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Recensioni Victoria

Victoria | Recensione 1×08 – Young England [Season Finale]

E infine cala il sipario al termine del primo atto. Anche questo viaggio è concluso per il momento, si riaccendono le luci intorno a noi e improvvisamente siamo di nuovo a casa, ognuno nella sua vita e nel suo tempo, ognuno nella sua realtà quotidiana dopo aver vissuto tutti insieme, per l’ultima volta quest’anno, un bellissimo sogno ad occhi aperti. Un respiro profondo, asciughiamo le lacrime e prendiamo consapevolezza del fatto che per questa stagione è tutto, abbiamo davvero finito, il nostro lavoro è ormai completo e ci rivediamo nell’autunno del 2017. Ed è esattamente questa la sensazione che più mi mancherà in seguito alla conclusione della prima stagione di “Victoria”, il cui ultimo episodio è andato in onda ieri sera sul canale britannico ITV. Forse vi sembrerà stupido e non so se abbiate mai provato la sensazione che sto per descrivervi, ma per la prima volta da quando seguo e vivo il mondo delle serie tv mi sono davvero sentita parte integrante di quello che stavo vedendo e vivendo, mi sono sentita quasi responsabile del suo successo o del suo fallimento, per settimane mi è sembrato di poter quasi toccare con mano la realtà che esiste “dall’altra parte dello schermo” perché le distanze erano ridotte ai minimi termini e improvvisamente eravamo tutti un unico mondo, il mondo di “Victoria”, dove la nostra opinione contava per davvero, dove le nostre parole venivano ascoltate o almeno lette, ma più di tutto dove ci hanno lasciati completamente liberi di scegliere qualsiasi storia, volto o rapporto ci appassionasse di più. Fin dal primo giorno infatti abbiamo stretto tutti quanti una sorta di tacito patto basato sulla fiducia, sulla comprensione e sull’accettazione, in cui abbiamo riconosciuto la realtà storica dei fatti, l’abbiamo apprezzata e poi siamo andati anche oltre, scegliendo di perderci in quello che volevano raccontarci, senza condizionamenti, senza limiti, senza giudizi. La creatrice e showrunner della serie, Daisy Goodwin, ha sposato fin dai primi momenti quello che è il mondo dei fans, lei era una di noi, la prima tra noi, che alimentava le nostre simpatie, ci rendeva partecipi, ci chiedeva di unirci a lei in questo percorso, spingendoci a esprimere giudizi e opinioni, a trovare in fondo il nostro posto in una realtà che non finiva nel tempo di durata dell’episodio ma diventava progressivamente un’abitudine quotidiana. Tutto questo dunque ha creato uno spirito che non avevo mai visto prima, non eravamo solo noi fans ad essere uniti ma eravamo noi e loro insieme a dar vita ogni settimana al “mondo di Victoria”, era il nostro punto d’incontro, era un momento che in qualche modo ci separava dalla realtà e ci vedeva tutti partecipi di qualcosa di più grande ma più vicino di quanto avessimo mai potuto credere. Ed ecco perché adesso è così difficile lasciarlo andare e soprattutto perché … we are NOT amused

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Completamente Victoria

Quello della giovane Victoria è uno dei personaggi più caleidoscopici, travolgenti, emozionanti e intensi che io abbia mai avuto la fortuna di veder ritratti davanti a me, attraverso le parole dello sceneggiatore che vive nell’ombra alle sue spalle e che plasma, come in un’opera d’arte, l’essenza e la personalità del personaggio, e tramite l’interpretazione assoluta e sublime dell’attrice che in quel momento mette se stessa e la sua anima artistica più autentica al servizio di quell’alter ego che a volte non potrebbe essere più diverso da lei e che altre volte invece annulla le distanze e diventa una parte di sé che non potrà mai lasciare indietro o dimenticare. In questo finale di stagione ho avvertito per il personaggio di Victoria un ricongiungimento quasi ciclico alle origini nel suo primo episodio, in un contesto però in cui ad ogni riconferma di tutti quegli aspetti del suo carattere evidenziati nel pilot corrisponde un’evoluzione, un passo avanti nella sua storia, nella sua vita  e nel suo regno, rendendo in questo modo la sua ciclica conclusione un nuovo inizio. Mi riferisco innanzitutto all’impulsiva, passionale, testarda e intensa convivenza di caratteri quasi antitetici che Victoria riesce ad esprimere nella sua quotidianità e che la rendono un personaggio a cui è quasi difficile star dietro perché ti travolge emotivamente ad ogni suo passo. Adesso come allora, Victoria si rivela e si riconferma una giovane donna dal carattere impetuoso, dall’evidente e quasi orgogliosa volubilità, dalla decisa contraddittorietà e dalla più profonda e totalizzante umanità che irradia ogni singolo momento delle sue giornate. Da una parte infatti ritroviamo, in tutta la sua caparbietà, il volto della giovane Alexandrina, la sua ribellione quasi innata, il suo comportamento che a tratti e superficialmente sembra definirsi ancora come capriccioso o quasi vanesio ma che ben presto invece si rivela nella sua fragilità strutturale e nelle paure radicate in lei. Così come aveva mostrato fin dall’inizio di questa fase fondamentale della sua vita, giunta ormai quasi al termine, Victoria ancora non riesce a vivere e ad accettare serenamente la sua prima gravidanza, avvertendo giorno dopo giorno il peso letterale ma soprattutto metaforico della sua condizione. Ricordando la giovane adolescente conosciuta nel primo episodio, credo fortemente che la gravidanza abbia riportato Victoria proprio a quei giorni, alla “reclusione” dei tempi di Kensington, alla soffocante presenza iperprotettiva di sua madre, a una vita vissuta tra mille dubbi e mille paure ben insinuate in lei da tutti coloro che la circondavano, a volte per proteggerla ma tante altre volte per impedirle di reclamare la sua indipendenza, il suo posto in quella realtà che cercavano di precluderle ad ogni costo. In alcuni momenti a mio parere emblematici di questa condizione, Victoria si ritrova di nuovo sola, con Dash nuovamente al suo fianco, mentre le sembra di lottare quasi invano contro tutte le restrizioni che planano su di lei e che credeva di aver ormai archiviato. I fantasmi di una tradizione passata certamente non ottimista vengono riportati costantemente a galla ovunque lei volga lo sguardo, le minacce provenienti da rami marci del suo albero genealogico ritornano a far sentire prepotentemente la loro presenza, il suo popolo sembra rapportarsi in modo a volte assurdo alla sua condizione e a quelle che potrebbero esserne le estreme conseguenze, e infine tutti i tentativi di affermarsi indipendentemente in quanto donna, che secondo una concezione incredibilmente moderna, si bastava anche prima della gravidanza, vengono puntualmente disillusi anche dalle persone che più la amano ma che ai suoi occhi adesso sembrano non riuscire più a vederla per davvero, concentrando le loro maggiori preoccupazioni sul prossimo nascituro. È in quel momento di maggior crisi personale quindi che Victoria abbraccia nuovamente e con determinazione la sua più innata ribellione, disobbedendo agli ordini, affrontando la sua quotidianità nel modo più “ordinario” possibile, cercando di abbracciare almeno la maggior parte di tutte quelle attività che avrebbe condotto con regolarità in quanto donna e monarca se non fosse stata incinta. È strabiliante quanto questo suo modo ribelle di rapportarsi alla gravidanza sia terribilmente moderno non solo per il suo tempo ma a volte anche per il nostro, perché Victoria decide consapevolmente di non voler permettere alla sua condizione di definire la sua esistenza, di segnarle la strada da percorrere come in troppi avevano già fatto in passato. Victoria ancora una volta sceglie per se stessa, adesso che ha il potere di farlo, sceglie di rialzarsi nuovamente dopo ogni caduta, scuote la polvere, asciuga le lacrime, e ricomincia, disposta anche a sbagliare ma a farlo autonomamente. A distanza già di pochi anni ormai dagli eventi del pilot, Victoria si ritrova a dover lottare ancora una volta su diversi fronti pur di mostrare al mondo che sarà sempre impossibile chiuderla in quella campana di vetro da cui è fuggita nel momento in cui è diventata regina, quando Alexandrina è diventata Victoria.

 

E proprio in nome della sua più autentica libertà, Victoria corre quasi ingenuamente quel rischio che mi dà ora l’opportunità di soffermarmi dunque sull’altro volto del personaggio, quello che invece più si è evoluto in questo percorso, quello che ha fatto tesoro di ogni esperienza, di ogni insegnamento ricevuto, di ogni giorno vissuto per imparare, per migliorare, per distinguersi dal passato e anche dal futuro, sto parlando di Victoria in quanto regina. L’avventatezza della sua brama di vivere la quotidianità anche a dispetto di quei movimenti tumultuosi che si andavano diffondendo nel popolo pone Victoria esattamente nella linea di fuoco di quello che sarà soltanto il primo attentato a sue spese. In un momento catartico in cui tutto cambia nel tempo di un istante, la sicurezza e la solare determinazione di Victoria vengono improvvisamente minate alla base, insieme, si sperava, al suo giudizio e al suo modo di governare il regno. La scena in sé per sé è una delle più emozionanti per la serie, costruita con strumenti classici come lo slow-motion ma che raggiungono sempre il loro obiettivo, ossia trasmetterci tutta la drammaticità di un momento in cui un giovane uomo si fa largo tra la folla per puntare la sua arma contro la regina, mentre Albert fa scudo col suo corpo per proteggere la donna che ama fino a quell’ultimo secondo in cui la stringe tra le braccia ed è certo, oltre ogni dubbio, che lei sia nuovamente al sicuro, sana e salva.

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La consapevolezza che qualcuno abbia cercato di ucciderla fa cadere inevitabilmente Victoria in un vortice di paure e insicurezze paralizzanti che peggiorano sempre di più quando la vera minaccia si mostra per quello che voleva essere fin dall’inizio, secondo me, ossia infondere in lei il timore costante che possa accadere nuovamente ad ogni sua uscita pubblica, ad ogni passo compiuto fuori dalla sua casa, ad ogni momento di libertà. La mancanza di prove, l’impossibilità di condannare l’attentatore, il dubbio angosciante delle sue effettive intenzioni e soprattutto del suo mandante rafforzano quelle mura che Victoria aveva cercato di abbattere a inizio episodio e questa volta le appaiono sempre più imponenti perché lei per prima adesso ha paura di superarle. Ma esattamente come ha mostrato dall’inizio del suo percorso, è nel suo momento più buio e difficile che Victoria brilla di luce propria e trova nella paura e nella sofferenza la forza necessaria per rialzarsi e combattere, più forte di prima, contro una realtà che ha fatto di tutto per cambiarla e che invece le ha ricordato la ragione per cui la sua più grande vittoria sarà rimanere sempre fedele alla donna che ha scelto di diventare. Emblematici sono a mio parere da questo punto di vista due personaggi che paradossalmente hanno rappresentato le sue battaglie più difficili. Da una parte c’è infatti il duca di Cumberland, che rappresenta il simbolo della sua minaccia più grande e solo nelle sue ultime parole forse si rivela apertamente quello che era il suo piano fin dal principio, quello che era il movente delle sue azioni, ossia convincere Victoria ad abbandonarsi alla rabbia che segue la paura, ad abbracciare quell’ombra che lui sperava di poter proiettare su di lei e sul suo regno. E in quella che mi appare quasi un’epifania, Victoria vede la verità aprirsi davanti ai suoi occhi, le nuvole del dubbio si diradano nuovamente e il suo volto si illumina ancora una volta, mentre realizza finalmente di essere diventata la regina che sognava di diventare, la regina che il suo popolo merita.

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E in quel momento giunge quindi la seconda figura emblematica per questa rivelazione, ossia il sorprendente Robert Peele che ha il compito di informare la regina sulla conclusione delle indagini che hanno soltanto potuto dichiarare l’attentatore incapace di intendere e di volere, indirizzandolo quindi al Bedlam, con totale disappunto di Albert. Ma è in quel frangente che Victoria lascia un’impronta nella sua storia, accettando le decisioni del suo governo, abbracciando con serenità qualunque conseguenza ne derivi e vivendo pacificamente la sua monarchia e il rapporto con il suo popolo, che ancora la sostiene e combatte con lei. Mi ha emozionato incredibilmente l’espressione pienamente orgogliosa di Peele quando appoggia con fermezza la decisione di quella regina che inizialmente non riconosceva e che adesso lo rende fiero di servirla. Peele in quel momento è un po’ tutti noi di fronte alla crescita di un personaggio che si è evoluto davanti ai nostri occhi e che adesso vediamo irradiare la sua luce e illuminare il suo intero mondo.

La forza che Victoria dimostra dunque in quello che è al momento l’evento più traumatico della sua vita le apre a mio parere gli occhi anche sulle persone che la circondano nella sua vita di tutti i giorni e soprattutto su come affrontare le ultime fasi della sua gravidanza. Da una parte infatti, attraverso i suoi stessi occhi, abbiamo l’opportunità di vedere forse per la prima volta anche il re Leopold sotto una luce diversa, lui che in fondo si era presentato a noi come l’ennesimo zio manipolatore disposto a tutto pur di manovrare la giovane Victoria come una marionetta. Parte integrante ormai della sua casa e della sua famiglia, Leopold si avvicina adesso a Victoria come non era mai successo prima, con puro affetto, con comprensione e anche con desiderio di proteggerla e di vederla trionfare nella sua vita così come nella sua monarchia.

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Ed è in questo ambiente di ritrovata fiducia e serenità che nel finale Victoria dà alla luce la sua primogenita. Il momento del parto è a mio parere indescrivibile, è una scena che racchiude dentro di sé il cuore più profondo e puro del personaggio e della serie stessa, perché Victoria affronta la sua sfida maggiore e le sue paure più grandi, come quella di soffrire, di non essere abbastanza forte, di non riuscire a sopravvivere al suo bambino, di non essere all’altezza del ruolo di madre, e nel suo mostrarsi coraggiosamente in tutta la sua fragilità, Victoria richiama al suo fianco le persone più importanti della sua vita: Albert, Lehzen e in fin dei conti anche sua madre, perché in quel momento vengono meno tutte le incomprensioni, tutte le delusioni o i giorni più bui, e conta soltanto avere la certezza di non essere sola e di essere amata, incondizionatamente. E da questa parte dello schermo, oltre la storia, un’altra donna immensa vince la sua sfida più importante e più difficile e si tratta di Jenna Coleman. Straordinariamente realistica, passionale, intensa, vera e assolutamente sublime, Jenna Coleman chiude in questo modo questo primo capitolo della sua nuova avventura, rivelandosi al resto del mondo per il tipo di attrice che ho sempre saputo essere, quell’interprete che lotta per migliorarsi giorno dopo giorno, che fa totalmente proprio il ruolo con eleganza e classe e che infine giunge a questo risultato lasciandoti stupefatta e travolta dalla sua incredibile arte.

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La scena del parto di Victoria però rappresenta per me un altro traguardo che mi ha fortemente commosso e che riguarda quei due personaggi che sono un po’ il simbolo di due aspetti di Victoria, la donna innamorata e matura che cresce anche grazie al continuo confrontarsi con suo marito Albert e la giovane donna che a volte invece ha ancora bisogno di qualcuno che semplicemente l’ascolti, che la veda magari con sguardo ancora innocente e che le tenga la mano quando crede di non farcela, e quella persona è ovviamente Lehzen. Fin dall’inizio, Lehzen e Albert si sono riconosciuti in un rapporto costantemente conflittuale, da una parte credo per via dell’atteggiamento “imponente” che Albert poteva dimostrare e dall’altra parte per via della presenza a volte involontariamente “pressante” di Lehzen che, per quanto avesse già fatto i conti con un inevitabile ridimensionamento del suo ruolo nella vita di Victoria, rimaneva una figura stabile nella quotidianità più intima della giovane regina che, dal canto suo, non è comunque disposta a fare a meno della sua ex governante. In questo episodio però, le dinamiche conflittuali del rapporto tra Lehzen e Albert sembrano esplodere proprio in seguito alla ribellione che Victoria mette in atto contro la predominanza della sua gravidanza, e al pericolo corso per via dell’attentato. Devo ammettere che, per quanto possa in parte essere comprensibile proprio per la forte presenza della sua “controparte”, il modo di Albert di rapportarsi a Lehzen è in fondo l’unico lato del suo carattere che non apprezzo particolarmente, non riuscendo quasi a capire quanto fondamentale lei sia nella vita di Victoria. Ancora una volta infatti, in questo finale, Lehzen è stata per me il simbolo più luminoso del puro amore incondizionato di una madre, essendo la sola a vedere Victoria così come lei voleva essere vista, mentre cercava di proteggerla ma al tempo stesso la accompagnava in quella libertà di cui la giovane regina aveva disperatamente bisogno, restandole accanto ma lasciandola libera di essere solo se stessa.

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La paura di perdere quella bambina che ha visto crescere giorno dopo giorno e che adesso è diventata una splendida regina prende il sopravvento anche su una donna come Lehzen, che agli occhi di tutti non potrebbe essere più algida e imperscrutabile e che invece solo con Victoria riesce a esprimere tutta la sua dolcezza di madre. Ciò che Albert sembrava non riuscire a capire era quanto indispensabile Lehzen fosse ancora per Victoria, quanto sua moglie avesse ancora bisogno di lei nei suoi momenti di maggiore dubbio, quando l’unica persona in grado di ascoltarti è quella che sembra quasi la proiezione di una parte di te perché ti conosce meglio di chiunque altro. Ma forse, proprio grazie a quel momento di intimità condivisa al fianco di Victoria mentre dava alla luce la sua primogenita, Albert e Lehzen riescono a definire almeno per ora i propri ruoli e confini nella quotidianità della donna che entrambi amano più di qualsiasi altra cosa.

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Un po’ più distaccate dalla storia principale sono questa volta le storyline romantiche delle due coppie secondarie della serie. Da una parte infatti, il ritorno di Ernest a Buckingham porta con sé la stessa ventata d’aria fresca e solare che fin dall’inizio caratterizza la figura del giovane principe.

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Esempio di puro amore fraterno, Ernest si ritrova a dover fare i conti con un sentimento per lui nuovo che lo conduce anche in pacifico contrasto con Albert. In balia forse per la prima volta di un trasporto puro, vero eppure innocente nei confronti di Harriet, Ernest dimostra il suo spirito galante e cavalleresco ad ogni passo del suo rapporto con la dama, fino al momento in cui sceglie di rispettare fino in fondo l’onore di Harriet che, seppur ricambiando i suoi sentimenti, resta una donna sposata e intrappolata in un matrimonio e in un amore che non la meritano. Solo con un ricordo della donna amata, Ernest si allontana ancora una volta, con la sua solita luce negli occhi adesso delicatamente eclissata.

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Dall’altra parte invece abbiamo assistito all’inevitabile evoluzione del rapporto “Skerretelli” seppure con un finale diverso da quello che avevamo sperato. Di fronte alla possibilità di realizzare il suo sogno di indipendenza, Francatelli lascia cadere ogni riserva ammettendo i suoi sentimenti per Nancy e chiedendole di andare via con lui. A tratti ancora dubbiosa della sincerità senza doppi fini di Francatelli, miss Skerrett prende nuovamente le sue distanze, terrorizzata dalla possibilità di tornare a vivere la stessa condizione disagiata di sua cugina, ma ignorando quel sentimento che lentamente si era fatto largo anche in lei e che purtroppo arriva in superficie quando ormai è troppo tardi.

 

Che dire di più, con un finale degno di tutto il suo percorso, “Victoria” chiude egregiamente la sua prima stagione, lasciandoci orfani di storie e personaggi che hanno avuto bisogno di pochi minuti per entrare nelle nostre vite e pretendere un posto stabile nei nostri cuori. E mentre comincia il countdown per il giorno in cui li rivedrò tutti, io dico “arrivederci” alla “mia” regina e a tutti coloro che hanno dato vita a questa serie che mi ha lasciato senza fiato. Gloriana, Hallelujah …

Aspettate ancora un momento e passate da queste magnifiche pagine dedicate alla nostra “regina” Jenna Coleman

» take care of Jenna Louise Coleman.

• Clara Oswald » Jenna Coleman. ϟ

» Same old, same old just Jenna Coleman & Peter Capaldi

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