American Horror Story | Recensione 5×08 – The Ten Commandments Killer

Are we ever ready to see ourselves for what we are?

Saremo mai pronti….. Per vedere AHS Hotel per quello che è?

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Purtroppo il finale della scorsa puntata, Flicker, aveva lasciato davvero ben poco spazio all’immaginazione. E forse inserire la scena fra Wren e John nel finale della scorso episodio, non è stata una scelta del tutto geniale; per niente geniale. Se l’intenzione era quella di creare della suspence, di creare quella curiosità che spinge lo spettatore ad aspettare con ansia il prossimo episodio, che toglie il respiro, che ci fa aver paura, che crea sfiducia nei personaggi che abbiamo imparato a conoscere.. Beh il montaggio ha avuto l’effetto opposto. Niente di tutto questo è successo. Il climax è scemato, il gelato si è sciolto il pene si è afflosciato, l’atmosfera è stata uccisa. Scusate la metafora.
E, anche dopo questo “pacco regalo scartato in anticipo” (sì, sono in vena stasera) speravo di sapere cosa aveva spinto quel detective che credeva ne giusto e nella giustizia ad abbracciare una tal oscurità. Quale maledizione? Cosa gli era successo nel 2010 al Cortez? Come hanno fatto, gli spiriti del cortez a raggiare questo buon uomo? Com’è possibile che si sia convertito al lato oscuro? E non, non è stato per i biscotti o un per un biscotto in particolare; è stato ben un motivo ben più banale. Tutto si ridotto ad un incontro con March. March questo personaggio psicopatico, disgustoso e senza anima trova un detective qualunque, lo ammaestra come un agnellino, riesce a fargli il lavaggio del cervello e a stravolgergli la vita.

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Tutta la vita del detective, da quel momento in poi, viene programmata il modo da far scattare una valvola, da accendere una miccia, da alimentare un fuoco: l’odio per un sistema giudiziario non perfetto e soprattutto la perdita del piccolo Holden. In tutto ciò il pericolo e misterioso killer dei dieci comandamenti è stato formato. La spiegazione è stata lunga, noiosa, semplicemente per niente interessante. Durante il racconto del detective le uniche cose a cui riuscivo a pensare erano:

“Perché hanno fatto un taglio di capelli del genere a quello del povero bimbo? E’ troppo platino per essere il figlio di Alex e John”
“Evan Peterse è davvero bravo a recitare!”
“Sara Paulson ha un profilo pazzesco!”
“Che gnocco Matt Bomber, perché non me l’hanno mostrato di più?”

Tutto questa camminata per il memory lane è servita solo a condurci al fatto che mancano due comandamenti per completare la collezione, il detective potrà essere di Sally e il finale di stagione sarà un’accozzaglia di storie e personaggi che non vedo come possa concludersi.
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Puntata noiosa e banale. Un vero flop. Voto: 5

Per aggiornamenti sulla serie passate su American Horror Story ITALIA

Ecco il promo della prossima puntata!

Julia
Linguist, writer, reader, filmgoer and totally addicted to telefilm. Studia lingue, le ha sempre studiate e sempre le studierà. Fin dalle elementari ha sempre e solo avuto in testa l'inglese, ora sa anche francese, spagnolo, russo e tedesco, ma se avesse tempo imparerebbe tutte le lingue del mondo. La sua vita da strega.. Ehm cioè filmica e telefilmica è cominciata con Hocus Pocus, poi con Charmed ed infine con Harry Potter (sì, è fermamente convinta che il mancato arrivo della sua lettera sia stato solo una svista del sistema postale italiano – qui girano solo gufi ubriachi- ù.ù ). Non essendo stata convocata a Hogwarts ha passato l'adolescenza prima a Capeside con Dawson e la sua compagnia, poi a Stars Hollow dalla famiglia Gilmore ed infine ha deciso di frequentare i “quartieri alti” di Orange County in compagnia di Ryan, Seth, Summer e Marissa e dell'Upper East Side cercando di scoprire chi fosse Gossip Girl. Per guarire la sua dipendenza da quella gioventù ricca; è andata a farsi curare al Seattle Grace Hospital, luogo dove fa ritorno ogni anno anche se Shonda cerca di ucciderla. Deve confessare, però, che gironzolando per Mystic Falls e per Beacon Hills ormai è abituata a rischiare la vita. Nel tempo libero legge, legge, legge e scrive, scrive, scrive. Sogno nel cassetto: vivere a New York e scrivere sul cinema. Piano B: piazzarsi davanti agli studios di Los Angeles e, in qualche modo, farsi assumere. Motto: A volte possiamo far avverare i sogni. Non succede spesso, ma quando possiamo dobbiamo farlo.

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