Victoria | Recensione 2×03 – Warp and Weft

 “You can see how lustrous it is.
How the warp and weft are separate but harmonious.”

C’è stata una frase in questo episodio, un momento innegabilmente semplice ma che, a conti fatti, è stato il motore dell’intera storia, che mi ha colpito non soltanto per la valenza effettivamente narrativa che ha ritrovato nel contesto generale, ma anche per un utilizzo di parole che ho avvertito forse più “metaforico” di quanto in realtà fosse ma che mi ha affascinato proprio per questa ragione. Quando mr. Bascombe ottiene udienza dalla regina nella speranza di ricevere “protezione” per i tessitori di seta locali contro le ingerenze straniere dalla qualità e dal prezzo inevitabilmente inferiori, egli presenta il suo fine e accurato lavoro evidenziando quanto nei suoi tessuti “trama e ordito si mostrino separati, ma sempre armoniosi”, un’armonia che dunque si traduce in una seta particolareggiata, avvolgente, nobile. Dal mio punto di vista quindi, mi sono resa conto di quanto la metafora della trama e dell’ordito possa trovare riscontro in ogni singola storia mostrata in questo episodio, in ogni singola relazione interpersonale, e poi anche di più, in ogni aspetto di questa serie che si intreccia con le sue controparti al fine di creare un tessuto artisticamente pregiato. Non tutte le trame e gli orditi si intrecciano con successo ed eleganza, non ogni tessitura resta stabile e immutabile nella sua delicatezza, “tutto cambia” come ricorda anche il Principe Albert, ma esisteranno sempre quei drappi di tessuto che appaiono semplicemente giusti, che sono brevi perché segnati inesorabilmente da un inizio e da una fine, ma che presentano nella loro essenza una bellezza senza eguali proprio perché nonostante trama e ordito si mostrino ancora separati, il loro intreccio è talmente saldo da risultare splendidamente armonioso in ogni sua parte, anche sul limitare dell’ultimo filo. È questo il cuore del mio racconto oggi, e credo che questo volesse essere anche il cuore dell’episodio raccontato magistralmente da Daisy Goodwin: presentarvi la “nostra” [spero di non osare troppo a riguardo] seta preferita.

 

“Goodbye, Lord M”

Non mi ripeterò sulle impareggiabili qualità che questo personaggio mi ha personalmente mostrato nel corso della sua breve ma intensa storia; non vi dirò quanto il suo epilogo sia stato pacifico e sereno raggiungendo in questo modo un finale che lascia un rassicurante senso di compiutezza, perché non sarebbe la verità. L’inevitabile e temuto addio a un personaggio come Lord M, che si è imposto in questa storia con indelebile e delicato spessore e che ha rappresentato, a partire dalla sua prima comparsa, un simbolo di matura purezza, disinteressato impegno e incondizionato amore, non è stato affatto un momento affrontato con serena rassegnazione, è stato progressivamente tragico nella sua forma più poetica, è stato lentamente travagliato in ogni suo passo, è stato avvilente per la sua inesorabilità, ma più di tutto è stato tristemente grandioso nella sua modesta e umana nobiltà, in fin dei conti quindi è stato giusto e conforme alla vita e alla persona di William Lamb.

Apparentemente quasi indefinito, o forse volutamente indefinito, l’epilogo nella storia di Lord Melbourne ha saputo chiudersi in maniera quasi circolare nel suo inizio, confermandosi però in questo modo nella sua tragicità non soltanto perché si trattava di una fine ma perché purtroppo ha riportato quest’uomo al suo punto di partenza, recluso in una solitudine che per quanto lui affronti stoicamente, risucchia via la sua vita giorno dopo giorno, che lo confina in una realtà ridimensionata e grigia, che lo abbandona a un oblio che un uomo del suo valore non merita, portandolo così ad affrontare l’ultimo capitolo della sua storia sempre con nobile onore ma attanagliato da dubbi e rimpianti che offuscano quella luce intrinseca che questo personaggio ha emanato dal primo momento.

Ed è stato proprio questo l’aspetto della sua storia che più mi ha devastato emotivamente, assistere impotente al lento declino di un uomo che vive di rimpianti l’ultima fase della sua vita, che non riesce a vedere quanto la sua bontà e la sua saggezza abbiano letteralmente plasmato più esistenze di quanto lui immagini e una più di tutte, un uomo che non riesce a capire quanto la sua impronta vada ben oltre una singola impresa ma resta indelebile e sfumata come il più dolce dei ricordi e la più importante delle lezioni. In quest’ultimo atto del suo spettacolo, Lord Melbourne si definisce a mio parere tramite tre rapporti interpersonali e sorprendentemente, uno dei più intensi e profondi, quello che gli permette di essere drammaticamente onesto proprio sulla “ferocia” dei suoi rimpianti, lo vede co-protagonista del primo vero confronto umano e privo di qualsiasi dubbio con il principe Albert. Conforme alla sua personalità, alla saggezza e al rispetto reverenziale che ha sempre dimostrato, seppur di già debilitato dalla malattia e dalla stessa voglia di combattere che lo abbandona progressivamente, Lord Melbourne riesce ancora una volta ad essere un supporto per chi siede davanti a sé, rafforzando incondizionatamente la fiducia in se stesso di Albert, spingendolo a credere nelle sue capacità e nella concreta possibilità di rappresentare un pioniere e un arbitro politico imparziale in grado di diventare un punto di riferimento per entrambi i partiti e per il governo stesso.

Ma nello stesso momento, quasi rassicurato proprio dalla diversità e dalla distanza che c’è sempre stata con il principe, Lord Melbourne si lascia andare alla dolorosa ammissione dei suoi rimpianti, del desiderio di aver lasciato un segno visibile del suo operato, di aver cambiato e influenzato con più vigore la realtà di cui è stato protagonista, quasi spaventato, per la prima volta, di essere semplicemente dimenticato e di aver sprecato il suo tempo. L’onestà con cui William si mostra dinanzi ad Albert è stupefacente, il coraggio con cui si apre lasciando intravedere le debolezze e il suo animo più vulnerabile è quasi difficile da guardare, ma così facendo credo che apra gli occhi per la prima volta al principe consorte sulla sua reale natura. Lasciando andare infatti quella avversione che sembrava essere radicata in lui anche a causa di una latente gelosia, Albert riesce a vedere Lord Melbourne nella sua umanità, nella sua nobile innocenza, nella saggezza di un uomo che non ha mai voluto rappresentare un ostacolo e che per dimostrarlo ha saputo ricusarsi nel momento opportuno, proprio per permettere al principe stesso di occupare il posto che gli spettava in totale libertà.

Ben diverso è invece l’intreccio che lega William a un’altra componente della sua trama, un elemento che ha quasi fondato l’essenza stessa di questa seta così pregiata che è il personaggio, e che è sempre stato presente nella sua modesta e armoniosa tessitura, e sono pienamente soddisfatta di poter avere l’occasione di parlare in questi termine del suo angelo custode, Lady Emma Portman.

Fin dalla prima stagione ho sempre avuto un “debole” per questo personaggio così di nicchia, sarà dovuto anche alla spontanea bontà che mi ispira il volto estremamente espressivo di Anna Wilson Jones, ma soprattutto mi aveva colpito molto la sua pura confidenza con William, un’amicizia che fin dall’inizio ci spingeva a immaginare radici ormai consolidate di cui non eravamo stati testimoni, ma che si avvertivano in ogni loro confronto, in ogni scambio di battute, nella richiesta senza giri di parole che Emma aveva inoltrato a William spingendolo ad avvicinarsi alla regina per sostenerla ma anche perché non aveva paura di ammettere di desiderare un posto a corte. E quel posto Emma infine l’aveva ottenuto perché la donna che ci hanno presentato, frammento dopo frammento, è una donna che raramente non raggiunge l’obiettivo prefissato. Ma ciò che nel tempo ho apprezzato sempre di più di Emma è il suo sguardo consapevole, quella saggezza e quell’esperienza nelle relazioni umane che la rendono incredibilmente intuitiva, ma sempre nella più totale discrezione e riservatezza dei modi. A causa proprio di quel posto nella cerchia ristretta della regina che tanto aveva desiderato, Emma è stata forse l’unica a testimoniare e in parte, per quanto potesse, sostenere il legame e il sentimento che nascevano davanti ai suoi occhi tra Victoria e Lord Melbourne, diventando per entrambi un punto di riferimento imprescindibile. Credo che, nonostante anche lei ovviamente conoscesse l’impossibilità di un ulteriore sviluppo in questo rapporto, Emma abbia sempre “voluto”, oserei dire, portare Victoria e William l’uno sulla strada dell’altra, probabilmente perché vedeva come nessun altro QUANTO entrambi facessero bene alla reciproca quotidianità. Ed è esattamente questo lato di lei che viene esplorato con più spazio di quanto ne avesse avuto prima in questo episodio. Nel momento in cui Victoria cerca di rientrare nella vita di Lord M, sperando forse ingenuamente di riavvolgere il tempo e riaverlo al suo fianco seppure con un ruolo ben diverso da quello che aveva occupato in passato, Emma torna ad avere un ruolo cruciale nella corrispondenza tra i due, ma è proprio l’amicizia con William ad assumere nuova luce nel momento in cui forse lui ne aveva più bisogno. Emma lo guarda, lo ascolta, lo invita a non allontanarsi, lo raggiunge anche nelle sue zone più grigie e solitarie e prima che lui se ne renda conto, Emma lo vede in tutti i suoi segreti, lo vede nelle paure che cerca invano di nascondere, lo vede e veglia su di lui, costantemente, come ha fatto per tutta la vita, amandolo nell’ombra nel modo in cui lui più aveva bisogno e forse esattamente come un uomo come William meritava.


[“I’ve spent my life watching you, William“]

La lealtà di Emma è senza condizioni, sia nei confronti di William che verso Victoria, per cui prova ora un affetto evidente, ma è accanto all’amico di una vita che sceglie di restare, finché ne avrà bisogno, pur di non permettergli di restare solo anche nel suo momento più buio.

E infine Lord Melbourne si racconta e si congeda da noi attraverso l’ultimo dei suoi rapporti, quello che non ha visto arrivare, quello che lo ha travolto, che lo ha riportato in vita e che rappresenta, secondo me, il suo rimpianto maggiore.

“He was her first love, she was his last” – Daisy Goodwin

Victoria è, secondo me, il colore della sua tela, è la perfetta armonia tra trama e ordito anche quando sono separati, è la persona da cui torna sempre anche quando si ripromette di non farlo. Nella precedente recensione notavo quanto per Victoria, la vicinanza di Lord M fosse quasi una genuina “dipendenza”, di cui non riusciva a fare a meno non appena ne provasse nuovamente gli effetti, ma credo oggi che la sensazione non sia poi così differente per lo stesso William. Nonostante abbia cercato di allontanarla il più possibile da lui, nonostante abbia messo tra di loro più distanze di quante ne volesse, pur di non permetterle di vedere le sue debolezze, lui che era stato la sua roccia quando più ne aveva bisogno, Lord M non riesce mai del tutto a rinunciare a Victoria, a respingere quella che forse considera come l’ultima possibilità di danzare con lei, di perdersi nel suo sguardo così vivo e nel sorriso a cui è impossibile dire di no, perché “solo un folle la respingerebbe”. Ed ecco che Lord M torna di nuovo da lei, nelle vesti di Dante sulla strada del Paradiso per andare incontro alla sua Beatrice, alla donna che non avrebbe mai potuto o dovuto avere, la donna ai cui occhi non accetta di apparire debole, diverso, lontano.

 

E quando questo purtroppo succede, quando Victoria comincia davvero a scorgere la verità sotto il suo costume, ancora una volta, William fugge da lei, credendo di non riuscire a starle accanto come merita. Ma oltre ogni previsione, sono le parole di Albert a illuminare la giovane regina e a spingerla a trovare l’ultima possibilità di restare vicina al primo uomo che l’ha vista per davvero e che non ha mai voluto nulla in cambio.


L’addio tra Victoria e il suo Lord M è stato esattamente l’unico epilogo che una storia come la loro meritasse. Invano, Victoria cerca di ricacciare indietro le lacrime, dimostrando una maturità quasi inedita per lei mentre dal suo canto, Lord M ne capisce le intenzioni, ma questa volta non ha né la forza né la volontà di lasciarla andare. Credo che umanamente questa sia stata per entrambi la sfida più difficile da affrontare, fingendo di non sapere, sognando un futuro che non si realizzerà mai in cui potranno tornare ad essere ciò che erano e restando ancorati a un passato che ha definito troppo in profondità la vita di entrambi per essere semplicemente dimenticato.

Victoria dice addio all’uomo che ha rappresentato tutto per lei: figura paterna, amico, consigliere e primo amore, e lo fa nella speranza che il suo ultimo dono possa rappresentare per lui un perpetuo ricordo del legame che li ha uniti; Lord M la vede allontanarsi, la guarda come ha sempre fatto, come se fosse tutto ciò che di più bello abbia mai visto, in un momento in cui le distanze sembrano sul punto di annullarsi irrimediabilmente, ma poi entrambi fanno un passo indietro, perché è giusto così, perché quello è sempre stato il loro destino.

Dal punto di vista complessivo dell’episodio, sento il bisogno di soffermarmi su due aspetti aggiuntivi. Da una parte mi sento obbligata a sottolineare lo straordinario potere della regia, firmata artisticamente da Geoffrey Sax, complementare in modi sorprendenti alla narrazione della Goodwin, a sua volta resa viva dalle interpretazioni del cast. Travolge e quasi annichilisce infatti la scelta di alternare, in ben due occasioni, il montaggio delle scene che mostrano la regale e sfarzosa preparazione del ballo in costume ospitato a Buckingham Palace alla feroce realtà che si vive oltre l’assoluta ricchezza di corte, tra il popolo che protesta per la povertà e la fame e il Parlamento che in un certo senso sembra quasi perennemente pronto ad accusare e criticare ogni passo di una giovane regina che forse in molti ancora non accettano. Una tale decisione, evidenziata appunto da una regia che toglie quasi il fiato per la potenza dei suoi stacchi e per le riprese che diventano sempre più oscure e oserei dire anche inquietanti, confondendosi in parte quasi nella tecnica del morphing, mi ha ricordato l’unico aspetto del pilot di questa serie che mi ha sempre lasciata perplessa, ossia la volontà di alternare la scena solenne dell’incoronazione con quella cruda e destabilizzante dell’invasiva visita medica subita da Lady Flora. In entrambi i casi, credo che il messaggio volesse essere piuttosto chiaro, ossia evidenziare con cinico ma sempre moderato realismo, come la vita di corte contrasti violentemente con quella del popolo, ponendo l’accento su quelli che sembrano essere gli errori compiuti dalla regina. Ma se nel primo caso ho sempre pensato che questa alternanza di scene così ossimoriche potesse essere evitata nonostante abbia riconosciuto fin da subito lo sbaglio della giovane Victoria, in questo contesto ho apprezzato molto i contrasti di realtà differenti mostrati nell’episodio sebbene mi sembrino evidenti le buone intenzioni di Victoria, desiderosa esclusivamente di porgere la mano ai suoi sudditi per poi ritrovarsi nuovamente respinta e accusata di “ballare” sulle disgrazie del popolo.

Il bisogno ingenuo e puro di Victoria di fare del bene lo si ritrova dolcemente nei lineamenti delicati del suo viso e nello sguardo almeno in parte rincuorato dalla profonda gratitudine di mr. Bascombe.

Tra vita pubblica e privata, le sfide quotidiane di questo episodio travolgono Victoria senza esclusione di colpi lasciandola letteralmente in ginocchio e priva di tutto ciò che le aveva permesso di affrontare con forza e determinazione i primi anni del suo regno. Credo che questo momento della sua vita si possa considerare tragicamente catartico per Victoria, obbligata a lasciar andare i suoi ricordi più dolci e a chiudere in questo modo definitivamente un capitolo della sua storia in cui, in tempi diversi, Dash e Lord M avevano rappresentato per lei un’ancora di salvezza. Distrutta, tra le braccia di Albert, Victoria dice addio ad entrambi, abbracciando a malincuore un cambiamento che non può fermare.

Strettamente legato proprio a queste tragedie che colpiscono Victoria è il secondo aspetto dell’episodio che ho apprezzato particolarmente e su cui vorrei soffermarmi adesso, vale a dire il modesto focus sul personaggio di Skerrett e sul suo rapporto con la regina, esplorato più che mai in questa puntata. Ho sinceramente amato infatti notare quanto più stretto sia al momento il legame tra le due giovani donne, sembra quasi che, mancante dell’amicizia di Harriet e con Emma a tratti più distante a causa della malattia di Lord M, Victoria si affidi sempre di più a Skerrett e non solo nell’ambito privato del vestimento. È Skerrett infatti ad accompagnare Victoria nelle cure di Dash ed è sempre lei a notare per prima il triste epilogo dell’adorato compagno, condividendo con la regina un dolore sincero per la sua perdita. Credo inoltre che Skerrett provi al momento una reale stima nei confronti di Victoria, riuscendo a vedere in lei l’intenzione di provarci e di fare del suo meglio per il popolo. Purtroppo però l’insofferenza di Eliza appare ora al limite della sopportazione e questo riporterà a galla, presto o tardi, il segreto di Nancy. Un dettaglio che però mi ha sorpreso del confronto tra le due amiche è stata la menzione da parte di Eliza sull’essere “fortunata” di Skerrett, in seguito all’affermazione sulla difficoltà di essere madre, quasi come se volesse far intuire che Skerrett potrebbe non avere mai questa possibilità.

Tutti questi eventi così fondamentali hanno inevitabilmente messo in ombra altre storyline secondarie. Il ritorno di Harriet purtroppo è passato a mio parere in sordina, ma il breve momento condiviso con Ernest ha raggiunto comunque l’effetto sperato, vale a dire una dolorosa conferma di quanto entrambi siano ancora protagonisti dei reciproci pensieri, ma proprio per questa ragione è ancora “pericoloso” per loro restare in contatto. E questa consapevolezza spinge dunque Ernest a smettere di rimandare l’inevitabile e tornare a casa, spezzando un po’ il cuore della giovane Wilhelmina.

Sul fronte Albert, oltre i modesti scenari che lo hanno visto a capo della gestione del palazzo e che hanno fatto sorridere più che altro per l’espressione perennemente compiaciuta di Lehzen ogni volta che Albert polemizzava sull’operato di Penge, mi incuriosisce e forse mi spaventa anche un po’ il suo legame con Robert Peele. Se da una parte è comunque soddisfacente notare quanto la sua intelligenza venga apprezzata dal primo ministro, dall’altra temo però che Peele spesso cerchi di influenzare un po’ troppo il principe consorte affinché “scavalchi” l’autorità di Victoria e imponga il suo potere.

Si chiude così uno degli episodi più intensi che la serie abbia presentato fino a questo momento. Che questa sia o meno davvero l’ultima volta che abbiamo visto Lord M non è ancora del tutto chiaro. Se ITV ha confermato infatti l’addio di Rufus Sewell, che ha portato in scena un Lord Melbourne assolutamente e innegabilmente magistrale, sembra quasi che Daisy Goodwin non sia ancora pronta a lasciar andare del tutto il suo William, non rinunciando mai alla speranza di riportarlo ancora a palazzo [avendo ancora qualche “anno storico” a disposizione per farlo, Lord Melbourne morì storicamente nel 1848]. Per quanto mi riguarda, se da una parte sarebbe impossibile per me dirgli addio e definitivamente per la terza volta, dall’altra non posso negare di essere disposta a trattenere il fiato pur di rivederlo ancora.

 

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» take care of Jenna Louise Coleman.




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WalkeRita
Giovane 23enne sulla carta d’identità ma con un passato tormentato e vissuto più di quanto voi possiate immaginare. Tutto è cominciato frequentando il liceo di Beverly Hills 90210 ma la vera epifania è avvenuta quando ha scoperto di avere poteri magici da dividere con tre sorelle in una splendida casa vittoriana. Ciò che segue è storia: ha cominciato a combattere i vampiri con una biondina esplosiva mentre nel tempo libero frequentava assiduamente gli alieni del New Mexico. Tra innumerevoli viaggi e incontri variegati, ha trovato la sua vera essenza solo in tre posti: una piccola cittadina del North Carolina, un negozio di elettronica intriso di Nerd e una missione ad alto rischio e tasso adrenalinico al fianco di un’agente Cia doppiogiochista, nome in codice: Fenice. Non ha mai smesso di visitare mondi e tempi diversi e quando credeva di non potersi più innamorare come era successo in un glorioso passato, è stata folgorata da uno scrittore e dalla sua musa, da un’angelica vendicatrice (che è QUASI certa di aver incontrato in una vita precedente) e da una Salvatrice e la sua famiglia. Tutto questo le ha ridato carica ed energia e l'ha fatta sentire inarrestabile: si è persa in uno strano Magazzino del South Dakota, ha ammirato un’affascinante scienziata appassionata di ossa, ha fatto persino una visita indimenticabile in un ospedale di Seattle ma quando ha notato che i dottori morivano più dei pazienti, ha deciso di andarsene, in cerca di nuove avventure. Ha trovato così i suoi alter ego: una geniale hacker conosciuta come Watchtower e una sorprendente artista di Broadway. Infine quest’estate si è iscritta ad una società segreta chiamata Divisione, ha viaggiato con mezzi alternativi come una cabina della polizia e si è resa conto di essere una piccola graziosa bugiarda. Può sembrarlo, ma non è pazza, è invece Folle per le serie tv, con il sogno impossibile di essere nata negli USA e con l’abitudine di sfogare questa passione scrivendo!!

4 Comments

  1. B

    13 settembre 2017 at 14:11

    Okay, non so con che forza metto insieme due parole anche solo per commentare
    Io alzo le mani anche solo per il fatto che sei riuscita a mettere insieme tutte queste parole, dando un senso compiuto al tutto, perché io ancora balbetto frasi senza senso da quando ho finito la puntata.
    Se c’è una cosa che ho appurato leggendo le tue recensioni o le tue cose in generale è che quando si tratta di dire addio o di fare un “tributo” dai tutta la tua anima, cioè la dai sempre, ma… hai capito xD
    Ho letto la recensione di FTR, quella di Hell bent, la recensione finale di PLL o l’articolo di addio anche se non era un mio fandom, l’articolo tributo a Moffat etc… e sapevo che sarei morta leggendo questo.
    Perché se con l’episodio ho detto il mio primo addio a quel personaggio che mi ha rubato l’anima, con questa recensione lo saluto di nuovo.
    Ho passato fondamentalmente tutta a parte dove parli di Lord M con le lacrime agli occhi, onestamente da persona che lo ama con tutta se stessa, che gli ha donato cuore ed anima senza esitazione, mi sento estremamente felice nel sapere che abbia avuto lo stesso effetto su di te (non che avessi dubbi) perché anche se sappiamo che riesci sempre a modo tuo a rendere omaggio ad ogni personaggio, quando un personaggio di entra dentro e ti da così TANTO tu fai altrettanto e gli don il meglio di te stessa e il meglio delle tue parole, l’ho visto con Clara, l’ho visto con le Liars, l’ho visto nel modo in cui parli di Chloe etc.
    Al di là del grande amore che provi per la serie, per DAISY (perché la devozione e ammirazione che hai nei suoi confronti traspare in OGNI recensione), per ogni dettaglio curato e per OGNI personaggio, anche per quelli più di “nicchia”, qui traspare tantissimo quanto ti abbia dato Lord M e quanto sia importante per te.
    Pur essendo il personaggio di Lord M parte fondamentale e centrale della puntata così come della recensione… non ti sei lasciata sfuggire nessun dettaglio e nessun personaggio, hai avuto modo di parlare un po’ di ogni personaggio.
    Personalmente ho amato ogni riga e ogni virgola di questa recensione e ho amato come hai parlato del personaggio di Lord M in relazione al personaggio di Emma, per cui ho un grandissimo debole e poi ovviamente del suo rapporto con Victoria.
    Continuo a pensare che è davvero un peccato che Daisy non abbia modo di leggere queste recensioni perché “conoscendola” penso che ne andrebbe matta.

    • WalkeRita

      13 settembre 2017 at 17:00

      Non so davvero come ringraziarti! Per me è soltanto un ONORE (e a volte mi sembra ancora strano) che ci sia qualcuno come te che VEDE così tanto ciò che scrivo e che segue i miei stessi intenti e gli obiettivi che spero di raggiungere quando comincio un pezzo o una recensione. La mia unica speranza, ogni volta che mi tocca dire addio a un personaggio o a una storia che amo così tanto e che sento quasi “mia”, è di riuscire a rendere giustizia: a chi l’ha scritta, a chi l’ha interpretata, a chi l’ha portata da me. Non smetterò mai di evidenziare la mia stima per Daisy perché lei è il tipo di scrittore che cerco in una serie tv, è una conferma per me, volta dopo volta, parola dopo parola! Lord M è il perfetto punto d’incontro tra LEI E RUFUS SEWELL ed è un personaggio che non dimenticherò mai perché è stato giusto e meraviglioso in ogni singolo gesto e in ogni parola. Quindi grazie mille per aver letto e commentato la recensione e grazie per essere insieme a me in questo viaggio!

  2. Syl

    Syl

    13 settembre 2017 at 21:26

    Meravigliosa, meravigliosa recensione! È tutto così perfetto, sei stata superba <3

    • WalkeRita

      14 settembre 2017 at 11:30

      Spero che tu sappia QUANTO conti il tuo parere per me! Adoro il tuo modo di scrivere e le tue recensioni quindi un commento del genere è sempre un doppio complimento!! GRAZIE MILLE darling! <3

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