Will, ovvero il trionfo dei personaggi secondari

La prima (e unica) stagione di Will si è conclusa lunedì scorso, presto arriverà la nostra recensione di fine stagione in cui vi daremo le nostre opinioni conclusive – sullo show e sulla cancellazione – ma oggi quello che vorrei fare, è portare la vostra attenzione su come questi dieci episodi ci abbiano mostrato quanto sia apparentemente facile creare per il piccolo schermo dei personaggi secondari grandiosi. Sto parlando nella fattispecie di Richard Burbage e Christopher Marlowe.

Richard Burbage è stato un attore famoso in un’epoca nella quale la mansione attoriale e il teatro in generale erano visti ancora con sospetto, considerati immorali e scostumati per definizione, come se finire a lavorare fra le mura di un teatro equivalesse automaticamente a essere persone perverse, di bassa lega, senza né arte né parte. Inizialmente Richard ci viene presentato come un ragazzo svogliato, un po’ stupidotto, che occupa la posizione che occupa più in virtù di legami di famiglia che per talento o interesse vero. È un personaggio all’apparenza scanzonato, che preferisce mettere la propria virtù al servizio delle donne piuttosto che dell’arte, questo fino a quando non si scontra con due cose:

  • Moll, questa ragazza che incredibilmente non vuole portarsi a letto a tutti i costi e che non vuole finire a letto con lui a tutti i costi, insegnandogli così che nel rapporto con una donna può esserci molto di più che la mera soddisfazione fisica;
  • il momento in cui Autolycus si ammala e lui, sfoderando una lealtà e un coraggio di cui nessuno lo credeva capace, si lascia murare vivo con lui pur di non lasciarlo morire da solo. E, ancora più sorprendentemente, esce dalla casa della peste vivo.

Ed eccolo lì, Richard Burbage, per quello che effettivamente è: un uomo forte, coraggioso e leale, che a dispetto della sua apparente superficialità è in grado di riconoscere in maniera chiara e cristallina il bene dal male, al punto da non aver alcun dubbio sulla volontà di interpretare il ruolo da protagonista in Richard III – rendendo definitivamente il ragazzo l’eroe indiscusso della serie -, ruolo che potrebbe liberarli tutti da Topcliffe o condannarli tutti quanti al peggiore dei destini.

Christopher Marlowe è invece l’altro grande genio dell’epoca di Shakespeare che, non a caso, viene sempre contrapposto a lui quando si parla del bardo. Lo conoscerete come autore del Faust, ma io vi consiglio vivamente di andare a recuperare un po’ tutta la sua opera, nel caso non l’aveste già fatto. In ogni caso, il Marlowe che ci viene proposto in questa serie è un ragazzo sopraffatto dai propri demoni, un personaggio che vorrebbe solo riuscire a vivere appieno la propria identità ma che viene ripetutamente schiacciato dalle proprie emozioni. È confuso dalla vita, dalla morte, dalla propria personalità, dal proprio genio, dal concetto di arte in quanto tale, dall’amore. E in virtù di questa confusione, finisce a cercare risposte ovunque: nella religione, nei riti satanici, nella perversione, nelle droghe, nella solitudine, nell’arte degli altri. È un percorso estremamente affascinante il suo, che passa dall’indifferenza dei primi due episodi nei quali condanna a morte un povero innocente senza provare alcun rimorso – tutto in nome dell’arte di master Shakespeare, che spera possa ispirarlo – al rischiare apertamente di mettersi contro Topcliffe quando fa di tutto per salvare Alice – stavolta in nome dell’amicizia che in un certo senso lo lega al collega. E il momento in cui lascia andare tutti i propri demoni, il momento in cui capisce che belief is just a state of mind, è uno dei migliori della serie perché finalmente ci mostra un Marlowe pronto a sbocciare come un fiore che ha aspettato per troppo tempo che il sole facesse capolino oltre le nuvole.

I percorsi di Richard e di Marlowe sono i due aspetti di questa serie che ho amato di più, costruiti in maniera solidissima dal punto di vista narrativo – molto più anche di quello di Will stesso che in realtà lascia spesso a desiderare a livello di scrittura, nonostante sia il protagonista – e interpretati da due attori – rispettivamente Mattias Inwood e Jamie Campbell Bower – che hanno saputo assolutamente cucirsi i due personaggi addosso.

Devo dire che sono anche gli unici due motivi per i quali mi è dispiaciuto davvero tanto che la serie sia stata cancellata così, senza possibilità di appello, perché credo fermamente che fra tutti fossero i due con più potenziale narrativo e più storie interessanti da poterci raccontare.

Voi che ne pensate? Siete d’accordo con questo giudizio o avete apprezzato di più altri personaggi e altre storyline? Fatemelo sapere nei commenti!

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ChelseaH
Nella sua testa vive nella Londra degli anni cinquanta guadagnandosi da vivere scrivendo romanzi noir, nella realtà è un’addetta alle vendite disperata che si chiede cosa debba farne della sua laurea in comunicazione mentre aspetta pazientemente che il decimo Dottore la venga a salvare dalla monotonia bergamasca sulla sua scintillante Tardis blu. Ama più di ogni altra cosa al mondo l’accento british e scrivere, al punto da usare qualunque cosa per farlo. Il suo primo amore telefilmico è stato Beverly Hills 90210 (insieme a Dylan McKay) e da allora non si è più fermata, arrivando a guardare più serie tv di quelle a cui è possibile stare dietro in una settimana fatta di soli sette giorni (il che ha aiutato la sua insonnia a passare da cronica a senza speranza di salvezza). Le sue maggiori ossessioni negli anni sono state Roswell, Supernatural, Doctor Who, Smallville e i Warblers di Glee.

2 Comments

  1. Cry

    11 settembre 2017 at 13:40

    Concordo pienamente…sono stati straordinari e credo che la scena in cui dopo il Riccardo III Kit rimane da solo sul palco nel teatro vuoto è meravigliosa; così come la prova di Mattias in tutta la stagione. È una vergogna che sia stato cancellato. Aggiungerei anche una nota di merito per il giovanissimo Lukas Rolfe (Presto).

    • ChelseaH

      ChelseaH

      11 settembre 2017 at 22:54

      la scena finale di Marlowe è meravigliosa, sono d’accordissimo! E ti dirò di più, a me ha dato l’impressione di voler quasi lanciare una sorta di spunto per cose a venire, come se la sua storia vera stesse iniziando proprio in quel momento (e io lì che urlavo, SPINOFF SU MARLOWE, SPINOFF SU MARLOWE xD)
      Verissimo anche per Rolfe, lui è stato bravissimo e Presto è un altro personaggio secondario a cui hanno dato una signora storyline!

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