Castle: Coffee is always the solution

Ben ritrovati a tutti, Fan di Castle!

Non so voi, ma a me emoziona già soltanto il fatto di aver scritto la parola Castle in cima a questo articolo. Dopo la recensione del finale di serie, ero convinta che non lo avrei mai più fatto e invece è meraviglioso vedere Castle stampato lì in alto a farmi l’occhiolino.

Come state? Come si sta qualche mese dopo il “fattaccio” e soprattutto dopo la provvidenziale (almeno per molti) cancellazione di un telefilm amatissimo, chiaro segno che l’Universo ci ascolta e, quel che è importante, tiene all’amore Caskett tanto quanto noi?
Per me è ancora molto strano. A volte non mi sembra che sia davvero finito, perché è intensamente presente nella mia timeline di Twitter, gruppi Facebook, forum, grazie a un fandom ancora molto attivo e solido (e che spero rimanga tale, per il mio equilibrio emotivo, many years to come). A volte, invece, mi guardo indietro con stupore e mi chiedo come abbiamo fatto a venire fuori da un periodo del genere sani di mente. Eppure è andata così.

[Mettiti in fila, Rick. Qui c’è qualcuno che il tornado l’ha affrontato sul serio, perché la tua Kate rimanesse in vita. Ringrazia il fandom, Richard Castle].

Visto che lo spirito castelloso è ancora tanto forte in me (e, immagino, in molti di voi) e che i Caskett ci mancano da morire in ogni gradazione possibile che va da: “Datemi tutti gli scarti che avete” a “Se tornano faccio il giro delle chiese di Roma” (*testimonianze reali), mi sono detta: perché mai non dovrei scrivere ancora di loro? Ci sono milioni di argomenti e milioni di parole con le quali descrivere il loro amore perfettamente imperfetto. Solo perché non sono sotto ai nostri occhi, non significa che non siano nel nostro cuore. [Baci Perugina mode ON].

La prima cosa che ho pensato, quando ho deciso che, per quanto la nostalgia potesse essere a tratti (molto) pungente e ancora lontana dal raggiungere lo stadio agrodolce di: “La felicità di averli avuti e non la tristezza di averli persi. Una rondine non fa primavera, eccetera”. (C’è qualcuno che ci crede davvero? Seriamente? I see you)

è che mi sarebbe piaciuto occuparmi di uno dei primissimi simboli del loro amore. Il Caffè Caskettoso.

Il caffè, fin dall’inizio, non è mai stato solo un conglomerato liquido di molecole eccitanti, utili a iniziare bene la giornata. E neanche un modo per fare due chiacchiere davanti alla macchinetta durante le pause lavorative. Al contrario, è stato un importante veicolo comunicativo di significati che non erano in grado di esplicitare e tra questi il fondamentale dirsi che si amavano, quando ancora non sapevano di amarsi o non potevano permettersi di dirselo (e prima ancora che “Always” diventasse il loro codice segreto. Segreto nel senso di condiviso tra loro e legioni di fan).
Come non ricordare la dichiarazione-esplosione d’amore di Castle quando non ce la faceva più e voleva arrivarne a una in cui, per cominciare, le svela il motivo per cui ha dilapidato il suo patrimonio – permettendo al gestore del baretto all’angolo di mandare i figli al college -, per portarle ottomila caffè, ogni mattina. Non certo perché le entrasse in circolo la quotidiana dose di caffeina che la rendesse meno gatto selvatico. O forse anche per quello.
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Il caffè ha avuto moltissimi significati nella loro storia, vediamone alcuni.

1. Il Primo Caffè Ever. Beckett, rubando la tazza che Castle ha preparato per sé, gli ha mostrato chiaramente La Via, ostile e accidentata, ma necessaria per raggiungere il suo cuore (del resto il suo invito a cena del pilot, gesto tradizionale e se vogliamo nemmeno disprezzabile, era stato cestinato senza rimorsi. Bisognava fare qualche passo indietro).


Ma questo, in realtà, è arrivato solo dopo che Kate aveva iniziato blandamente ad accettare Castle nella sua vita lavorativa (lo si noti soprattutto nel classico grugno alla Beckett con cui gli si rivolge). Prima l’atteggiamento era più del tipo “Il tuo caffè mai. Piuttosto l’intorpidimento mentale e la disidratazione”.Kate orgogliosa

2. Il caffè come atto di captatio benevolentiae per averla tirata giù dal letto all’alba a causa di una delle sue idee balzane, e mettersi al riparo dalle solite frecciate sarcastiche, tipo gli animali selvatici che si fingono morti davanti al predatore:”Ti prego accetta il mio caffè come segno di pace e perdonami se sembro un maniaco con l’impermeabile beige che staziona al parco, è sempre un piacere vederti”.

3. Il caffè shipper che desidera accelerare i tempi della loro relazione e spingerli verso una conoscenza più approfondita in senso biblico, iniziando con il farle levare la camicia – o almeno renderla trasparente. “Per il concorso Miss Maglietta Bagnata the winner is Kate Beckett”.
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4. Il caffè “I miss you too“, dopo un’estate trascorsa inutilmente divisi perché lei non sapeva che lui aveva chiesto a Gina di andare negli Hamptons con lui, per via del fatto di non sapere che lei aveva precedentemente lasciato Demming per accettare il suo invito a trascorrere lo stesso weekend negli Hamptons con lui, mentre il fandom estenuato sapeva invece benissimo cosa si stavano perdendo entrambi.

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5. Il meta caffè, quello che il creatore della versione metanarrativa di Beckett – Nikki Heat – offre alla versione fiction in carne e ossa della versione metanarrativa, nel solito gioco di meta scatole cinesi che a lungo è stato uno dei tratti peculiari di Castle. In breve: “Come far diventare gelosa Beckett in 3… 2… 1…”

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B: She took my coffee, Castle.
C: Just coffee.
B: Then what’s next? My soul?

Si noti che nella specifica scala di priorità di Kate il caffè di Castle è posizionato appena prima della sua anima. E per lui è “solo caffè”. Come on, Castle! Dobbiamo farti i disegnini?

6. Il Beckett Caffè.
Con il lento ammorbidimento di Beckett nei confronti di Castle, iniziamo timidamente a vedere il caffè spostarsi in direzione contraria. È lei a offrirglielo come gesto di conforto dopo il suo primo incontro con il triplo omicida, in cui – per consolarlo – gli permette di stringerle le mano, gesto quanto mai azzardato per due persone che, dopo essere quasi morte nell’Hudson, si dicono soltanto: “Grazie. A buon rendere“. Anche Castle, nella 3×06, sembra scosso e incredulo (“Che cos’è? Cicuta?“) di fronte al cambiamento di rotta che segnala l’inesorabile (lontano) avvicinamento.

In questa categoria vince a mani basse il 6.1Caffè Del Mattino dopo” aka “Ti ho portato il caffè perché volevo farti i pancake ma non trovavo le uova, come ringraziamento per questa bella messa in piega”.
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Ho sempre trovato molto romantico e simbolico che il primo gesto di Kate dopo il temporale fosse quello di preparargli il caffè, come dichiarazione del suo totale coinvolgimento nella loro neonata relazione, con lui che, invece, 1. teme che sia fuggita nella notte 2. teme che sia stata un’allucinazione  3. teme che lei come prima cosa gli dica: “You know, Castle, it’s complicated” e via di nuovo altri anni di paziente e frustrante attesa.

Il caffè è servito anche ad altri scopi, molto meno nobili, come il tentativo di corruzione di Castle (7Bribe Coffee) quando vuole impicciarsi risolvere il caso dei federali. (Vogliamo parlare di quanto è bella e spensierata la nostra Caterina dopo il fidanzamento? Ci sono solo volute solo sei stagioni per vederla così).
 
8. Il caffè del rifiuto.
Se offrire tazze di caffè amorevolmente preparate e altrettanto amorevolmente accettate intendeva assicurare all’altro che 1. “Ci amiamo sempre, pur facendo finta di no e frequentando altra gente” (versione a.C. Ante Caskett) e 2. “Amo prendermi cura di te” (versione p.C. Post Caskett), il disdegnarle con disprezzo e, alla peggio, lanciarle nel cestino, non poteva che rappresentare il corrispettivo simbolico e drammatico di “Dobbiamo parlare”, “Non sei tu, sono io”, “Che cos’hai? Niente” nell’epigrafe saggiamente coniata da un’amica castellosa che ben si adatta a certi momenti della loro storia: “Rick, prendi l’ombrello uscendo, che piovono cazzi”.
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Sempre in questo gruppo trova spazio il caffè 8.1 La Musa sono solo io” secondo il popolare comandamento: “Non desiderare l’uomo d’altri il sacro caffè Caskett, spia della CIA doppiogiochista e infame, ti cavo gli occhi”.
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Il conclusione, è chiaro che il motivo per cui il caffè è tanto caro a entrambi, il perché è diventato il veicolo non verbale di un amore inespresso e il termometro della loro relazione (implicita o esplicita) non sta nel fatto che Castle fosse bravo nell’usare la macchinetta da lui appositamente comprata o nello scegliere il locale migliore – mappando l’intera città – dove passarlo a prendere. Il motivo è uno: l’ingrediente segreto. Sappiamo tutti quale fosse e immagino che sappiamo altrettanto bene che se Rick preparasse il caffè a noi, il risultato non sarebbe lo stesso (anche se nessuno ci vieta di provarci. Sai mai il caso).


(Marò lo struggimento che ancora mi prende!!)

La carrellata di caffè sotto il segno dei Caskett è finita. A me ha riempito di gioia potermi immergere di nuovo nel mondo Caskett, in un’amarcord piena d’amore e di ricordi. Spero che sia stato lo stesso anche per voi. Ci sono altri momenti-caffè che avete nel cuore? Vi aspetto nei commenti! Ringrazio sempre voi che leggete, chi mi aiuta a non impazzire con le gif e il brainstorming per trovare il titolo adatto. Grazie!

Vi lascio con l’ultima categoria non in concorso. Il Caffè Carezza. Non ho neanche le parole per descriverlo. Solo una mano a tenermi il cuore.

A presto! Syl

10 comments
  1. e con il Caffè-carezza mi hai steso definitivamente!
    Bentornata sui nostri Caskett Syl.
    Metterò anche questo articolo nella mia bacheca virtuale, per rileggerlo nei momenti un pò così che ogni tanto vengono a farmi visita in questo hiatus infinito.
    A presto

  2. Madó. Adesso passeró *canc* la vita *canc* la giornata a caricare mentalmente tutti i loro caffè.
    *Sospira

    Quanta vita caskettosa è passata per quelle tazze?! Baluardo di tutta la loro danza.
    Bellissimo articolo come sempre! Grazie! Ora posso andare per il mondo a struggermi decentemente.

  3. Il caffè-carezza *.*
    Quanti momenti, quanti significati nascosti in una tazza di caffè (il caffè shipper 😀 ) e quanto sono belle queste full immersion nel loro mondo.
    Come sempre, un articolo bellissimo, all’insegna dell’emozione, del sentimento e dell’ironia.. gli stessi tratti distintivi dei nostri amati caskett. *.*
    Grazie, Syl. Spero di leggere presto tanti altri articoli caskettosi!

  4. Aww, che articolo meraviglioso! La shipper Caskett che è in me ti ringrazia dal profondo del cuore *-*
    PS: il primo caffè ever… quanti ricordi!

  5. E le camminate al distretto, le finte arrabbiature di lei nei confronti di Rick, il modo in cui lui la faceva arrivare a cosa aveva scoperto/intuito (non gliel’ha mai detta la soluzione, ma voleva quasi ci arrivassero insieme, passo dopo passo, un po’ come il crescere del loro rapporto), gli sguardi di Kate quando ormai non si tratteneva più dal manifestargli la sua ammirazione (almeno quella) mentre lui era impegnato a sbrogliare la matassa del caso, le frasi a metà completate l’uno dall’altra e viceversa.
    Quanto mi mancano. E tanto altro ancora.

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