, lo apprezzo tantissimo. In questo periodo di confusione e notizie una più brutta dell’altra, siete stati carinissimi, nella vostra vicinanza. Fare le recensioni è un’esperienza dolce e amara, il fatto che mi leggiate anche se avete smesso di guardare il telefilm mi aiuta molto! Grazie ancora

  2. Sarà anche stata una scelta precisa, ma distruggere tutto quanto fatto prima stravolgendo l’identità di una serie, a me sembra tanto da stupidi o da incapaci. Non va più? Bene, finitela lì ma come si deve, senza questa ignobile accozzaglia. Evidentemente avevo sopravvalutato l’ambiente. Mi ripeto, ma vuoi mettere la bellezza del loro incontro al ristorante nella 2×14 con quello che ne consegue e gli sguardi dapprima infastiditi di lei, poi trasformati in compiacimento man mano che lui trova la soluzione del caso e il loro condividere la necessità di risolverlo? Quell’eleganza non c’è più.

    Episodi brutti come questo (pur se meglio del precedente) ce n’erano già stati anche in passato, ma adesso che è sparita la caskettosità emerge l’inconsistenza di quanto gli sta attorno.

    Nathan avrebbe dovuto capire quanto gli sia necessaria Stana per questo show (anche solo per la contrapposizione dei loro caratteri) e impuntarsi contro la sua dipartita, fino al punto di rinunciare a proseguire. Forse però pretendo troppo dalla sua intelligenza, soverchiata dall’egoismo. E poi, in fondo sono solo attori, macchine avide, non paladini dell’arte.

    Comunque, credo si possa riassumere il tutto con “Non ne ho più voglia”. Loro, ma soprattutto noi.

    • Sì, esatto. Hai detto quanto penso. Non capisco la logica, non c’è nessun modo in cui riesco a trovare delle ragioni valide per questa scelta, da nessuna parte la si guardi e, quel che è peggio, ho perso ogni interesse per la storia. E, davvero, credo non mi sia successo con nessun telefilm. Ho accettato qualsiasi stravolgimento di trama. Potevo non essere più coinvolta, e quindi lasciar perdere, ma non mi sono mai estraniata al punto da non considerarla “una storia”. Questa è una follia, di cui sono convinti solo loro, tra l’altro. In più, esaurendoci, non hanno di certo posto le basi per farci venire voglia di tornare a guardare.

      • Io sono talmente amareggiato che per le due ultime volte mi sono dimenticato che andava in onda l’episodio. Prima contavo i giorni, anzi le ore.
        Insisto col ritenere che i nuovi autori non abbiano colto l’essenza Castle.
        Chi decide, poi, non ha colto proprio niente.
        Non seguo e non so se sta succedendo, ma non si può minacciare l’ABC di boicottare le altre produzioni? Insomma fare qualcosa, qualunque cosa.
        Certo, se siamo in pochi, allora è giusto finirla.
        Ma non così.

        Poi, l’amarezza è amplificata dal fatto che so già che una STORIA all’altezza e con due personaggi così, non la troverò più. Difetti compresi.
        Stanotte, prima di addormentarmi, m’inventerò il primo episodio della “mia” 9a stagione. Così quei due mi faranno ancora compagnia.
        Quei DUE, appunto.

        • Credo che il fandom abbia fatto il possibile e pure un po’ l’impossibile in ogni forma pensabile. Io posso anche capire che tu network voglia fare solo soldi e non ti freghi tutto il resto (storia, emozioni, coinvolgimento). Lo comprendo. Non capisco però come pensi di farlo per 13 puntate, su uno show ridotto a metà. Hai da riempire un buco di programmazione? D’accordo. Ma così ti stai alienando pure quelli che mandano in onda le repliche: chi vuoi che si affezioni a una storia d’amore, sapendo che va a finire male? Non comprendo proprio la logica.

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