Beauty and the Beast | Recensione 2×08 – Man or Beast

Niente preamboli, nessun dubbio: Man or Beast è assolutamente uno degli episodi più belli dell’intera serie fino a questo momento. Che il “winter finale” sarebbe stato intenso in fondo lo sapevamo ma forse non credevo che mi avrebbe emozionato fino a questo punto. E se qualcuno mi dice che Kristin Kreuk non è una grande attrice, potrei trasformarmi in una Bestia!

 

Resa dei conti

Scelte. La seconda stagione aveva preannunciato, fin dal suo esordio, un punto di non ritorno, quel momento che Catherine, Vincent e tutti noi che abbiamo visto e vissuto la loro storia speravamo di poter evitare, credevamo di riuscire a superare semplicemente con la forza del loro vero amore. Ma l’ottimismo non ci ha permesso di vedere qualcosa che forse era evidente fin dalla première: Cath e Vincent stavano portando avanti la loro relazione con una sorta di tacito accordo, “non chiedere, non dire”, dove ognuno di loro fingeva di dimenticare chi davvero fosse o chi fosse diventato per paura di ammettere di dover scegliere da che parte stare. Questo episodio non è stato solo una resa dei conti di Vincent con la persona che lo ha reso quello che è o di Catherine con quel padre che diceva di volerla soltanto proteggere, il vero confronto è quello che Vincent e Cath hanno in quanto persone innegabilmente diverse ma che per tutto questo tempo hanno cercato di lottare per restare insieme.

Il precedente episodio aveva messo tutte le carte in tavola, ogni segreto era stato svelato, ogni errore affrontato, ogni limite riconosciuto. Ciò che restava a questo finale di metà stagione erano l’ammissione e il bisogno di conclusione, qualunque essa fosse. Mentre Cath e Gabe correvano contro il tempo per avvertire Vincent della reale identità dell’agente Reynolds, lui e Tori univano le loro forze per sfuggire all’ennesimo attentato. Nonostante stessero percorrendo la stessa via, Cath e Vincent non riescono ad incontrarsi e anche se per poco tempo, Cath viene pervasa dalla sua paura più grande: perdere Vincent. Ma quando torna a casa, lui è lì che l’aspetta e per pochi attimi tutto sembra andare per il verso giusto, perché ancora una volta Cath e Vincent erano insieme, in quella che è la prima scena perfetta dell’episodio.

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Ma il sogno è destinato a finire presto annientato da una difficile realtà: Vincent e Tori “Glowing Eyes” sono vivi e vegeti ma cosa più importante sono arrabbiati e convinti più che mai di non voler permettere più all’agente Reynolds di far loro del male. Ma alla loro ira, Cath, Gabe e Tess cercano di rispondere con razionalità mettendo su un piano rischioso ma valido per mettere Reynolds alle corde e consegnarlo alla giustizia seguendo la legge più importante, quella dell’umanità. Inizialmente tutto prosegue per il meglio e il ricatto ha inizio: Cath e Gabe “giocano” con Reynolds fingendo di aver avuto un’anonima soffiata su dove trovare i corpi delle Bestie finora uccise da Vincent e facendo ricadere la colpa sul sicario suo complice, una scena dalle tinte geniali ed esilaranti per come Cath simulava una forte emotività e Gabe cercava di “consolarla”; il secondo team è formato da JT e Tess che recuperano effettivamente il corpo di Zach dall’obitorio mentre JT parte ovviamente all’ “attacco” di Tess che invece per il momento lo tiene a distanza; infine Vincent e Tori cercano e trovano il complice di Reynolds ma qui crolla la prima carta di un castello con un già precario equilibrio perché in preda alla rabbia e a un istinto più aggressivo di quanto voglia far vedere, Tori uccide il sicario, mettendo a rischio l’intero piano.

 Man or Beast?

In un confronto che dubito sarà l’ultimo che vedremo, Vincent e Tori affrontano Cath e Gabe in quello che sembrava uno scontro tra due realtà, quella umana e quella delle Bestie, e che ancora una volta mi ha molto ricordato una situazione simile vista in Roswell quando in seguito alla morte di Alex, alieni e umani sembrano schierarsi dalla parte della genetica. Ma cercando di non allontanarci troppo dal centro della nostra storia, ciò che affascina di più è notare come Tori, ormai sicura di sé e di quello che vuole, ponga l’accento su qualcosa che non volevamo accettare: lei è come Vincent e al momento sembra capirlo più di quanto Cath riesca a fare.

Quello che segue è quindi una sorta di doppia corsa per arrivare al traguardo: da una parte Cath e Gabe continuano con il loro piano per incastrare Reynolds, dall’altra Vincent e Tori sono decisi a farsi giustizia da soli dando ascolto soltanto al loro istinto animale. Ancora una volta, le sorti della storia sembrano volgere al meglio grazie soprattutto ad un meraviglioso, eroico e, se possibile, anche più affascinante del solito Gabriel Lowen che porta Reynolds a confessare tutto mentre poco distante da lì Cath ascolta e registra tutto, per poi buttare la maschera di figlia grata e arrestare quell’uomo che non sembra neanche degno di essere chiamato padre. Ma la vittoria ottenuta viene vanificata dall’arrivo improvviso di Vincent.

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Scelte. Catherine, Vincent e tra loro quelle differenze e quelle scelte che non avevano mai voluto affrontare, il tutto rappresentato nella persona di Robert Reynolds, colui dal quale tutto ha avuto inizio. Vincent vuole vendetta e non desidera altro, Catherine torna ad essere pienamente sé stessa per la prima volta dopo tanto tempo e non può permetterlo, non può chiudere gli occhi e trovare una scusa.

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Ma lei ancora ci spera e in una scena in cui Kristin Kreuk riesce a trasmettere ogni singola emozione, ogni straziante sentimento, Catherine supplica di Vincent di combattere per lei, per il loro passato e il loro futuro ma quando quella possibilità di lieto fine sembrava diventare sempre più concreta, Vincent cambia idea, fa la sua scelta e con il cuore spezzato, Cath fa lo stesso.

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Io li amo insieme e forse paradossalmente in questo episodio la loro storia si è dimostrata tormentata e epica proprio come le migliori storie d’amore ma influenzato o cambiato che sia, questa volta Vincent non ha scelto Catherine e questo ha distrutto lei e un po’ anche noi e soprattutto me perché non riesco a veder piangere così Kristin Kreuk, anche solo per finzione!

Nel finale, Catherine arresta Reynolds dicendogli addio perché invece di proteggerla, è stato lui a distruggerla completamente, togliendole la sua possibilità di essere felice. Di nuovo sola e annientata, Cath può lasciarsi andare al suo dolore con l’unica persona che le è rimasta a fianco senza chiederle niente in cambio, Gabe.

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Dall’altra parte invece, Vincent ferito viene raggiunto da Tori e il suo sguardo sembra prendere consapevolezza di una realtà difficile da accettare.

Così ci lascia Beauty and the Beast in uno hiatus invernale che ci servirà per riflettere e pensare a cosa ritroveremo il prossimo anno. Io invece vi lascio ammettendo di vedere tempi bui all’orizzonte ma ricordatevi sempre una cosa: Beauty and the Beast è una favola, lo è sempre stata, e ogni favola alla fine raggiunge il suo meritato Happy Ending.

WalkeRita
Occasionale inquilina del TARDIS e abitante in pianta stabile di un Diner americano che viaggia nel tempo e nello spazio, oscilla con regolarità tra Stati Uniti e Gran Bretagna, eternamente leale alla sua regina Victoria e parte integrante della comunità di Chicago, tra vigili del fuoco (#51), squadre speciali di polizia e staff ospedalieri. Difensore degli eroi nell’ombra e dei personaggi incompresi e detestati dalla maggioranza, appassionata di ship destinate ad affondare e comandante di un esercito di Brotp da proteggere a costo della vita, è pronta a guidare la Resistenza contro i totalitarismi in questo universo e in quelli paralleli (anche se innamorata del nemico …), tra un volo a National City e una missione sullo Zephyr One. Accumulatrice seriale di episodi arretrati, cacciatrice di pilot e archeologa del Whedonverse, scrive sempre e con passione ma meglio quando l’ispirazione colpisce davvero (seppure la sua Musa somigli troppo a Jessica Jones quindi non è facile trovarla di buon umore). Pusher ufficiale di serie tv, stalker innocua all’occorrenza, se la cercate, la trovate quasi certamente al Molly’s mentre cerca di convertire la gente al Colemanismo.

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