Castle | Recensione 8×10 – Witness For The Prosecution

STANA KATIC

Buon inizio di settimana e buona puntata domenicale, fan di Castle!
Non è stato meraviglioso avere un “Sunday Castle” per allietare il nostro lunedì mattina? (And tomorrow, again!).

Aspettavo con particolare curiosità questa puntata di Castle Legal, perché, per la prima volta, l’azione si è spostata in un’aula di tribunale, sospendendo il tipico schema procedurale – indagine e arresto del colpevole -, per mostrarci quello che accade dopo a tutti quei malfattori che settimanalmente i Caskett, con grande sprezzo del pericolo, mandano in carcere. Desideravo da tempo che ci facessero vedere il successivo anello della catena della giustizia, da quando, in Headhunters (4×21), Beckett era stata assente perché impegnata in tribunale.
In questa occasione, Castle è stato chiamato a testimoniare di fronte alla legge per un omicidio di cui è stato (in)affidabile testimone oculare, e Beckett in qualità di moglie apprensiva autorevole capitano, gli è stata accanto, presenza legittima per un caso che ha riguardato il suo distretto.
Trattandosi di Castle, gli eventi sono presto precipitati, e l’episodio è tornato a scorrere fatalmente lungo i classici binari investigativi, in una lotta contro il tempo per non mandare un’innocente in carcere.

La puntata mi è piaciuta molto. Si è rivelata strutturalmente molto solida: tutto si è incastrato alla perfezione, come un meccanismo ben oliato che non si è mai inceppato.
È ruotata intorno al “caso della settimana”, che ha funzionato da perno principale, attorno al quale si sono confrontati tutti i personaggi, invece che costituire, come spesso accade, due blocchi separati che non riescono ad amalgamarsi. È servito come piattaforma di confronto, in grado di approfondire i rapporti tra i personaggi, mostrarci le loro evoluzioni personali, e far perfino avanzare la questione LokSat, riuscendo in ultimo a richiamare momenti importanti, se pur spiacevoli, della vita di Castle.

Ho avuto l’impressione di una puntata molto veloce, molto energica, ben gestita, senza che nessuna scena sembrasse fuori contesto o troppo lunga, come era invece accaduto la scorsa settimana.
Le persone coinvolte si sono alternate nell’indagine in modo rapido ed essenziale, senza cadute di ritmo. Da questo punto di vista, uno dei migliori impianti narrativi.

Mi ha ricordato, come atmosfera, la 7×13 dello scorso anno “I, Witness” (le cui vicende sono state richiamate durante il processo), puntata complessa, ma guidata in modo saldo.
[Ok. Si è capito che mi è piaciuta? Bene. Ho finito i sinonimi].

Cominciamo dall’inizio.
NATHAN FILLIONMi piace sempre molto quando accennano al fatto che Richard Castle, prima di essere un consulente della polizia di New York con immense doti di pensiero creativo, che hanno funzionato come deus ex machina per risolvere numerosi casi (davvero, guys, come facevate un tempo?) e ancora prima di essere principe azzurro e marito devoto, nasca come scrittore.
Dopo stagioni in cui ci si era quasi dimenticati della sua vera occupazione, apprezzo che quest’anno si torni non solo a fare dei costanti riferimenti alla sua professione, ma che lo si veda in azione come scrittore famoso, il cui successo è giusto che venga mostrato in scena.
Non nego che uno dei motivi per cui questo telefilm mi ha ossessionato fatto appassionare, è stato proprio il fascino esercitato dalla sua primigenia occupazione di narratore.

I fatti fanno riferimento a una vicenda accaduta cinque mesi fa, il giorno prima dell’uscita dell’ultimo romanzo della saga di Nikki Heat, durante una lettura privata messa in palio a scopo benefico. In tutto questo mi chiedo: dove era la moglie orgogliosa, visto che non si erano ancora lasciati né davvero né per finta? Aveva lasciato il vestito di pizzo rosso da gran soirée in lavanderia?

Castle vede, o crede di vedere, il compimento di un delitto.
Sembra quasi che sei fai lo scrittore di thriller gli omicidi ti rincorrano per strada, pronti per infilarsi sulla carta e diventare il tuo prossimo best seller.
Per quanto apprezzi il desiderio di vivacizzare l’innesco della puntata, e la capacità di trovare sempre nuove giustificazioni alla presenza di Castle nelle indagini, io andrei un po’ cauta a mostrarcelo come novello Jessica Fletcher che, come si gira, inciampa nei cadaveri. A fine telefilm a Cabot Cove New York non sarà più rimasto in vita nessuno.

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Non so se sono io a guardare troppi procedural, ma quando ho visto la scena della vittima agonizzante sul pavimento e Nina sopra di lei, ho pensato subito che no, Castle, non avevi assistito a un omicidio. La presunta colpevole stava estraendo l’arma, non la stava conficcando. E ho capito che sarebbero sorti problemi quando si affannavano tutti a dire: “Sarà un caso facilissimo, grazie alla tua inattaccabile testimonianza e al fatto che l’avvocato della difesa è idiota”. Ho iniziato a sudare freddo.

Dopo averci mostrato il crimine, la scena seguente si concentra sui due lovebirds nella tipica scena domestica di apertura al loft che ha lo scopo designato di farci riconciliare con il mondo e far carburare meglio la giornata (nostra e loro).
È bello vederli fare i colombi sorridenti che tubano carinerie appollaiati sull’albero dell’amore. È dai primi minuti della 8×01 che al loft non si sta un po’ tranquilli, visto che o volavano piatti metaforici o volavano vestiti nell’impeto della passione. E, invece, eccoli tornati felici e senza un problema al mondo.

Solo che… wait, wait.
Mentre li stavo ammirando, girando il mestolo nel mio cuore liquefatto, ho sentito il rumore di una zip tirata su di colpo che mi ha fatto tornare alla realtà. Non è così che deve andare.

Sono convinti che il loft sia un rifugio antiatomico in cui nessuno li può rintracciare? Che sia circondato da un enorme mantello dell’invisibilità che li fa scomparire una volta varcata la soglia? Vorrei ricordare ai due amanti clandestini che Tyson li aveva spiati proprio lì, nella loro camera.
Capisco che il fatto che LokSat sia all’oscuro dei loro piani di caccia dia loro un vantaggio temporale e li sposti dal centro del mirino, permettendo loro di starsene rilassati sotto il tetto coniugale, per il momento, ma allora la stessa cosa dovrebbe valere per la separazione.
Nella scorsa puntata la dinamica si è giocata nell’intrigante opposizione tra i litigi in pubblico e le lenzuola in privato. In questo episodio non hanno quasi nemmeno finto che ci fosse una dinamica a cui riferirsi, lasciandomi un po’ sconcertata.
Si sono comportati, in ogni occasione, da coppia sposata che, al limite, cerca di mantenere un decoro pubblico, ma non certo un segreto. Parlo di questo momento.

Chiariamoci. Non mi lamento affatto di vederli amorevolmente impegnati a risolvere casi insieme, come è nel DNA dello show, o a essere di supporto l’uno all’altra, comportandosi come la coppia che sono.
Solo che, a questo punto, mi pare onesto ammettere che le premesse dello stare lontani, che per me hanno funzionato finora, stiano cominciando a scricchiolare. A vedere questa puntata, senza sapere i pregressi, non si capisce nemmeno che sono separati!
Mi sarebbe piaciuto, inoltre, assaporare ancora il brivido degli incontri improbabili e l’eccitazione di dover tenere nascosta la loro relazione, invece di un: “Ci vediamo dopo”. Che è un saluto che parla di abitudini stabili, di routine intima consolidata. Ma che non dovrebbe manifestarsi con tanta nonchalance, a questo punto.
Vorrei magari vederli incontrarsi in un motel di periferia con baffi (lui) e parrucca (lei), perché aumenterebbe esponenzialmente la possibilità di siparietti comici.
Capisco che questa sia stata una puntata dal tono più serio, ma non per questo possono mettere da parte una questione importante come la loro finta separazione. Devono metterla in pratica, oltre che parlarne e basta, e poi fare come se niente fosse, in pubblico!

Ho comunque trovato adorabile il modo in cui si sono mostrati innamorati per tutta la puntata, cercando lo sguardo dell’altro e provando di amarsi infinite volte.
All’inizio non ero del tutto convinta che strofinarsi il naso come codice segreto potesse funzionare, mi sembrava un po’ troppo complesso e, come Beckett, per niente romantico.

Invece mi si è sciolto il cuore ogni volta che Castle è ricorso al loro linguaggio corporeo per dirle che l’amava, in mezzo al pubblico ignaro, sia perché mi è sempre arrivato inaspettato, sia per come Beckett si è sempre sciolta nel riceverlo. Sembra quasi un premio, per gli spettatori, poter assistere ai loro mutui scambi privati, soprattutto quando gli altri personaggi non sanno nulla. È bello condividere un segreto a tre, noi e i Caskett, e gli altri fuori dalla bolla.
La reazione di Beckett è sempre sognante:

Ho amato molto anche lo scambio qui sotto, non solo perché c’è un richiamo alla loro riconciliazione, ma anche perché è un loro tratto tipico, sempre apprezzabile, quello di ringraziarsi. Per aver creduto all’altro oltre ogni ragionevole dubbio, per aver avuto fiducia, aver lasciato spazio, aver coperto le spalle, aver aspettato. Se lo dicono sempre, riconoscono sempre il valore di chi hanno accanto.


E come se la guarda qui?

Io:
200_s

La puntata è stata legal fino a un certo punto, ma ha permesso a Caleb Brown di fare la sua trionfale ricomparsa.
Di tutti i nuovi arrivati, regular o meno, è l’unico di cui mi importa che mi affascina e mi inquieta al tempo stesso. È un personaggio con una tessitura molto ricca, e ben interpretato.
È uno dei pochi che riesce a tenere testa a Beckett, che di norma fa inginocchiare la gente al suo passaggio. Sa giocare con lei al gatto e al topo, non si disturba nemmeno di non insultarla.

Caleb: I don’t believe you.
Beckett: And I don’t care.
Caleb: Typical cop.

Salvo tornare a un rispettoso “Captain”, quando lei gli svela di essere dalla sua parte. Sono due personaggi forti che quando si confrontano fanno faville.
Non ho ancora capito se Caleb sia cattivocattivo, cattivoperchécostretto o se sia sulla strada della redenzione. Non mi è del tutto chiaro in che modo aver scoperto la sua debolezza permetterà di fare passi avanti. Beckett è stata troppo sibillina, in chiusura:

– He is a monster who is desperate to do good.
– So?
– So, we were looking for his weakness. And we just found it.

Cioè, come? Any suggestion?

Riguardo al suo show in tribunale, è stato indubbiamente d’impatto, visto che ha iniziato subito a sbraitare con passione, solo per amore di giustizia, contro il povero Castle, che già aveva iniziato la deposizione con un tono di voce più basso, e che alla fine rantolava. Ed è stato anche efficace: io per prima alla fine di quella tirata non ero più convinta di aver davvero buttato l’immondizia, ieri sera.
Sono sicura che con una passata di “Metodo Caleb”, Castle potrebbe perfino ricordare cosa è successo durante la sua scomparsa.
Gli avvocati di solito non ti inchiodano sullo scranno grazie alla loro subdola arguzia dialettica? Ho temuto perfino che prendesse il martelletto del giudice per tirarglielo in testa!

Se tirare in ballo i precedenti di Castle è stata una mossa giusta, per screditarlo, (amnesia, falsa testimonianza e inattendibilità del testimone), non ho trovato invece sensata la costruzione della sua teoria: siccome hai lavorato come consulente al dodicesimo distretto, e hai altresì dichiarato che i tuoi libri si basano sull’esperienza fatta, avendo scritto che in certi casi i testimoni oculari non sono attendibili, allora nemmeno tu lo sei. Senza dimenticare il: “Pensa che Nikki Heat lo riterrebbe valido?”. Che genere di domanda sarebbe? Pensi che a Topo Gigio piacerebbe la tua attaccatura di capelli, Caleb caro? Perché, a logica, non siamo molto lontani.

Mi ha fatto divertire, invece, quando ha dovuto improvvisare le domande finali a Castle, senza avere idea di dove andare a parare, lasciando la scena completamente in mano a un Rick che aumentava di statura a ogni nesso logico che trovava, in un totale ribaltamento dei ruoli rispetto all’ultima volta che si erano affrontati, con Caleb a chiedere a lui di spiegargli perché la sua cliente si era comportata in un certo modo. Su: “Well, Mr. Castle, is there anything… Is there anything else you’d like to share with the court?” sono morta. “Ti prego, Castle, fai tu, che non so come uscirne”.

Finale classico con Castle e Beckett che, fregandosene di gradi di autorità superiori al loro, hanno accusato l’assassino, sospeso il processo e arrestato il colpevole, con buona pace della giudice che se ne è stata in silenzio a guardare.

Aggiungo in breve:
– Marcus che esce con Lanie?! OMG. E finisce così l’eterno tira e molla con Espo? Che ne avete fatto del triangolo Espo-Lanie-Hayley, che ci avevano promesso? Non mi tengo proprio dalla voglia di vederlo…
– Vikram. Capitani Coraggiosi si è messo in mostra durante la puntata per aver: 1. dato un nome di ragazza al suo pc 2. tremato di fronte a Caleb 3. essersi nascosto dietro alle gonne di Beckett: “Stai tranquillo, ti difendo io”. Eh, i bei tempi in cui la sgridava perché usciva con suo marito. In questa puntata Beckett è stata completamente in charge, e nemmeno troppo gentile nei modi.
– Bello rivedere il quartetto lavorare insieme al distretto, mangiando cibo da asporto, come in passato, senza Espo acido che odia Castle. Hanno collaborato, si sono divertiti, si sono finiti le frasi a vicenda. Li vorrei vedere sempre così.

– Segnalo l’assenza di Castle goffo gratis, ma che finge di esserlo per creare simpatie nella giuria.
– Beckett che lo chiama “Rick”, in apertura e chiusura. Una delle cose awwwww dell’ottava stagione.
– Efficace l’inquadratura dall’alto quando Rick esce distrutto dal tribunale.

Morale della puntata: quando è presente un uomo con la vescica debole, siate certi che giustizia verrà fatta.

Vi è piaciuta la puntata? Che cosa pensate di Caleb? Siete pronti per la seconda dose di Castle, questa sera? Vi lascio il promo e vi do appuntamento a prestissimo!

And, eccezionalmente, anche lo sneak peek!

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11 COMMENTS

  1. Tanta roba questo episodio!
    Secondo me, però, hai scordato di menzionare la cosa più bella dell’episodio: la figaggine di Beckett di nero vestita in tribunale! 😀
    In bocca al lupo in questo tour de force di recensioni che prosegue con la puntata di stanotte!

  2. Puntata vista di corsa in questo inatteso lunedì di grazia Castellosa. Le tue recensioni, come sempre, aiutano a mettere i pezzi al loro posto.
    Grazie!!!!

  3. Le tue recensioni sono sempre una garanzia! Oltre ad essere scritte benissimo esprimono esattamente quello che penso io! Ho trovato molto piacevole questa puntata e mi è piaciuta l’ambientazione del tribunale. Mi è anche piaciuto Caleb soprattutto per come ha tenuto testa e Beckett! Anche io mi aspettavo vedere i caskett vivere in maniera più segreta la loro relazione però ho subito trovato il codice segreto di Castle super adorabile *.*
    Non mi sembra vero che domani avremo già un’altra puntata ❤

    • Grazie mille!! 🙂 Condivido tutto 😀 Avere due puntate è stato bellissimo, peccato che siano già finite. Come è possibile??

  4. Non lo so. Probabilmente sono solo io che pretendo troppo, ma mi sembra che manchi la poesia Caskett. Che stia scemando man mano che si va avanti. Non la percepisco come prima.
    Boh, sarò io.

      • Credo di aver capito cosa mi manca: stanno troppo poco insieme in scena.
        Per 7 anni hanno condiviso il tempo e lo spazio durante le indagini (quindi gli episodi) e per me è poesia il loro stare insieme in un crescendo magico.
        Sì, ne sono sicuro, è questa la differenza.

  5. Come sempre pochissimo da aggiungere, hai detto tutto te. Sono d’accordo con Cristalskies, manca solo un commento alla bellezza di Kate, ma hai messo le foto e quelle parlano da sole.

    Grazie per esprimere alla grande quello che provo e penso quando vedo la puntata

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