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Rubriche & Esclusive Westworld

Westworld: Occasioni sprecate (questa terza stagione non s’ha da fare)

Questa settimana si è finalmente conclusa la seconda stagione di “Westworld” (dico finalmente perché l’ultima manciata di episodi si è trascinata con una lentezza esasperante, solo a tratti interrotta da qualche raro colpo di scena).
Troppo spesso mi sono trovata a guardare con disperazione la barra di riproduzione, che sembrava scorrere con una lentezza agghiacciante.

Il finale tutto sommato a me è pure piaciuto, ma non si può ignorare la valanga di critiche negative ricevute dai magazine di tutto il mondo.

Ecco cinque considerazioni sparse su questa stagione (e un punto bonus sul perché l’ormai confermato terzo capitolo andrebbe proprio evitato).

  1. Dolores. Nel corso della prima stagione il personaggio di Dolores si era rivelato quello più sfaccettato, con l’evoluzione più sorprendente, da timida contadinotta capace solo di tediare le persone che la circondavano con panegirici assolutamente non richiesti sulla natura a spietato angelo della morte.
    La sua evoluzione però sembra essersi bruscamente fermata a quel punto e negli ultimi dieci episodi le parti di narrazione a lei dedicate sono state sempre uguali a se stesse, piatte e perfino un po’ stantie, monocordi come le sue reazioni a qualsiasi evento le capitasse intorno.
  2. William. La sua storyline, per quanto leggermente defilata rispetto alla prima stagione, non mi è affatto dispiaciuta. La rivelazione della ragione del suicidio della moglie, l’omicidio della figlia e l’accelerazione della sua discesa nei confronti della follia sono stati alcuni dei momenti migliori di quest’annata.
    Unico neo: la reunion con Dolores nell’episodio finale avrebbe potuto essere significativa e avere anche un qualcosa di poetico, ma gli autori hanno gioiosamente deciso di privarla di un senso e di buttarla lì completamente a caso. Molto bene.
  3. Maeve. Al di là della tappa nel parco Shogun che, a parer mio, c’entrava un po’ come i cavoli a merenda (un episodio buttato lì tanto per dire “Ehi, guardate! Abbiamo altri parchi fighi!”), il viaggio della matrona alla ricerca della figlia ha avuto indubbiamente degli spunti interessanti.
    Il complicato rapporto con Lee, che nel corso del loro viaggio arriva a ricredersi sulla natura di Maeve al punto da sacrificarsi perché lei possa continuare la sua ricerca, è uno degli sviluppi più delicati e meglio costruiti e la morte del creatore di narrative uno dei momenti più intensi ed eroici di questa serie. R.I.P. Lee, mi sei stato sugli zebedei per il 90% del tempo, ma alla fine te ne sei uscito discretamente bene.
  4. I piani della Delos. Finalmente abbiamo scoperto cosa diavolo ci fosse nella stramaledetta Valley Beyond e onestamente non è stato quello shock, quella rivelazione sconcertante che mi sarei aspettata. Non voglio dire che si è trattato di una scelta banale, ma indubbiamente gli autori potevano fare di meglio.
  5. Il finale. In un tripudio di linee temporali intrecciate come un contorsionista del Cirque du Soleil, il season finale ha saputo indubbiamente tirare le fila di tutte le trame lasciate in sospeso.
    L’anelito di Akecheta per la terra promessa, il sacrificio di Maeve per permettere alla figlia di conquistare finalmente la tanto agognata libertà, il desiderio di Ford di rendere liberi tutti gli androidi, la decisione finale di Dolores di preservare e nascondere in un luogo sicuro quel nuovo mondo che i suoi compagni avevano tanto faticosamente cercato di conquistare, quasi tutto ha avuto un suo senso e una sua intrinseca, poetica bellezza.
    Perfino il fatto che solo Bernard e Dolores siano stati lasciati indietro, ultimi esemplari di una specie ormai scomparsa, ha un suo fascino, per quanto amaro. Due visioni completamente distinte e contrapposte, due superstiti condannati alla solitudine e a combattersi vicendevolmente per decidere il destino di un mondo e di una razza, quella umana, che se venisse a sapere della loro esistenza non esiterebbe un attimo a cercare di distruggerli. A me è sembrato bellissimo.

E proprio quest’ultima considerazione ci porta, ahimè, ai motivi per cui l’idea di una terza stagione mi esalta quanto stare a dieta durante le feste di Natale.

  1. Questo finale, pur o forse proprio perché aperto, è stato secondo me perfetto, un finale di serie assolutamente degno. Dolores e Bernard hanno compiuto il loro destino, la battaglia per l’anima degli androidi nel parco si è finalmente conclusa e quello che si apre ora è un nuovo capitolo che andrebbe, almeno secondo me, lasciato all’immaginazione dello spettatore.
    A mio parere niente di buono può nascere da questa decisione forzata di continuare e gli autori, già evidentemente a corto di idee nel corso di questa seconda stagione, corrono seriamente il rischio di snaturare la serie e di trasformarla in qualcosa che è seriamente meglio dimenticare.

E voi, cosa ne avete pensato di questo finale di stagione? Condividete i miei dubbi sull’annunciato terzo capitolo o non vedete l’ora che vada in onda?

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