Castle | Recensione 8×04 – What Lies Beneath

castle

Bentornati carissimi fan alla quarta recensione della puntata di Castle.
Non trovate anche voi incredibile che siamo già arrivati a metà strada, prima dello hiatus invernale?
Mi viene da dire: “Vola il tempo quando ci si diverte”, ma la verità è che sono sempre in negazione per il fatto che rimarremo a bocca asciutta per due mesi. Ora. Non voglio lamentarmi perché sono molto grata di tutte le cose belle che Castle ci dà e ci ha sempre dato, ma tutto quello che vorrei davvero fare sarebbe scuotere i cancelli dell’ABC battendomi sul petto e gridando perché ci fanno questo. Non bastava la sofferenza estiva?

Ma veniamo alla puntata.
Io continuo ad aspettarmi un episodio di quelli chiamati “filler”, che in Castle significano: “Questa settimana fatevelo bastare”, perché sono sempre stata convinta che, anche nelle prime stagioni, ormai passate nell’immaginario collettivo come “Età dell’oro” (non per me), questo telefilm abbia avuto un andamento composto da molti alti conditi da, chiamiamoli, “bassini”: puntate che non verranno certo consegnate alla gloria dei secoli (cito sempre la puntata dei pizzaioli che si chiamavano tutti con lo stesso nome, ogni volta che la riguardo mi chiedo cosa avessero bevuto).
A sorpresa, invece, questa è la quarta puntata di fila che trovo ben confezionata, gradevole, divertente, sempre un passo oltre la precedente, e strutturata secondo quanto dichiarato dagli showrunner a inizio stagione: i casi saranno solo il pretesto per parlare di relazioni.
Come ai vecchi tempi, come quando non si portavano via infinito minutaggio.
Perché questo è quello che mi interessa vedere in Castle: i rapporti umani tra i personaggi che amo, nella loro complessità e mutevolezza. Tengo a loro e voglio vederli agire nel mondo, prendendo a pretesto un evento come un omicidio, con tutte le sue ramificazioni e complicazioni.

Il caso della settimana, quindi, pur rimanendo interessante e realistico, e tornando in sostanza alle origini di Castle, a cui da tempo si muove l’accusa di mettere in scena casi fuori dall’ordinario, perché non si sa più che cosa inventarsi, è sempre la base per mettere alla prova la personalità e le convinzioni dei nostri personaggi, e far avanzare il motore dei rapporti che li lega.

In questo episodio il subtext è riassunto dalla frase di Castle: “Everybody lies” (che ricordo dal dottor House). Tutti mentono. Sapendo di farlo o no, per omissione, per non ferire, perché la verità non sembra sopportabile, perché si mente a se stessi, per il bene più grande, per protezione, per amore.
Ci sono infinite variabili e varianti. L’essere umano è troppo complesso per essere definibile secondo categorie immutabili. Il rimando di un’intera puntata costruita sulle bugie è evidente: Beckett sta tenendo nascosto al marito il motivo del suo allontanamento, generando conseguenze a cascata che, temo, a un certo punto non saranno più controllabili.

Parliamo, quindi, di relazioni.

Castle e Beckett
Sono giorni strani, i miei, aspettando che la settimana compia la sua ruota per riportarmi allo stesso posto, stessa ora, pronta a premere play. Sono giorni di attesa con la stretta allo stomaco, giorni in cui il pensiero vaga involontario mentre sono occupata in altro, e mi ritrovo a meditare su quei due che non sono in grado di sopravvivere senza l’altro, ma sono costretti a farlo, tirando semplicemente avanti. E’ chiaro che stare lontani, per loro e per noi, è una sofferenza. Qualche volta sembra una sofferenza inutile.
Sono anche giorni di batticuore per gli sguardi di desiderio, amore e struggimento che si lanciano, quando sembra che serva solo tanto così perché alzino le braccia e si stringano, mettendo fine allo strazio e mandando al diavolo tutto il resto. Per non parlare di quei feromoni scaraventati a fiotti nella stanza, che sono in grado di far fiorire i ciliegi in primavera. E’ un turbine di emozioni che si susseguono facendomi sentire strizzata in un enorme mulinello.

Mi fa tenerezza Castle. Mi fa anche un po’ piangere il cuore vedere come sia completamente devoto alla sua missione di riaverla indietro. Settimana dopo settimana, ingenuamente convinto di dover “win her back” e farla innamorare di nuovo. Vederlo dormire sul divano del suo studio sognando pony, perché non sopporta l’idea di stare nel lettone senza di lei, è molto triste.

Vederlo non capire un accidenti di quello che gli sta succedendo mi fa venire voglia di suonare al loft e dirglielo io (ogni scusa è buona per andare a trovarlo al loft, siamo onesti). E’ così un’anima bella e innocente che riesco solo a scuotere la testa in silenzio, per come mi dispiace per lui.

A livello della trama, mi chiedo quanto si possa andare avanti in questo modo. Continuano a fargli sempre e solo dire che vuole riconquistarla. Stiano sereni, abbiamo capito da un pezzo. Perché questa insistenza? E’ solo la quiete prima della tempesta? Arriverà un punto in cui Castle smetterà di volerla perché non sarà più in grado di giustificare il suo comportamento? Perché ho la sensazione di tragedia incombente?
Il suo piano va bene per ORA, non può andare avanti per sempre. Soprattutto, come può credere che lei non lo ami? Castle, perché non ti fai due conti, invece che dar retta alla voce che ti fa ritenere possibile e naturale che lei, così, out of the blue, non ti ami più?

Dal canto suo, è vero che Beckett non torna mai sui suoi passi, mostrando un’assoluta fedeltà alla sua scelta, ma è fuor di dubbio che non ce la faccia a stare senza di lui. A ogni incontro con suo marito lei si scioglie e se la portano via ondate di amore.

Le dice “Come sei bella”, come banale atto diversivo, nel tipico atteggiamento di Castle: “Così non mi vedi con le mani nella marmellata” e a lei si piegano le gambe.

Stanno al telefono come due adolescenti innamorati che escono insieme da poco e non possono sopportare di stare cinque minuti senza parlarsi.

Lei gli chiede aiuto per il caso e si scalda dentro quando lui le dice di tirarsene fuori, perché se andasse male, rovinerebbe la sua reputazione da capitano, capendo che vuole proteggerla come ha sempre fatto, anche da lontano, anche se lei lo tiene lontano.

Basta un piccolo riferimento ai loro trascorsi da “scrittore che segue la musa per le sue ricerche” e lei perde subito la sua austera compostezza.


Poi non stupitevi se il fandom reagisce così.

Per non parlare della scena finale del caffè, per conto mio una delle migliori tra di loro, per come è stata gestita in modo semplice, efficace, e pieno d’amore.
I fan hanno sempre amato, in Castle, l’aver elevato a simboli della storia dei Caskett le piccole cose.
La sedia. Il caffè. Sedersi davanti alla lavagna nella quiete della sera. Always.
Toccare uno di questi simboli, nella situazione attuale, poteva portare a qualcosa di sdolcinato e stucchevole. Non è successo.
Ho amato come Castle, in questa circostanza, non voglia invadere il suo spazio e si distanzi dal tormentone “win her back”.

E’ il momento intimo di fine giornata, quando sono chiusi dentro al loro mondo, escludendo tutto il resto, e lui è un marito che sa cosa pensa, come vive, di cosa ha bisogno la moglie, che conosce meglio di se stesso.
Il suo caffè è perfetto perché ha un ingrediente segreto, che è facile da indovinare, e che conosce anche Beckett.
E’ il suo modo di esserci, confortarla, starle accanto, senza altri intenti. Il famoso “ti amo e quindi voglio la tua felicità, qualsiasi essa sia, anche se non prevede me”. E lei lo capisce, apprezza, e gli rinnova l’invito, ancora, tra le righe, di non lasciarla andare e di aspettarla.

Dopo questo momento così dolce, lui se ne va, perché non gli è concesso rimanere, e perché non vuole farle pressione.
Si dirige verso l’ascensore, come infinite volte ha fatto in passato, e senza dirle quel “Tomorrow”, che è sempre stato la loro promessa di futuro e presenza. Le dice solo “Have a good night” e va via da solo. A noi qualcosa è ceduto dentro. Anche a Kate.

E si va avanti, e si continua un po’ a soffrire, un po’ a gioire, un po’ a fare il tifo per loro, sperando che l’elastico non si tiri troppo.

Martha-Kate.
Con Martha si vince sempre. E’ il personaggio che tutti vorremmo vedere in scena molto di più, sia perché caratterizzato benissimo, ma anche perché interpretato da una grande Susan Sullivan.
Non mi manca l’eterno ritorno ciclico delle scene di apertura al loft, ormai stentate e faticose, se in cambio mi danno qualcosa di autentico e vibrante come questa scena. Ho apprezzato il coraggio di Martha di andare dalla nuora e chiederle, senza peli sulla lingua, che diamine stesse pensando di fare, forzando anche i limiti di Kate. Si sa che Kate non si fa dire certe cose da nessuno, ma Martha le mette in fila una serie di considerazioni sagge e di buonsenso, quali:
1. La gente sposata vive sotto allo stesso tetto
2. Mio figlio è una bella persona e ha già sofferto molto per i suo divorzi
3. Chiarisciti e non fallo stare sulla corda

La scena è magistralmente interpretata, ma il punto non è solo questo.
E’ una scena onesta. E’ quello che vorremmo tutti dire a Kate, ma è più di questo. E’ il segno che la “scelta” di Kate, per come ci è stata presentata, non è “giusta” per forza. Questo continua a farci riflettere, per cercare di capire, per metterci nei suoi panni, per arrivare a un punto in cui “scendere noi a patti con la sua decisione”. E’ la scelta giusta fatta per i motivi sbagliati? O è la scelta sbagliata, ma fatta in buona fede? Cosa c’è nella testa di quella donna complicata?
Continuiamo a chiedercelo e non riusciamo a trovare la soluzione che chiuda per sempre il dilemma.
Io lo trovo intrigante e motivante. Inoltre, il continuo mettere in discussione la sua scelta è onesto anche da parte degli showrunner, che sono quelli che decidono, ma che non hanno mai proposto al pubblico la cosa come se fosse insindacabile. E’ un gran casino, e ce lo mostrano proprio come tale.
Non c’è la presunzione di volerci imporre che è così ed è giusto. E a me piace molto la parte in cui alterno momenti in cui voglio indurre Kate a tornare a casa, o voglio solo starle vicino, metterla in guardia che potrebbe perdere suo marito, fare silenzio. Sono completamente coinvolta nella storia e apprezzo il piano umano della faccenda. Cioè che Kate è un essere umano e, come tutti sbaglia.
Sono personaggi che dopo stagioni di appiattimento, sono improvvisamente tornati “round”.

Inoltre, finalmente qualcuno dice in scena che Rick ha già avuto due divorzi, che hanno lasciato il segno e che, se anche è un uomo preposto a trovare il bello nelle cose, sono esperienze che l’hanno segnato, e ha sofferto. Che almeno si abbia la decenza di rispettare questa cosa.
Lo sguardo di Martha in cui rivela l’amore per il figlio e il desiderio di proteggerlo, come una madre sa fare, mi ha commosso. Rick si occupa sempre di tutti, ama di amore totale sminuendo se stesso e ama Kate di amore sovrannaturale, ma è una persona anche lui, che ha bisogno che qualcuno stia dalla sua parte.
Questo dimostra anche come i problemi, in una famiglia, non possano mai ridursi ai due protagonisti della coppia: tutti quelli che stanno loro vicini stanno pagando le conseguenze di questa scelta.

Bello l’abbraccio finale tra la donna più anziana e saggia, e quella giovane, tormentata.

Il trio maschile: Castle, Espo e Ryan.
Finalmente delle scene in cui loro tre stanno insieme, lavorano, si divertono ed Espo non è più in andropausa e non si rivolta acidamente contro Castle, per motivi a noi ignoti.
Le scene tra di loro sono state rilassanti, divertenti, erano molto in sintonia, a testimoniare il fatto che la famiglia “del distretto” ha imparato a conoscersi negli anni e che il tempo lungamente speso per far avvicinare Castle e Beckett è servito anche a creare una stramba amicizia tra i tre uomini, ognuno secondo il proprio carattere, debolezze e tendenza alla lagna (se sento un’altra volta Ryan che si lamenta dei soldi gli stacco personalmente un assegno, basta che lo facciano smettere!).
Questa è una versione del loro rapporto molto più naturale e credibile di Espo che a puntate alterne irrita tutti con il suo fare sarcastico atto a deridere Castle. Amo il modo in cui, con piccoli aggiustamenti, gli autori stanno rimettendo in sesto cose che, prima, toccava accettare senza una spiegazione.

Beckett – Espo – Ryan o anche “Oh Captain, my captain”
Beckett muove i primi passi come capitano del distretto e per lei non è facile. A parte il piccolo dettaglio di fare un secondo lavoro come giustiziera della notte per sconfiggere da sola i mulini a vento e tornare a casa, deve in primo luogo conquistare credibilità nella sua nuova veste e questo le dà molta ansia da prestazione. Deve essere al contempo autorevole, giusta, saggia, non deve sbagliare un colpo, deve ristabilire i rapporti con persone a cui tiene, e di cui è improvvisamente il capo, non nel senso di comandarli dispoticamente, ma di essere responsabile per loro.
Seria e corretta com’è, e con la tendenza a prendere su di sé tutti i fardelli del mondo, credo senta moltissimo il peso della situazione, e voglia fare del suo meglio, e qualcosa di più. Li aiuta, si preoccupa per loro, è in pensiero all’idea di saperli fuori da soli e probabilmente non si sente del tutto a suo agio a firmare documenti, invece che essere in strada a guardar loro le spalle, come ha sempre fatto. E’ in una fase di transizione in cui cerca di fare la cosa giusta per tutti, lavorativamente parlando, senza perdere di umanità, tenendo presente il grande affetto che li lega.

E’ una puntata che mi è piaciuta perché scorre. E’ fluida. Non ci sono “cose da dover mettere dentro a tutti i costi”. Si toccano i temi fondanti della loro relazione con tocco delicato, rispettoso. Non è solo tornare alla vecchia dinamica. Non è pescare nel mucchio perché prima era facile e cosa ci vuole, tiriamo fuori dall’armadio in soffitta la sexual tension. E’ cercare di raccontare una storia che abbia senso, senza presunzione, senza imposizioni, senza fare a braccio di ferro con il pubblico.
Io mi ri-innamoro di loro ogni settimana. E’ come una marea, che continua a salire. Questa stagione mi sta coinvolgendo, di cuore e di mente, come non mi aspettavo che avrebbe fatto. Sono felice di assistere e onorata di poterne parlare.

Mi piace anche il mostrare Castle come “uomo pieno di risorse” che conosce qualcuno ovunque. Il famoso “sono amico del sindaco”, “I know a guy”, “I know people who know people”, un aspetto di lui che, come molti altri, nel tempo si era venuto a perdere, ma che era uno dei tratti che amavamo di lui.
Castle ha agganci ovunque, è poliedrico, è curioso della vita e delle persone, apprezza mondi diversi dai suoi e sa starci. E questo va sempre a suo vantaggio.
Ho amato anche la storia basata su uno scrittore, per ricordarci, un’altra cosa spesso dimenticata, che quello è il suo lavoro, quello lo definisce come persona, ne costituisce il suo nucleo fondante. La vita di chiunque per lui è una storia, basta che qualcuno la racconti.
Ho apprezzato la mancanza dei “nuovi”. Non che non portino una ventata di novità e freschezza, ma vederli in quattro alla lavagna, a me ha scaldato il cuore. La vera famiglia di Castle sono loro. E apprezzo anche che si dia spazio ai personaggi secondari, uno spazio che MAI hanno avuto sotto altre gestioni. Colorano la puntata e la punteggiano di altre sfumature, diventando molto di più che mere comparse sullo sfondo, per lo più inutili e qualche volta vagamente irritanti per la loro inconsistenza.

Menzione speciale: Ferrari is back!!

Momento Caskett: praticamente TUTTI. Ogni interazione Caskett è piena di Caskettosità (neologismo per intendere essenza Caskett alla massima potenza).

Momento divertente: non mi sono ancora ripresa da lei che accoglie gente sdraiata sul divano e ci rimane, mentre parla di cose di lavoro. Rido ogni volta che ci penso.

Frase:
– Why didn’t you tell me?
– Because you gave it to me when we first started dating, and I knew it was important to you, so… I lied.

Anche per questa volta è tutto. Ci vediamo la prossima settimana per un’altra “chiacchierata castellosa”. Se avete voglia di dare la vostra opinione, congetturare, struggervi per i Caskett, io sono sempre a disposizione.
A presto!

11 commenti su “Castle | Recensione 8×04 – What Lies Beneath”

  1. Comunque, a parte tutto, sei un fenomeno! Dico davvero!
    Riesci a cogliere l’essenza del telefilm (per me non è un semplice telefilm, è una grande storia d’amore), con tutte le sfaccettature possibili relative ai suoi personaggi (per me non sono personaggi, sono persone reali, anche se un po’ esagerate, chissenefrega).
    Fatti i complimenti che non sono di rito ma assolutamente sinceri, passo a tirar fuori il mio spirito critico e pedante:
    L’assunto è: lei è fatta così, Rick lo sa ma l’ama a tal punto da “subire” (sissignori, sta subendo) qualsiasi cosa e ancora una volta, ma senza saperlo, l’ossessione che la pervade. Poche balle, quel “muro” c’è ancora, cara Kate.
    Ok, mi sta bene e non vorrei farla troppo tragica, ma da un punto di vista razionale il loro matrimonio è già finito o comunque non sta in piedi e sicuramente non c’è un rapporto paritario.
    Hai voglia a dirgli e a dirsi quanto lo ama. Sarà anche vero, ma non abbastanza: lei ha altre priorità. E lo sa. Da qui la crisi, che lei si nasconde (?) con la scusa di proteggerlo.
    Prima o poi tornerà e gli prometterà che non se ne andrà più. Lui a quel punto dovrebbe farsi una domanda: fino a quando? E soprattutto, mi metterà mai al primo posto come faccio io?
    Insomma, puoi amare finché ti pare, ma a lungo andare ti distrugge la paura di svegliarti al mattino e vedere il cuscino di fianco al tuo vuoto, senza nemmeno sapere perché e Rick, a mente lucida, non potrà più fidarsi delle sue promesse: prima sparisce, poi si giurano niente segreti e dopo cinque minuti lei lo molla senza spiegazioni. Perché mai non dovrebbe succedere di nuovo? “Ti amo e ti amerò sempre”. Sì ok, ma io potrò essere felice con un amore minato da tale paura? Che fine ha fatto “sarò la tua compagna nella vita e nel crimine”?
    Dovessero fare un figlio lei potrebbe renderlo orfano replicando la storia di sua madre. Sembra un ciclo senza fine delle Beckett, che a me sa tanto di volontà inconscia, di sindrome degli antenati senza salto di generazione. Non è adatta ad avere una famiglia, altro che proteggerla!
    A scanso di equivoci, preciso che sono perdutamente innamorato di Kate (vero, lo giuro!) e non ho niente contro di lei. Però, razionalmente, vedo questa situazione. Non so proprio cosa potranno inventarsi gli autori per un SICURO lieto fine. Non potrà esserci finché quel MURO non crollerà davvero. Succederà mai e quali garanzie ci sono?
    Se poi vogliamo far finta di niente è un altro paio di maniche e io ci sto pure, ma mi rimarrà il dubbio.

    Poi, non sono sicuro di aver capito bene: Kate sacrifica il matrimonio e ha dei dubbi su di esso perché sa di non poter mettere al primo posto Rick, oppure solo per proteggerlo? Insomma, è necessario che lui la riconquisti o in realtà non ce n’è alcun bisogno? Sono in confusione: aiutatemi, grazie.
    Ultima cosa: per quanto ancora (temo per molto) dovremo assistere a frasi e situazioni estranee ma che si adattano perfettamente al momento personale che i nostri due eroi stanno passando e che naturalmente Rick rimarca appena può? (Primo incontro con la moglie del presunto scrittore assassinato oppure “la più grave è la bugia nel matrimonio” davanti alla lavagna, ecc). Così come il continuo ripetere di Kate che lui non lavora più lì, salvo poi accettarne la presenza, anche nella sala interrogatori. Se si è allontanata per evitare di metterlo in pericolo, sia coerente fino in fondo: i cattivi hanno occhi e orecchie dappertutto. E non ditemi che poverina non riesce a tenerlo lontano, è solo una scusa degli autori.
    Mi sembra tutto davvero molto scontato, incoerente e alla lunga stucchevole, come le espressioni di lei che coglie ciò che si sta perdendo quando è al cospetto del marito, come se già non lo sapesse… Si devono inventare qualcosa, senza tirarla troppo per le lunghe, altrimenti la serie diventa noiosa e noi sappiamo bene quanto i Caskett odiano la noia.
    Ebbene sì, a me interessa la loro storia, molto meno le indagini. Lo so, sono malato e non me ne vergogno.

    P.S.: se inserisco commenti troppo lunghi ditemelo, che li accorcio.
    (P:S.2: in realtà, l’ho già accorciato…)
    P.S. 3: son tre giorni che aspetto la tua recensione. Non puoi farmi questo, dai!.

    1. Ma ciao! Figurarsi io a dover attendere! Non posso più farlo a me stessa (e non lo farò!).
      Allora, poni delle considerazioni molto, molto interessanti.
      Capisco bene cosa vuoi dire sul “fino alla prossima volta che gli dirà Always, ma con delle pause in mezzo”.
      Io amo Beckett, ma non voglio giustificarla ciecamente. Credo che però siano entrambi adulti e lui meno “cotto” di quello che sembra. Credo si sia fatto i suoi conti su chi ha davanti, perché lei ha avuto il pregio di non mostrarsi mai meglio di quello che era. Anzi, forse peggio.
      Potrei dire che non si sceglie chi si ama, ma sono d’accordo che ci sono dei limiti umani all’amore e convengo con tutto quello che hai scritto.
      Sarebbe sano per Castle porsi quelle domande e darsi delle risposte. Quello che voglio dire è che, secondo me, lui se le è già poste e si è già risposto che va bene così. Non per bisogno. Non la ama “nonostante”. La ama per quello.
      E’ la solita storia del vaso: è colmo per entrambi (di amore per l’altro), solo che quello di lei è diverso da quello di Castle. Però è pieno. Credo sia il massimo che può dare a un altro essere umano. Quindi io non recrimino che lei “non lo ami abbastanza”, lei lo ama per quello che può. Bisogna chiedersi se a lui basta.
      E questo per quanto riguarda il coinvolgimento con i personaggi.
      Sul discorso “non possono darci questa dinamica in eterno”, sono d’accordo. Se dobbiamo parlare di “strategie e pianificazione in sala autori”, penso che dopo la 8×2 dovevano darci un po’ di calma, rassicurarci che fossero sempre loro, e che non li avrebbero divisi completamente. Insomma, un po’ di carota dopo il bastone. Ma penso che abbiano progettato una specie di percorso, perché la situazione non può reggere. Cioè siamo separati, ma tu mi ami e ti struggi e io soffro e ti aspetto. E dietro c’è un enorme cosa che mi tieni segreta, cioè che stai indagando per conto tuo. Deve venire fuori. E verrà fuori, se parlano di “twist prima dello hiatus”.
      Certo, venti puntate così non sono sopportabili, perderebbero di senso. Ma io non so se avrei retto a una separazione netta, forse sarà solo una pietosa illusione, ma ho avuto bisogno di due puntate del genere per evitare di mettere continuamente il sale sulla ferita.

      Sui cattivi da cui lo protegge, a me è piaciuta una spiegazione che ho letto da una persona che ha anche commentato le altre volte, che certo che i cattivi sanno di colpire Castle, pure se fossero divorziati da vent’anni, sarebbe sempre qualcuno vicino a lei, che è stato importante. Più che altro gli impedisce di andare a ficcare il naso dove non dovrebbe e farsi saltare su una mina metaforica. Lo sta solo tenendo fermo (nella sua mente). A casa con lui non potrebbe indagare, e lui non si ferma davanti a niente, lo sappiamo.
      A me pare una spiegazione convincente.

      1. Direi che siamo in sintonia su tutto, tranne che sul fatto che Castle sia meno “cotto” di quel che sembra. Se fosse così, le avrebbe già posto un ultimatum: non pretendo nient’altro che una spiegazione perché me la merito per quanto fatto per te, altrimenti considero chiuso il matrimonio, o qualcosa di simile. Troppo drastico e pure rischioso per lui? Comunque è per capirci. Anche se devo riconoscere che lui si fida e ama, quindi è portato ad aspettare. Sono indeciso, ma vorrei comunque da Rick una reazione un po’ più “offesa” perché, insisto, gli è dovuta, comunque sia fatta lei. In quasi otto anni ne ha avuta una sola (quarta stagione, episodio finale e manco stavano insieme, figuriamoci adesso). Su, Kate, un piccolo sforzo per questo poveraccio, metti in chiaro per bene qualcosina.

        Scusa, ma non mi pare che tu abbia raccolto il mio appello d’aiuto, quindi ci riprovo, sempre che per te non sia un problema:
        Per Kate è necessario che lui la riconquisti o non ce n’è alcun bisogno? Non credo sia un aspetto da sottovalutare perché sottintende parecchio.
        Ho fiducia nella tua capacità di disamina e ne approfitterei volentieri. Grazie, senza P.S.

        1. Se fossimo sempre d’accordo, di che parleremmo? 🙂
          Mi era sfuggita la domanda, quando ho iniziato a rispondere poi ho seguito il filo del ragionamento, hai fatto bene a chiedermelo di nuovo.
          Allora, con ordine.
          Quando dico che è meno cotto del previsto, intendo che non è solo ciecamente devoto a lei, a qualsiasi costo. Non è uno zerbino che pur di averla farebbe qualsiasi cosa. No, io lo vedo consapevole della persona che ha al suo fianco.
          Credo che la reazione della 4×23 sia stata più forte proprio perché non erano insieme.
          Dopo che stai con una persona e la sposi, penso che un minimo in più di “tolleranza” (che è una bruttissima parola, ma non mi viene in mente altro) ci stia. Mi avrebbe fatto più “specie” uno che dopo un anno di matrimonio e due e qualcosa di relazione si fosse arrabbiato per questa cosa, a cui lui ha dato in fondo una spiegazione, cioè è convinto che lei sia ancora ossessionata e vuole tirarla fuori dal buco nero. Vuole rispiegarle che può farcela con lui.

          Sul fatto che “non si arrabbi” penso anche che si sarebbe arrabbiato se lei non lo avesse lasciato. Credo che quando qualcuno ci lascia, anche se sul tavolo c’erano questioni serie e divergenze, e lo fa di colpo, non per esaurimento o sfinimento, scatti per prima cosa il senso di “abbandono” e il rivolerlo indietro. Poi viene la rabbia. Infatti mi aspetto qualcosa in questo senso da Castle, ma lo trovo più *organic* più in là nel tempo.

          Io non credo che Kate abbia bisogno di essere riconquistata. E il suo non volerlo al distretto e poi accettarlo, il suo gradire la sua vicinanza, il fatto di chiamarlo e parlargli come se fosse sua moglie (cosa che E’), vada in questo senso. Lei vuole fargli capire che ha cose sue (non specificate), ma l’amore per lui non è messo in discussione. Gli dice “e allora non dirmi l’ingrediente segreto così avrò sempre bisogno di te”. Voglio dire, più subtext di questo?
          E’ lui che si è convinto di doverle dimostrare quanto siano magici “insieme”, per convincerla che, qualsiasi cosa sia, la affronteranno meglio insieme.
          Ricordiamoci che lui è moltissimo frenato dal fatto di essere stato via due mesi e averla mollata all’altare (nella sua mente) e non sapere il perché (è ovvio spero anche per lui che il discorso “salvare il mondo dal terrorismo” non regga :D). Questa cosa lo frena in qualsiasi reazione, oltre a tutto il resto.

          1. Ok, mi hai convinto riguardo alla mia domanda, ma sull’essere meno cotto del previsto ho qualche dubbio, anzi dubbietto. Ricordiamoci del “Non riesco ad immaginare la mia vita senza di te” alla proposta di matrimonio, disposto dunque a qualsiasi cosa pur di raggiungere il suo sogno, magari senza pensarci nemmeno troppo, tanto che poi si accorge che “non sta funzionando” e prende un appartamento in D.C.
            E’sicuramente sottomesso per amore o, da un altro punto di vista, vuole solo la sua felicità, ecc. che è il punto più alto dell’amore.
            Per questo sono incline a pensare che non abbia ancora compreso cosa stia facendo lei e tu vedi il tentare di riconquistarla come mezzo per farle capire che insieme possono tutto (ed è vero), ma io penso più al suo bisogno di starle accanto, insieme. Cioè che non sospetti ancora che lei si stia infilando in un’indagine segreta e forse letale, ma rivolga l’attenzione solo alla parte “amore”. Per adesso.
            Più avanti si renderà conto e l’aiuterà nelle indagini, come abbiamo detto.
            Non ne sono sicurissimo, ma mi sembra più probabile la mia versione, comunque pronto ad accettare il contrario.

            Come al solito hai colto nel segno: la scena finale del cappuccino è di una straziante dolcezza, e racchiude tutto di loro due. Dai primi tempi fino al momento attuale della loro storia. C’è la tenerezza, il rispetto e premura di Rick, la faticosamente conquistata consapevolezza di amarlo e di averne bisogno di Kate. Dolcissimi, ma non sdolcinati. Un capolavoro.
            E’ questo che conquista della serie. Dove si è mai vista una storia così?

  2. Premetto che ho sempre visto Castle non tanto come un telefilm poliziesco bensì un telefilm “divertente” (non so quale sia il termine tecnico, scusatemi)con un accenno di serie poliziesca. Le prime tre stagioni per me rimangono le migliori. La quarta e la quinta non mi hanno mai convinto molto e la sesta meglio lasciarla stare. Questa settima stagione credo stia rialzando un po’ il livello della serie. Comunque, ritornando alle prime stagioni; mi piacciono tutt’ora talmente tanto che appena ho un po’ di tempo libero ne guardo alcuni episodi scelti a caso anche se oramai li so quasi a memoria… Mi piacevano perchè erano divertenti, loro si punzecchiavano a vicenda, era meno smielata e i casi che si concludevano in un episodio mi piacevano tantissimo. L’episodio citato da te “quello dei quattro pizzaioli” rimane uno dei miei preferiti. Uno di quelli che mi ha più fatto ridere insieme al mio preferito “Omicidio d’annata”. Da quando stanno insieme la serie, non uccidermi, è calata di livello. Inoltre, lo preferivo prima della sesta stagione, quando era ancora ripreso su pellicola.

  3. Ciao e per prima cosa grazie del commento 🙂
    Figuriamoci, io non uccido nessuno, io AMO parlare di Castle, qualsiasi sia l’argomento.
    Io ho guardato di fila tutte le stagioni fino alla sesta e, per esempio, ho trovato la seconda difficile da sostenere, a volte, con episodi “meh”, una terza brillante, una quarta con un cambio di tono adatto alle circostanze (una stagione che, secondo me, si rivaluta nel tempo, a me è successo così) e ho amato tantissimo la quinta. La sesta rimane il punto più basso della classifica, settima in ripresa e ottava mi sta piacendo moltissimo.
    Concordo che prima che stessero insieme la dinamica era diversa, ma io ho apprezzato all’inizio il fatto di potermi rilassare un momento 😀 dopo stagioni di tormento per vederli insieme e poi il percorso di loro come coppia. Però non sopportavo più di vedere Kate-occhi-a-cuore e nient’altro, come è successo nelle ultime due stagioni.
    Non uccidermi tu, io ero convinta che i pizzaioli fossero solo due. Erano quattro, invece? Devo aver rimosso! 😀
    Grazie ancora!

  4. Spettacolare recensione Syl, i tuoi sentimenti verso i caskett, verso il telefilm si capiscono benissimo e colpiscono chi vuol bene a questa serie.
    Attendiamo di conoscere cosa hanno in serbo per noi questi showrunners.
    Io faccio il tifo per una riunione abreve perchè 2 mesi così sono una vera trorura.

    1. Grazie Sibi!
      Io temo un po’ all’idea che ci lascino come nel dopo 6×23. Spero almeno con un contentino, ecco. Però temo, sono sincera.

  5. Bellissima “review”!! Come sempre riesci a “tirare fuori” il meglio della puntata.
    Anch’io penso che lo hiatus invernale senza qualche “contentino” sarebbe molto lungo e frustrante.
    Credo che queste due ultime puntate, come forse la prossima, siano un interludio per un cambiamento. Almeno lo spero, cosi come spero che Kate, dopo le parole di Martha, decida che è giunto il momento di dare a Rick qualche spiegazione. Aveva promesso che non ci sarebbero stati più segreti. E’ ora che agisca di conseguenza. 😉

    1. Ciao e grazie!
      Anche io percepisco questi “episodi” come un interludio di cambiamento. Temo la botta del cliffhanger di mezza stagione, però. Nel senso, credo che si andrà a peggiorare la situazione, perché mi chiedo: se li fanno riavvicinare dopo otto puntate, cosa fanno nella restante parte di stagione? Però sarei molto lieta di sbagliarmi!

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