Beauty and the Beast | Recensione 2×15 – Catch me if you can

Era questione di tempo, era inevitabile, è l’unico modo in cui questa storia può davvero finire ed è in fondo anche l’unico modo in cui vorrei che finisse. Non rinnego niente di quello che ho detto nelle precedenti recensioni ma quest’ultimo episodio di Beauty and the Beast profumava tanto di prima stagione e questo mi ha ricordato quanto l’abbia amata e soprattutto il perché. A mio parere la serie è tornata al livello che ha mantenuto dal primo episodio dopo un lieve calo nella puntata precedente, e storia e personaggi hanno raggiunto nuovamente un emozionante e intenso equilibrio.

Tutta colpa dell’amore di Sam

Ebbene si beasties, a quanto pare il nostro psicopatico preferito sembra essere diventato la scusa perfetta per giustificare i problemi di tutti, una volta risolto questo problema, il mondo vivrà finalmente in pace e armonia. Vincent trova Sam e dimostra a sé stesso e a Cath di poter tornare ad essere l’uomo di cui si era innamorata; Gabe trova Sam e può finalmente vivere la sua storia con Cath lasciando il fantrasma di Vincent fuori dalla porta; Cath trova Sam e può continuare a mentire a sé stessa auto-convincendosi di avere un futuro con Gabe. In tutto questo invece Sam continua a vivere indisturbato e a creare sempre nuove bestie personali per portare termine la sua vendetta contro coloro che ritiene responsabili della morte di suo figlio. L’ultimo esperimento che infatti si aggiunge alla sua collezione è Xavier, un altro innocente con la sfortuna di essere cresciuto nell’orfanotrofio della Muirfield grazie al suo speciale dna.

Ogni membro della squadra che dà la caccia a Sam decide di agire secondo i propri mezzi e le proprie regole:

Vincent sceglie la via della tecnologia provando a rintracciare Sam con strumenti del tutto umani come il database di riconoscimento facciale. Per fare ciò ovviamente si munisce di tutto ciò che serve a un uomo forte, macho e indipendente come lui: le caramelle gommose alla frutta.

Gabe dal canto suo non respira aria fresca da un po’ di tempo ormai e se ne sta relegato in quella che è comunque una bella casa, analizzando tutti i documenti che provano il furto d’identità di Sam Landon nel momento in cui è diventato Barnes per iniziare i suoi esperimenti. Sarà pure un appiglio debole ma resta ad ogni modo l’unica prova concreta di attività illegale da poter davvero imputare a Landon.

Cath nel frattempo invece resta un po’ a pettinare le giraffe, raccontando a Tess quei sogni che anche l’allievo più stupido di Freud sarebbe in grado di interpretare. Ma in questo triangolo di sentimenti rischia di venir meno l’attenzione per l’obiettivo principale così Vincent, spronato da JT a non vedere l’altra parte di sé come quella di un mostro, riesce a trovare Sam grazie ai suoi sensori speciali per regalarlo a Cath ben impacchettato con tanto di metaforico fiocco sopra la gabbia. Il regalo purtroppo non ha l’effetto sperato perché paradossalmente Sam ha ancora la legge dalla sua parte e le modalità con cui è stato fermato e imprigionato non sono certo quelle ideali da portare in tribunale.

Così si ricomincia e sebbene le premesse siano diverse, i risultati sono inevitabilmente gli stessi. Vincent impara a non agire esclusivamente per compiacere Cath e decide di provare a salvare Xavier;

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Cath sceglie di incastrare Sam una volta per tutte per tentare di vivere la sua umana quotidianità con Gabe ma se entrambe le strade portano alla medesima destinazione, sono poche le probabilità che queste non si scontrino, letteralmente parlando.

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Sembra quasi impossibile per Cath e Vincent restare lontani l’una dall’altro per più di cinque minuti nonostante ci provino con tutte le loro forze cercando di raggiungere un’ipotetica normalità, cercando di ottenere ciò che è meglio per loro.

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Ma come spesso avviene, solo nel momento di maggiore drammaticità non c’è più spazio e tempo per mentire, Cath e Vincent tornano ad essere partner, fianco a fianco, proteggendosi a vicenda, combattendo insieme le loro battaglie e ammettendo alla fine i sentimenti che provano reciprocamente.

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Alla fine, riuscire a fermare Sam (e salvare Xavier) ha davvero dato delle risposte importanti:

Vincent ha capito di potersi accettare senza per forza dover scegliere una parte di sé piuttosto che un’altra e ha anche capito di dover vivere per sé stesso ma nello stesso tempo Cath sceglie di dare ascolto alla sua testa mentre alla fine si ritrova ad agire con il cuore.

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WalkeRita
Occasionale inquilina del TARDIS e abitante in pianta stabile di un Diner americano che viaggia nel tempo e nello spazio, oscilla con regolarità tra Stati Uniti e Gran Bretagna, eternamente leale alla sua regina Victoria e parte integrante della comunità di Chicago, tra vigili del fuoco (#51), squadre speciali di polizia e staff ospedalieri. Difensore degli eroi nell’ombra e dei personaggi incompresi e detestati dalla maggioranza, appassionata di ship destinate ad affondare e comandante di un esercito di Brotp da proteggere a costo della vita, è pronta a guidare la Resistenza contro i totalitarismi in questo universo e in quelli paralleli (anche se innamorata del nemico …), tra un volo a National City e una missione sullo Zephyr One. Accumulatrice seriale di episodi arretrati, cacciatrice di pilot e archeologa del Whedonverse, scrive sempre e con passione ma meglio quando l’ispirazione colpisce davvero (seppure la sua Musa somigli troppo a Jessica Jones quindi non è facile trovarla di buon umore). Pusher ufficiale di serie tv, stalker innocua all’occorrenza, se la cercate, la trovate quasi certamente al Molly’s mentre cerca di convertire la gente al Colemanismo.

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