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Off Topic Victoria

Victoria – Daisy Goodwin e la sua regina, tra romanzo e serie tv

I do not care for the name Alexandrina.
Now that I am Queen,
I have decided I shall call myself by my middle name, Victoria.
It is my own
.”

Vedere, sentire, avvertire Victoria attraverso “gli occhi” e le parole di Daisy Goodwin è per me, ogni volta, un privilegio raro. E questo a causa della travolgente passione e dell’infaticabile entusiasmo che questa scrittrice infonde ogni volta che ne ha la possibilità nella caratterizzazione e nel racconto di una donna e di un personaggio che ha reso tremendamente “suoi” e su cui ha innegabilmente puntato una nuova luce, più originale e brillante di quanto avessi mai immaginato. Ciò che personalmente mi fa perdere la testa di Daisy Goodwin è che credo fermamente che sia disposta a parlare e scrivere di Victoria con chiunque abbia voglia di ascoltarla, e ogni volta che succede, lei si illumina, e cerca in questa storia così longeva e in questa donna così iconica ciò che non è stato detto, ciò che non è stato mai mostrato, per capirla probabilmente come in pochi hanno fatto precedentemente in questo ambito lavorativo, vedendola e imparando a conoscerla attraverso la soggettività dei suoi occhi e della sua mente, unendo perfettamente il suo amore e soprattutto il rispetto per la storia con quella creatività inarrestabile che si scatena di fronte a un racconto e a un personaggio che le appaiono senza fine, eterni.

Il romanzo di Daisy Goodwin, “Victoria”, nasce parallelamente all’omonima serie targata ITV e prodotta dalla Mammoth Screen, ma credo che il primo aspetto da considerare dell’opera letteraria sia la previdente scelta di pubblicarla DOPO la messa in onda della serie. Il libro infatti ha visto la luce nell’ottobre del 2016, prima sotto forma di E-Book e in seguito con la versione cartacea, in un periodo in cui la fama dello show televisivo era ormai ben consolidata e non soltanto lo stile della Goodwin cominciava a far parlare di sé e della sua originalità, ma i personaggi stessi avevano volti ben definiti, volti che avevano già reso vive e concrete le emozioni e le passioni descritte in maniera superba dalla scrittrice. Forte dunque di un pubblico già “fidelizzato”, la Goodwin ha puntato molto sul fandom dello show per la prima fase della promozione del romanzo, facendo leva in particolar modo su una parte di esso, vale a dire su quelle anime disperate e autodistruttive che, proprio come Daisy stessa, seppur consapevoli dell’impossibilità di cambiare la storia, hanno venduto l’anima irrimediabilmente al legame tra la giovane Victoria e il suo Primo Ministro Lord Melbourne. Perché se esiste un personaggio che Daisy Goodwin ama senza riserve e “senza esitazioni”, quello è Lord M.

Esattamente come accade nella serie e proprio come ho spesso evidenziato nelle mie recensioni, Daisy Goodwin ha fatto del personaggio di Lord Melbourne e del suo ambiguo legame con Victoria il suo cavallo di battaglia, la particolarità che nessuno prima aveva indagato così a fondo, scandagliando con accuratezza storica [i diari autografi e le lettere autentiche della regina hanno rappresentato fonti imprescindibili sia per la serie che per il romanzo] e creatività originale, gli animi di entrambi i protagonisti e soprattutto evidenziando le diverse sfumature di un rapporto per molto tempo “chiacchierato” proprio a causa di una natura tante volte “sfumata”. Il romanzo non soltanto riprende fedelmente le intenzioni e le caratterizzazioni sviluppate nella serie ma in diverse occasioni le amplifica rendendole addirittura più “evidenti”, in quanto la Goodwin, come romanziera, dà voce anche ai pensieri più “proibiti” dei personaggi.

Il romanzo è suddiviso in quattro libri, che coprono rispettivamente le storie dei primi quattro episodi della stagione d’esordio. I dialoghi sono quasi completamente identici a quelli già ascoltati nella serie, considerate appunto le tempistiche con cui romanzo e serie sono nati, tanto da avere la sensazione di leggere una versione amplificata e romanzata degli script dello show. Ma con il proseguo della lettura, si evincono, com’è giusto che sia, quelle piccole differenze che, soprattutto per ragioni tempo e spazio, non hanno trovato effettiva realizzazione nella serie.

Innanzitutto, come ho già anticipato, credo che il romanzo avrebbe potuto intitolarsi “Victoria & Lord M” e nessuno avrebbe avuto da ridire a riguardo poiché, a discapito anche di personaggi secondari come Skerrett, Francatelli, Penge o Mrs Jenkins, nella serie giustamente più caratterizzati, la storia narrata nel libro sembra dividersi quasi equamente tra due anime, quella della regina e del Primo Ministro, quest’ultimo volontariamente caratterizzato in questo contesto in maniera ancora più dettagliata, facendo emergere così da ogni pagina l’amore incondizionato e spassionato della Goodwin nei suoi confronti. Corrispondente a questa scelta principale vi è quindi una maggiore attenzione nei confronti dei due personaggi secondari più vicini a Victoria e Lord Melbourne, vale a dire la baronessa Lehzen e lady Emma Portman.

Il romanzo si apre infatti con un prologo ambientato nel 1835 a Kensington in cui la sedicenne Alexandrina contrae una forma leggera di tifo, fatale se non curata per tempo, un rischio che effettivamente si sarebbe potuto realizzare se non fosse stato per l’insistenza di Lehzen di rivolgersi nell’immediato al medico di città. Il momento raccontato nel prologo è fondamentale per caratterizzare una backstory che sia nella serie che nel resto del romanzo, si evince soltanto dalle conseguenze che ha causato e dalle parole dei protagonisti. La dipendenza della Duchessa del Kent dall’influenza del fidato consigliere Conroy appare sfacciatamente evidente così come risulta lampante il progetto di già consolidato di controllare e imbrigliare l’adolescente Alexandrina in previsione della sua salita al trono. Ma ancora più innegabile appare d’altro canto l’affetto materno e puro che Lehzen prova per Victoria, unica figura capace di donarle quell’amore incondizionato che invano la ragazza ricercava da sua madre e che dunque giustifica ampiamente quanto anche nei primi anni della sua età adulta Victoria abbia scelto di accompagnarsi quotidianamente con la sua governante, imprescindibile punto di riferimento.

Percorso parallelo è disegnato anche per Emma Portman che appare straordinariamente presente nella vita di William, da più tempo di quanto si immagini al principio e soprattutto reduce da sentimenti celati dall’inizio della loro conoscenza. Caratterizzata come nella serie è avvenuto forse solo nel recente episodio “Warp and Weft”, Emma incarna una lealtà incrollabile sia nei confronti di un amico su cui veglia come un angelo custode da tutta la vita, sia nei confronti di una regina che rispetta e stima tanto da accettarne bonariamente l’immatura emotività che a volte dimostra. Il suo rapporto con William viene descritto anche con particolare modernità, dal momento che Emma entra liberamente nella sua camera nonostante lui sia ancora a letto, ignorando qualsiasi “contegno sociale” che una donna sposata dovrebbe rispettare.

Ma come ho già detto, sono proprio gli animi di Victoria e di Lord Melbourne ad essere esplorati con ancora più approfondimento di quanto mostrato nella serie che aveva tempi più limitati e soprattutto doveva diversificare il focus della sceneggiatura anche sui personaggi secondari e sulle storie di cui erano portatori. Il romanzo appare da questo punto di vista squisitamente intimo e personale, “abbandonandosi” nel sogno di un legame impossibile, “proibito” quasi, ma proprio per questo motivo intenso e indimenticabile. Le parole che nella serie vengono lasciate in sospeso, trovano in queste pagine la loro compiutezza, dipingendo in questo modo una realtà emotiva profonda. Ne è un esempio esplicativo il momento in cui Lord Melbourne osserva Victoria danzare con il Granduca di Russia, affiancato come sempre da Emma. Se nella meravigliosa scena mostrata nella serie, dopo aver riconosciuto quanto ancora abbia da imparare la giovane regina, Lord M termina la sua frase con un bellissimo e reticente “And yet …” che si perde nel gioco di sguardi tra Rufus Sewell e Jenna Coleman, nel libro Emma porta a compimento l’affermazione esattamente come ci si aspetterebbe, “and yet you cannot keep your eyes off her”.

 

I sentimenti che crescono giorno dopo giorno in Victoria e in Lord Melbourne sono raccontati in maniera dettagliata ma ciò che ho amato in particolar modo della narrazione è stato assistere al tentativo iniziale di entrambi di mascherarli sotto le sembianze di un rapporto d’amicizia o addirittura familiare, dubbi che anche contro la loro volontà svaniscono progressivamente. Ci sono, soprattutto nell’esplorazione dei pensieri di Lord M, momenti catartici in cui lui “spera” che un suo gesto venga interpretato in sfumature magari paterne quando in realtà a volte non riesce neanche a controllare pensieri che paterni non lo sono affatto, come quando immagina di accarezzare Victoria per confortarla come succedeva con sua moglie Caroline o, in modo ancora più esplicito, quando, nella solitudine e nella tristezza derivate dal suo primo tentativo di lasciare il governo [e quindi anche Victoria], indugia nella possibilità di distrarsi con una “compagnia” a pagamento e in quel momento, prima di cambiare idea e rinunciare al proposito, immagina la sensazione “di avere un’altra giovane donna tra le braccia …” [“to have another young woman in his arms …”].

Emozionante è anche il momento in cui anche Victoria mette finalmente a fuoco i suoi sentimenti per Lord M, raggiungendo una consapevolezza che in fondo tutti attorno a lei avevano già capito da tempo. Il modo in cui Lord Melbourne la protegge dagli attacchi dei “Chartists”, avvicinandola per la prima volta al suo corpo per farle da scudo, costringe la giovane regina a fare conti con la realtà dei suoi sentimenti e a capirne la reale natura. La dichiarazione a Brocket Hall spezza il cuore tanto quanto aveva già fatto la scena del terzo episodio ma la particolarità del momento nel romanzo sta, da un punto di vista fortemente soggettivo, nella citazione letteraria a cui Victoria si affida per trovare il coraggio di confessare ciò che prova a Lord M, direttamente dal Julius Caesar di Shakespeare …

There is a tide in the affairs of men,
which, taken at the flood leads on to fortune

[*Lucas Scott piange sullo sfondo*]

La narrazione del romanzo procede e si conclude con il quarto libro, che presenta gli eventi esattamente come accadono nella serie ma ciò che Daisy Goodwin non intende abbandonare fino alle ultime parole dell’epilogo è la travolgente onestà e l’intensa purezza di un amore che come tale va riconosciuto e che è stato reso vivo da una passione impossibile. “I know that, for Victoria, they will always be your flowers”, Emma riconosce davanti a Lord Melbourne mentre entrambi osservano la regina intenta a danzare con il principe Albert, e anche sul limitare della sua proposta di matrimonio ad Albert, Victoria e Lord M condividono ancora l’ultimo momento “full of all the things that could never be said”.

In definitiva, credo che il romanzo sia stato per Daisy Goodwin la possibilità di esplorare un sogno impossibile e soprattutto di caratterizzare un personaggio per cui, per sua stessa ammissione, ha infranto la regola numero uno degli scrittori: “Non innamorarsi dei propri personaggi”. Toccanti sono infine, a mio parere, anche l’affetto e la gratitudine che la Goodwin prova per coloro che le hanno donato i volti perfetti per le sue anime, quegli attori che elogia ogni volta che ne ha l’occasione e che riescono a far vivere le sue parole con eleganza e fedeltà.

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1 comment

B 23 Settembre 2017 at 14:24

Okay, vorrei intanto ribadire che vorrei DAVVERO tanto che Daisy avesse modo di leggere questo articolo.
Perché per quel che ho imparato a capire di lei dalle varie interviste, i tweet, il modo in cui scrive e la passione che ci mette, penso davvero che apprezzerebbe tantissimo un articolo di questo genere.
Un articolo dove osservi e metti in relazione le sue due opere riguardanti Victoria e ne metti in risalto i punti chiave e i dettagli più importanti.
Penso davvero che un articolo del genere la farebbe sorridere e la renderebbe orgogliosa del suo lavoro.
A parte questo però ora ti dico cosa ne ho pensato io.
Partendo dal presupposto che ancora non ho letto il libro (shame on me) ho amato ogni parola e ora ho voglia di leggerlo il prima possibile!
Non avendolo letto non posso dire molto, ma comunque non ho dubbi sul fatto che tu abbia catturato perfettamente l’intenzione di Daisy, impazzisco per il modo in cui rendi omaggio alla sua scrittura e alla sua passione, si vede proprio quanto l’ammiri come scrittrice.
Sarò ripetitiva, ma davvero, non so cosa darei per far si che riesca a leggero, sarebbe bellissimo, per lei e per te.

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