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Recensioni Victoria

Victoria | Recensione 1×05 – An Ordinary Woman

Il matrimonio reale è ormai prossimo a Buckingham Palace nel quinto episodio della scommessa vincente di ITV “Victoria”, ma i preparativi delle nozze sono ben lontani dall’essere prontamente stabiliti e soddisfacenti per tutte le parti coinvolte, che sono, purtroppo, molto più di due. L’amore passionale e travolgente che riempie ed entusiasma Victoria e Albert sembra destinato a scontrarsi presto con quei problemi di ordine pratico e politico che rischiano di rovinare l’intesa romantica tra i due giovani, spingendo ancora una volta la sognatrice Victoria a desiderare di poter essere soltanto… “an ordinary woman”.

 

Ho un debole per quelle volte in cui l’intero episodio, o almeno i suoi aspetti più salienti, riescono ad essere racchiusi in quelle poche parole scelte come titolo; so che solitamente magari dovrebbe essere così ma, per quanto mi riguarda, poche volte ho notato quanto il titolo della puntata effettivamente diventasse anche il suo concept di base. In questo caso dunque, noto quanto ci si voglia soffermare su uno degli aspetti a mio parere più importanti nel personaggio di Victoria, quel lato della sua personalità che dimostra tutti i suoi anni, che ispira quasi un senso di protezione, perché ancora genuinamente inconsapevole di tutte le oscure sfumature che avvolgono probabilmente ogni sfaccettatura del suo mondo, quel lato di sé che proprio per queste ragioni la allontana praticamente da tutti coloro che la circondano e in un certo senso la pone in contrasto anche con lo stesso Albert, che ritrovo in questo episodio a volte estremamente simile alla sua futura sposa e altre volte invece completamente diverso e pericolosamente distante. “An ordinary woman” (Una donna ordinaria), Victoria ripete e riafferma per tutta la durata dell’episodio quel desiderio impossibile per cui combatte dal primo giorno in cui ha posato la corona sulla sua testa. La volontà ferrea di essere vista, considerata e rispettata come regina infatti convive in lei, con non poca fatica, con il bisogno fortemente ribelle di vivere almeno gli aspetti più intimi della sua vita come giovane donna, una donna qualunque, ordinaria, innamorata, la stessa giovane donna che già in passato aveva sperato che l’amore potesse bastare, potesse essere l’unica cosa conta, da vivere in un’utopica libertà al di là delle imposizioni della sua famiglia, oltre le opinioni fin troppo pressanti e obbligatoriamente necessarie dei ministri del suo Parlamento. Cresciuta oltre quell’illusione, e preso il controllo sulla sua famiglia, Victoria non vuole lasciare andare la possibilità di vivere il suo amore con Albert nel pieno della sua semplicità, abbandonandosi candidamente a momenti privati rubati agli occhi indiscreti, a passeggiate che profumano di libertà, ai piccoli tentativi quasi giocosi di nascondersi alla vista di sua madre con cui il rapporto è al momento è quasi inesistente nonostante gli sforzi di Albert di riportarle l’una nella vita dell’altra, sentendosi infatti in dovere di proteggere una dinamica familiare che lui non ha mai avuto modo di vivere.

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Ma i sogni romantici di Victoria vengono improvvisamente distrutti da un brusco ritorno alla realtà che va a minare su diversi fronti ogni sua certezza, ogni sua sicurezza, lasciandola nuovamente sola al centro di un mondo in cui tutti sembrano saperne della vita più di lei. Il primo ostacolo è rappresentato ovviamente dal Parlamento e in particolar modo dal partito dei Tory ormai apertamente ostile alla Regina dal momento in cui aveva rifiutato di formare un nuovo governo, affidandosi nuovamente invece ai consigli e alle decisioni del suo Primo Ministro, Lord Melbourne. Guidando in questo modo una sorta di opposizione coalizzata contro la possibilità che il principe Albert, di cui vengono messe in cattiva luce la nazionalità e la fede religiosa, possa governare il regno inglese al fianco della regina, la voce imponente e influente del partito ormai maggioritario del Parlamento respinge categoricamente le richieste della regina di assegnare un titolo e una rendita sostanziosa al futuro consorte, portando a galla segreti di famiglia di cui soltanto Victoria a quanto sembra non era ancora al corrente. A proiettare infatti un’ombra imponente su quel matrimonio, di cui Victoria intendeva vedere soltanto la sua essenza più pura, arriva la scoperta della “particolare” gestione della sua personale rendita monetaria da parte del re Leopold, verità che il Parlamento usa come arma a doppio taglio per ferire in un colpo solo sia la monarca che la giovane donna. Nonostante i tentativi costanti di Lord M di mediare una posizione razionale tra la monarchia e il governo parlamentare, quell’accusa, le parole non dette di Lehzen e quelle invece pronunciate senza troppi indugi da sua madre, fanno precipitare facilmente Victoria in un turbinio di insicurezze che le mostrano il suo futuro rapporto con Albert perennemente sotto l’ombra di quella che viene quasi considerata ormai una consuetudine, ossia portare avanti una relazione extra-coniugale parallela alla vita matrimoniale. E quasi a voler confermare tutte quelle paure che cercava disperatamente di non ammettere, ci pensa purtroppo lo stesso Albert, di ritorno da Coburg e particolarmente spaventato e deluso dalla mancata accettazione delle sue richieste.

A questo proposito quindi, credo sia necessario soffermarmi un momento su quel personaggio che ancora oggi, alla sua seconda e importante apparizione in una storia in cui diventa progressivamente co-protagonista, mi lascia ancora dubbiosa di fronte a lati a volte quasi ossimorici del suo carattere. Come ho già affermato infatti, in uno stesso episodio, il principe Albert appare ai miei occhi incredibilmente vicino all’innocenza e alla genuinità di Victoria ma allo stesso tempo invece sembra riuscir a diventare il primo responsabile delle distanze che vengono a crearsi tra lui e la donna che evidentemente ama. Così come Victoria, credo che anche Albert si ritrovi al centro di forze sociali e soprattutto familiari che appaiono ora quasi come i proverbiali angeli e diavoli che, fermamente posati sulle spalle del giovane principe, sussurrano nel suo orecchio, mettendo in pericolo così un equilibrio di natura instabile perché per quanto Albert possa sembrare certamente più sicuro e forte di Victoria, le sue esperienze personali e le sofferenze vissute lo rendono in realtà fortemente influenzabile e mettono così in mostra le sue fragilità più intime. Da una parte infatti esiste quel lato di sé che più lo avvicina a Victoria, un lato che viene facilmente espresso quando è al fianco dell’unica persona che lo conosce per davvero e che per questo vive quotidianamente per proteggerlo, ossia suo fratello Ernest. Di ritorno a Coburg infatti, tra quelle che non mi esimo dal definire grinfie di suo padre e di suo zio che mirano esclusivamente al controllo di Victoria, del suo regno e possibilmente anche delle sue ricchezze, Ernest è ancora una volta l’unico a parteggiare onestamente e incondizionatamente per Albert, per il suo amore sincero, per un’unione che farà bene innanzitutto a lui in quanto giovane uomo, facendo svanire il timore sempre radicato di essere abbandonato ancora una volta, così come era successo con sua madre. Seppur eccentrico, travolgente, sicuro di sé e per tutte queste ragioni completamente diverso da suo fratello, Ernest rappresenta la parte più pura della famiglia di Albert, l’unico che ha scelto di restare al suo fianco e di prendersi cura di lui, in qualsiasi modo creda di potergli essere utile. Ed è proprio in quel contesto che Albert appare in tutta la sua innocenza, si permette il lusso di aprirsi genuinamente, di essere se stesso, anche con tutte le sue insicurezze e le paure, sentendosi libero di esprimere tutto il suo amore per Victoria, anche a distanza tramite un’appassionata (e storicamente accurata… ormai mi diverte troppo dirlo) corrispondenza epistolare. Il momento in cui Ernest cerca di “promuovere” la virilità e l’esperienza di Albert, conducendolo da una “professionista” che avrebbe dovuto iniziarlo o accompagnarlo nel suo passaggio da ragazzo e uomo, si rivela inevitabilmente in tutta la sua purezza e semplicità, aspetti quasi teneramente esilaranti che in quel frangente rispecchiano chiaramente l’animo pulito e buono di Albert che accetta di essere istruito solo tramite “appunti”, scegliendo quindi di preservarsi esclusivamente per la donna che sarebbe diventata sua moglie. E in contesti del genere diventa quasi facile apprezzare l’innocenza di questo personaggio. Sta di fatto però che suo padre e suo zio sembrano quasi intenzionati a remare contro gli sforzi di Ernest di convincere Albert a fidarsi totalmente dell’amore di Victoria, caricando in lui invece richieste che sono innegabilmente comprensibili ma che purtroppo secondo me, sotto l’influenza negativa dei due uomini, vengono espresse nel peggiore dei modi. Se infatti il bisogno e il desiderio di indipendenza economica e di personalità individuale di Albert sono assolutamente legittimi, a lasciarmi perplessa a volte è la determinazione quasi irragionevole e a tratti accusatoria con la quale il ragazzo, in preda certamente a insicurezze e dubbi, si rivolge ancora a Victoria, che invece attendeva il suo ritorno con la stessa passione e dedizione con la quale brama il giorno del loro matrimonio. Per quanto infatti sia incredibilmente facile ritrovare le giuste attenuanti per giustificare le azioni di Albert, non posso fare a meno di parteggiare per le paure di Victoria, di una giovane donna che giorno dopo giorno impara a conoscere la vita come non le era mai stato possibile fare in precedenza, e quello che scopre sulla sua famiglia, sul matrimonio e sull’amore la spaventa profondamente. Quindi è triste notare come, nel momento in cui Victoria spera di ritrovare negli occhi di Albert la stessa convinzione per cui il sentimento che li unisce sia l’unica cosa conta, lei veda invece davanti a sé un uomo che sembra quasi esclusivamente interessato a definire la sua posizione nel regno e non al suo fianco. A un passo dal giorno fatidico dunque, Victoria e Albert si ritrovano separati da insicurezze in fondo terribilmente simili ma è ancora una volta Victoria, grazie ai consigli dell’uomo che ha sempre protetto proprio quella sua innocenza, ad affrontare a viso aperto la situazione, a confessare ad Albert le sue paure più profonde e a ritrovare in quel modo l’uomo che sperava ardentemente di rivedere, lo stesso uomo che la ama, la rassicura e che accetta di diventare suo marito anche al di là dei dubbi che ancora rimangono perché si affida completamente a lei così come Victoria promette di fare con lui, per tutti i giorni che gli saranno concessi.

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Durante il giorno del suo matrimonio, nei preparativi, nelle lotte quotidiane contro le opposizioni del parlamento, nei timori, nelle fragilità, nelle insicurezze che ancora dimostra, Victoria non è mai sola, esattamente come non lo è stata dal primo giorno in cui ha scoperto di essere diventata regina, perché al suo fianco, anche solo nell’ombra in cui ormai sembra relegato, resta incondizionatamente e senza riserve Lord Melbourne, un uomo il cui tempo come unico e leale consigliere della regina era ormai giunto al termine, come consapevolmente ma in maniera straziante Lehzen gli fa presente, avendo purtroppo subito anche lei la sua stessa inevitabile sorte. Personalmente, disinteressandomi ancora una volta con convinzione di quanto “inesatti” possano essere stati il ritratto e il percorso di questo personaggio rispetto alla sua controparte reale e storica, non posso che essere felice di quanto spazio, spessore e intensità Daisy Goodwin abbia profuso nella scrittura del personaggio di Lord Melbourne, un uomo estremamente coraggioso che, nonostante tutti quei tormenti personali che lo avevano spinto ad abbandonare ogni forma di impegno sociale o politico, accetta di tornare a vivere, accetta di rimettersi in gioco e rischiare, come infatti è avvenuto, di ritrovarsi nuovamente solo e con il cuore spezzato pur di restarle accanto, pur di sostenere, accompagnare e proteggere quella giovane donna così diversa, forte, indipendente ma allo stesso tempo sola che aveva riconosciuto in Victoria dalla prima volta in cui l’aveva incontrata. Contro ogni sua aspettativa, contro ogni piano prestabilito, Victoria diventava per il suo Lord M la ragione per continuare a combattere, la ragione per ricominciare a credere in un futuro diverso, a credere nel cambiamento, nonostante la giovane età, nonostante l’innegabile maturità, Lord M vedeva Victoria come nessun altro aveva mai fatto prima, lui andava oltre la sua apparenza e raggiungeva senza troppe difficoltà quel cuore che in tanti avevano ignorato e quel potenziale che nessuno si sarebbe mai preso il disturbo di scoprire. Ad oggi, mentre la strada della giovane regina è ormai ben impostata e mentre il suo destino è eternamente intrecciato a quello di Albert, io credo fortemente che Lord Melbourne abbia rappresentato per lei il supporto maggiore, la persona che più ha influito nella sua necessaria e rapida crescita, l’unico uomo che non ha mai voluto controllarla e per questo motivo anche l’unico che invece lei cercava, per essere istruita, per crescere, per essere capita. A un passo dalla sua nuova vita come moglie, una parte di Victoria ancora lo cerca, ancora indaga nei suoi occhi per provare a scorgere un’opinione, un consiglio o forse qualcosa di più, per cercare di leggere la sua reazione in seguito all’annuncio del matrimonio con Albert, avendo ancora bisogno quasi della sua approvazione, per essere certa di seguire il giusto percorso.

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Victoria comincia ormai a camminare da sola, o con il sostegno di Albert ogni volta che ne sentirà la necessità, ma la donna che è diventata, la sua nuova maturità soprattutto è inevitabilmente, secondo me, la conseguenza del suo rapporto così intenso con Lord Melbourne, un rapporto catartico che è giunto nel momento in cui più ne aveva bisogno. E nell’ultimo momento dedicato soltanto a loro due, così come invece era all’inizio, Victoria non rinnega un solo istante trascorso al suo fianco ma ancora più emozionante è avere la conferma di quanto lei non rinneghi neanche il sentimento che ha provato e che, in una piccola parte di lei che è rimasta con lui quel giorno a Brocket Hall, proverà sempre per Lord M. Victoria ha donato il suo cuore ad Albert proprio come Lord Melbourne sapeva che lei avrebbe fatto, ma non completamente senza riserve come lui le aveva preannunciato, lasciando dentro di sé il ricordo di quel sentimento che non era evidentemente dettato solo dall’inesperienza o dalla giovane età, ma che adesso, anche nel giorno del suo matrimonio, Victoria riconosce come il suo primo vero amore.

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E dal canto suo Lord Melbourne riconferma esattamente ciò che ha fatto a Brocket Hall e che non ha mai smesso di fare da allora, le sorride dolcemente, le si avvicina tanto da darle un tenero bacio sulla guancia e poi la lascia libera di vivere la sua vita e il suo amore, com’è giusto che sia, tornando indietro nel suo mondo, consapevole, così come lo è Victoria, di aver vissuto un rapporto che aveva le ore contate ma a cui nessuno dei due avrebbe rinunciato per niente al mondo.

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È difficile onestamente per me immaginare la serie senza Lord Melbourne, senza tutte le sfumature delle interpretazioni di Rufus Sewell, senza il suo fascino travolgente e soprattutto senza quella chimica immediata e spontanea che lo lega a Jenna Coleman e che tutti hanno inevitabilmente evidenziato nelle loro scene insieme, e questo perché il connubio sceneggiatura-interpretazione ha raggiunto nel nostro caso uno spessore tale da attraversare lo schermo e lasciarci improvvisamente in balia di un personaggio che diventava sempre di più un eroe d’altri tempi, un cavaliere senza macchia che ha reso letteralmente impossibile non perdere la testa per lui dalla prima volta in cui l’abbiamo incontrato.

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L’attenzione riservata alla servitù è stata questa volta più sottile e ridimensionata rispetto ai precedenti episodi. Come ho già detto, è stata in realtà una semplice frase di Lehzen ad emozionarmi più di quanto avessi messo in conto all’inizio di questa avventura, Lehzen che è stata per Victoria l’unica vera figura materna, la prima a scoprire e ad annunciarle l’inizio della sua nuova vita da regina, la prima a gioire per lei senza riserve, senza condizioni. Sugli altri fronti, continua il blando corteggiamento di Francatelli nei confronti di Eliza mentre a sorpresa, anche l’imperscrutabile Penge rivela un passato sentimentale. Degna di nota è invece per l’ennesima volta la sublime regia dell’episodio, e appare ai miei occhi quasi come un’opera d’arte travolgente la scena in cui Victoria corre per il bosco per raggiungere Albert, attraversando una coltre di fumo bianco che trasforma in un attimo la recitazione passionale e sentita di Jenna Coleman in un momento irripetibile, un connubio di arte scenica dal valore innegabile.

 

Con l’addio di Lord Melbourne, si chiude a mio parere una prima fase importante di questa serie, quando mancano adesso soltanto tre episodi alla conclusione di questa prima, straordinaria stagione, premiata ancora una volta da una meritata vittoria nella “guerra dei ratings” contro il temibile avversario BBC “Poldark”.  

 

E se amate Jenna Coleman tanto quanto me, non potete non passare da queste splendide pagine a lei dedicate

» take care of Jenna Louise Coleman.

» Same old, same old just Jenna Coleman & Peter Capaldi

• Clara Oswald » Jenna Coleman. ϟ

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