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Recensioni Will

Will | Recensione Di Metà Stagione

Torniamo a parlare di “Will”, show dell’emittente TNT che narra del giovane William Shakespeare, giunto a Londra per cercare fortuna nel teatro.

Ammetto che questa serie mi sta davvero piacendo molto, è dinamica, vibrante, colorata… mi ricorda sempre di più, nello stile, il “Romeo+Giulietta” di Baz Luhrmann che tanto ho adorato quando ero ragazzina e la cui videocassetta ho consumato (letteralmente) per le così tante volte che ho guardato il film!

E questa serie rende “moderna” la storia di William e ne è una rivisitazione, ma di fatto gli autori e gli sceneggiatori sono riusciti, contemporaneamente, a ricreare il contesto storico, le ambientazioni e la psicologia dei personaggi in modo a mio avviso molto reale. Davvero bravi.

Devo fare poi un plauso a tutti gli attori, di fatto per me tutti “volti nuovi” a eccezione di Jamie, perché devo dire che il livello della recitazione è davvero alto; tra i miei preferiti, anche se è il villain della situazione, c’è Topcliffe, il quale mi genera un’ansia che davvero non immaginate. Topcliffe è il classico inquisitore, convinto di essere nel giusto, così come lo è ciò in cui crede, è cieco dinanzi alla crudeltà e alla disumanità di quello che fa. Certo, la sua imprevedibilità è spaventosa perché, in quanto tale, non dà modo di capire o prevedere le sue mosse; di fatto la scena a pesca, seppur meravigliosa per come sia stata creata, è stata di un cruento incredibile… per non parlare della scena in cui si scaglia, accecato dall’ira, contro i cattolici che ospitano Padre Southwell, davvero incontrollabile. Ottimo lavoro.

Devo dire comunque che tutti i personaggi, anche quelli di “contorno” come potrebbe essere per esempio la madre di Alice, sono stati ben caratterizzati e hanno una loro precisa identità. Io personalmente ho un debole per Richard, è così “attore” di se stesso che quando lo si vede con la cameriera (di cui ammetto non ricordo il nome, perdonatemi), quando si toglie la maschera è davvero carino e coccoloso, e in effetti spero proprio che lui si lasci andare con la suddetta cameriera… SONO ADORABILI.

Queste puntate ci hanno anche permesso di entrare un po’ in profondità nella psicologia non solo del protagonista, Will, ma anche dei suoi comprimari: Marlowe e Alice. In particolare di Will è emersa ancora di più la forte diatriba interiore che lo attanaglia, l’eterno dilemma dell’essere o non essere, parafrasando e decontestualizzando alcuni suoi celebri versi. Will vuole qualcosa che la morale che gli è stata inculcata fin da piccolo non solo non approva, ma condanna, e la storia con Alice di fatto lo fa vivere nel peccato dinnanzi al suo dio. Ma è davvero un peccato vivere per amore? E’ un peccato inseguire la propria strada e i propri sogni? (Anche se questi ti portano su un sentiero diverso da quello che ti stavi, una volta, costruendo?)

Parlando di Alice, dobbiamo renderci conto di quanto forte sia questa ragazza, quanto sia determinata: a rilevare e gestire per proprio conto il teatro del padre, a seguire il proprio cuore anche se, dinnanzi alla realtà dei fatti, dimostra di saper scegliere e di sapere dove vuole arrivare (nel suo contesto sociale ovviamente). Credo che lei e Will abbiano molto da dirci ancora, lei è la sua musa e il suo braccio destro, loro stessi sono i Romeo e Giulietta di Shakespeare.

E infine Marlowe, eclettico, doppiogiochista, un artista in piena crisi emotivo-personale-creativa disposto a tutto per trovare la giusta ispirazione, schiacciato dalla fama e ora impotente dinanzi al peso di dover dimostrare ogni volta la grandezza conquistata. Il suo rapporto con Will è particolare, quasi a voler rubare da questo giovane talentuoso non tanto le capacità, quanto il giusto pensiero creativo, il voler tornare su quei primi passi che l’hanno portato a conquistare il pubblico. Mi ricorda molto quello che si dice sui giovani che raggiungono il successo ma non riescono a “gestirlo” e quindi si ritrovano in qualcosa che “è più grande di loro”, nel tentativo di essere davvero coloro che il pubblico riconosce.

Adesso entreremo nel vivo dell’azione, con Will a Londra con TUTTA LA SUA FAMIGLIA (quando se ne vanno? O almeno la moglie perché il bambino è così cucciolo!!!) che sarà presto affiancato da Topcliffe nella scrittura di una nuova opera teatrale dai toni però moralisti e bigotti… che cosa ne salterà fuori? Riuscirà Will, con i suoi giochi di parole e la sua eccellente dialettica, a incastrare e ripagare Topcliffe con la sua stessa moneta?

Io spero che potremo vedere molte più scene tra Marlowe e Will, perché hanno una chimica pazzesca e perché possono dare tanto l’uno all’altro. Infine, parliamo del ragazzino e di sua sorella: sua sorella è senza cuore, nemmeno per suo fratello, decisamente non vincerebbe il premio sorella dell’anno. E il ragazzino mi fa una tristezza… eppure sono fiduciosa  del fatto che il legame con Will sarà la sua salvezza e che entrerà nella compagnia teatrale, troverà il suo spazio!

Gnappies_mari

 

Parto subito premettendo che l’impressione positiva avuta dopo i primi due episodi si è confermata dopo il terzo, il quarto e il quinto. Ovviamente resta il fatto che lo show non possa ambire a chissà quali premi, è una serie di intrattenimento, ma nel genere è davvero ben realizzata.

Sono continuati gli omaggi allo stile di Baz Luhrmann, che abbiamo visto in particolare nelle serate trasgressive di Christopher Marlowe e nella festa alla quale quest’ultimo ha condotto Will, Richard (il quale nella sua totale superficialità è adorabile), Alice e gli altri.
La colonna sonora è davvero strepitosa e si conferma tale di episodio in episodio: due esempi (oltre Lou Reed) ne sono “Fame 90” di David Bowie e “Lust For Life” di Iggy Pop (facente parte della colonna sonora di “Trainspotting”, peraltro).

A livello di scene, proprio la festa ha presentato forse la realizzazione più moderna, anche per via dei costumi (oltre che della musica, ovviamente), eppure ha rappresentato bene le credenze e la “perdizione” dell’epoca, in cui la religione plasmava la vita e la morte di tutti ma, allo stesso tempo, le persone credevano molto nella magia, nei demoni e negli spiriti più vari; inoltre, quelli erano secoli in cui i piaceri della vita erano qualificati, vissuti e condannati come i peggiori peccati e quindi tutto era proibito, per cui lo stile di vita di chi si concedeva tali “peccati” era molto più dissoluto di quello odierno.

Nel terzo e quarto episodio è stato introdotto ufficialmente il personaggio di Southwell, il cugino predicatore cattolico di Will, che è caratterizzato da una notevole dualità: da una parte di lui chi lo segue parla come un uomo buono e saggio ed egli stesso ha un aspetto quasi “angelico”, essendo biondo e con gli occhi chiari, eppure vedendolo l’impressione non è quella di un uomo buono e dal quale rifugiarsi, egli è apparso inquietante, dotato di un fervore religioso che non è inferiore a quello Topcliffe e, come ha detto Will, è pieno di rabbia e odio proprio come chi perseguita i Cattolici.
Inoltre, come abbiamo visto, Will si ritrova in mezzo a questi due personaggi, ognuno dei quali cerca di tirarlo dalla sua parte. Sarà interessante vedere come evolverà ulteriormente questa situazione.

A tale proposito, bisogna sottolineare come in questa quinta e ultima puntata andata in onda sia stato creato un drammatico ma meraviglioso parallelismo tra William Shakespeare e Topcliffe come mariti e padri, da una parte, e tra William, Topcliffe e Kit Marlowe come uomini, tutti in qualche modo tormentati e alla ricerca di risposte, dall’altra. La costruzione di tale parallelismo, con l’alternarsi sullo shermo dei tre sottolineato da una musica delicata e bellissima, è stato davvero poetico nella sua drammaticità.
Allo stesso modo, è stata poetica la scelta finale di Alice e Will, per essere compagni di vita, due anime e menti gemelle, anche se non potessero stare insieme fisicamente (e splendida l’inquadratura, che è andata ad allargarsi, di Alice sul palco del Globe Theatre).

Infine, molto struggente il rapporto di Will con Hamnet, che abbiamo visto seguire le orme del padre, nella sua innocenza e semplicità di bambino. Struggente perché, come la Storia insegna, William Shakespeare perderà l’adorato figlio quando quest’ultimo sarà ancora bambino (Hamnet, infatti, morì a undici anni).

Le scenografie e le ambientazioni si sono arricchite e la scena che ha visto protagonisti proprio Will e suo cugino, in aperta campagna, è stata caratterizzata anche da una fotografia bellissima, che ha quasi richiamato quella di “Poldark”.

La recitazione ha continuato a essere di alto livello, Laurie Davidson è davvero un giovane William Shakespeare adorabile. Nel terzo e quinto episodio, però, Jamie Campbell Bower è stato strepitoso come Christopher Marlowe, del quale è emersa tutta la complessità. Il celebre scrittore è un personaggio davvero molto sfaccettato: è una spia per i Protestanti a danno dei Cattolici, ma allo stesso tempo fa il doppio gioco, cercando di non coinvolgere Will e chi è a lui legato, avvisando dunque in tempo tali persone affinché possano fuggire ed evitino di cadere nelle mani del boia; è quello che, più avanti nei secoli, sarebbe stato definito un libertino ma è, altresì, disgustato da se stesso (come afferma nella fantastica scena del terzo episodio, in cui cerca di scrivere una nuova opera); è un autore tormentato, in crisi, che non riesce a trovare più lo stimolo per produrre drammi di valore e che è disperatamente alla ricerca di tale stimolo, di riuscire a conoscere e vincere i suoi demoni per tornare a essere il famoso e acclamato Christopher Marlowe e che si spinge anche oltre il limite per ottenere tutto ciò.
Una rappresentazione fantastica, nella quale Jamie Cambpell Bower brilla.
Inoltre, Marlowe e Will sullo schermo, insieme, sono favolosi, la chimica tra i due interpreti è innegabile e ogni puntata fa bramare altre loro scene.




La conclusione è che “Will” resta uno show godibilissimo e avvincente, con, in più, i meravigliosi riferimenti alle opere di Shakespeare, che vediamo prendere vita una dopo l’altra, non solo sulla carta e sul palco del Globe Theatre ma anche nella vita del giovane Will (basta pensare alla scena in cui lui scala i rampicanti sul muro della casa del pretendente di Alice, che urla “Romeo e Giulietta”) e quest’ultimo aspetto è un altro riferimento al William Shakespeare di “Shakespeare In Love”, pur nelle innegabili differenze.
E non vedo l’ora di assistere alla messa in scena di “Sogno di Una Notte di Mezza Estate”.

Sam

 

C’è poco da girarci intorno, perché il terzo, il quarto e il quinto episodio di “Will” hanno confermato appieno l’ottima impressione che avevo già avuto dalla première di due ore. Sto amando tutto, ma proprio tutto, soprattutto la fantastica caratterizzazione dei personaggi, dell’ambiente teatrale e di Londra in generale.

Avevamo lasciato Will baciato dalla fortuna, che tempo due giorni di permanenza nella grande città aveva trovato amici, alloggio, lavoro e forse perfino fama, lo ritroviamo con il karma invertito a inimicarsi i teatranti, a essere preso ironicamente sotto la propria ala da Topcliffe e quindi diviso fra l’istinto di sopravvivenza e la propria fede, e con la moglie che gli capita fra capo e collo all’improvviso costringendolo anche a scegliere fra l’amore della sua vita e il senso del dovere.

Will e Alice mi piacciono tantissimo insieme e ho sofferto peggio di lei quando ho sentito pronunciare quelle quattro parole maledette – “Your wife is downstairs” – e quando ho capito che lui alla fine non l’avrebbe rispedita (la moglie) a Stratford. Questa scelta in realtà gli fa onore, il punto è che lui e Alice sono troppo belli insieme. E la scena alla finestra quando lei è a pranzo dal proprio pretendente così in stile “Romeo e Giulietta”, e le poesie e le battute sussurrate all’orecchio e rubate da opere che mastro Shakespeare non ha scritto, non ancora, e il matrimonio di menti, l’essere anime gemelle, e insomma, IL MIO POVERO CUORE. Ovviamente non posso credere che sia finita così fra loro due e sono troppo impaziente di vedere cosa il futuro riservi a questi due amanti con le stelle avverse.

Ma al di là degli intrighi amorosi, in questi episodi c’è stato modo di approfondire in maniera tutt’altro che banale anche altri argomenti molto importanti per l’epoca. Parlo della lotta fra protestanti e cattolici, con i primi che si avvalevano di qualunque mezzo in loro possesso per estirpare la religione eretica dal suolo britannico, e i secondi che onestamente non sono poi così sicura siano delle semplici vittime innocenti. In Topcliffe e in Southwell troviamo la personificazione delle due fazioni e se il primo è crudele, vendicativo e senza scrupoli, e lo è apertamente, il secondo – come dicevo – ha sicuramente qualcosa che non rivela, qualche piano che va ben al di là dell’ottenere la mera convivenza pacifica fra le due fedi. In particolar modo mi piace l’accento che viene messo sul potere della parola scritta, che entrambi cercano di usare per portare acqua al proprio mulino.

Abbiamo poi visto affrontato in maniera elaborata il tema della posizione della donna in quell’epoca e cito due scene particolarmente significative: la prima è quella in cui Alice convince la folla di non poter essere una ladra di libri perché suvvia, quale donna perbene potrebbe rubare un libro visto che nella definizione stessa di donna perbene c’è l’ignoranza e quindi l’incapacità di leggere e scrivere? La seconda invece è quella in cui Alice comprende che l’unica maniera per salvare il teatro e la professione di famiglia è quella di contrarre un matrimonio economicamente vantaggioso, ovvero quella che lei si sacrifichi, sacrifichi l’idea dell’amore e i sogni romantici in nome del bene della famiglia. Con sua madre che sottolinea il fatto che lei sì, si è sposata per amore, ma questa scelta – molto coraggiosa e inusuale per l’epoca – non le ha portato alcun beneficio pratico.

Infine vorrei parlare di Marlowe, OH, CRISTOPHER MARLOWE! Sono follemente innamorata del suo personaggio, così perversamente contorto, così apparentemente senza scrupoli ma in realtà dotato di una sensibilità e di un cuore immensi. È un villain, ma allo stesso tempo non lo è. È astuto, macchinatore e doppiogiochista, ma allo stesso tempo cerca a suo modo di far del bene. Si atteggia a gran conoscitore della vita quando in realtà è solo estremamente confuso e spaesato da essa. Mi ricorda per certi versi Dorian Gray, senza però la malizia cattiva e meschina che faceva parte di quel personaggio. E che dire, io sarò di parte perché il mio amore per lui è infinito e incondizionato, ma non potevano assolutamente trovare interprete migliore di Jamie Campbell Bower per lui. Jamie è Marlowe, lo è al punto che non si sono presi nemmeno la briga di coprirgli i tatuaggi perché assolutamente in character, lo è al punto che ogni fibra del suo corpo urla Christopher Marlowe in maniera naturale. Voglio uno spin-off su Marlowe, lo voglio tantissimo, non potete capire quanto io lo voglia. (Se poi Jamie volesse interpretare qualche nuovo rifacimento anche di Dorian, faccia pure.)

Chiudo dicendo che adoro Richard, come si fa a non adorare Richard? Così narciso e tontolone e pieno di sé ma tremendamente buono allo stesso tempo? Come si fa a non adorarlo? È un patatino da conservare e proteggere a tutti i costi!

ChelseaH

 

Ci rivediamo a fine stagione!

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