Castle | Recensione 8×11 – Dead Red

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Bentornati!!
Potrei decisamente abituarmi a una routine giornaliera composta da: visione mattutina della puntata e successiva chiacchierata castellosa a ruota libera. Il mondo non sarebbe in fondo un posto migliore, se potessimo avere some time of Castle every day? (*Yeah, pun intended).

A dire il vero temevo che la puntata di oggi, dal tono più scanzonato, non avrebbe retto il paragone con quella di ieri, così seria e ben costruita. Più in generale, mi aspetto che, prima o poi, arrivi un episodio “filler”, di quelli che ci rifilano come compitino diligentemente eseguito, ma che non si distingue per particolari sprazzi, come è sempre successo. In realtà devo ancora trovare, in questa stagione, puntate meno che curate, confezionate con grande attenzione ai dettagli, che non ci regalino momenti da sottolineare e ricordare, sia sul versante drama che su quello comedy. Sono contenta che questa ottava stagione esista e di potermela gustare tutta.

La puntata odierna, con la sua atmosfera da Santa Madre Russia e i suoi richiami alla Guerra Fredda, insieme al suo corollario di identità segrete, spie e controspie, complotti, morti apparenti, si è rivelata un mix ben orchestrato di divertimento e romanticismo, come da sempre ci ha abituato Castle, aggiungendo, a sorpresa, momenti di commozione, di quelli che fanno bene al cuore, oltre a manifestazioni d’affetto impreviste.
La guest star che ha interpretato il ruolo del russo Vasily Zhirov, ha saputo tenere la scena con grande maestria fino alla fine, giocandosi il titolo di “Migliore personaggio non protagonista” con la Mia di The Nose (8×05).
Inevitabilmente, questo apre l’annoso interrogativo, già espresso in quell’occasione, sul perché dobbiamo tenerci Hayley e Vikram, quando ci sono ospiti di tale calibro?! Che ce ne facciamo di quei due di cui, per inciso, noto l’assenza solo ora che ne parlo?! Toglietemeli da sotto gli occhi, vi prego.
Del ritorno di Rita parleremo diffusamente più avanti.

La puntata si apre con il classico momento familiare “Donne dai Capelli Rossi, di verde vestite, versus Rick”, questa volta nel suo studio. Quando ho visto che si stava profilando una simpatica riunione tra i tre, ho temuto subito che Castle, tempo due secondi, avrebbe confessato la sua ritrovata felicità coniugale. Sort of.
Quando l’occhio lungo delle madri sospettose fa affermare a Martha: “Sai, Richard, non ti vedo più aggirarti come un senzatetto disperato, che cosa strana…”, Castle ci finisce dentro con tutte le scarpe.

Discrezione, Castle. Ci vuole discrezione.

Lui non si sforza proprio di tenerlo per sé. Ma del resto, dopo che hanno passato tutti settimane di angoscia, mi sembra anche normale volerlo, se non gridare al mondo intero, almeno confessare a chi ha patito con lui, per alleggerire la loro preoccupazione. D’altro canto, però, Castle ultimamente ha sempre questa mania di condividere con sua figlia confidenze sulla sua vita privata che, se fossi Alexis, lo minaccerei di morte. (Cito dalla 8×04: “That and… when I kiss her, I use the bottom…“. “Dad, when it comes to your sex life, how about we stick with the afterschool special version“? Sono ancora in imbarazzo per lei).
Secondo me le due donne hanno capito benissimo cosa sta succedendo. Ed è bastata una frase. Diversamente dal mondo esterno tordo.

Nota a parte: a me piacevano un sacco i regali che Castle aveva comprato a baby Kevin, soprattutto il mini giubbotto antiproiettile e la tutina con scritto “I’m with officer stupid”. (Sto ancora ridendo. So che Ryan invece l’avrebbe fatta lunga mandandoci tutti al manicomio).
Molto meglio del cesto natalizio con cui se ne è uscita Alexis, oggi nelle sue vesti: “Ehhhh se non ci fossi io in questa casa”, che mi fanno venire voglia di tagliarle i capelli ancora più corti (e chissà che non inizi ad avere una vita reale).
Lo shopping compulsivo mi ha fatto anche venire in mente quando, nella 8×05, Lucy (a proposito, dove è finita?! Ridateci Lucy!), svela al duo in visita che Rick stava annegando il dolore in “frozen pizza, online shopping… And Dolph Lundgren marathons”.
Come sono cambiati i tempi da quando soffrivamo e basta.

La vittima del caso di oggi è il figlio di un diplomatico russo, motivo per cui al distretto irrompe felicemente Vasily, che ci ha travolti con il suo entusiasmo. Immagino che fosse facilmente intuibile che in una trama del genere, di tipo cospirativo, lui pure non fosse la macchietta che ci avevano presentato, ma ero troppo impegnata a ridere per le sue uscite comiche, come quando ha fatto la faccia da “Russo cattivo”, o ha commentato con un innocente: “What can I say? I’m a people’s person“, la sua capacità di aver fatto parlare il diplobrat odioso che si faceva i selfie nella stanza degli interrogatori, avendolo invece minacciato di amputargli i piedi.
Ci ha inoltre buttato fumo negli occhi ottenendo da subito, per acclamazione generale, il titolo di Best Caskett Shipper, contagiandoci con la sua felicità per essere di fronte al “Famous crime solving duo” e spiegando al mondo intero che non può esistere “Castle senza Beckett”, con buona pace di tutti (dell’ABC, soprattutto).

Anche in questa puntata i riferimenti all’attività di Castle come scrittore non sono mancati, mi chiedo se sia è per via dell’uscita di High Heat il prossimo ottobre, annunciata ieri.
Aprendo una breve parentesi sui libri della serie, ricordo ancora quando, nella mia iniziale ubriacatura da Castle, ho scoperto che i romanzi esistevano davvero e che potevo averli tra le mie mani sul mio Kindle.
Ho letto i primi divertendomi a cercare tratti di Kate in Nikki, o, meglio, con il desiderio malcelato di scoprire la versione di Kate presente nella mente di Castle. È stato come leggere una fan fiction (hot) scritta da Richard Castle in persona. Tutti quei piani meta, di cui lo show è sempre stato ricco, mi intrigano ancora oggi.
Questo è il motivo per cui, quando Vasily si è rivolto verso Beckett indicandola come “Nikki Heat”, a me sono venuti i brividi. I romanzi Heat per me profumano di “casa”, così come il Castle Monday, o chiacchierare della puntata.

Diciamo anche che il finto diplomatico russo ha fornito il pretesto di far lavorare il duo ricomposto, perché si vede che questa settimana erano finite le idee o i parenti a cui far trovare cadaveri. Vasily ha fatto scendere in campo fonti autorevoli per costringerli, contro la loro volontà, a collaborare insieme. Siamo tornati dritti a questo punto (2×05):

Come cambiano le cose, eh, Beckett? Questa volta non hai dato nemmeno un fremito di vena, all’idea di essere costretta a lavorare con Castle.
Io mi chiedo anche se tutte queste persone non siano stanche di dover sempre intervenire per favorire la loro partnership. Il sindaco non penserà mai: Ancora?! Vi ho anche sposati! Lavorate insieme e basta! Lo vuole l’Universo.

La puntata ambientata sul fronte russo ha reso possibile quello che mi aspettavo da quando Svetlana ha fatto la sua comparsa, ovvero Beckett sensualissima che rispolvera l’idioma del suo semestre a Kiev, riportandoci qui:

Ha anche permesso di far uscire la vera Beckett, poliziotta fin nel midollo, che difende il suo distretto e che non vuole intromissioni politiche. Perché Beckett non è un animale politico, lei deve stare sul campo a risolvere omicidi, non è adatta a macchinazioni o giochetti diplomatici. Lei è una tutta d’un pezzo.
Per quello era sembrato strano il suo improvviso desiderio di far parte della task force dell’FBI, alla fine della quinta stagione, perché “Papà, è il lavoro dei miei sogni”. Da quando?! Lei è una devota alla Giustizia, incapace di scendere a compromessi.
E l’ho amata quando ha proclamato con il suo tipico fervore appassionato: “A young man was murdered,and I don’t want politics to get in the way“.
Si noti poi la sua incapacità a far intercorrere il minimo di cortesia sociale in uso tra esseri umani. È bastata una lieve insistenza e dal: “Ma, no, figurati, non ci date fastidio” è passata di colpo a : “È vero, vi odio tutti. Vi caccerei a calci”, brandendo la scimitarra.
Fierce Beckett mi fa sempre venire voglia di scendere in piazza gridando slogan.
Impressiona anche il suo ammiratore Vasily, che la beneficia di un lusinghiero: “I admire your passion. Very Russian”.
Per poi non fermarsi ed esagerare di netto con: “I am excited to learn from Katherine the great”.
Vasily. Anche meno! A Caterina la Grande non eravamo arrivati nemmeno noi. (Ma ci rifaremo).

Anche Castle è stato un grande di tutta la vicenda. Il vero Castle, non quello che disegnano goffo e imbranato.
Non so più come dire che apprezzo quando fanno scendere in campo la sua mente brillante che funziona per connessioni rapide e libere associazioni, invece che l’uomo che inciampa nei tavoli e rompe i bicchieri. Del resto, per quale altro motivo se lo sarebbe tenuto Beckett tanti anni al distretto? Perché avrebbe difeso la sua collaborazione di fronte alla Gates, nella 4×08? Solo per il suo bel faccino e perché l’attraeva fisicamente? Per cortesia. [Anche per quello].
Richard Castle è la persona che sa ragionare rapidamente su quattro dettagli scarsi e trovarci un senso, oltre che il nesso successivo. Per me è stato geniale quando è riuscito a evitare la tortura elettrica all’agente russo che non voleva parlare, solo riflettendo in modo logico, per giunta sotto stress e in soli sessanta secondi.
C’è sempre un altro modo per fare le cose, e lui è in grado di trovarlo.
È capace anche di riconoscere il modello di una Lamborghini dal rumore del suo motore, ricevendo in cambio un’occhiata orgogliosa da Beckett: “Se potessi portarti qui dietro un attimo…”.
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Veniamo a Rita, presenza imprevista che ha arruffato l’andamento lineare della puntata, aggiungendo un importante elemento di approfondimento emotivo.
Avevo letto, ma dimenticato in fretta, che ci sarebbe stata anche The Stepmother.
Forse temevo il rischio di un altro momento confessionale heart to heart da cui Beckett sarebbe uscita come donna nuova, prendendo altre decisioni avventate sul suo matrimonio.
La posta del cuore di Rita ci è bastata una volta, grazie.
Abbiamo sempre scherzato sulla (ridicola) frase in codice lasciata in dono a Beckett, quando se ne andava in giro a cucirsi da sola le ferite, mai pensando che sarebbe davvero servita.
Quando l’ho sentita pronunciare al telefono: “I need my curtains cleaned” ho dovuto rimandare indietro perché non credevo alle mie orecchie. Alla seconda visione mi tenevo al muro ridendo.
[La nonna ha fatto gli gnocchi. Passo e chiudo].

Non mi aspettavo che Rita ricomparisse presto, soprattutto in un episodio lieve come questo. Pensavo l’avrebbero collegata a qualche fatto serio della trama orizzontale, e che il momento della verità: “Rick, sono tuo padre, la tua matrigna” sarebbe avvenuto in un clima di adeguato raccoglimento interiore, con almeno un sermone di Rick a fare da contorno. Temevo che avrebbe significato una regressione dei rapporti Caskett, visto che si tratta di un ulteriore segreto che Beckett ha tenuto nascosto a Castle. Ero pronta a tensione, drammi, proclami accorati, Castle teso con il cappotto sul braccio che la inchioda di nuovo al muro e Beckett che farfuglia un Rick di pentimento. E poi il sesso.
Invece, con mia grande sorpresa, se la sono giocata benissimo, in modo lieve, ma significativo, lasciandomi molto soddisfatta.
Per gradi.
1. L’incontro Rita-Beckett nel covo segreto del duo anti Loksat l’ho visto forzato, se dobbiamo dirla tutta.
Ora, tu, Rita, mi stai dicendo che hai tenuto d’occhio i tuoi polli e te la sei bevuta? Tu, donna che lavora per i servizi segreti, non la CIA, sia chiaro, ma gente più figa? (Cioé, chi, tra l’altro? Non ce lo dite per proteggerci?). E non ti sei accorta che lei va a casa sua tutti i giorni? Io mi chiedo in che mani sia la sicurezza mondiale. Questa gente dovrebbe proteggere gli Stati Uniti da minacce terroristiche? (Ah, no, quello lo fa Castle il giorno del suo matrimonio).
Il dialogo da pomeriggio trascorso dalla parrucchiera con il casco in testa: “Nooooo, avete finto la separazione. Geni! Raccontami tutto, dettagli piccanti compresi” è da scavare una buca e nascondersi per la vergogna.

So bene che è un modo degli autori di dirci che, vedete? La separazione funziona, se perfino la gente che conta ci è cascata. Seriously? Ci prendete per idioti? Non capisco inoltre perché Kate, di solito così ritrosa nel confidarsi, debba sempre raccontare i fatti suoi a sua suocera numero due. Io ero convinta che, poiché Rita non li aveva scoperti, avrebbe continuato a tenersi il segreto! Diciamolo pure in giro a chiunque.

2. Portare Rita al distretto ha condotto inevitabilmente alla scoperta da parte di Castle che Rita gli venisse parente. C’è stato comunque un attimo in cui ho temuto che Beckett, in linea con il suo carattere e i suoi principi, non intendesse dirglielo, ma ho capito da questa faccia che l’occhio del ciclone era vicino. Ero già sotto al tavolo a proteggermi.
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Però, a sorpresa, non è seguita la pesantezza che mi aspettavo.
Lui ha sì accusato il colpo, facendo salire in superficie quel nodo non ancora sciolto presente dentro di sé per tutti i segreti di cui è rimasto all’oscuro per il suo bene.

Ma invece di sbattere porte, Castle è rimasto fedele alla sua posizione: non è ancora del tutto sceso a patti con quello che è successo, ma rimane ancorato a quello che, in tutta la faccenda, è più importante: il suo amore per lei. Ubi maior minor cessat.
Che non significa che quello che successo non sia importante, o non sia stato grave, solo che conta di più qualcosa d’altro. È in momenti come questi che io lo amo ogni oltre umana comprensione. E lo stimo infinitamente come Uomo.
La scena poi scivola in un loro classico siparietto comico, senza che io abbia sentito alcuna forzatura, o sensazione di occasione mancata. Non hanno alleggerito o trattato poco seriamente una questione importante. È che i Caskett sono fatti così. Capaci di passare dai discorsi sui massimi sistemi a farci ridere nel giro di un minuto.

3. Alla fine c’è stato l’inevitabile incontro da cuore-batticuore tra Castle e Rita. Atto dovuto, aspettato da troppi mesi.
Confesso, mi ha fatto commuovere. È stato uno scambio dolce, delicato e molto affettuoso.
Mi colpisce sempre vedere come Rick soffra della mancanza del padre, di come si trasformi nel bambino sofferente, cresciuto da solo, che cerca conferme dell’amore paterno, amore che dovrebbe essere scontato per tutti gli esseri umani. Avrei voluto portarmelo via per consolarlo, quando ha chiesto, mostrando tutta la sua vulnerabilità, se suo padre parlasse mai di lui. Vedere un uomo così abituato a essere di conforto agli altri, a essere il punto di riferimento delle sue donne, un uomo così capace di amare incondizionatamente, tornare quel bambino convinto di non meritare l’amore del padre, mi spezza sempre un po’ il cuore.
[Rita potevi mentire!].
Non dimentico nemmeno lo sguardo incredulo e felice durante l’abbraccio, quando Rita gli confessa che suo padre è orgoglioso di lui.
Lo scambio mi ha ricordato la 6×22 con “Wherever she is, she is proud of you”, schiantandomi sotto il peso di tutte quelle emozioni. Quei due, oltre a tutto il resto, condividono la ferita di essere stati strappati precocemente all’amore di uno dei due genitori. [I can’t. *Singhiozza].
Degno di nota, per la semplicità con cui è sintetizzato in due battute, quello che Castle prova per Beckett, menzionato prima: “Anche se so che l’ha fatto per amore, sono ancora arrabbiato. Ma lei conta più di ogni altra cosa”. [* Singhiozza di nuovo]. Lo sguardo che le lancia attraverso il vetro, di puro amore, vale tutto.
Che meraviglia. Farei il fermo immagine e me lo guarderei per ore.

Non capisco poi perché alla domanda: “Ci rivedremo tutti insieme”, Rita risponda di no. Non aveva proposto a Beckett di fare la rimpatriata famigliare all’agriturismo scambiandosi le ricette di funghi trifolati? Perché adesso ha cambiato idea?

Miscellanea:
– quali sarebbero i sei Stati in cui si sono baciati?

– Sono andati davvero a cercare un angolo privato dove avere il loro incontro clandestino, dentro all’ambasciata?! Salvate la reputazione della capitana!


– Esposito che abbandona “Yo” per un altrettanto fuori luogo “Howdy” perché “yo” is getting played out“. Preferirei non commentare.
– Castle che imita l’accento russo. Sto ancora ridendo.
– Qualcuno ha tenuto il conto di quanti telefoni abbia perso o distrutto Castle, a questo punto?

Il doppio appuntamento di questa settimana finisce qui. Nel caso vi foste persi, nella confusione, la recensione della 8×10, potete trovarla qui.

Vi lascio il promo della prossima settimana, come d’abitudine e vi do appuntamento al solito slot di martedì! Se avete voglia di lasciare un commento, mi fa sempre piacere!

Per essere sempre informati in tempo reale sulle news di Castle e dei nostri amati Caskett, vi invito a passare dai meravigliosi:

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6 COMMENTS

  1. A me la puntata è piaciuta tantissimo. Certo non è tra le più belle in assoluto, ma considerando che doveva essere una puntata diciamo di routine, è stata veramente una bella sorpresa. Sono d’accordo sul livello alto di questa stagione.

  2. Complimenti, puntuale come sempre.Anche a me questa puntata è piaciuta molto, vorrei un fan di Castle in ogni caso, best shipper ever dei Caskett .Solo una cosa mi manca la Beckett badass, per questo aspetto con ansia la 8 × 15.

    • Ciao, grazie! Anche io non vedo l’ora che arrivi quella puntata e di scoprire la Beckett dei suoi tempi all’accademia!

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